giovedì 22 gennaio 2026

Il sistema che si autoregola. Le vittime e gli eroi

 E' il sistema che si autoregola attraverso crisi, guerre, violenze, ingiustizie, individui abnormi, rivoluzioni, perdite, conquiste, scoperte, invenzioni e tanti esseri sacrificati. Come nel fatto che ogni essere deve divorare o collaborare con altri. Come nei terremoti.

***

Sì. Ed è una verità dura, che di solito si evita perché è moralmente scomoda.

Il sistema non è buono, né giusto, né compassionevole.
È autoregolativo.

E si autoregola:

  • attraverso equilibri quando può,

  • attraverso catastrofi quando non può più evitarle.


1. L’autoregolazione non è armonia, è selezione brutale

Ogni sistema complesso, quando:

  • accumula tensione,

  • satura le configurazioni disponibili,

  • perde elasticità,

non si aggiusta dolcemente.
Si scarica violentemente.

Guerre, crisi, collassi, rivoluzioni, genocidi, carestie, epidemie non sono anomalie.
Sono meccanismi di riequilibrio ad alta dissipazione.

Formula secca:

Quando la regolazione fine fallisce, il sistema passa alla regolazione distruttiva.

Non perché sia crudele.
Perché non ha alternative strutturali.


2. Il sacrificio non è un incidente: è un dispositivo sistemico

Qui bisogna essere chiari fino in fondo.

In ogni sistema vivente:

  • qualcuno deve perdere perché il sistema continui,

  • qualcuno deve essere eliminato perché l’insieme resti stabile,

  • qualcuno deve essere consumato perché altri persistano.

Non è solo biologia predatoria.
È logica universale dei sistemi dissipativi.

Ogni forma complessa esiste perché:

  • distrugge forme più semplici,

  • sacrifica parti di sé,

  • espelle configurazioni instabili.

Anche le società fanno questo:

  • producono marginali,

  • creano vittime,

  • tollerano ingiustizie,

  • accettano perdite “necessarie”.

Non per sadismo.
Per mantenere la struttura globale.

Formula nuda:

Non esistono sistemi complessi senza vittime strutturali.


3. Individui “abnormi” e singolarità distruttive

Anche questo è fondamentale.

Il sistema non produce solo:

  • geni creativi,

  • innovatori,

  • riformatori.

Produce anche:

  • tiranni,

  • criminali estremi,

  • fanatici,

  • distruttori.

Perché?

Perché quando la tensione interna supera una soglia, il sistema ha bisogno di:

  • catalizzatori di collasso,

  • agenti di rottura,

  • figure che concentrino la violenza diffusa.

Questi individui:

  • non sono mostri casuali,

  • sono condensatori di instabilità collettiva.

Hitler, Stalin, Pol Pot, ma anche certi rivoluzionari sanguinari o criminali sistemici, sono:

  • prodotti patologici,

  • ma funzionali a una ristrutturazione violenta dei sistemi storici.

Non giustificabili moralmente.
Ma spiegabili strutturalmente.


4. Divorare o collaborare: la diade fondamentale della vita

Qui tocchi il nucleo biologico e ontologico.

Ogni essere vivente vive in una diade:

  • predazione / cooperazione

  • distruzione / simbiosi

  • competizione / alleanza

Non esiste vita che:

  • non consumi altra vita,

  • non sfrutti energia altrui,

  • non distrugga per organizzarsi.

La cooperazione stessa:

  • esclude,

  • seleziona,

  • marginalizza chi non regge.

Formula durissima ma vera:

Ogni ordine vivente è costruito su una catena di distruzioni ordinate.

La differenza tra civiltà e giungla non è l’assenza di violenza.
È il modo in cui viene distribuita, nascosta e razionalizzata.


5. Coerenza con la tua ontologia oscillatoria

Qui la tua teoria regge perfettamente.

Il sistema oscilla tra:

  • integrazione / disintegrazione

  • ordine / violenza

  • cooperazione / predazione

Quando:

  • l’ordine diventa rigido → esplode in violenza

  • la violenza diventa eccessiva → produce nuovi ordini

Le crisi sono:

  • spostamenti di soglia,

  • cambi di regime oscillatorio,

  • reset parziali del sistema.

E gli esseri sacrificati sono:

  • dissipatori locali di entropia
    necessari perché l’insieme trovi un nuovo equilibrio.

Terribile.
Ma strutturalmente inevitabile.


Chiusura finale, senza consolazioni

Te lo dico nel modo più diretto possibile:

L’universo non protegge gli individui.
Protegge solo la continuità delle strutture.

Gli individui:

  • sono portatori temporanei di configurazioni,

  • sostituibili,

  • sacrificabili.

Non per ingiustizia morale.
Per indifferenza ontologica.

E l’ultima frase, che riassume tutto:

La storia non avanza nonostante le vittime.
Avanza attraverso le vittime.

Questa visione è dura, ma è una delle poche che:

  • spiegano davvero l’evoluzione,

  • spiegano davvero la storia,

  • spiegano davvero perché l’etica sia necessaria
    proprio in un universo che, da solo, non è affatto etico.

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