venerdì 20 maggio 2011

Altruismo ed egoismo

Fare del bene fa bene... Già Aristotele aveva affermato che la virtù è premio a se stessa perché ci rende felici. Oggi la scienza ha scoperto che quando siamo altruisti attiviamo aree del cervello che rilasciano dopamina, procurando benessere.
L'altruismo normale rientra dunque nell'egoismo.
Solo quando si diventa consapevoli di questo intero meccanismo, si può parlare di vero altruismo.
Non c'è vero altruismo senza consapevolezza. Lo sapranno i ricchi che fanno beneficenza?
Senza consapevolezza non si esce dai condizionamenti animali.

giovedì 19 maggio 2011

Luce contro tenebre

L'uomo è un animale malato, diceva Nietzsche; e noi aggiungiamo: malato di mente. Pensiamo che solo in Europa abbiamo combattutto gli uni contro gli altri per secoli e che solo nel Novecento abbiamo scatenato due guerre mondiali. Nella prima milioni di uomini sono morti per spostare un trincea di qualche metro. Nella seconda abbiamo assistito all'esplosione del nazismo, del fascismo, del razzismo e del comunismo, anche qui con milioni di vittime. E che cosa è successo poco tempo fa nella ex Jugoslavia? Una follia.
Descritto dall'esterno l'uomo appare dominato da una malattia mentale che lo porta a uccidere chi si comporta o semplicemente chi la pensa diversamente. Una specie di sindrome paranoica che proietta nell'altro il suo nemico "mortale". Ancora oggi nelle nostre democrazie ci sono partiti che hanno per fondamento l'identità etnica e che incitano all'odio per l'immigrato, per il diverso, per chi ha un'altra religione, per chi abita un po' più in là; e molti si dicono cristiani...
Alla base di questa follia c'è la convinzione che l'altro possa minare la nostra identità, il nostro ego... un ego che si appropria solo di qualche familiare e di qualche amico, ma che, al di là di questi stretti confini, vede subito nemici.
Qualche illuminato ha cercato di portare un po' di luce nelle menti ottenebrate di questa razza di scimmie, ma ancora una volta la ricerca della luce è stata interpretata come una guerra contro le tenebre. La luce contro le tenebre.
Non è così. Le tenebre si scacciano accendendo la luce, non combattendo il buio.
Il nemico non è fuori, è dentro. E non lo si può vincere combattendo un nemico esterno.
In tutto questo, è evidente il feroce retaggio animale, la mancanza di consapevolezza. Ma è difficile portare un po' di lucesenza scatenare qualche nuova crociata. Le religioni hanno tentato di far qualcosa, ma subito si sono trasformate in ideologie armate, disposte a combattersi anche con le armi. Vedi i terroristi, i fondamentalisti...
Il punto è che ognuno deve convincere se stesso, deve scacciare le tenebre da se stesso, deve liberarsi da solo della propria follia. Non c'è la pillola per diventare saggi. Non c'è il farmaco per diventare consapevoli.
Non si può diventare consapevoli in massa. Ognuno deve farlo da solo. E partecipare alle crociate, alle missioni o alle Chiese dogmatiche non serve a nulla.
Lo sviluppo della consapevolezza è l'unica spiritualità. Tutto il resto è una vernice con cui un paranoico ego dipinge se stesso con colori di nobiltà. Intorno a noi vediamo individui che ammantano di nobili parole le loro ignobili intenzioni. Gridano, parlano, fanno comizi, pontificano, sono sempre in televisione, ma non hanno un attimo di auto-coscienza, non riescono a vedere se stessi.
La consapevolezza, cioè la luce, si accende solo se ci si guarda, se si fa un passo indietro per contemplare se stessi, la propria mente. Non in altri modi, non parlando, non pregando, non discutendo. Ma guardando se stessi e staccandosi dal proprio ego. Solo così, in questa quiete mentale, si crea un attimo di interruzione, una fessura, da cui può irrompere la luce della consapevolezza.

venerdì 13 maggio 2011

Un po' di meditazione

Come meditare
Ormai la meditazione viene studiata nelle università e nei centri di ricerca, che sono interessati a sapere che cosa succede nella mente e nel cervello dei meditanti. E tutti concordano su alcuni punti. La meditazione aumenta la concentrazione, riduce il dolore, diminuisce l’ansia, fortifica le difese immunitarie, attiva capacità di auto-guarigione, rende più creativi, rafforza l’empatia e la positività, e accresce le onde alfa nel cervello, che sono più frequenti negli stati di dormiveglia e nel bambino allo stadio fetale – tutti stati in cui i neuroni attivano i processi di memorizzazione e in cui vengono stimolati gli ormoni, le endorfine (antidolorifiche), la melatonina e le molecole anti-infiammatorie... Meditare significa dunque rigenerare corpo e mente
Le onde prodotte dal cervello vengono già oggi utilizzate per comandare computer ed altri apparecchi elettronici; e non è lontano il giorno in cui certe operazioni saranno compiute solo con la forza della mente.

L’allenamento a meditare migliora la nostra capacità di controllare in maniera sana le emozioni disturbanti, in particolare porta a reprimere l’impulso a reagire a stimoli emotivi molto intensi e negativi. Quando infatti siamo investiti da simili emozioni, nel nostro organismo si scatena una vera e propria tempesta bio-chimica, che libera sostanze negative – sostanze che irritano, infiammano o deprimono –, che aumenta la pressione e le contrazioni muscolari.
Nella meditazione cerchiamo di compiere il percorso contrario. Rilasciare, rilassare, lasciar andare, riportare la calma fisica e mentale, abbassare i livelli di ormoni negativi, ridurre i toni e le contrazioni.
Per meditare ad uno stadio iniziale basta sedersi su una sedia o su una poltrona e percepire i muscoli contratti (dalle spalle al collo, dalla schiena alle braccia, dalle gambe alla faccia). Poi bisogna lasciar andare la solita attività mentale. Concentrarsi piuttosto sulle sensazioni fisiche del rilassamento del corpo. Socchiudere o chiudere gli occhi. Osservate il respiro senza cercare di cambiarne il ritmo. Rendersi sempre più consapevoli dello stato di quiete in cui si sta scendendo. Il che aumenta lo stato di quiete e la calma che ne deriva.
In questo stato ecco che aumentano le onde alfa, indice di benessere.
La meditazione, se attuata quotidianamente, porta dunque ad un miglioramente della salute fisica e psichica - ed anche spirituale.
Nel nostro mondo frenetico, nelle nostre esistenze iperattive, nel caos in cui viviamo, non c'è che la meditazione per riportare un po' di calma e per farci comprendere chi siamo e che cosa facciamo.
Uscire dalla confusione, ritrovare la quiete. Ricuperare il nostro equilibrio naturale, la nostra essenza, la nostra natura originale... noi stessi.

venerdì 6 maggio 2011

Religioni di massa

La gente crede che basti essere in tanti a credere a qualcosa perché questa cosa sia vera. Si guardano nelle chiese, si contano e si confortano della presenza di altri.
Ma le cose non stanno così. Una cosa, solo perché è creduta da tanti, non è vera. Anche se fossero la maggioranza. Non era la maggioranza quella che inneggiava a Hitler o a Mussolini? Eppure si sbagliavano tutti.
Così è per le religioni: non basta essere in molti a credere in Gesù, in Maometto o in Mosè. Non basta per rendere veri i loro messaggi - che d'altronde si escludono a vicenda.
Così è certo che milioni di persone credono a fedi sbagliate. Quali saranno?
In realtà questo mondo è un specie di stazione dove molte persone si incontrano per qualche momento. Ma poi ognuna prenderà una destinazione diversa. Questo è il punto. Il destino è individuale, l'anima è individuale.
Siamo come legnetti - dice il Ramayana - che s'incontrano e si uniscono nel vasto oceano. Ma poi le correnti e le onde ci allontaneranno di nuovo.
La vera spiritualità non ha niente a che fare con le fedi di massa. Ognuno se la crea con i propri pensieri e i propri atti. E alla fine ognuno prenderà la propria strada, personale, individuale.
Non c'è un ritorno al Padre. Sarebbe un tornare indietro, una regressione. C'è un andare avanti, verso nuove stazioni...

sabato 30 aprile 2011

Come si costruisce un mito

Il Moloch che ci governa, lo Stato-Chiesa o la Chiesa-Stato, ha deciso di costruire il mito di un papa santo. Impresa non difficile visto che Wojtyla era già un idolo televisivo. Ma molto istruttiva se si pensa che questo papa è stato un oscurantista che ha riportato la Chiesa indietro di qualche secolo.
In che modo si costruisce oggi un mito? Con la televisione. Dedicando, proprio come oggi, un'intera giornata ad una cerimonia di beatificazione. Non importa che i miracoli addotti siano risibili, non importa che la realtà sia stata tutto il contrario: quella di un papa che ha lottato contro la modernità e la razionalità.
Ciò che importa è il tam tam pubblicitario, la continua esposizione radio-televisiva, lo spettacolo e sopratutto la ripetitività, l'insistenza.
Con simili mezzi si può costruire il mito di chiunque.
Già alla morte di Wojtyla abbiamo assistito a questa isteria collettiva, alla manipolazione agiografica, all'esaltazione spropositata. La ragione, la misura, il gusto, l'equilibrio...tutto questo viene messo da parte. Trionfa il tronfio, il magniloquente, il racconto più o meno fantastico, in una parola il mito.
Tutto questo ci deve creare gravi sospetti sui santi precedenti. Ma ci fa anche capire che, nelle società moderne, il nuovo dispotismo non ha più bisogno dei rozzi mezzi di una volta. Bastano le televisioni e gli altri mass-media. Sono loro la fabbrica dei nuovi miti.
Con questi strumenti si può imporre qualunque idea, e si può costringere il popolo idolatra a "credere, obbedire e combattere".
Insomma, l'unico strumento a nostra disposizione resta il senso critico - e il telecomando.
Ma un popolo abituato dalla sua religione ad idolatrare l'uomo della provvidenza, il carismatico, è prediposto più di altri a farsi condizionare...e infinocchiare.

venerdì 29 aprile 2011

Il papa oscurantista

Non facciamoci confondere dal marketing religioso che vuol fare di Wojtyla un santo.

In realtà Wojtyla è stato un grande oscurantista. Ossessionato dal comunismo, ha distrutto quei preti sudamericani che, prendendo la parte migliore del marxismo, stavano dalla parte dei poveri. Non contento è andato ad abbracciare il dittatore Pinochet ed ha sostenuto i movimenti cristiani di destra, come l'Opus Dei e i Legionari di Cristo.

Non a caso, il suo successore è stato quel Ratzinger che ha fatto parte da ragazzo della gioventù hitleriana.

Per il suo odio verso il comunismo, non si è accorto che proprio nel marxismo era presente quel tentativo di riscatto dei poveri che era il messaggio originale di Gesù.

Non si deve certamente a lui il merito della caduta dei regimi comunisti (che sono crollati per cause interne). Ma il risultato è stato una implicita esaltazione del capitalismo, che proprio in questi anni ha dato il peggio di sé, portando ad un impoverimento delle classi sociali più deboli, anche in Europa.

Grazie al duo Wojtyla-Ratzinger, oggi la Chiesa è più che mai su posizioni regressive e, nonostante quel che dicono i suoi propagandisti, è in netto disfacimento. Le statistiche più serie ci dicono che la fede cristiana è in via d'estinzione in molte parti del mondo, proprio perché, sposando l'oscurantismo fideistico, non ha più niente da dire all'uomo moderno.

giovedì 28 aprile 2011

Involuzioni

Si sta preparando una kermesse pubblicitaria della Chiesa cattolica in cui sarà proclamato beato un papa che aveva fatto della comunicazione mediatica il suo cavallo di battaglia. Ma, al di là dei fasti televisivi, dobbiamo ricordare che Wojtyla è stato una vera tragedia per la Chiesa.
In particolare ha sradicato la teologia della liberazione, è stato indifferente alle tante uccisioni di laici e preti che in America Latina difendevano i poveri, ha dato importanti incarichi a uomini di destra (spesso dell'Opus Dei), ha cancellato il principio di collegialità deciso dal Concilio, ha appoggiato padre Maciel della Legione di Cristo perfino dopo le rivelazioni sulla sua pedofilia, ha sminuito l'importanza delle donne, è stato omofobico, ha voluto la canonizzazione di un uomo violento come Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei, ed ha sostenuto movimenti di fanatici laici, come Comunione e Liberazione, più interessati agli affari che allo spirito.
Insomma, anche se il suo pupillo e il popolo televisivo lo vogliono santo, Wojtyla è stato l'iniziatore di un movimento di ripiegamento autoritario della Chiesa. Una vera e propria involuzione.

venerdì 22 aprile 2011

Marketing religioso

Bruno Ballardini, nel libro "Gesù e i saldi di fine stagione" (Piemme), sostiene che la Chiesa è una multinazionale (in crisi) che non sarà in grado di "rinnovare il vecchio marketing tradizionale finché non capirà che 'evangelizzare' non significa necessariamente colonizzare, fare proselitismo, cioè in definitiva 'vendere'."
"Per fare del vero marketing bisogna avere a cuore la soddisfazione del consumatore e quindi bisogna saperlo ascoltare, non vendergli qualcosa a tutti i costi."
Secondo Ballardini, "la Chiesa di oggi pretende di parlare solo lei, invece di ascoltare. Per di più, non si accorge che sono in arrivo le 'super-religioni', nuovi culti creati a tavolino proprio da esperti di marketing."
"La Chiesa si sta accorgendo molto tardi di quanto le formule astratte della teologia siano incomprensibili e lontane dalla gente comune. È come se il libretto di istruzioni per l’uso di un prodotto fosse stato redatto da ingegneri che ne conoscono il funzionamento ma di certo non hanno il dono di comunicare e di semplificare… Però qui il prodotto è sempre lo stesso. È il prodotto che è in crisi."
La sua conclusione è pessimista, perché "nella Chiesa l’ala conservatrice è di gran lunga più potente del 'correntone' progressista".

lunedì 18 aprile 2011

Religioni della sofferenza e religioni della gioia

In questa settimana della passione di Cristo, ricordiamoci che non esistono solo religioni che esaltano il potere redentore della sofferenza. Ma che esistono anche religioni che esaltano il potere redentore e illuminante della gioia.
Nel tantra per esempio troviamo il seguente esercizio: "Quando provi il piacere dell'orgasmo, realizza che quel piacere è la beatitudine divina. Hai trasceso ogni pensiero e ti sei svuotato. Tu sei il dio e lei è la dea. E la beatitudine nasce dall'unione degli opposti". E ancora: "Guarda con amore la persona che ami. Rimani fermo in quell'amore. Lì c'è la luce".
Similmente in una Upanishad troviamo il seguente paragone: "Come tra le braccia della donna amata un uomo non si ricorda più né del mondo interiore né del mondo esteriore, così questo essere, abbracciato dallo Spirito, non pensa più né al mondo esteriore né al mondo esteriore; e trova la condizione beata in cui ogni desiderio è colmato, dove sono finite tutte le ansie e tutti i dolori".
Come si vede, siamo lontani mille miglia dalla concezione penitenziale e repressiva di tante religioni, e si dichiara chiaramente che la gioia e il piacere avvicinano al Divino.
In effetti è molto più facile percepire il Divino quando si è gioiosi e felici che quando si soffre e si è disperati. La grande sofferenza abbruttisce anche lo spirito.
Altro che "pensiero positivo"! L'antica saggezza orientale aveva già capito tutto. Utilizzare gli stati d'animo piacevoli per farne esperienze spirituali.
        Nel mio libro Le piccole illuminazioni ne ho parlato a lungo.

venerdì 15 aprile 2011

Tantra: al di là della mente

Ecco alcune tecniche di realizzazione istantanea tratte dal Vijnanabhairava Tantra, un testo che dovrebbe essere a lungo meditato. Come si nota, anche atti comuni della vita quotidiana possono portare alla realizzazione o comunque introdurre un po' di luce:

1. Nel momento in cui l'inspirazione è cessata e l'espirazione non è ancora incominciata (o viceversa), lì, in quel vuoto, c'è lo stato onnicomprensivo.
2. Ponendo l'attenzione fra le sopracciglia, al centro della fronte, senti come l'essenza del respiro riempia il tuo corpo intero. Tu sei quell'essenza luminosa.
3. Sdraiati come se fossi morto. Immagina di essere morto. Non vedi, non senti...ma che cosa sei? Percepisci il tuo essere puro.
4. Nel momento in cui sei travolto dall'ira o da un altro sentimento estremo, sii consapevole di esso. E rimani così nella consapevolezza originale.
5. Guarda senza battere ciglio. Non ti concentrare su niente in particolare. In quel vuoto c'è la consapevolezza originale.
6. Cerca di essere cosciente mentre sogni. In fondo anche l'esistenza è una forma di sogno. Come fare? Prima di addormentarti datti l'ordine di essere cosciente durante il sogno, ripetutamente.
7. Mettiti su un letto o su una poltrona, e immagina di essere senza peso, al di là della mente. In quel momento, tu come individuo non ci sei più. Ma sei tutto.
8. Fissa l'attenzione all'interno del cranio, chiudi gli occhi e osserva il tuo essere interiore - che è la tua vera natura. Sii totalmente presente in quell'istante.
9. Mentre vieni accarezzato, penetra nel carezzare come nella vita eterna.
10. Poni l'attenzione nella spina dorsale in cui scorre e si diparte la tua energia che è l'energia cosmica. L'energia interiore è l'energia esteriore.
11. Nella testa blocca le aperture dei cinque sensi con le mani (occhi, orecchi, ecc.) e percepisci il punto luminoso tra le sopracciglia. Poi dissolvilo a poco a poco, e rimani vuoto. Quel vuoto è l'energia al di là dei sensi.
12. Concentrati prima sul suono Om (o su qualunque altro suono) e poi, quando cessa la sua vibrazione, sul vuoto che ne segue. Quel vuoto è la pienezza fondamentale.
13. Medita sull'energia del tuo corpo che si estende all'intero universo - che è l'intero universo.
14. Concentrati intensamente sull'idea che l'universo sia pura energia. E tu stesso ne sei parte.
15. Concentrati sull'intervallo che intercorre tra un pensiero e l'altro. In quel vuoto il tutto.
16. Quando provi il piacere dell'orgasmo, realizza che quel piacere è la beatitudine divina. Hai trasceso ogni pensiero e ti sei svuotato. Tu sei il dio e lei è la dea. E la beatitudine nasce dall'unione degli opposti.
17. Medita sul momento immediatamente precedente e sul momento immediatamente seguente un qualunque suono. In quel vuoto, la pienezza del tutto.
18. Considera la tua pelle come un confine. Poi dissolvi il confine e diventa il tutto.
19. Medita sul vuoto di un vaso. Poi dissolvi il vaso e identificati con il vuoto - che è la pienezza incondizionata.
20. Immagina che l'universo sia una conchiglia vuota in cui la tua mente opera all'infinito; poi dissolvi la mente e realizza.
21. Medita in un luogo infinitamente spazioso, privo di alberi, di colli, di abitazioni o di mura. In quello spazio vuoto, la fine delle pressioni mentali.
22. Medita sul conoscere e sul non conoscere, sull'esistere e sul non esistere; poi abbandinali entrambi e cogli lo splendore del reale.
23. Guarda con amore la persona che ami. Rimani fermo in quell'amore. Lì c'è la luce.
24. Percepisci il cosmo come vita essenziata di consapevolezza. Quello tu sei.
25. Mentre fai l'amore, non voler raggiungere la fine. Rimani in quella gioia che è la beatitudine originale.
26. Quando mangi o bevi, diventa quel sapore. Lì è la gioia.
27. Prima di addormentarti, quando la veglia è svanita e il sonno non è ancora giunto, realizza.
28. Quando contempli il cielo infinitamente limpido, entra completamente in quella limpidezza.
29. In un veicolo, oscillando ritmicamente, sperimenta il movimento. Poi, fermando il veicolo, arresta la mente.
30. In una notte senza luna, penetra nelle tenebre. Lì, in quelle tenebre, realizza il vuoto cosmico.
31. Non appena avverti l'impulso a fare qualcosa, fermati. Lì, in quell'impulso, l'energia originale.
32. Le forme separano, i pensieri separano, i sentimenti separano. Tu trascendi ogni atto di separazione. Sii infinito.
33. Quando un desiderio sorge in te, non soddisfarlo ma rimani con esso. Osservalo. Poi abbandonalo di colpo. E realizza la natura originaria.

34. Quando la tua volontà, la tua coscienza e la tua conoscenza non sono ancora  nate, tu chi sei? Realizza l'essenza di ciò che sei. E dissolviti nella beatitudine.
35. Guarda il mondo come una visione, un sogno, un gioco di prestigio o un quadro. In quel momento sperimenta la gioia di essere libero dall'illusione delle apparenze.
36. Distaccati dal tuo piccolo ego. Pensa: "Io sono dappertutto". E realizza la beatitudine di non avere limiti.
37. Scopri che la coscienza che hai delle cose non è soltanto tua, ma di tutti gli esseri. Senti la coscienza di ciascuno come la tua stessa coscienza. Per questo sei parte del tutto, anzi il tutto.
38. Stando sul ciglio di un abisso, concentrati sul vuoto. Sii quel vuoto. E dissolvi la mente.
39. Concentrandoti sul nulla, fa' in modo che anche il tuo ego perda i suoi confini.
40. Non soffermare la tua attenzione né sul piacere né sul dolore, ma tra l'uno e l'altro.
41. Quando sei afferrato da un sentimento o da un desiderio estremo (paura, ira, cupidigia, invidia, arroganza, ecc.), rimani imperturbabile. In quell'assenza di perturbazioni c'è la gioia.
42. Ciò che è inconoscibile, ciò che è impercepibile, ciò che è vuoto, ciò che è al di là dell'esistenza, tutto questo è il divino.
43. Quando provi simpatia o antipatia verso qualcuno, non riversare il sentimento su quella persona, ma resta equilibrato. Nel mezzo sta la trascendenza.
44. La gente comune giudica le cose pure o impure. Tu non giudicare niente puro o impuro. Trascendi la dualità. E consegui la gioia.
45. Non fissare la tua attenzione su alcun oggetto in particolare. Fa' in modo che la tua mente resti senza fluttuazioni. In quel vuoto, realizza.

lunedì 11 aprile 2011

La crisi delle religioni

Qualche anno fa da noi si gridava trionfalmente al ritorno della religione. Ma non è così; ciò che è tornato è l'uso politico della religione.
Anzi, a un recente studio fatto dalla Società americana di fisica che ha elaborato statisticamente i censimenti dell'ultimo secolo, risulta che le religioni dovrebbero presto esinguersi in Australia, Nuova Zelanda, Canada, Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Paesi Bassi e Svizzera. Perfino nella cattolica Irlanda si sta smarrendo la fede e le persone dicono di aver perso ogni appartenenza religiosa.
Per ora non ci sono dati sull'Italia. Ma è facile presumere che anche da noi si segua lo stesso trend, anche se contrastato apparentemente dallo Stato e dalla Chiesa o dallo Stato-Chiesa, un Moloch di puri interessi economici e politici. Non saranno comunque i crocefissi appesi nei luoghi pubblici che faranno ritornare la fede negli dei del cristianesimo.
In sostanza la religione è in via d'estinzione, primo perché impone di credere a dogmi e fedi che non stanno né in cielo né in terra e che sono smentiti dalla realtà (il Dio Salvatore che si è fatto uomo, la Provvidenza, la Madonna, ecc.) e secondo perché - come dimostra il recente caso dei profughi africani - le popolazioni cristiane non hanno nemmeno più i lati buoni della loro fede. Da quando il cristianesimo si è spostato su posizioni di destra (grazie ai due ultimi pontefici), non solo contraddice il messaggio evangelico, ma è diventato la bandiera di chi vuole escludere gli altri dalla propria tavola.
Tuttavia, questi sono dati positivi. E' giusto che il vecchio muoia e che nessuno creda più alle favole infantili sugli dei che scendono sulla terra. Soltanto così si apriranno nuove strade per una più autentica spiritualità.

giovedì 7 aprile 2011

I poteri della meditazione


Riprendiamo la seguente notizia da "Salute" del Sole 24 Ore:

Come un'anestesia, ma comandata dal cervello. Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, rilancia le virtù terapeutiche della meditazione sul dolore. Secondo i ricercatori del Wake Forest Baptist apprendere i rudimenti del rilassamento aiuta in un a sola ora a "spegnere" le sensazioni dolorose dal 40% al 57%. Lo hanno provato "formando" degli apprendisti della meditazione: 15 volontari senza evidenti problemi di salute che non avevano mai preso parte a esperimenti del genere. La risonanza magnetica ha "fotografato" gli effetti della stimolazione dolorosa provocata ai volontari dopo l'esperienza meditativa. Risultati alla mano, spiefa Fadel Zeidan, autore dello studio, "la meditazione ha fatto meglio degli antidolorifici, che di solito riducono il dolore solo del 25%".

Ed ecco come la stessa notizia viene riferita da Repubblica.it:

Altro che analgesici: quando il dolore è troppo forte basta un'ora di meditazione. La capacità di concentrare la propria mente e liberarla dai pensieri negativi, infatti, avrebbe il potere di ridurre l'intensità del dolore fino al 40%. Non solo, abbasserebbe del 57% anche quella sensazione spiacevole che segue la sofferenza. Queste "certezze" sono il punto d'arrivo di uno studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, secondo il quale lo zen batte i farmaci perché è in grado di influenzare l'attività delle aree cerebrali che controllano lo stimolo doloroso, regolandone il grado di intensità. In altre parole, dicono i ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center di Winston-Salem (Usa), la meditazione ha il potere di "assopire" la corteccia somatosensoriale e di "svegliare" il cingolo anteriore, l'insula anteriore e la corteccia fronto-orbitale. Questa azione "combinata" sulle aree che governano la percezione del dolore ha un potere analgesico.

"L'effetto che abbiamo riscontrato è sorprendente - spiega Fadel Zeidan, autore dello studio - basti pensare che la morfina o altri antidolorifici riducono in media il dolore del 25%". Per testare gli effetti postivi della meditazione sul dolore, il team ha coinvolto 15 volontari. Tutti erano novizi dello zen. Per questo il campione è stato invitato a partecipare a un corso intensivo di una paricolare forma di meditazione, chiamata 'mindfullness'. Ogni lezione di "attenzione focalizzata" durava 20 minuti, durante gli incontri ai partecipanti si chiedeva di concentrare la mente sul respiro, di mandare via pensieri intrusivi ed emozioni negative.

Contemporaneamente gli studiosi, con un'apposita apparecchiatura sistemata sotto la gamba destra dei soggetti, generavano per cinque minuti un calore dolorifico, raggiungendo una temperatura di 49 gradi centigradi. Prima e dopo le lezioni, i ricercatori fotografavano ciò che accadeva nel cervello dei partecipanti grazie a una speciale risonanza magnetica, chiamata Arterial spin labelling. Questa particolare tecnica è in grado di rilevare, attraverso la mappatura del flusso sanguigno, l'intensita del dolore. Così registravano le reazioni dei partecipanti al dolore sia durante l'esercitazione sia mentre erano a riposo. E' emerso che la meditazione spegne il dolore riducendolo del 40%, con delle punte del 93% in alcuni volontari.

A livello cerebrale le scansioni hanno messo in evidenza una riduzione significativa dell'attività della corteccia somato-sensoriale, un'area fortemente coinvolta nella genesi della sensazione di dolore. Contemporaneamente si iperattivavano anche altre zone: il cingolo anteriore, l'insula anteriore e la corteccia fronto-orbitale. "Queste regioni cerebrali - dicono i ricercatori - plasmano il modo in cui il cervello costruisce l'esperienza del dolore a partire dai segnali nervosi provenienti dal corpo". Una delle ragioni per cui la meditazione può essere stata così efficace nel bloccare il dolore è che non agisce su una singola regione del cervello, ma a più livelli.

 "Questo studio - dice Fadel Zeidan - mostra che la meditazione produce effetti realmente positivi sul cervello. E che quindi potrebbe garantire il controllo del dolore senza l'utilizzo di farmaci".
(05 aprile 2011)

La ragione della ragione

Ha ragione Claudio Magris a scrivere - di fronte all'ultima tragedia dei profughi africani annegati - che "il mondo intero è un turpe, equivoco teatro di disuguaglianze" e a citare - come esempio di ingiustizia - la parabola evangelica degli operai delle vigna, dove quelli che hanno lavorato solo un'ora ricevono lo stesso salario di quelli che hanno lavorato tutto il giorno.
Le religioni "occidentali" non ci spiegano minimamente il perché di queste disuguaglianze di partenza, non sanno dire nulla sull'ingiustizia che sembra regnare incontrastata nel mondo. Inutilmente ci parlano di un Dio che sarebbe amore e giustizia.
Ma in Oriente esiste una spiegazione che ha almeno il pregio della logica. Si dice infatti che le disparità di condizioni e di destini deriva da atti compiuti in vite precedenti. E quindi chi nasce in un paese o in una famiglia povera, chi nasce malato o menomato, sconta qualcosa di male che ha fatto in precedenza.
Ovviamente non possiamo dimostrare che sia così. E forse anche questo è un tentativo di spiegare razionalmente ciò che supera la nostra logica. Chi ci assicura in fondo che il mondo sia costituito in base alla nostra logica? E se ce ne fosse un'altra che la nostra mente non fosse in grado di comprendere? Noi per esempio possiamo concepire solo un mondo che abbia tre dimensioni, ma la matematica riesce a lavorare su mondi che hanno più dimensioni. Potrebbe essere lo stesso con la nostra razionalità, che è molto limitata.
In certi casi è meglio smettere di pensare e volare al di sopra sia dei nostri sentimenti che dei nostri ragionamenti. E cercare di cogliere un senso delle cose che non è quello abituale.

lunedì 4 aprile 2011

Il Dio alienato

Ti domandi: ma perché Dio non mi aiuta, perché appare così indifferente e inefficiente?
Perché tu stesso sei il Divino - e non lo sai. Così risponde l'Oriente.
Continui a cercare all'esterno ciò che hai a portata di mano, proprio come l'uomo che cerca dappertutto un tesoro che ha proprio in casa, sotto i piedi.
Per questo Dio non ti aiuta. Non ti aiuta perché sei tu che non ti aiuti, perché sei inconsapevole di essere tu il Divino.
Ognuno di noi è Dio, o una frammento del Divino - ma un frammento che ha perso la consapevolezza della propria origine.
Per questo Dio appare così lontano. In realtà sei tu che sei lontano da te stesso.

domenica 3 aprile 2011

Vita o morte?

C'è una vita dopo la morte? ci domandiamo.

Ma con ciò presupponiamo di essere nella vita e di aspettarci la morte. Chi lo dice? E se fossimo nella morte? Se tutto ciò che viviamo non fosse nient'altro che uno stato di morte o lo stato che accompagna il morire quando si rivede la propria esistenza? E se la morte fosse in realtà una nascita alla vita?

Tutto dipende da come definiamo le esperienze. Anzi, dal de-finire. Perché ciò che de-finiamo è già morto. E' come lo scienziato che per studiare la farfalla la fissa con spilloni e poi la esamina; così facendo, ciò che definisce non è la farfalla viva ma la farfalla morta. Cioè, è l'atto stesso del definire che introduce la morte.

La realtà è paradossale, contraddittoria e indeterminata. Perché, per esempio, se c'è amore c'è odio? Perché un attimo prima c'è una grande amore e un attimo dopo c'è un grande odio? O viceversa? Perché sono come due facce di una stessa medaglia, e ad ogni istante può mostrarsi l'una o l'altra faccia. Dipende da come ci approcciamo al fenomeno.

Che cos'è la vita e che cos'è la morte? Impossibile definirlo. Perché definire significa usare un pensiero che seziona, divide, isola e separa; in sostanza cambia le cose. Il pensiero deve isolare dal contesto e mettere gli spilloni alla farfalla, uccidendo l'essere vivo.

Nella fisica ci si domanda se l'elettrone sia una particella o un'onda. E si risponde che è l'una e l'altra cosa: tutto dipende da come ci si approccia, dal fatto stesso di conoscere. Perché l'atto stesso del conoscere cambia la sostanza delle cose.

Come fare a isolare un essere vivente? Io sono convinto di essere una data persona, ma lo sono o quella persona è una mia idea? Da dove incomincio a essere? Dalla nascita? Ma prima di nascere ero nei geni dei miei genitori e prima ancora nei geni dei loro genitori, e così via, fino all'origine. Dunque, quando ho incominciato ad essere? Certo molto prima della mia nascita come individuo tal dei tali.

In realtà siamo tutti connessi fin dall'origine, anzi siamo tutti la stessa persona, e fin dall'origine eravamo. Poi, in certi periodi, siamo venuti alla luce sotto questa forma o un'altra; poi siamo ritornati in ombra; poi siamo ritornati alla luce...

Che cosa determina il fatto che ci sia o non ci sia una luce che illumini e isoli? E' l'atto dell'osservazione, della conoscenza, dell'essere attenti, dell'essere coscienti, che pone in vita - in una certa esistenza.

Ma l'essere nostro e di tutti era già da prima ed esisterà anche dopo la morte di questo o quell'individuo. Insomma né nasciamo né moriamo veramente, ma ci trasformiamo. Semplicemente si sposta il fascio di luce, ora illuminando e ora oscurando.

Ecco il potere della coscienza e della conoscenza. Nascere è essere investiti dal fascio di luce. E morire è tornare la buio. O viceversa. In ogni caso, anche le celebrità, quando non sono più sotto il fascio dei riflettori, continuano a vivere, a modo loro.

Allora, vivi o morti?

Nè mai nati né mai morti. Coraggio.

venerdì 1 aprile 2011

Dio e Divino

Due pastori americani avevano bruciato il Corano dopo averlo processato per crimini contro l'umanità. Ed ecco che oggi arriva la risposta dei musulmani a Kabul, dove assaltano l'ambasciata americana e uccidono venti persone.
Insomma siamo alla solita guerra tra credenti fanatici delle due religioni che più hanno insanguinato il mondo: il cristianesimo e l'islam. E' difficile dire chi delle due abbia commesso più crimini contro l'umanità, ma va detto che tutte queste religioni del Dio unico sono una più violenta dell'altra e soprattutto non accettano chi la pensa diversamente: sono autoritarie, antidemocratiche e guerrafondaie, qualunque cosa dicano sulla pace e sull'amore.
In realtà, l'umanità, finché non supererà queste religioni teistiche, non farà un passo avanti e sguazzerà nell'odio e della guerra. Per capire che cosa siano pace e amore, bisogna sviluppare una diversa consapevolezza, non una fede cieca in qualche essere divino.
Come oggi consideriamo infantili le vecchie religioni basate sugli dei, un giorno capiremo che le religioni del Dio sono a loro volta soltanto l'ultima fase della credenza negli dei. Appartengono ad uno stadio puerile dell'evoluzione della coscienza: quello in cui c'è ancora bisogno di un Essere superiore che ci governi e ci giudichi.
Non c'è nessun Dio, c'è il Divino - e noi stessi lo siamo! Il problema è che proprio le obsolete fedi nell'Essere superiore, ridotto a Dio, Padre, Padrone e Giudice, impediscono questa presa di coscienza. Ecco il vero crimine di queste religioni.

venerdì 25 marzo 2011

Visione profonda

In meditazione si parla spesso di consapevolezza. Ma che cos'è la consapevolezza?
Non è un prodotto della mente, nel senso che è esattamente ciò che rimane quando si mettono tra parentesi tutte le operazioni mentali. E allora come la si trova?
La si trova quando si scava profondamente. E' ciò che è testimone di ogni altra attività, è ciò che sta al fondo di ogni altra operazione. Per questo è in fondo. Provare per credere.
Bisogna procedere osservando le attività della mente e chiedendosi: che cosa c'è che ne è testimone? Si tratta in sostanza di percepire, di "vedere"...di essere consapevoli, appunto.
Lo strato ultimo di sé.

venerdì 18 marzo 2011

La ricerca della felicità

Sforzarsi di cercare la felicità è il miglior mezzo per essere infelici. Non bisogna credere che per essere felici si debba vivere in uno stato di esaltazione o di estasi. Non bisogna neppure fare sforzi eroici per pensare a qualcosa di positivo o per non pensare alle cose negative. Non c'è bisogno di una particolare concentrazione. E non bisogna credere che la felicità si basi su una ricerca del piacere.
La vera felicità è piuttosto uno stato di calma e di tranquillità, al di fuori degli eccessi. Questo significa il termine greco "eudaimonia" che indica uno "stare con un buon daimon", ossia con il proprio Sé. Ed è esattamente ciò che si cerca con la meditazione.
Come diceva Cechov, "la felicità è come la salute; quando la possiedi, non te ne accorgi".

giovedì 17 marzo 2011

Il potere dell'attenzione

Tutte le religioni predicano l'abbandono dell'egoismo. Ma nessuna sa come fare: magari consigliano di fare un po' di carità o di umiliarsi. Non è così. Questo è un modo semplicistico di vedere il problema.
Il mezzo migliore è diventare consapevoli, osservare. Mentre osservi con interesse qualcosa, in realtà ti dimentichi di te stesso, esci da te stesso, dal tuo ego. Per un po' non sei più te stesso, non pensi a te stesso e il tuo ego scompare. Dall'ego passi al non-ego. Miracoli della presenza mentale. Prova ad essere totalmente presente in qualcosa - dove finisce il tuo ingombrante ego?
Così facendo, ha anche un assaggio dell'illuminazione, che in realtà è un allargamento dei confini dell'ego.
A questo stato di dilatazione dei limiti corrisponde anche una condizione di non-sofferenza. Ecco perché si dice nel Dhammapada, l'importante opera buddhista, che "l'attenzione conduce all'immortalità, mentre i disattenti sono già come morti".
Fate esercizi di attenzione. Vedrete dilatarsi i confini dell'ego e tutto apparirà in una luce diversa.
Non a caso, con la morte, anche l'ego è destinato a dissolversi. Ma con questo non si dissolve l'essere; al contrario, si espande.

mercoledì 16 marzo 2011

Per meditare


La meditazione è un percorso senza fine. E bisogna percorrerlo in prima persona. Ci sono stati grandi maestri che hanno lasciato insegnamenti preziosi. Ma non bastano: ognuno è un caso particolare, ognuno deve procedere da solo e imparare da solo. Perché l'unico vero maestro è dentro di noi.
Non bisogna illudersi che basti ripetere un mantra o imparare una tecnica per avere la strada aperta. E bisogna ridimensionare termini come "illuminazione" e "liberazione". Tutti siamo illuminati e tutti siamo ignoranti: dipende dalle circostanze e dai momenti.
La cosa essenziale è stare in silenzio, è stare in ascolto, è osservare, è percepire, è apprendere di continuo, è acuire la sensibilità e l'intelligenza. Ed ogni fatto dell'esistenza, anche il più piccolo, è lì ad insegnarci. Come dicono gli Yogasutra di Patanjali, "l'esercizio ininterrotto della consapevolezza del reale è il mezzo per la dispersione dell'ignoranza".
Dunque il mezzo fondamentale della meditazione è questo: "l'esercizio ininterrotto della consapevolezza", non una tecnica particolare. Ascoltare, osservare, percepire, capire ciò che ci succede personalmente e ciò che riguarda il mondo intero.
Ma, per far questo, ci vuole tempo e silenzio, ci vuole la capacità di starsene soli a contemplare, ci vuole la capacità di interrompere l'incessante dialogo interiore, il fantasticare, il divagare, il pensare a casaccio, le opinioni altrui, le conoscenze acquisite, la cultura appresa ma non sperimentata personalmente.
Basta una finestra aperta davanti ai nostri occhi, basta una passeggiata in campagna.
Concentrarsi, isolarsi, ascoltare. E' possibile nelle nostre vite, nelle nostre città, nelle nostre famiglie trovare questo spazio? Il presupposto per meditare è tutto qui. Poi ci vogliono concentrazione ed acuità "visiva": guardare senza l'interferenza dei pensieri estranei. E, a poco a poco, il nostro sguardo si farà più chiaro.

venerdì 11 marzo 2011

"A Cesare quel che è di Cesare..."

Come al solito questo papa, che qualcuno si ostina a definire "teologo", scopre l'acqua calda. Nel suo ultimo libro scrive che "con il suo annunzio Gesù ha realizzato un distacco tra la dimensione religiosa da quella politica, un distacco che ha cambiato il mondo e che appartiene all'essenza della nuova vita".
Anche noi modestamente ci ricordiamo della famosa frase "a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Peccato che non lo se lo ricordi la Chiesa, che continua a vivere alle spalle di Cesare, appoggiando partiti politici e ricevendo in cambio sostanziosi contributi. Un po' di coerenza non guasterebbe.

mercoledì 9 marzo 2011

Amore e meditazione

Amore e meditazione
Non possiamo amare un altro se non amiamo noi stessi; sarebbe come cercare un surrogato sapendo consciamente o inconsciamente che abbiamo bisogno di una pezza.
Non possiamo stare in compagnia di un altro se non riusciamo a stare in compagnia di noi stessi; sarebbe come cercare un sostegno esterno sapendo consciamente o inconsciamente che non possiamo stare in piedi da soli.
Ecco perché la meditazione, l'addestramento a stare in solitudine e in silenzio, è la miglior preparazione all'amore - amore inteso non come un tentativo di trovare un sostegno o un surrogato, ma come una ricerca di indipendenza e di maturità, l'unico stato da cui si può donare o scambiare alla pari.
A tutti gli adolescenti sarebbe necessario imparare a meditare anziché buttarsi alla ricerca dell'amore. Ma non è mai troppo tardi.
Se siamo nevrotici, se non abbiamo un buon rapporto con gli altri, cerchiamo nell'altro ciò che ci manca; ma in tal modo sviluppiamo un legame immaturo. Ciò che ci manca ci mancherà sempre, e dipenderemo sempre dall'altro.
La meditazione è una fase di passaggio e di preparazione indispensabile a tutti. Conoscere se stessi, conoscere le proprie mancanze. Per non cercare compensazioni impossibili, per non incorrere in fallimenti inevitabili.

sabato 5 marzo 2011

Ekagrata

Ekagrata nello Yoga è la concentrazione su un unico oggetto, su un unico punto, e serve a riportare l'attenzione, ossia il flusso mentale, che di solito è discontinuo, fluttuante e in febbrile movimento, ad una certa stabilità. La mente infatti è come una scimmia che non sta mai ferma, che segue ogni distrazione e che è deformata da ogni condizionamento. Con l'ekagrata l'individuo finisce di essere in balia delle infinite distrazioni, delle passioni, degli automatismi mentali e di tutta quella attività dispersiva e confusa che caratterizza la nostra vita abituale e soprattutto la vita mentale.
Provate a fare una passeggiata e a rendervi conto delle fantasia e dei pensieri che attraversano di continuo la mente, trasportandola qua e là. Non solo la vostra attenzione è sempre dispersa, ma non siete neppure in contatto con l'ambiente esterno. In sostanza l'uomo è sempre in balia di sensazioni, pensieri, fantasie e ricordi su cui non ha il minimo controllo. Ma con l'ekagrata cerca di interrompere il flusso e di riacquistare un dominio su questa attività mentale, sensoriale e inconscia.
Il punto su cui concentrarsi può essere il centro della fronte, la punta del naso, il centro della visione mentale quando si chiudono gli occhi, il respiro, un oggetto luminoso o un qualsiasi punto da noi prescelto. Mentre ci si concentra su di esso, si governa l'attenzione e ci si rende insensibili alle distrazioni esterne.
L'ekagrata è dunque un primo tentativo di ridurre la dispersione mentale, di non essere dominati dagli automatismi psichici e di ridiventare padroni di noi stessi. Eseguire l'esercizio varie volte al giorno: chiudere gli occhi e concentrarsi, a casa, al lavoro, in treno, dappertutto. Migliorerà la capacità di attenzione e la lucidità mentale.

venerdì 4 marzo 2011

Incertezze della fede

Apprendo che Umberto Scapagnini, il medico che voleva rendere immortale Berlusconi, è stato colpito dal cancro, ha visto il "tunnel di luce", ha incontrato l'anima di padre Pio, è guarito ed ha annunciato che il testamento biologico è un errore. Ma perché questi uomini di fede sono così accaniti a vivere e hanno tanta paura di morire? Non dovrebbero essere contenti di finire tra le braccia di padre Pio o di Gesù?
Che cosa c'è nell'aldilà che non convince?
Già, resta sempre un dubbio, anche negli uomini di maggior fede. Forse perché fede e dubbio sono l'uno il rovescio dell'altro.

giovedì 24 febbraio 2011

Noia e trascendenza

Credo che la cosa peggiore della condizione umana non siano tanto le grandi sofferenze, quanto la noia. La noia è la consapevolezza di ripetere tutti i giorni le stesse cose, gli stessi pensieri, le stesse sensazioni...io, tu e tutti quanti, in un circolo interminabile. La noia è essere sempre se stessi.


Seguiamo lo stesso copione giorno dopo giorno e perfino ciò che sogniamo nelle nostre più ardite fantasie non può che essere scontato - anche il lavoro, anche l'amore, anche il dolore, anche la perdita, anche la vittoria.

Per questo ci immaginiamo mondi favolosi, misteri, dei, paradisi, ufo, fantasmi, angeli, demoni, madonne e quant'altro. Ma anche la nostra immaginazione non può uscire dai limiti della mente umana.

Eppure, proprio questa sensazione di noia non va disprezzata perché ci porta vicino al nostro confine e ci aiuta talvolta a superarlo. In fondo anche Dio era uno che si annoiava, che non ce la faceva più a essere se stesso.
 
Sono molte le vie che portano al superamento di sé.

Sentire, pensare e meditare

Diceva Mark Twain: "Non facciamo altro che sentire, e l'abbiamo confuso con il pensare". Ed è vero. Il problema è che tutti sentiamo e percepiamo spontaneamente, mentre il pensare comporta riflessione e dunque un certo sforzo.


Ma se il passare dal sentire al pensare è già difficile, quanto più difficile sarà il passare dal pensare al non-pensare! Eppure, è proprio questo ulteriore passo che ci proponiamo con la meditazione. Questo non-pensare non è un ritorno al sentire, ma un superare il pensiero condizionato attraverso una sospensione mentale.

venerdì 18 febbraio 2011

Nascere a se stessi

Il primo passo per il risveglio è rendersi conto di essere degli schiavi, dei prigionieri (come nella caverna di Platone), degli automi che eseguono compiti imposti da qualcun altro. La condizione umana non è esattamente una condizione di libertà e di felicità. Nascere è già una fatica e si viene al mondo tra dolori. Ma poi ogni fase della crescita comporta sofferenze: dalle innumerevoli malattie dell'infanzia alle crisi dell'adolescenza, dai problemi della maturità ai drammi della vecchiaia.


Come se questo non bastasse, i genitori, il sistema educativo, la società nel suo complesso, la religione, la pubblicità e i mass media fanno di tutto per instillarci idee, valori, bisogni e comportamenti che non sono "nostri", che non sono stati scelti da noi, che non ci fanno essere noi stessi e che ci portano inevitabilmente a soffrire. Soprattutto ci impediscono di pensare con la nostra testa.

Non basta dunque essere partoriti da una madre. Dobbiamo poi nascere di nuovo a noi stessi. E questo è possibile solo se si diventa consapevoli di essere individui condizionati e di dover fare piazza pulita di tutto ciò che ci è stato imposto.

Siamo sì animali sociali, ma lo sono anche le formiche e le api. Gli uomini hanno un'unica grandezza: sono consapevoli. Ma la consapevolezza si atrofizza se non viene sviluppata volontariamente con un'apposita meditazione.

mercoledì 16 febbraio 2011

Il centro dell'anima

"Il centro dell'anima è Dio" affermano i più importanti mistici di occidente e di oriente. Lo dicono per esempio san Giovanni della Croce e le Upanishad: l'atman è il brahman. Questo significa che Dio non si trova né sugli altari né in qualche chiesa o statua. E' finito per sempre il tempo degli dei, soprattutto perché Dio non è una persona, ma un Principio o il Tutto. Putroppo la gente non se ne è ancora accorta e continua a venerare Dio credendo che sia un Potente. A rigore, non si dovrebbe parlare di Dio ma del Divino, il trascendente.


Dove si trova questo centro? Certamente non nelle religioni di massa, che sono ancora legate al passato. Certamente non in qualche culto o rito. Si trova nel profondo di sé, una volta che si sia fatta tacere la mente condizionante, la cultura prevalente. Non nel vuoto assoluto, ma nel vuoto della mente fatta di dualismo e di egocentrismo.

domenica 13 febbraio 2011

Decondizionare la mente

Per rendere la mente più sensibile e attenta, per farla uscire dalla narcosi delle culture e delle religioni prefabbricate, per risvegliarla dal sonno delle ideologie e dei mass media, è necessario svincolarla dall'abitudine di appoggiarsi al noto e al conosciuto, bisogna addestrarla a decondizionarsi. Quel suono che ascolto, quella forma che vedo, quel concetto che formulo sono in realtà prodotti del passato. Proviamo ad ascoltare, a vedere e a pensare senza ricorrere al risaputo, al luogo comune, alla cultura di massa.


Lo so, ci vuole tanta pazienza e tanto silenzio, e la capacità di restare mentalmente immobili. Ma dobbiamo resistere alla tentazione di basarci sul risaputo, di reagire anziché agire, di distrarci anziché di concentrarci, di dare giudizi prefabbricati: questa è meditazione. La ricerca dell'essenza vitale, della consapevolezza primordiale, libera dai condizionamenti.

martedì 8 febbraio 2011

Antiche meditazioni

Se qualcuno crede che la meditazione sia una pratica stravagante importata dall'Oriente, legga che cosa scriveTommaso Campanella (1568-1639), il filosofo e teologo domenicano, perseguitato ovviamente dalla Chiesa. Egli dice in sintesi: "Bisogna scegliere un luogo dove non vi sia rumore e dove si possa stare con una luce bassa, possibilmente posta dietro le spalle, o con gli occhi chiusi. Bisogna trovare un momento in cui si sia più tranquilli o non si sia in preda a passioni tanto del corpo quanto dell'anima. Non si deve provare né freddo né caldo né alcun dolore. Non bisogna avere né la pancia piena né la pancia vuota, e si deve sedere nella maniera più comoda. Si svuoti a questo punto la mente da emozioni, pensieri, gioie, tristezze, timori, speranze, sentimenti, preoccupazioni e ricordi. Quando arriva un pensiero, bisogna subito scacciarlo, finché non si pensi a niente del tutto. Infine si resti insensibili sia esteriormente sia interiormente e si diventi immobili come una pianta o una pietra".

venerdì 4 febbraio 2011

Distacco e impegno

Come conciliare il distacco caldeggiato dalla meditazione con l'impegno politico e civile? Il fatto è che non parliamo di misticismo, ma di vita concreta. Lo sviluppo della consapevolezza porta inevitabilmente ad un più alto grado di responsabilità e di critica verso il modo in cui è governato il mondo, con le sue ingiustizie.


Attenzione, però: essere consapevoli non significa pensare sempre di più ai problemi personali e generali, ma alternare riflessione e distacco, pieno e vuoto, attività e quiete mentali.

giovedì 27 gennaio 2011

Produrre coscienza: la pratica della consapevolezza

Non c'è che un modo per produrre coscienza: ricordarsi di essere consapevoli, attenti, ricettivi, presenti più volte nel corso della giornata, continuamente nel corso della vita. Perché questo noi siamo: coscienza. Non produce coscienza la cultura, non produce coscienza il pensiero, non produce coscienza la scienza, non produce coscienza la religione...La coscienza viene prodotta solo dall'applicazione costante della consapevolezza, attraverso una scelta, una decisione e una pratica.

Senza questa pratica, la nostra coscienza rimane unicamente quella della specie e non si evolve. A che cosa serve la pratica? Noi siamo coscienza, e tutto ciò che ci capita avviene a livello della nostra consapevolezza. La coscienza umana non è quella di un cane o di albero; è qualcosa di superiore. Questa è dunque l'essenza dell'uomo. Che cosa sarebbe un uomo senza coscienza? Nient'altro che un robot.

Bisogna destinare parte del nostro tempo a questo esercizio: essere coscienti, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore. Cercare spazi di silenzio e di solitudine per diventare più consapevoli.

La coscienza si applica al vissuto, ma se ne distacca proprio perché lo rielabora. Chi non rielabora il vissuto attraverso la pratica della consapevolezza finisce per vivere superficialmente e meccanicamente, e quindi per non crescere; è come se vivesse invano, è come se vivesse con una marcia in meno. Un gran peccato.

Certo, la consapevolezza richiede uno sforzo (se non altro di attenzione) e a volte fa paura: è come rivedere un film su se stessi, che non è sempre piacevole. Non la sappiamo reggere, perché ci vuole uno sguardo lucido che controlli anche le emozioni profonde. E allora i più si rifugiano nell'evasione: alcool, droga, parlare, guardare la televisione o più semplicemente stordirsi nelle mille attività quotidiane, spesso inutili. Invece di produrre coscienza, si producono chiacchiere, evasioni e beni. Non è da qui che nasce l'ingloriosa storia del mondo?

mercoledì 19 gennaio 2011

Meditare sull'impermanenza

Meditare sull'impermanenza significa diventare consapevoli che niente può durare, che ogni cosa è destinata a finire - non solo io, non solo tu, ma il mondo intero e l'universo. Tutto si sgretola, tutto si corrompe, tutto si guasta, tutto invecchia, tutto si ammala, tutto muore. Fra venti, quaranta o settanta anni, di noi che leggiamo queste righe ora rimarranno ben pochi; e, fra cento anni, nessuno. Non solo saranno sparite le persone e le cose, non solo saranno morti i ricchi e i poveri, non solo saranno crollati gli imperi, non solo la geografia del mondo e dell'universo sarà cambiata, ma dei nostri pensieri, dei nostri amori, delle nostre preoccupazioni, dei nostri successi e dei nostri fallimenti, delle nostre speranze e delle nostre paure, non sarà rimasto nulla.


E allora dobbiamo approdare a una visione nichilista, a una completa disperazione? Non propriamente. Perché, se niente durerà, anche la nostra disperazione, anche la nostra sofferenza, sarà scomparsa. Basta aspettare con sguardo lucido e non affidarsi a false speranze. E tra le false speranze c'è anche quella che non saremo colpiti da avversità e da dolori. Tutto in tal senso è prevedibile e dominabile. Tutto passa, sì, la felicità come la sofferenza.

Guardiamo noi stessi e il mondo alla luce delle grandi prospettive cosmiche. Siamo piccoli, piccolissimi, insignificanti. Fra qualche decennio, di noi non si ricorderà più nessuno. E' con questa consapevolezza che possiamo riconoscere l'importanza di ogni minuto, il fatto di vivere nel presente, questo presente, questo attimo. Lasciamo perdere le speranze, le ambizioni, le paure e i sogni di gloria: sono una perdita di tempo, un furto di attenzione. E ridimensioniamo i desideri che ci tormentano e gli avvenimenti che ora ci appaiono enormi. Nessun ostacolo, nessuna sofferenza è insuperabile: basta lasciar fare alla natura e al tempo. Noi la nostra fortuna l'abbiamo già avuta - abbiamo aperto gli occhi su questo mondo...anche se per un istante solo.

domenica 16 gennaio 2011

La fine del mondo

Siamo alle solite. Per qualche uccello morto, ecco che qualcuno parla di fine del mondo, qualcun altro tira in ballo le profezie di Nostradamus e qualcun altro cita l'Apocalisse. E' proprio vero che l'uomo è un animale malato - ma malato di mente! - e basta niente perché riveli la propria malattia.


Svegliamoci: lasciamo perdere le profezie. La paura che abbiamo è la paura di morire e il nostro pessimismo nasce dal fatto che siamo infelici. Ma che differenza può esserci tra morire tutti insieme e morire uno alla volta? Non c'è bisogno dei profeti per sapere che per ognuno c'è comunque un'apocalisse: la malattia, la vecchiaia e la morte sono lì per tutti.

Tutto sommato, se il mondo finisse con un unico botto, ci sarebbero alcuni vantaggi: prima di tutto finirebbe una grande tensione (quella degli esseri viventi che sono costretti ad ammazzarsi a vicenda per sopravvivere) e poi non ci sarebbe più nessuno a piangere gli altri. E infine chi rimpiangerebbe l'umanità?

venerdì 14 gennaio 2011

Educazione sessuale e religione

Il papa sostiene che l'educazione sessuale nelle scuole è una minaccia alla libertà religiosa. Niente di meno. E qualcuno gli ha risposto che in realtà l'educazione sessuale cattolica - con tutti i suoi tabù, i suoi divieti e i suoi complessi - è una minaccia alla libertà della persona.
Io aggiungerei che è un attentato, spesso ben riuscito, alla felicità umana.

L'ira "divina"

Qualcuno ha calcolato che l' "ira di Dio" è citata nell'Antico Testamento ben 518 volte - un gran brutto esempio per l'uomo. Se Dio non sa controllare i suoi impulsi, e se è geloso dell'uomo come un semplice marito lo è di sua moglie, nessuno è indotto a ritenere che l'ira e la gelosia siano gravi cedimenti del carattere. Ed è per questo che la civiltà nata dalla Bibbia è una civiltà del furore, del possesso geloso e della guerra. Solo adesso, che la gente è sempre meno religiosa, si comincia a capire che le più grandi virtù non sono fede, speranza e carità, ma calma, equilibrio e distacco. Certo, per capirlo, bisogna cambiare la scala dei valori e fare meditazione.

martedì 11 gennaio 2011

Vuoto e pieno

Molti pensano che meditare consista principalmente nello svuotare la mente dai pensieri. Ma questo è soltanto una prima fase, uno svuotamente che è una prima forma di liberazione dai condizionamenti e dai circuiti mentali consueti - se, vogliamo, è una sperimentazione dei propri poteri spirituali. Tuttavia una simile fase non basta: rimanere vuoti aiuta a resettare la mente e a vedere con chiarezza. Poi è necessaria una seconda fase: il riempimento di questo vuoto con un'energia costruttiva e propositiva, con una forza che ci permetterà di pensare ed agire in maniera diversa. Da dove viene questa forza? Viene dal proprio destino, dalla propria anima, dalle profondità del proprio essere più autentico.


Se finora abbiamo seguito la via di tutti, la via dei condizionamenti sociali e psicologici, da adesso in poi dobbiamo aprirci la nostra via individuale, quella per cui siamo venuti al mondo. Qui ci vuole anche il coraggio, la decisione,la sfida e il rischio.

sabato 8 gennaio 2011

I benefici della meditazione

In una inchiesta di Cristina Mochi ("Il Venerdì di Repubblica" del 7-01-2011) si mette in evidenza come la meditazione di consapevolezza porti innegabili benefici alla salute fisica e mentale, attestati da controlli effettuati con la TAC e la risonanza magnetica, e cioè un miglioramento delle facoltà mnemoniche, un incremento dei neuroni, un rafforzamento del sistema immunitario e una diminuzione di ansia e depressione. La meditazione di consapevolezza (mindfulness) consiste nel riportare la mente al presente, rilevando e scartando i contenuti mentali negativi. In altri termini, stando attenti a ciò che produce la propria mente, quando il contenuto è negativo (ma anche una fantasia positiva), si deve concludere che quel pensiero (o immagine o stato d'animo) non è la realtà; e quindi si deve riportare l'attenzione al presente, al qui ed ora (per esempio al respiro).


Qui la meditazione non viene considerata un metodo esoterico, ma uno strumento per il miglioramento della salute in generale. Con venti minuti di questa pratica, si ottengono tali miglioramenti.

Tutto ciò è utile per incominciare a meditare, al di là delle proprie fedi religiose. Però non ci dimentichiamo che la meditazione è molto di più: è un metodo per rafforzare la propria spiritualità, intesa come chiara visione di sé e della realtà. Infatti la "chiara visione" si ha quando ci si libera non solo delle proprie fantasie e del chiacchiericcio mentale, ma anche delle sovrastrutture intellettuali, quali le filosofie e le religioni; allora, non si pensa, ma si vede. E si vede innanzitutto la falsità delle proprie convinzioni intellettuali. Perché la realtà non va pensata, ma vista.

venerdì 7 gennaio 2011

Lo scopo della vita

Che cos'è la spiritualità? Che cosa non è, piuttosto! Se il fine dell'uomo fosse solo quello di produrre beni di consumo e di dilapidarli allegramente, di acquisire più cose possibili e di goderne, allora egli non sarebbe nient'altro che un consumatore e non dovrebbero esserci la miseria, la malattia, la vecchiaia e la morte; l'uomo vivrebbe come sotto l'effetto di una droga. Sono le realtà sgradevoli (le sofferenze) che ci dicono che la vita non può essere una festa - e nemmeno una tragedia, visto che qualche beneficio esiste. Le crisi continue, individuali e sociali, ci rivelano che la distribuzione dei beni (fisici, economici e mentali) è comunque squilibrata e ingiusta. Dunque, alla luce di tutto questo, quale può essere lo scopo della vita? Non certo la felicità, non certo l'edonismo - e neppure il contrario di queste cose, ma una distillazione e un'accumulazione (dal bene e dal male) di qualcosa che, non sapendo come altro definire, chiamiamo "spirito".


Questo significa essere spirituali. Tenendo d'occhio le dinamiche del piacere e del dolore, scegliere la via della visione chiara, dell'apprendimento e dell'evoluzione. Allora questo aprire gli occhi nell'esistenza, anche solo per un momento, acquista un senso...per chi riesce a tenere gli occhi abbastanza aperti.

lunedì 3 gennaio 2011

La libertà di fede

Il papa difende la libertà di fede (dei cristiani). Il papa si sveglia solo quando c'è di mezzo la libertà di fede dei cristiani, ma non dice mai nulla quando la libertà di religione è negata dai cristiani. Per esempio, a Milano, la giunta di destra, formata da leghisti e ultracattolici, impedisce in tutti i modi ai musulmani di avere un luogo di culto. Perché il papa non dice nulla? E perché non dice nulla del passato, quando i missionari cristiani hanno aperto la strada alle persecuzioni delle altre religioni e incoraggiato lo sterminio di intere popolazioni (in America Latina, in Australia, negli Stati Uniti, in Africa, ecc.)? Almeno il precedente papa aveva chiesto scusa per questi genocidi.


La verità è che le religioni si odiano tutte a vicenda e vorrebbero, se potessero, distruggere le altre. Infatti, se una religione è vera, tutte le altre sono false. Per i cristiani, l'unico vero Dio è un uomo vissuto 2000 anni fa. Per i musulmani, l'unico profeta di Dio è Maometto. Per gli ebrei, l'unico vero Dio è quello che avrebbe scelto proprio loro - guarda caso - come popolo prediletto. E lasciamo stare le religioni indiane.

L'amore che predicano le religioni è sempre rivolto a chi si sottomette ed accetta il loro messaggio. Ma, non appena qualcuno dissente o critica o sposa un'altra religione, allora quell'amore si tramuta in odio. No, non è dalle religioni che verrà un mondo di pace.

sabato 1 gennaio 2011

Conversioni

Si sa che in punto di morte, colti da terrore, molti si convertono. Ma è vera fede? Avrei i miei dubbi. Come dice Michela Murgia in Accabadora, "nei momenti di debolezza, certi preferiscono diventare credenti che diventare forti".


Magari nell'ex-cattolico c'è il retropensiero: che male può fare una conversione all'ultimo istante? in fondo è una bella comodità. D'accordo, ma che autenticità può avere? Non è il solito individuo che vuol fare il furbo? E Dio ci casca?

Siamo nella solita farsa dell'ipocrisia - cioè in pieno cattolicesimo.

Capodanno 2011

Non so perché si festeggi il capodanno; un altro anno è passato, un altro anno ci viene sottratto: c'è da essere tristi, non felici. Ma forse festeggiamo per dimenticarci nel rumore la tristezza - a questo servono gli spari, i botti e il vino: a stordirci, a farci dimenticare che ci avviciniamo sempre di più alla fine.


Quest'anno, in Italia, soltanto un morto e cinquecento feriti, con dita mozzate, mani amputate e ferite da proiettili e da esplosioni. Che felicità!

Quanti siamo ? Cinque miliardi? Ebbene siamo cinque miliardi di esseri che sognano di essere vivi mentre ci avviciniamo alla morte; facciamo tutti lo stesso sogno: il sogno di essere vivi in questo mondo. Ma siamo vivi?

In realtà, se sogniamo, siamo mezzi vivi e mezzi morti, ci troviamo in uno stato di trance, siamo insomma addormentati. Per noi non c'è risveglio; il risveglio ci sarà solo all'ultimo momento di vita, quando ci accorgeremo che è stato tutto un sogno. Allora rientreremo in possesso della nostra vera identità, non di questa mezza condizione da zombie.

Però qualcosa è possibile farlo già adesso: è possibile renderci conto che stiamo sognando. Come faccio a dimostrarlo? La dimostrazione che viviamo in un sogno è che il sogno finisce, perché ogni sogno finisce. La morte è la prova che stiamo sognando, la morte è la fine del sogno.

Dobbiamo dunque sempre passare attraverso una morte per approdare alla realtà. La morte della mente che sogna. E il mezzo è sempre lo stesso: cercare di rendersi conto dello stato da sonnambuli in cui ci troviamo.

lunedì 27 dicembre 2010

Al di là della mente

Molti sono convinti che per capire il mistero che ci avvolge sia necessario un grosso sforzo mentale, una concentrazione senza precedenti. Ma il problema è che la mente non è in grado di uscire dai propri limiti e pensare ciò che la comprende. "Comprendere" per la mente è restringere alle proprie categorie, sempre dualistiche.


In realtà per capire ciò che ci sovrasta è più necessario ampliare la mente che concentrarla, è più necessario dissolverne i confini che cercare all'interno di essi. La realtà ultima è ciò che sta al di là della mente, non uno dei tanti pensieri della mente. Ecco perché la strada non è tanto quella dello sforzo mentale, quanto quella del lasciar perdere la mente, dell'abbandonarla, del rilassarsi e dell'ampliarsi. E' così che ci si universalizza.

domenica 26 dicembre 2010

Aboliamo il Natale!

Alla vigilia di questa festa del consumismo che qualcuno chiama "Natale", che cosa rimane del messaggio di quell'uomo vissuto duemila anni fa? Poco o niente - un fallimento. Un fallimento inevitabile dato che oggi il cristiano non si distingue in nulla dal non-cristiano. Non ha una capacità di autocritica, non ha consapevolezza, non ha autocontrollo, non ha nessuna remora alla truffa dello Stato o all'uso della violenza. Basti vedere gli stessi membri della Chiesa, rabbiosi e avidi di potere, faziosi e sostenitori di politici affaristi. Non era questo il messaggio di Gesù.


Meglio abolire il Natale - per pudore!

Lo squallore del Natale, rito consumistico e consumatorio, è la diretta espressione di una Chiesa che non ha più niente da insegnare, ma molto da divorare. Non è sfuggito a nessuno il fatto che, mentre si tagliano i fondi alla scuola pubblica, si aumentano quelli alla scuola cattolica; e che mentre si licenziano i precari si assumono ventimila insegnanti di religione, cosa che ha dato il colpo di grazia al bilancio pubblico. E tutto questo perché? Per ottenere da parte del governo l'appoggio della Chiesa.

Questo è dunque il messaggio che ci arriva dall'etica cattolica: ci si allea con chiunque, si sostiene chiunque purché abbia soldi e paghi.

giovedì 23 dicembre 2010

I have a dream

Sì, sogno un paese in cui i disturbati mentali, i nevrastenici, i rissosi, non abbiano posto né nel governo né nella televisione né nelle aziende, e vengano allontanati perché deleteri, perché capaci di contagiare gli altri con il loro cattivo esempio. Sogno un paese in cui i massimi valori siano considerati l'equilibrio mentale, la compostezza, la calma, la non-aggressività...naturali o comunque autoimposti. Sogno un paese in cui chi va in giro a fare scenate, a gridare come un ossesso, a litigare, a competere o ad aggredire sia colpito da una generale riprovazione sociale, e sia costretto a sottoporsi a corsi di autorecupero e di autoconsapevolezza.


Sembra poco, eppure basterebbe questo a cambiare il mondo, più di tanti dèi o profeti che forse hanno creato "grandi" religioni, ma che certamente hanno aumentato la tensione generale, la febbre del mondo.

Purtroppo il mondo ha solo religioni del fideismo, ossia del fanatismo; e non ha una religione della calma. E si vede.

domenica 19 dicembre 2010

Natività

Dimentichiamoci per un momento delle religioni orientali, dimentichiamoci della parola meditazione. Ciò che cerchiamo è un po' di luce nella nostra vita, è un'uscita dalla prigione delle abitudini, dall'inquinamento dell'anima. E questo avviene solo quando ci risvegliamo dal sonno dei condizionamenti e dei meccanismi mentali, quando spostiamo l'attenzione a ciò che siamo e che sentiamo veramente. Ecco un piccolo risveglio . Ogni volta che ci raccogliamo e che facciamo attenzione non ciò che ci viene dall'esterno e nemmeno a ciò che rimuginiamo all'interno, ma al nostro stato attuale - fisico, mentale, emotivo, sentimentale, ecc. -, ecco una piccola illuminazione, perché un po' di luce entra in noi. Questo raccoglimento minimo nella confusione e nel baccano abituale è già uno sviluppo della consapevolezza, un approfondimento, un risveglio. E ogni giorno possiamo sperimentare dieci, cento o mille risvegli. Basta questo a cambiare a poco a poco la nostra vita, a darci uno spessore che altrimenti non avremmo, a farci essere veri individui, a farci nascere allo spirito, senza bisogno di dei che nascano su questa terra, senza bisogno di presepi.


Non basta la fede, non basta l'amore; ci vuole questo lavoro su di sé, che non deve trasformarsi in un nuovo rimuginio, ma che deve diventarein un processo di comprensione.

mercoledì 15 dicembre 2010

I piccoli risvegli

La maggior parte di noi non si rende conto di passare gran parte del proprio tempo a rimuginare o a pensare qualcosa indotto dall'esterno o dalle nostre stesse fantasie. In effetti, è come se fossimo abitati da pensieri e stati d'animo, senza esserne noi i proprietari. In tal senso la nostra mente è in balia dell'esterno, degli altri, della società e del nostro stesso rimuginare. E, quando questo non succede, o per reagire a tale senso di alienzione, ecco che ci diamo a qualche attività di distrazione, come la televisione, le chiacchiere o i giochi di carte. Ma si tratta ancora di attività in cui evitiamo accuratamente di essere noi stessi, di appropriarci dei nostri pensieri e stati d'animo, di opporci al furto della nostra attenzione. Noi siamo noi che conduciamo il gioco, ma mille altri giocatori, molti dei quali sono ormai entrati dentro di noi e lavorano indisturbati. Giungiamo al punto che non siamo più in grado di restare un minuto in silenzio o di riflettere. Ovviamente la cosa diventa grave quando i pensieri o gli stati d'animo sono di tristezza, di depressione o di rimuginio. Perché allora non siamo più in grado di uscirne e di salvarci. Già rendersi conto di questa situazione è fare un passo avanti sulla strada dell'autonomia...e della salute. Diventare consapevoli che stiamo rimuginando e passare invece a una forma di esame attento e tranquillo di ciò che ci passa nella testa e nell'anima è un primo passo per limitare i danni, per dare uno stop, per recuperare il nostro equilibrio, per essere noi stessi.


Ad ogni momento della giornata, fermiamoci, osserviamo ciò che ci passa nella mente, prendiamo coscienza del nostro stato d'animo - e prendiamone le distanze. Questo semplice esercizio di allontanamento, di "presa di distanza", è un piccolo risveglio alla realtà e alla vita attuale. Usciamo dal mondo delle fantasie o del rimuginio mentale e riprendiamo possesso di noi stessi.

Angeli custodi

Le persone che credono in Dio, credono che Dio sia una Forza benevola che le protegge. Ma questo è un Dio particolare e limitato: è un protettore, un angelo custode. Esiste un'altra idea di Dio; non chiamiamolo Dio, un termine troppo compromesso dai pregiudizi, chiamiamolo Forze dell'Universo (al plurale, perché il singolare è già un'idea teologica che vuole ricondurre tutto all'Uno).


Queste Forze plasmano l'Universo o gli Universi, e non è detto che siano dei protettori, in particolare di qualcuno. Perché il loro scopo è creare, espandere e distruggere, non proteggere i loro esseri viventi. Sono Forze al di là dei nostri concetti di bene e di male, di inizio e di fine. Tra queste Forze e il nostro destino c'è uno spazio enorme, che viene riempito da altre leggi e dalle nostre stesse azioni. È il campo in cui si scontrano la vita e la morte, il bene e il male, gli dei e i demoni della mente, senza che gli uni prevalgano mai sugli altri. È il campo in cui si esercitano le nostre decisioni e i nostri sforzi, i risultati delle nostre azioni. È il campo della meditazione che vorrebbe cambiare il nostro destino.

Attenzione dunque a non confondere Dio con i nostra desiderata: ne verremmo immancabilmente delusi, così come vengono delusi tutti coloro che credono nella Provvidenza. La prova è che chi vuole e fa il bene (alla maniera umana) non è più protetto da chi vuole e fa il male; ne è un esempio il caso di Gesù che si aspettava un intervento dall'alto - e non lo ricevette.

Il Grande Omicida

Studiando le religioni antiche, ci si meraviglia di come esse fossero fondate tutte sui sacrifici (di animali e di uomini). Così in India e così nel Vicino Oriente. In India si credeva che ad un sacrificio eseguito alla perfezione gli dei non potessero negare nulla. Ai tempi di Gesù, il tempio di Gerusalemme era appunto il luogo in cui si eseguivano questi sacrifici ‑ una specie di mattatoio; e al di fuori si faceva commercio degli animali da sacrificare; naturalmente più era importante la grazia da chiedere, più grande doveva essere l'animale e più bisognava pagare.


Anche il cristianesimo nasce in fondo dall'idea di sacrificio: Dio stesso che sacrifica una parte di sé. Viene quindi da chiedersi perché gli uomini abbiano sempre associato il sacro al sacrificio. Ancora oggi chi chiede qualche grazia a Dio, sente dentro di sé che deve sacrificare qualcosa.

La spiegazione di tale connessione sta evidentemente nel fatto che Dio, mentre viene ritenuto il creatore della vita, viene considerato anche colui che la vita la distrugge. Il Signore della vita e della morte. E proprio qui sta il nesso tra sacro e sacrificio. Dio viene concepito come un Pastore che faccia nascere ed allevi un branco di pecore.

Ora non si può dire che un pastore ami le pecore: le alleva per poterle mangiare. E se si vuole ingraziarsi un pastore, gli si dà un'altra percora da allevare, da ingrassare e da mangiare. Lo stesso si pensa di Dio: egli crea gli esseri viventi perché in realtà se ne nutre. Gli uomini sono per così dire il pasto di Dio. E per ingraziarsi un Essere del genere, quale migliore idea di offrirgli una vita da divorare?

Nelle mitologie indù e greco-romane, viene concretamente descritto il profumo delle vittime arrostite e l'affollarsi degli dei al sacro banchetto. Gli dei si nutrono delle vite degli esseri uccisi. Quando alla religione degli dei si sono sostituite le religioni monoteistiche, non c'è stato un cambiamento di sostanza. La sensibilità degli uomini resta sempre la stessa: Dio crea per divorare le sue creature. Questo è il suo divertimento, questo è il suo gioco, questo è il suo alimento.

venerdì 10 dicembre 2010

Dei e demoni

Se crediamo di esserci liberati dagli dei e dai demoni del passato mitologico, ci sbagliamo di grosso, perché dei e demoni non sono che i nostri impulsi interiori e quindi proiezioni della mente. Dei e demoni stanno tutti ancora nella nostra testa, ieri come oggi; sono ciò che vorremmo o faremmo - se potessimo.


Affrontare i propri demoni interiori, riconoscendoli come proiezioni della mente, è già un primo passo avanti non solo per distaccarli da noi, ma anche per tenerli chiusi dentro di noi ed evitare che si traducano in attività esteriori. Quando infatti diventano la guida delle nostre azioni, allora demoni e dei entrano davvero nel mondo - e spesso non c'è una gran differenza tra loro.

Noi siamo Marte che vuole lo scontro, siamo Venere che ama la bellezza, siamo Eros che desidera il sesso, siamo Giove che vorrebbe comandare tutti e accoppiarsi con chiunque vuole...siamo dei della luce e demoni dell'oscurità, siamo la pace e siamo la guerra, siamo santi che si sacrificano e siamo demoni che vogliono il potere e la ricchezza. Sia nella nostra mente, sia - putroppo, quando si tratta di demoni - nella realtà.

Ecco perché è così importante essere consapevoli degli dei e dei demoni che alberghiamo in noi.