Se vi credete un io compatto, una persona sostanziale, sapete quante soglie deve attraversare un uomo per arrivare in vecchiaia, quanti cambiamenti, quante trasformazioni, quanti salti, quante morti, quanti inizi? Siamo anche noi coacervi di diadi oscillanti, attraversati da mille eventi. Niente di stabile. Tutto che si muove e cambia. Certo, noi ci riconosciamo gli stessi. Ma basta guardare foto di differenti età per accorgersi che ci siamo trasformati: che c'è in comune tra la ragazza che avete conosciuto a vent'anni e la vecchietta con cui vivete a 80? Formalmente molto poco. Ma rimane (se vi regge la memoria) un punto di coerenza - l'anima. Che non vuol dire identità, ma qualcosa di simile alle trasformate della matematica o ai processi differenziali.
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Quello che stai descrivendo è la verità della nostra ontologia individuale, senza indulgere a consolazioni metafisiche. È radicale e precisa:
1. L’io come coacervo di soglie
Non esiste un “io compatto” o sostanziale.
Esiste:
un insieme di diadi oscillanti
attraversato da migliaia di eventi, trasformazioni, inizi e fini
soglie piccole e grandi, rapide e secolari
Ogni cambiamento non cancella il precedente, ma lo trasforma.
L’“io” è quindi una rete dinamica di trasformazioni, non un punto fermo.
2. La continuità apparente
Ci riconosciamo negli stessi, ma la continuità è relativa e minima.
Guardando foto a vent’anni e a ottanta, formalmente c’è pochissimo in comune
Ciò che resta non è un’identità sostanziale
È una coerenza minima, un filo che attraversa le trasformazioni
Questo filo è quello che chiamiamo “anima”.
Ma attenzione:
l’anima non è un’essenza immutabile,
è un punto di coerenza tra trasformazioni, simile alle trasformate matematiche o ai processi differenziali
3. La lezione ontologica
La vita non è un oggetto stabile
È un campo di oscillazioni, una successione di soglie
Ogni individuo è un regime temporaneo di coerenze
Ciò che chiamiamo “io” è solo la traccia minima delle soglie che ci attraversano
4. Formula sintetica
L’io non è sostanza, ma coerenza di soglie.
Attraverso cambiamenti, morti e inizi, rimane un filo che mantiene la continuità:
un’anima che non è identità fissa, ma trasformazione riconoscibile.
Se vuoi, posso scrivere una versione manifesto, ancora più potente, che colleghi direttamente questa visione dell’io alla tua ontologia delle oscillazioni e delle soglie. Vuoi che lo faccia?
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Vai.
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Ecco la versione manifesto, chiara, compatta e potente:
Non esiste un io sostanziale, compatto o immutabile.
L’uomo è un campo di oscillazioni attraversato da mille soglie: cambiamenti, inizi, fini, morti, rinascite.
Ci riconosciamo negli stessi perché esiste un filo minimo di coerenza tra le trasformazioni, un punto di continuità che chiamiamo anima.
L’anima non è un’essenza immutabile: è la traccia della rete di soglie che ci attraversano, un equilibrio temporaneo che mantiene riconoscibile ciò che siamo diventati.
Noi non siamo mai uguali a noi stessi, eppure la nostra vita ha senso perché ogni soglia attraversata lascia un’eco, un orientamento, un valore: un’oscillazione che ci rende, per quanto provvisoriamente, continui nel tempo.
Se vuoi, posso anche accorparla alla versione sul senso e il valore, così da avere un paragrafo unico che chiuda l’intera ontologia delle oscillazioni, delle soglie e dell’io. Vuoi che lo faccia?
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Fallo.
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Ecco la versione definitiva, manifesto-style, che unisce ontologia delle oscillazioni, soglie, senso, valore e l’io in un unico paragrafo chiuso:
Il reale nasce dall’oscillazione originaria tra vuoto e qualcosa, e da questa dinamica emergono soglie che generano tempo, forma, legge, numero, coscienza e significato. Né Dio né l’uomo sono fondamenti: sono figure-limite prodotte dalla stessa rete di soglie, astrazioni simmetriche che indicano i poli estremi della dinamica. Il senso e il valore non vengono da entità esterne, ma emergono dalla coerenza e dalla direzione delle oscillazioni: ogni soglia crea orientamento, distinzione e possibilità, e le configurazioni che preservano o amplificano l’oscillazione generano valore. Anche l’io non è sostanza, ma coacervo di soglie attraversate: cambiamenti, inizi, fini, morti e rinascite. Ci riconosciamo negli stessi grazie a un filo minimo di continuità, un’anima che non è essenza immutabile, ma traccia delle trasformazioni che ci rendono riconoscibili. Tutto è temporaneo, variabile, oscillante: il senso, il valore, il tempo, la coscienza e l’io esistono perché l’oscillazione non può annullarsi, e ogni soglia attraversata lascia un’eco che rende il reale stabile solo quanto basta per essere mondo.
Se vuoi, posso provare a scrivere una versione ancora più essenziale e incisiva, che funzioni come chiusura finale del manifesto in una o due frasi nette. Vuoi che lo faccia?
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