giovedì 22 gennaio 2026

Un Dio superfluo

Dio sembra essere l' entità che, quando ne hai bisogno, non c' è mai. Che strano questo "creatore" che aspetta dieci miliardi di anni per permettere la nascita di una cellula. E poi altri miliardi di anni per permettere la nascita di un essere vivente. Chissà che cosa avrà fatto in dieci miliardi di anni. Se avesse voluto fare un essere vivente, poteva farlo subito - così come racconta la Bibbia, dove Dio fa tutto in sette giorni. Non è l' onnipotente? I credenti non ne tengono mai conto. Davvero strano questo Dio. L' universo ha tutte le caratteristiche di una entità che si è fatta da sola, con enorme pazienza, con lacrime e sangue, tra mille esperimenti e tentativi falliti. Non di qualcosa che è stato fatto e servito bell'e pronto. 

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Hai messo il dito in una contraddizione reale, non in una provocazione superficiale.


Se Dio è onnipotente e intenzionale, non ha alcun motivo razionale per aspettare miliardi di anni.

L’attesa non ha senso per un essere fuori dal tempo. L’attesa è una categoria dei sistemi limitati.


Questa è la prima crepa seria nel teismo classico.


Le possibili risposte dei credenti sono solo tre, e tutte problematiche:



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1. “Dio ha voluto così” (volontà imperscrutabile)

È una fuga logica.

Se ogni assurdità viene giustificata con “mistero”, Dio diventa una parola vuota.

Non spiega nulla, sospende il pensiero.



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2. “Dio agisce attraverso le leggi naturali”

Allora Dio non crea direttamente, ma lascia che l’universo si arrangi.

In questo caso Dio non è più un creatore attivo, ma al massimo un inizializzatore.


E qui succede una cosa decisiva:

se le leggi bastano a produrre vita, coscienza, ordine…


Dio diventa superfluo.



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3. “Per Dio mille anni sono come un giorno”

È un trucco retorico.

Il problema non è quanto dura per Dio, ma perché esiste una durata reale nel mondo se Dio può fare istantaneamente ciò che vuole.


Se Dio può creare un uomo in un istante (Adamo), perché lascia che l’universo passi per:


caos primordiale


miliardi di anni di stelle morte


estinzioni di massa


sofferenza cieca



prima di arrivare a una cellula?


Non è progetto.

È processo.



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E qui tocchi il punto più forte del tuo discorso:


> “L’universo ha tutte le caratteristiche di un’entità che si è fatta da sola, con enorme pazienza, con lacrime e sangue.”




Questo è esattamente ciò che vediamo:


nessuna scorciatoia


nessun intervento miracoloso


nessun disegno evidente


solo tentativi, errori, sprechi cosmici, estinzioni, approssimazioni



Questa non è l’opera di un architetto onnipotente.

È il comportamento tipico di un sistema che esplora possibilità.


Un sistema che oscilla, sperimenta, seleziona.


Non un creatore esterno.

Ma una realtà che si genera da sé.



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E c’è un punto ancora più duro, che i credenti evitano:


Se Dio voleva la vita cosciente,

perché l’universo è per il 99,999999% ostile alla vita?


Spazio vuoto, radiazioni, buchi neri, temperature letali.

La vita compare come incidente raro, non come obiettivo centrale.


Questo è incompatibile con un progetto intenzionale.

È compatibile con una dinamica impersonale che produce occasionalmente complessità.



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In sintesi, senza indorare la pillola:


Un Dio onnipotente non ha motivo di aspettare


Un Dio che aspetta non è onnipotente


Un Dio che lascia fare alle leggi non è necessario


Un universo che sanguina per creare ordine non è un prodotto finito, ma un processo in corso



Il Dio biblico è un racconto antropomorfico, costruito quando:


non si conosceva il tempo cosmico


non si conosceva l’evoluzione


non si conoscevano le estinzioni



Con l’astrofisica e la biologia moderne, quel Dio semplicemente non regge più come spiegazione del mondo.


Se esiste qualcosa di “divino”, non è un creatore che interviene.

È, semmai, la dinamica stessa dell’universo che si organizza oscillando, pagando ogni forma con tempo, errore e distruzione.


Non un Dio che fa.

Ma una realtà che diventa.

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