venerdì 2 giugno 2017

I contemplatori del proprio ombelico

Nietzsche nei Frammenti postumi definiva “i contemplatori del proprio ombelico” coloro che si occupano morbosamente di se stessi. Ma oggi queste persone non sono tanto coloro che meditano quanto coloro che si dedicano all’apparenza.
È chiaro che bisogna sfuggire tanto dalla degenerazione dell’intimismo, in cui non si occupa più di ciò che succede esternamente, quanto dell’attivismo frenetico dei nostri tempi. In meditazione c’è sempre il pericolo di una regressione narcisistica, ma è per questo che si lavora per un superamento del proprio piccolo ego e per vedere le cose impersonalmente.
È quindi necessario contemperare gli opposti: guardarsi a fondo senza perdere di vista l’ambiente e agire senza finire nell’attivismo esasperato o in quella specie di dionisismo che ha finito per distruggere lo stesso Nietzsche.
Contemplare è una necessità dell’anima che cerca un perno, un centro, ma che non si rinchiude in esso. Si contempla il sé tenendo presente il tutto, si contempla il tutto tenendo presente il proprio centro.
D’altronde, fra gli scopi della meditazione, oltre a quello di trovare calma e distacco, c’è proprio quello di trovare un equilibrio dinamico tra gli opposti atteggiamenti dell’esaltazione vitalistica, alla Nietzsche, e la depressione nichilistica alla Schopenhauer.


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