domenica 22 novembre 2009

Dio e Mammona

Qualche cattolico, scandalizzato dall’appoggio dato dalla Chiesa a questo governo, propone di non versare l’otto per mille alla Chiesa cattolica. Ma stia attento a non versarlo allo Stato, perché buona parte di quei soldi verranno comunque girati alla Chiesa.


Questa legge sull’otto per mille è un capolavoro di ipocrisia machiavellica – un vero esempio di alta etica religiosa.

Incontro tra l'Arcivescovo di Canterbury e il Papa

Li chiamano “teologi”, ma non sanno pensare niente di nuovo su Dio. Si occupano di altre questioni: i gay, le donne prete, i preti sposati, i divorziati, l’aborto, gli scismi e soprattutto il mercato delle anime. Sono uomini di potere, politici, non teologi.


Un vero teologo deve ripensare il concetto di Dio: non solo se esista o non esista, ma come esista o non esista; e deve essere in grado di uscire dalla propria tradizione religiosa. Quando Eckhart dice: “Prego Dio perché mi liberi da ogni idea di Dio”, spiega quello che dovrebbe essere il primo passo di un teologo, pur credente.

sabato 21 novembre 2009

Sogni consapevoli

Esistono per fortuna metodi di meditazione che utilizzano anche l’inconscio; per esempio, quello del sonno lucido. Che consiste nel diventare consapevoli di sognare mentre si sogna. È un atto di riconoscimento: io sto sognando. Solo a quel punto si è padroni di agire direttamente sull’inconscio, richiamando anche figure spirituali cui siamo legati.


L’atto di riconoscimento del sogno è analogo all’atto di riconoscimento della vita come stato di sogno, e profondo è il tipo di illuminazione che ne può venire. Il metodo è molto potente. Ma non è adatto a tutti.

Le tendenze inconsce

Il grande problema della meditazione è che, mentre noi lavoriamo a livello della coscienza e della razionalità, esiste un vasto mondo interiore, il mondo delle nostre tendenze più profonde, che opera a livello inconscio. La lotta sembra impari.


Queste tendenze e predisposizioni inconsce, buone e cattive, si trascinano da tempo immemorabile attraverso una lunghissima linea di vite precedenti – quelle dei nostri avi, umani e non umani. Costoro hanno costruito, mattone su mattone, ciò che siamo, il nostro patrimonio, che non è solo genetico, ma anche psicologico e spirituale.

Siamo dunque gli eredi di un enorme patrimonio, che a nostra volta potremo migliorare o peggiorare. Ma resta il fatto che prima di tutto dobbiamo prendere coscienza di questa situazione. Se non lo facciamo, se non interverremo direttamente su tali tendenze ereditarie, non potremo migliorare nulla e saremo soltanto fuscelli trasportati dal vento cosmico.

Meditare è anche questo: diventare consapevoli di ciò che siamo, in quanto prodotti di un passato lontano. Ecco che cosa significa “conoscere se stessi”.

Abbagliamento luminoso

Le nostre città sono diventate così luminose che non possiamo più vedere le stelle notturne – situazione altamente metaforica...


Le nostre città sono così piene di luci, di rumori, di traffico, di confusione e di inquinamento (fisico e mentale) che l’uomo moderno non è più in grado di vedere le luci naturali: le luci artificiali ci impediscono di vedere la vera luce.

Ma, per fortuna, se meditiamo un po’ – chiudendo gli occhi, trattenendo il respiro e premendo magari la lingua contro il palato o i polpastrelli delle dita contro i globi oculari – possiamo vedere il cielo interiore, punteggiato da miliardi di stelle, di costellazioni, di nebulose, di buchi neri e di supernove.

Come fuori, così dentro.

Che cosa significa questo se non che l’universo è dentro di noi? Gli antichi veggenti delle Upanishad lo avevano detto: tutto ciò che sta fuori nell’universo è anche dentro il nostro cervello, il Dio onnipervadente è il sé intimo di ogni essere, il Grande Spirito abita nella mente umana.

Dunque, quando siamo abbagliati dalle luci esteriori, guardiamoci dentro per scoprire le luci più autentiche.

venerdì 20 novembre 2009

Vedere e interpretare

Una studiosa italiana dichiara di aver ravvisato in alcuni segni sulla Sindone il marchio di un necroforo che attesterebbe che in quel telo era stato sepolto Gesù di Nazareth. Lei dice di non essere stata influenzata dalla sua fede, ma sapete come vanno queste cose quando i segni sono incerti: si vede quel che si vuol vedere e non si vede quel che non si vuol vedere. – Ed è così in tutta la nostra attività conoscitiva: noi non vediamo, noi interpretiamo, sempre.

giovedì 19 novembre 2009

Il Gesù laico

Quando Gesù predica l’amore per il prossimo, ovviamente “non possiamo non dirci cristiani”. Ma quando gli vengono messe in bocca frasi sull’istituzione di una Chiesa, non dobbiamo dirci cristiani. Una Chiesa gerarchica e dogmatica è esattamente ciò contro cui egli lottò.

Il principio della meditazione

La maggior parte delle persone in Occidente non ha la minima idea che la mente possa essere un semplice strumento e che di conseguenza possa essere addestrata. E si identificano passivamente con essa, diventandone schiave.


Il messaggio invece che ci viene dall’Oriente è proprio questo: è possibile influire potentemente sui propri processi mentali, indirizzandoli in un senso piuttosto che in un altro. In altri termini, il proprio sé più profondo non coincide con la mente.

La vita come apprendimento

“Per una persona abituata alla meditazione e dotata di stabilità e comprensione profonda di tutti gli eventi, ogni esperienza vissuta assume la forma di un insegnamento, diventa insomma una sorta di apprendimento.”


Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, L’arte della felicità, Mondadori, 2000

venerdì 13 novembre 2009

Lo stato della mente

Se la mente non riesce a crearsi una propria autonomia, siamo soltanto marionette tirati da mani altrui; se invece riesce a ritagliarsi un proprio spazio, è in grado di indirizzare se stessa e il soggetto. Un proverbio tibetano dice: “Se la mente è in pace, saremo più felici indipendentemente dalle circostanze esterne; se la mente è disturbata, saremo infelici indipendentemente dalle circostanze esterne”. Questo è il principio su cui si basa l’addestramento mentale che chiamiamo meditazione.


E non si tratta solo di felicità, ma anche di essere schiavi o padroni della nostra vita.

mercoledì 11 novembre 2009

Visione profonda

Niente nasce, niente muore, tutto si trasforma. Prendiamo un albero: l’albero è fatto di terra, di pioggia, di sali minerali, di ossigeno, di sole, di luna, ecc., tutte cose che esistevano prima di lui. E a sua volta offre legname, frutti, foglie, frescura, ombra, ossigeno, rifugio per insetti e uccelli, ecc. Quando “muore” o viene tagliato, non sparisce nel nulla: i suoi elementi possono essere riassorbiti dal terreno, dai funghi, dall’aria, dal cielo, dall’acqua, ecc. ed essere trasmessi ad altri esseri viventi; oppure, se viene tagliato, si trasforma in legna che può dare origine a mobili, case, carta e mille altri oggetti; se viene bruciato in una stufa, si trasforma in calore, fumo, acqua, ecc. Quindi possiamo ritrovarlo in una nuvola o in una goccia di pioggia o nel calore che ci permette di vivere. Dunque, in un certo senso esisteva prima e in un certo senso esisterà dopo.


È così per ognuno di noi: ognuno di noi in un certo senso esisteva prima, nei suoi progenitori e negli elementi da cui sarà composto, e in un certo senso esisterà dopo, nei suoi discendenti, nelle sue opere, in ciò che avrà fatto o detto, negli elementi che lo compongono e nella presenza che avrà offerto agli altri.

Di conseguenza, questa goccia d’acqua che mi casca sulla fronte può essere una parte di quell’albero o una carezza di mia madre.

In un certo senso esistevo prima, in un certo senso esisterò dopo. Come ogni cosa dell’universo, come l’universo stesso.

Questo significa guardare le cose in profondità.

lunedì 9 novembre 2009

Impermanenza

Quando realizziamo che ogni cosa è impermanente, veniamo colti da sconforto: tutto è destinato a finire, niente può perdurare nel tempo. – È vero, ma pensiamo anche al rovescio della medaglia: anche la sofferenza è impermanente.

Ancorarsi al presente

Quando desideriamo qualcosa, quando speriamo in qualcosa, e soffriamo, vuol dire che non siamo felici nel presente. Chi è felice è soddisfatto del presente. Per esempio, se sono innamorato, lo sono qui e ora, e non desidero qualcos’altro. Se dunque spero o desidero, e soffro, corro dietro a qualcosa.


Se invece ho paura e soffro, scappo da qualcosa.

In entrambi i casi, il risultato è che perdo il presente.

Il rimedio è naturale: cercare di rimanere nel presente, per esempio seguendo il respiro, ripetendo un mantra, ascoltando i suoni o camminando consapevolmente. Questo atto mi ancora al presente e mi evita di correre dietro o di scappare. Ed è una prima forma di autoterapia e di meditazione.

domenica 8 novembre 2009

Ascolto e gentilezza

Il maestro zen Thich Nhat Hanh vorrebbe applicare la pratica dell’ascolto profondo e della parola gentile agli uomini politici. In effetti, una pratica del genere sarebbe necessaria nel nostro Parlamento dove non si ascoltano gli altri e ci si odia e ci si insulta.


Ma, per una pratica del genere, occorrerebbe esercitare un minimo di consapevolezza e non so se certi politici, che brandiscono crocifissi come clave, sarebbero in grado di farlo. In fondo, anche i Vangeli sono pieni di parole aspre e di contrapposizioni. ““Non sono venuto a portare pace, ma una spada (Matteo 10,34)...Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione (Luca 12,51)”.

Per risvegliarsi

Se nel mezzo di un sogno mi sorge il pensiero: “Sto sognando”, ecco che mi sveglio. Così è anche per quel sogno che è la vita. Ma ci vuole un atto di riconoscimento. Per uscire dal sogno, bisogna riconoscere che si sta sognando.

venerdì 6 novembre 2009

Esteriorità

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo secondo cui l’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche è “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni” è una dichiarazione di grande civiltà, che in Italia non può essere per ora recepita perché il nostro paese è in fase regressiva.


Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, scrive sulla Stampa che stiamo andando “a piccoli passi verso la barbarie”. È vero, e la religione dei crocifissi vi svolge – come in passato – un ruolo determinante.

L'undicesimo comandamento

Nelle tavole della Legge giudaico-cristiana manca sempre un comandamento: sii consapevole! Ed è una grave mancanza, perché non si possono realmente osservare gli altri comandamenti se manca la consapevolezza...di quel che si fa e di quel che si è. – Ma chi ci insegna a essere consapevoli? Non certo i sacerdoti di queste religioni.

Senza crocifissi

A Milano, i Cappuccini che gestiscono una grande struttura di assistenza, frequentata da oltre duemila persone di tutte le religioni, hanno scelto di non esporre nessun simbolo religioso, nemmeno il crocifisso. – Fatti e non simboli.


Anche don Milani, prima di iniziare una lezione, chiudeva in un cassetto il crocifisso.

Due esempi di una sensibilità, che è poi la base di ogni religiosità.

mercoledì 4 novembre 2009

Il crocifisso a scuola

La Corte europea dei diritti dell’uomo sentenzia che la presenza di crocifissi nelle scuole pubbliche è “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”. Una sentenza ineccepibile che inchioda alle sue responsabilità il nostro governo che non possiamo non definire clericale. Una sentenza di grande civiltà che in Italia rimarrà lettera morta perché questo è un Paese in cui la religione viene imposta con una serie di iniziative irrispettose della libertà di coscienza. Da qui l’indottrinamento religioso nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado e la presenza di simboli come il crocifisso sparsi dappertutto. Non si vuole che il cittadino possa scegliere; si vuole che si conformi senza pensare.




Coloro che credono di difendere l’identità del Paese accentuando l’identità religiosa preparano un triste destino all’Italia, perché un giorno in cui ci fosse una maggioranza islamica questa si sentirebbe legittimata a utilizzare le strutture pubbliche così come fa la Chiesa.

I nostri governanti non hanno capito quello che in tutta Europa è già stato compreso, e cioè che si difende l’identità di uno Stato accentuando il suo carattere laico e neutrale rispetto alle religioni.

Le religioni passano, gli Stati rimagono.





Il cardinale Walter Kasper afferma che la sentenza della Corte europea “non esprime laicità, ma ideologia, un laicismo che si fa intollerante: voler togliere il crocifisso è intollerante” (Corriere della Sera, 4-11-09). – Ma perché è stato messo il crocifisso? Non è stato un atto di intolleranza, un tentativo di condizionamento, la volontà di marcare il territorio?



Una linea di difesa del crocifisso nelle scuole pubbliche sostiene che sarebbe un simbolo di pace. Ma quando mai il cristianesimo è stato una religione di pace? Dovunque è andato (Sud America, Africa, Australia, la stessa Europa...) ha compiuto eccidi e sfruttamenti; ha distrutto le culture locali e ha imposto il proprio messaggio con la violenza. Diceva Gesù: “Non sono venuto a portare pace, ma una spada (Matteo 10,34)...Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione (Luca 12,51)”. E dunque il crocifisso non è solo un simbolo di pace. Per molti è simbolo di persecuzione. E in effetti ha anche la forma di una spada.



Dispiace vedere che lo Stato italiano, attraverso il suo attuale governo, prenda le difese delle imposizioni volute dallo Stato del Vaticano. Sembra non rendersi conto che così facendo perde parte della propria sovranità: uno Stato dimezzato. E questo è tanto più notevole quanto più il governo si definisce di destra e quindi dovrebbe difendere i valori nazionali. Diceva Antonio Gramsci: “Il Concordato è il riconoscimento esplicito di una doppia sovranità in uno stesso territorio”.

Che cosa ammira allora la destra nella Chiesa? Forse la sua capacità di irreggimentare la gente?



Molti ragionano così: gli italiano sono cattolici e, se viene da noi qualcuno che non lo è, se ne vada via, e pensano ai musulmani. Ma non tutti gli italiani sono cattolici; anzi, i veri cattolici sono una minoranza. E la non esposizione del crocifisso è prima di tutto una forma di rispetto per i laici non-credenti.



Altri ragionano così: il crocifisso è un simbolo di sofferenza e di redenzione, non solo un emblema religioso. Ma il crocifisso è anche un simbolo di un patibolo e di un’arma. E i simboli ognuno li interpreta così come è stato condizionato a farlo.



Altri ancora nella difesa del crocifisso diventano subito bellicosi, aggressivi e intolleranti, e dicono: chi non è d’accordo con noi stia zitto e accetti la volontà della maggioranza. E questo dimostra come il crocifisso non sia solo un simbolo di pace, ma anche di oppressione, e spiega il collegamento tra clericalismo e autoritarismo.



Quando vediamo le fotografie del giovane Ratzinger che fa il saluto nazista, commentiamo: “Poveretto, non era colpa sua: era condizionato dal regime totalitario che spargeva i suoi simboli dappertutto e irreggimentava i giovani.” Ma in questa opera di condizionamento la Chiesa non è seconda a nessuno; anzi, è il modello di ogni regime totalitario, con cui spesso si accorda. Così ha fatto con il fascismo e con il nazismo. – Non però con il comunismo, perché questo si dichiarava ateo.



Il fatto che la maggioranza degli italiani si dichiari cattolica non significa nulla. Avrebbe un senso se avesse scelto di esserlo, dopo avere ben riflettuto. Ma è a questa riflessione che si oppone l’esibizione del crocifisso, l’insegnamento religioso, il battesimo dei neonati eccetera eccetera. Le religioni non vogliono che la gente pensi con la propria testa. Come dice Gesù: “Compelle intrare! (Luca 14, 23)” Costringili a entrare, con le buone o con le cattive!



Credo che gli italiani siano vittime di un equivoco. Quando Croce diceva che “non possiamo non dirci cristiani” si riferiva a una parte del messaggio di Gesù che egli riteneva di pace e di amore. Ma in questo messaggio, come dimostrano le citazioni appena menzionate e molte altre, non c’è solo bonomia. Che queste frasi e parabole siano di Gesù o di qualcuno dei vari interpolatori dei Vangeli non ha importanza; ciò che importa è che nei Vangeli c’è anche intolleranza e volontà di potenza, che si sono d’altronde dispiegati in tutta la storia del cristianesimo. E, quindi, andiamoci piano prima di dichiararci cristiani. I popoli distrutti o sottomessi dai missionari e dagli eserciti cristiani hanno un’altra idea del messaggio evangelico. Ci si informi bene prima di aderire a una religione.



Una cosa è certa: che l’esposizione dei simboli religiosi nelle aule delle istituzioni pubbliche viola il principio di neutralità e imparzialità che lo Stato deve osservare in ambito religioso. In Italia abbiamo dunque uno Stato clericale. Il Presidente della Repubblica non ha niente da dire in proposito? Si pensi che anche nei tribunali viene appeso il crocifisso. C’è stato perfino un giudice, Luigi Tosti, che è stato sospeso dal Csm e condannato per il suo rifiuto di celebrare le udienze sotto la spada di Damocle del crocifisso. Anche se la Cassazione ha poi annullato la sentenza, questo non è certo un comportamento da Stato neutrale, ma da Stato clericale. Eppure il cattolicesimo non è più religione di Stato.



Ai cattolici non si chiede di rinunciare ai loro simboli, ma di non imporli agli altri nei luoghi pubblici: questo è il senso della sentenza della Corte di Strasburgo, violata finora dall’Italia.

martedì 3 novembre 2009

Dialettica

Se non ci fosse odio, non ci sarebbe amore; se non ci fosse sofferenza, non ci sarebbe felicità; se non ci fosse morte, non ci sarebbe vita; se non ci fosse basso, non ci sarebbe alto; se non ci fosse sotto, non ci sarebbe sopra; se non ci fosse male, non ci sarebbe bene; se non ci fosse prima, non ci sarebbe dopo...ecc.


Nel nostro mondo dualistico, se vogliamo i primi termini, dobbiamo accettare anche i secondi. Ecco perché parlare di vita o di felicità eterne non ha senso, è una contraddizione in termini: non possiamo pensare al paradiso senza concepire anche l’inferno.

Ciò ha due conseguenze. Che i nostri sogni di una felicità o di una vita eterne non sono nient’altro che...sogni. E che comunque non è definita la misura dei due termini. C’è una bella differenza tra l’avere un 50% del primo termine e un 50% per cento del secondo, e averne un 80% per cento e un 20%.

Dunque, c’è qualcosa da fare.

Qualità della consapevolezza

Quando diciamo che dobbiamo essere consapevoli o che dobbiamo sviluppare la consapevolezza (per esempio del respiro), non usiamo il concetto giusto, non riusciamo a comunicare la qualità di questa consapevolezza. Che non è un semplice essere coscienti, ma un godersi l’esperienza. Ecco, sarebbe meglio dire che per meditare dobbiamo gustare le inspirazioni e le espirazioni.

martedì 27 ottobre 2009

Presenza mentale

Meditare non è ricercare stati mentali positivi, ma osservare tutti gli stati mentali senza farsene coinvolgere.
Se infatti cercassimo solo stati mentali positivi, ne rimarremmo attaccati e, quando li perdessimo, ricadremmo nella frustrazione – e nel solito ciclo.

domenica 25 ottobre 2009

Stati onirici

Che differenza c’è tra un sogno e l’esistenza?
Un sogno dura una notte, mentre la l’esistenza è un sogno che dura una vita.

Una fede negativa

Si dice che la fede sia un dono. Ma una fede tenace in qualcosa di sbagliato è la peggior iattura possibile. Per esempio la fede che la vita sia qualcosa di solido ci impedisce di vedere e di realizzare che la vita ha la stessa natura dei sogni, e ci impedisce, al momento della morte, di risvegliarci da questa illusione.
Non è dunque un dono, ma ignoranza.

venerdì 23 ottobre 2009

Il Dio dei pigri

C’è chi crede che basti credere a un Dio per salvarsi. Ma non c’è mai stato nessun Dio capace di rendere intelligente uno stupido. Ecco, questo è il punto: se non penetra in noi la luce dell’intelligenza, anche se fossimo salvati, resteremmo degli idioti. E dovremmo riprendere il ciclo per capire di più – non c’è una scorciatoia.
Alla fine è la conoscenza che libera.

mercoledì 21 ottobre 2009

Ricchi e poveri

Quando parliamo di divaricazioni tra poveri e ricchi, di ingiustizie del capitalismo e della mancanza di senso morale di tanti clericali, non ci riferiamo a concetti astratti. Prendiamo per esempio il caso di Francesco Grossi finito in prigione con le accuse di “associazione a delinquere, appropriazione indebita, truffa, riciclaggio e corruzione.” Chissà se questo “re delle bonifiche ambientali”, ciellino doc, che tutte le domeniche andava a messa – si sia mai posto il problema di aver speso 6 milioni e 400.000 euro in orologi da collezione e di possedere venti Ferrari, svariate Lamborghini e un numero imprecisato di motoscafi, oltre a ville, un castello, elicotteri e aerei personali. E chissà se la Chiesa cattolica si scomoderà a prendere provvedimenti o a pronunciare condanne che è così pronta a indirizzare verso chi divorzia o assume pillole antifecondative. Chissà se l’etica della Chiesa andrà mai oltre la morale dei preservativi.

Quel che resta di Marx

Una volta tanto sono d’accordo con l’Osservatore Romano e con Civiltà cattolica che riconoscono l’importanza del pensiero di Marx, separandolo da quello di Engels e del marxismo-leninismo, i veri responsabili degli orrori degli Stati comunisti. In realtà, certi concetti fondamentali, come il “il lavoro alienante”, “il problema dell’origine del plusvalore” e la questione delle ricorrenti crisi del capitalismo, restano verità incontrovertibili, sotto gli occhi di tutti.
Marx sostenne che non è nella natura dell’uomo “intendere il lavoro retribuito come semplice mezzo per assicurarsi l’esistenza fisica” e riconobbe che “la forma del lavoro, come la spartizione tra povertà e ricchezza, non sono dati naturali, ma l’espressione di strutture create dall’uomo, delle quali egli stesso deve essere reso responsabile”. Ecco che cosa resta del pensiero di Marx, ecco che cosa è ancora attuale. E non è poco.

Uno Stato rinunciatario

Ha fatto bene la Corte di Strasburgo, la Corte europea dei diritti dell’uomo, a condannare l’Italia per aver violato la libertà di espressione del professor Luigi Lombardi Vallauri e il suo diritto a un giusto processo. Il professore era infatti stato cacciato dalla Cattolica di Milano perché aveva espresso una visione del cristianesimo diversa da quella stereotipata della Chiesa, contrapponendo al “Dio che emoziona” il Dio della teologia tomista, desunto “ da una ingegnosamente violentata ontologia generale aristotelica”. Lombardi Vallauri aveva fatto ricorso al Tar della Lombardia e al Consiglio di Stato. E lo Stato italiano – il pavido Stato italiano, succubo del Vaticano – aveva risposto che non si può sindacare ciò che decide la Chiesa, perché così vuole il Concordato.
Ma il Concordato – un errore e un orrore costituzionale, che cede parte della sovranità dello Stato italiano allo Stato della Chiesa – non può impunemente violare i diritti dell’uomo. Soprattutto sarebbe ora che lo Stato italiano la finisse di lavarsi pilatescamente le mani e si assumesse le sue responsabilità, senza rimandare certe decisioni alla Santa Sede.

sabato 17 ottobre 2009

Ipazia

Ipazia fu una famosa scienziata – astronoma, matematica, filosofa, musicologa, medico – nata verso il 370 d.C. ad Alessandria d’Egitto. Nel suo assassinio da parte dei sicari del vescovo Cirillo troviamo i due elementi principali del fondamentalismo cristiano (e religioso in genere): l’odio verso la donna e l’odio verso la scienza.

giovedì 15 ottobre 2009

Le piccole illuminazioni


Una piccola illuminazione è una percezione molto intensa, una intuizione esperita acutamente, immediatamente, senza il filtro della mente, prima che il giudizio compaia.

Delegare la coscienza

John Locke, nella Epistola sulla tolleranza (1689), nega ai cattolici romani il diritto alla tolleranza ritenendo che essi siano “debitori di cieca obbedienza a un papa infallibile che porta legate alla cintura le chiavi della loro coscienza.”
In realtà, questo si può dire di ogni religione di massa.

Statistiche religiose

L’80% degli italiani sceglie di pagare l’8 per mille a alla Chiesa e di far frequentare ai figli l’ora di religione a scuola. Eppure i veri credenti sono il 10%. Allora il 70% ritiene la religione una specie di servizio pubblico ...con cui delega comodamente a una struttura il rapporto con Dio, con la morte, con l’aldilà, con lo spirito. Così si lava le mani e rinuncia ad ogni sforzo personale.

Autenticità

Fare meditazione significa innanzitutto prendere le distanze dal mondo della produzione, del lavoro, della parola banale e della politica contingente, e ritrovare la propria interiorità, le radici di una vita più autentica.

Buddha e Gesù

Il Buddha, per infondere la pace, non si mette a predicare la pace – come fa per esempio Gesù –, ma si siede in pace.
Gesù invece parla di pace, ma la sua vicenda è tutta una lotta, una “passione”.
Una storia che finisce inevitabilmente in una tragedia. Perfino Baget Bozzo lo definiva “un grande litigioso”.

Meditare come appellarsi

In un certo senso fare meditazione è rivolgere un appello all’intero universo. Potresti chiamarlo “Dio”. Ma perché involgarirlo con una parola cui sono stati dati mille significati, di cui alcuni terribili? O credere addirittura che Dio si sia incarnato in un uomo, in un certo tempo, in un certo luogo? – Una spaventosa limitazione!
Rivolgere un appello all’universo è chiedere aiuto a tutte le forze possibili, esterne e interne, alle correnti cosmiche, alle energie vitali, a noi stessi; è chiamare a raccolta e mobilitare ogni possibile sostegno. Dopodiché non puoi fare di più; è il tuo destino.

martedì 13 ottobre 2009

L'insegnamento religioso

Solo se si conoscono le altre religioni, si può capire la propria. E quindi sarebbe meglio fare dell’ora di religione un’ora di insegnamento sulle religioni. Ma a questo si oppone il Concordato, un errore e un orrore storico che attribuisce allo Stato del Vaticano parte della sovranità dello Stato italiano. Si pensi che in Italia i docenti universitari di storia del cristianesimo devono avere il crisma delle autorità cattoliche. Insomma siamo ancora al Medioevo. Diceva giustamente Antonio Gramsci: “Il Concordato è il riconoscimento esplicito di una doppia sovranità in uno stesso territorio”. E tutto questo in spregio della Costituzione secondo cui l’insegnamento dev’essere libero. Un pasticcio costituzionale che fa dell’Italia un mezzo Stato, governato in parte da un altro Stato.

Teologia

“La teologia è un ramo della letteratura fantastica”
J. L. Borges

domenica 11 ottobre 2009

Controcorrente

Risvegliarsi è uscire dal comodo ma superficiale solco delle abitudini, delle convinzioni e delle convenzioni, e guardare le cose in profondità; è in sostanza un maggior uso della consapevolezza e dell’attenzione.
In questo processo non sono affatto utili le religioni, con il loro invito al fideismo acritico, alle tradizioni e ai dogmi.
Risvegliarsi è guardare in prima persona, non basandosi sulle idee altrui e neppure aspettandosi che la soluzione ai problemi venga dall’alto o dall’esterno.

sabato 10 ottobre 2009

Gesù e la famiglia

Ma che c’entra Gesù con la difesa della famiglia? Non è lui che dice: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle...” (Mt 14,26) E non è lui che domanda: “Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?” (Mc 3,31) E non è lui esorta ad abbandonare tutti i familiari per seguirlo? E allora?

Religioni di massa

Le religioni di massa, quelle che vanno per la maggiore, sono come vestiti preconfezionati, uguali per tutti. La spiritualità è invece l’abito fatto su misura, personalizzato. – Non può esserci emancipazione senza un lavoro interiore, un lavoro su di sé.

martedì 6 ottobre 2009

Peccati e vizi

Diceva un tale: non è che non creda in Dio; è che non ho di lui una buona opinione. Perché lo giudico da come ha fatto il mondo, da come ha fatto le cose che posso vedere. – Le ha fatte difettose.
Il peccato originale non è dell’uomo, che è fatto da Dio, ma da Dio stesso, che non è riuscito a far di meglio; insomma, un vizio d’origine.
Come posso credere in un Dio incapace?

Emancipazione

Emancipazione: da un termine latino che significa “togliere le mani [del padre] dal capo”.
Come nell’evoluzione psicologica individuale non può esserci crescita senza emancipazione dal padre, così in campo religioso non può darsi una spiritualità matura se non ci si emancipa dalla figura del Dio-Padre.
E, dunque, con le nostre religioni, siamo ancora a uno stadio infantile dell’umanità.

lunedì 5 ottobre 2009

Zen e Heidegger

Lo Zen e Heidegger indicano una via che non sia un “impugnare”, un dominare, ma un curare, un custodire, senza interferire. Non nel segno del comando, ma nel segno della cura consapevole. – Rispetto e ascolto silenzioso per non interferire con la cosa osservata, almeno per quanto è possibile.
L’uomo infatti non può fare a meno di interferire. Non può fare a meno di cambiare l’ambiente in cui vive: costruisce case, coltiva campi, devia le acque, produce scarti...Ma può cercare di interferire il meno possibile, se si adotta uno stile di vita meditativo.

All'avanguardia

Alcuni prelati avevano chiesto un referendum abrogativo sulla legge della procreazione assistita. – La Chiesa è sempre all’avanguardia di ogni reazione.
Scriveva Pasolini:“La Chiesa non può che essere reazionaria: non può che essere dalla parte del Potere; non può che accettare le regole autoritarie e formali della convivenza” (Scritti corsari, 1975).
Il problema per l’Italia è che non si limita a essere reazionaria, ma che è anche l’ispiratrice di tutti i movimenti autoritari e restauratori che hanno funestato e funestano questo paese.

Oppio

Un sistema organizzato di credenze, per quanto infondato, dà apparentemente sicurezza e dispensa dal pensare in prima persona. E, proprio per questo, è una forma di sonno della ragione, una specie di oppio. – Che piace.

San Francesco

Non sappiamo quale tipo di nevrosi fosse quella che portò il giovane Francesco d’Assisi, figlio di un ricco mercante, a spogliarsi di tutto per vivere di stenti e morire a soli 44 anni. Nietzsche lo paragona al Maestro e scrive: “Francesco d’Assisi, nevrotico, epilettico, visionario, come Gesù” (La volontà di potenza).
Ma, in realtà, Gesù non era un asceta: mangiava, beveva, partecipava a feste e si circondava di donne; e, soprattutto, non era ricco.
Sì, perché la nevrosi di Francesco rientra nella categoria di quelle che colpiscono i figli dei ricchi, i quali, non sapendo più che cosa desiderare, rinunciano a ogni cosa.

Il prossimo papa nero

Il cristianesimo, che sta per sparire nell’Europa evoluta, è in espansione in Africa, in America latina e nelle Filippine. – Il che conferma che trattasi di una religione del terzo mondo.

sabato 3 ottobre 2009

Dio e Demonio

Dio convive con il Demonio da un’eternità. E se non ce l’ha fatto lui a sconfiggerlo, dovremmo riuscirci noi?

Spiritualità laica

Eppure i fondatori delle massime religioni erano tutti laici, non sacerdoti – Gesù, Maometto, Mosè, Buddha...Si pensi a come Gesù tratta i sacerdoti, assimilati agli ipocriti, agli indifferenti, ai ritualisti. Si pensi che nel cristianesimo tutti i movimenti monacali – gli unici che si siano dedicati alla meditazione e alla contemplazione – sono laici, per definizione.
Si può ribaltare il problema. Esiste una spiritualità nei religiosi di professione? Esiste una spiritualità che non sia laica? È vera spiritualità l’adorazione formale di Dio? – Questa è religione, non spiritualità. Qui non c’è nessuna ricerca spirituale. Tutto è dato e scontato: il dogma.

Missionari

Ti do un pezzo di pane, ma tu mi devi dare la tua anima – mercanti di anime!