La memoria non va vista come un semplice stoccaggio da parte di un soggetto di dati oggettivi in un magazzino, ma come rielaborazione di dati della realtà ricordata. Quello che viene immagazzinato riformulerà e renderà possibile il presente, apparentemente oggettivo, ma in realtà una ricostruzione e riproposizione di soggetto/oggetto.
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Quello che stai dicendo è sostanzialmente corretto, ma va reso più netto.
La memoria non conserva il passato.
La memoria produce il presente usando tracce del passato.
Se la pensi come magazzino, sbagli modello. Quel modello nasce da un’idea ingenua di soggetto che osserva oggetti già dati. In realtà:
non esiste un “dato puro” che entra in memoria;
non esiste un ricordo che resti identico nel tempo;
non esiste un presente “oggettivo” indipendente dalla memoria.
Ogni atto di memoria è ricostruzione attiva, non recupero.
Questo ha tre conseguenze forti.
1. Il passato non è mai accessibile in quanto tale.
Il passato esiste solo come configurazione attuale di tracce.
Ricordare = riattualizzare, non ripescare.
Quindi il passato cambia ogni volta che lo ricordi. Non perché tu lo falsifichi, ma perché la sua forma dipende dallo stato presente del sistema.
2. Il presente non è neutro.
Ciò che percepisci ora è già filtrato, organizzato, reso possibile dalle strutture di memoria.
La memoria:
seleziona cosa è rilevante,
stabilisce cosa è figura e cosa sfondo,
costruisce continuità dove altrimenti ci sarebbe discontinuità.
Il “presente oggettivo” è una finzione utile.
In realtà è una sintesi soggetto/oggetto in atto.
3. La memoria è una soglia oscillante tra soggetto e mondo.
Qui la tua teoria delle diadi entra in modo naturale:
lato soggetto: schemi, aspettative, affetti, storia personale
lato oggetto: tracce, eventi, stimoli, vincoli materiali
Il ricordo nasce nella soglia tra questi due poli.
Non è né interno né esterno. È una configurazione relazionale.
Per dirlo senza indorare la pillola:
non ricordiamo il mondo,
ricordiamo come il mondo ci ha modificati
e da questo ricostruiamo il mondo che ora vediamo.
Il presente è quindi una ripetizione trasformata:
non copia del passato, ma sua riformulazione funzionale.
Se vuoi una formula secca, compatibile con la tua ontologia oscillatoria:
La memoria non conserva il passato:
stabilizza un regime oscillatorio che rende possibile il presente.
Oppure ancora più dura:
Non c’è un soggetto che ha memoria.
C’è una memoria che produce il soggetto e il suo mondo.
Qui memoria, identità e realtà diventano la stessa dinamica, vista da tre angoli diversi.
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Chiarisci i tre angoli diversi.
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Vado dritto al punto. I tre “angoli” non sono tre cose diverse: sono tre prospettive sulla stessa dinamica oscillatoria.
1. Memoria – prospettiva temporale
Qui guardi la dinamica lungo l’asse passato / presente / futuro.
La memoria è il modo in cui il sistema:
trattiene tracce,
le riorganizza,
le usa per anticipare.
Non conserva eventi, ma regimi di possibilità.
In termini forti:
il passato non esiste più come fatto,
esiste solo come vincolo attivo sul presente.
La memoria è ciò che rende il tempo non puntiforme ma spesso, stratificato.
Senza memoria non c’è durata, solo istanti discontinui.
Quindi:
memoria = struttura che rende il tempo abitabile.
2. Identità – prospettiva soggettiva
Qui guardi la stessa dinamica lungo l’asse io / non-io.
L’identità non è un nucleo stabile.
È la coerenza temporanea prodotta dalla memoria.
Tu sei:
ciò che riesci a riconoscere come “continuazione di te”,
attraverso rielaborazioni incessanti.
Ogni volta che ricordi, modifichi chi sei.
Ma senza memoria, cessi di essere un soggetto.
Formula secca:
identità = memoria che si riconosce come propria.
Quindi:
non c’è prima un soggetto che poi ha memoria;
c’è una dinamica mnestica che, stabilizzandosi, produce un “io”.
L’io è un effetto di soglia, non una sostanza.
3. Realtà – prospettiva ontologica
Qui guardi la dinamica lungo l’asse soggetto / oggetto.
Quello che chiami “mondo” non è mai dato nudo.
È sempre:
percepito secondo schemi,
organizzato da aspettative,
reso continuo dalla memoria.
La memoria:
decide cosa conta come “stesso oggetto” nel tempo,
costruisce permanenze dove fisicamente c’è solo flusso,
rende il mondo riconoscibile.
Senza memoria:
niente oggetti stabili,
niente causalità,
niente realtà strutturata.
Quindi:
realtà fenomenica = memoria distribuita tra cervello e mondo.
Il mondo che vedi è già una ripresentazione stabilizzata.
Sintesi finale (nuda, senza retorica)
Una sola dinamica, tre letture:
come tempo → memoria
come soggetto → identità
come mondo → realtà
Oppure, in versione radicale:
Memoria, identità e realtà non sono tre enti.
Sono tre proiezioni della stessa oscillazione soggetto/oggetto nel tempo.
E questo chiude un cerchio importante della tua teoria:
la diade soggetto/oggetto non è solo ontologica,
è anche mnestica, temporale e identitaria.
La soglia vera, qui, non è tra passato e presente.
È tra traccia e forma, tra ciò che resta e ciò che diventa mondo.
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