giovedì 29 aprile 2010

La pratica della consapevolezza

Crediamo di poter decidere liberamente della nostra vita, crediamo di avere il libero arbitrio. E in realtà lo abbiamo. Ma per la maggior parte del tempo siamo in preda a impulsi, pensieri e sentimenti che sono i frutti di abitudini e di condizionamenti.


Crediamo di essere padroni della nostra vita, di avere almeno in questo campo la sovranità su noi stessi. Tuttavia non è così. Ciò che proviamo, pensiamo e facciamo non è qualcosa che abbiamo liberamente deciso, ma una reazione a qualcosa che ci viene dall’esterno, dagli altri e da zone nascoste del nostro essere.

Di questo dobbiamo essere consapevoli. Questo è il primo passo per esercitare davvero il libero arbitrio. Facciamoci caso: quella reazione di odio, di rabbia o di paura è qualcosa che abbiamo voluto o qualcosa che ci viene imposto dalle circostanze? Se sappiamo osservarci, scopriremmo di essere per lo più in balia di circostanze indipendenti dalla nostra volontà.

Con la pratica della consapevolezza, ci rendiamo conto che non siamo affatto padroni di noi stessi, ma che siamo come palline che si muovono in base agli urti che ricevono.

Eppure c’è un modo per cambiare la situazione. Sviluppare una pratica della consapevolezza che ci permetta 1) di vederci, 2) di staccarci dalla situazione e 3) di introdurre volontariamente stati d’animo di equilibrio, di saggezza, di calma e di comprensione. È con questo cambiamento del clima del nostro essere che possiamo diventare padroni di noi stessi. È in questo modo che possiamo passare da uno stato di dipendenza e di condizionamento a una condizione di libertà e di padronanza.

domenica 25 aprile 2010

Tempo di pellegrinaggi

Vanno a Lourdes, vanno a san Giovanni Rotondo, vanno alla Mecca, vanno in mille altri santuari. Ma mancano sempre l’obiettivo: non giungono mai al centro di se stessi, dove si trova l’unico vero santuario.


Questa è la differenza tra le religioni dell’esteriorità e la religione dell’interiorità.

L’uomo ha raggiunto ogni angolo della Terra, ed è andato anche sulla Luna, ma non ha ancora conquistato il proprio spazio interiore. Ecco perché la nostra civiltà è basata sui beni esteriori e sull’apparenza. Ed ecco perché il Dio di queste religioni sta sempre al di fuori degli uomini – al di sopra o al di là. Mai nel suo posto giusto: al centro dell’anima.

venerdì 23 aprile 2010

Papi oscurantisti

Ecco alcune della critiche che il teologo Hans Küng rivolge all’attuale papa:


– Ha lasciato perdere il riavvicinamento alle chiese evangeliche

– Non ha più dialogato con gli ebrei. Anzi ha riammesso vescovi antisemiti e sostiene la beatificazione di Pio XII.

– Ha lasciato perdere ogni dialogo con i musulmani.

– Ha lasciato perdere la riconciliazione con i nativi del Sud America, arrivando a sostenere che quei popoli desiderassero accogliere la religione dei loro conquistatori.

– In Africa non ha fatto nulla contro la sovrappopolazione e l’AIDS, negando l’uso del preservativo e della contraccezione.

– È entrato in conflitto con la scienza moderna.

– Ha rifiutato lo spirito del concilio Vaticano II.

– Ha accolto nella Chiesa vescovi tradizionalisti.

– Ha caldeggiato la messa medievale tridentina.

– È entrato in conflitto con la chiesa anglicana cercando si sottrarle sacerdoti sposati.

– Appoggia tutte le forze anticonciliari.

– Cerca di soffocare ogni critica nell’episcopato.

– Ha ripreso cerimonie di sfarzo barocco.

– Ha occultato gli abusi sessuali dei preti quando era prefetto delle Congregazione romana per la Dottrina della fede (dal 1981 al 2005), eccetera, eccetera.

Insomma, si può ben concludere che questo è uno dei papi più oscurantisti della storia della Chiesa. Evidentemente non c’è solo l’economia che andando indietro, ma anche la religione.

martedì 20 aprile 2010

La campana della consapevolezza

Nei monasteri zen, ogni tanto si suona una campana per richiamare tutti alla consapevolezza. Nella nostra vita quotidiana, la mente lavora in continuazione per risolvere problemi pratici e per mille altri motivi. Ma non per essere consapevoli. Ed ecco allora l’utilità di qualche strumento per ricordarci non di pensare a questo o quel problema, ma di essere presenti – di essere semplicemente presenti qui e ora.


Per chi vuol meditare, è necessario un richiamo del genere più volte in una giornata. Per ricordarcene, si può stabilire qualche regola: per esempio ogni ora, ogni due ore o in determinati orari. Oppure dopo ogni telefonata, o prima di ogni pasto, ecc. Insomma, praticare la presenza mentale non durante una meditazione formale, magari anche lunga, ma più volte.

Ecco che suona la campana. E io smetto per un po’ di fare e di pensare qualunque cosa, e mi metto a essere consapevole di essere...Sono qui, sono vivo, sono presente e sono consapevole. E questa consapevolezza fa di me ciò che sono.

È anche una forma di decantazione, di purificazione, di chiarificazione, di sviluppo della coscienza.

domenica 18 aprile 2010

Padroni della vita

Senza una legge sul testamento biologico ci viene tolta la libertà di scegliere come morire. Ma è proprio a questo che tende l’oscurantismo religioso: impedirci di essere padroni della nostra vita e della nostra morte. Come nei peggiori regimi totalitari.


Ma se l’uomo non è padrone della propria vita, qualcun altro lo è. Questo è terribile. Perché vuol dire che siamo soltanto degli schiavi. Si dice: Dio è padre. Ma neppure un padre è padrone della vita dei figli. Il padre dà la vita ai figli, e poi i figli ne fanno quel che vogliono. Se non è così, Dio non è padre. È un dittatore.

Forse i fondamentalisti vogliono proprio questo: un dittatore.

Il peggior peccato

Il papa parla dei peccati dei cristiani. Ma il peggiore di tutti è quello di credere di parlare in nome di Dio, è quello di credersi gli unici depositari della verità e della salvezza. Quale superbia e arroganza può essere superiore a questa?


Qui l’unica penitenza possibile è riconoscere il proprio peccato d’orgoglio.

venerdì 16 aprile 2010

Penitenze

Il papa invita i cristiani a fare penitenza. Ma che cos’è la penitenza? Fare un fioretto, dire cento “ave maria”, spostare un pedofilo da un luogo all’altro? Oppure diventare consapevoli dei propri errori?


Questo è proprio il punto: la Chiesa risponde con arroganza, utilizzando il linguaggio della “lesa maestà”, alle accuse che le vengono rivolte. Ma le manca la volontà o la capacità di diventare consapevole dei propri errori. È infatti abbarbicata ai propri dogmi, alle proprie certezze.

E quando non c’è l'umiltà di rimettere tutto in discussione, anche le penitenze restano superficiali.
Questa è la differenza tra una religione, con le sue strutture rigide e le sue "verità rivelate", e la meditazione.

mercoledì 14 aprile 2010

Reati e peccati

La Chiesa ha sempre avuto la tendenza a considerare peccati quelli che sono anche reati, e quindi a risolverli nel proprio ambito. Un errore madornale. Basato sul non riconoscimento del potere statale, sulla presunzione di poter costituire uno Stato nello Stato, dotato di proprie leggi e propri tribunali. “Date a Cesare quel che è di Cesare...” dove è finito?

venerdì 9 aprile 2010

Voler credere

Quando sento di tutto questo fervore intorno a un lenzuolo (la “sacra sindone”) che avrebbe avvolto il corpo di Gesù o che, molto probabilmente, è un falso medievale, mi vengono in mente le parole di Nietzsche: “Il cristianesimo ha, nel fondo, alcune finezze che appartengono all'Oriente. Innanzitutto sa che è in sé del tutto irrilevante che una cosa sia vera, e sa invece che è della massima importanza in che misura essa sia creduta vera. La verità e la fede nella verità di qualche cosa: due sfere d'interesse del tutto estranee l'una all'altra, sfere quasi antitetiche”.

I benefici della meditazione

Finalmente anche negli ospedali italiani incomincia a essere introdotta la meditazione come ausilio ai processi di guarigione (anche di malattie gravi). È infatti accertato che con questa pratica diminuiscono i livelli di cortisolo e di adrenalina, prodotti dallo stress, e aumentano le endorfine e gli ormoni che favoriscono il sonno e l’autostima. Dunque, i benefici della meditazione non sono solo spirituali, ma anche fisiologici.

domenica 4 aprile 2010

Gli ultimi pagani

Quando leggo la mitologia greca, mi colpiscono le avventure di Zeus che si accoppia con donne mortali per dar vita a esseri metà uomini e metà dei. Con il cristianesimo, la mitologia non è cambiata: siamo ancora al Dio che si accoppia con una vergine terrestre per dar vita a un essere metà uomo e metà Dio. Insomma,il cristianesimo è soltanto l’ultimo atto del paganesimo. Abbiamo ridotto il numero degli dei, ma siamo ancora su quel piano. Il che è inevitabile, perché le religioni non nascono dal nulla, ma da altre religioni preesistenti. E qui siamo ancora al paganesimo, alla religione degli dei che scendono sulla Terra.


Questo ci dà un’idea del livello infantile cui si trova lo sviluppo dell’umanità.

Per uno Stato laico

Il papa ripete che l’obiezione di coscienza all’aborto è un diritto e un dovere dei cattolici. E nessuno glielo toglie. Ma Perché i cattolici vogliono togliere il diritto all’aborto a quelli che non la pensano come loro?


Certi ministri cattolici dicono che devono rispondere alla loro etica (che è in realtà l’etica della Chiesa, discutibile come tutte le altre). Ma perché vogliono impedire che anche gli altri abbiano una loro etica? E se un domani venisse eletto un ministro musulmano, chi gli impedirebbe, seguendo questa logica, di imporre agli altri la propria visione e decidere che tutte le donne debbano andare in giro velate?

In realtà, in campo etico, non può esserci qualcuno che impone la propria convinzione. Questa è la posizione d’ogni fascismo e anche d’ogni fondamentalismo religioso. Manteniamo lo Stato laico.

Tutti santi

Ormai tutti gli ultimi papi, per il fatto stesso di essere stati papi, vengono fatti santi. E sempre per motivazioni politiche.


Ma, in tal modo, la Chiesa svaluta il titolo di santità. Se tutti sono santi, nessuno è santo davvero.

Il culto delle reliquie

Fra un po’ ci sarà l’ostensione della Sindone a Torino, e qualcuno si chiede perché i cristiani abbiano tanto bisogno di questo culto delle reliquie, molte delle quali sono chiaramente false.


La risposta è che il cristianesimo è orfano di realtà, nel senso che è una religione che non ha nessun fondamento certo, a partire dall’esistenza del suo stesso fondatore.

Ecco perché il cristiano si attacca a tutto ciò che una qualche fisicità...chiodi, sangue pezzi di legno, costole, spine e lenzuoli vari.

Ma è una situazione disperata. Alla ricerca dell’arca perduta, o forse mai avuta.

giovedì 1 aprile 2010

Nuovo oscurantismo

Appena eletti governatori, i leghisti Cota e Zaia ci danno un anticipo dell’oscurantismo delle loro idee, e dichiarano che faranno di tutto per impedire la distribuzione della pillola antiabortiva RU486 nelle loro regioni...che così diventeranno le più arretrate d’Italia e d’Europa. Chissà se i loro elettori sono d’accordo, o se si sono già pentiti.


Nessuna novità, insomma. La destra assume di peso la posizione della Chiesa. Il cui scopo è: impedire alle donne un esercizio autonomo delle nascite e ridurle, se possibile, allo stato delle donne musulmane. Insomma, è il nuovo che avanza...certo, radicato nel territorio, magari in quello delle valli dove regna il cretinismo. Sì, perché impedire la distribuzione della pillola non significa ridurre gli aborti, ma portare le donne, che proprio vogliono abortire, a farsi squartare sui tavoli operatori.

Questa sarebbe la cosiddetta “difesa della vita.” E le donne li votano (a proposito, è diminuito il numero delle donne elette)! Quello che non entra in testa ai leghisti è il concetto di democrazia. Non vogliono che la gente decida con la propria testa: vogliono decidere loro per tutti. Ma questo piace tanto. Perché, in fondo, l’italiota che vota questa gente non vuole sforzarsi di pensare, ma vuole che qualcuno pensi e decida per lui.

Aborto e crimini sociali

Che l’aborto sia il peggior delitto è naturalmente un’invenzione della Chiesa, tant’è vero che in tutti gli Stati moderni è permesso entro certi limiti. Quale scala di valori si adotta infatti per stabilire la gravità di un peccato? Tutto dipende da come si risponde a questa domanda. Se, per esempio, adottiamo il criterio della sofferenza, dobbiamo concludere che la sofferenza sociale provocata da un aborto, eseguito in privato, è infinitamente minore di quella provocata dalla pedofilia, dal razzismo o dallo sfruttamento sociale.


Se pensiamo all’attuale crisi mondiale e alle sofferenze provocate a milioni di persone da pochi speculatori finanziari, dobbiamo dire che questa sofferenze sono enormemente superiori a quelle provocate da qualunque donna che abortisca.

Perché allora la Chiesa se la prende con l’aborto? Perché, dice, è un peccato contro la vita. Ma si tratta di un’astrazione. Se per esempio il feto è affetto da gravi patologie, è molto meglio abortire che mettere al mondo un essere che dovrà soffrire moltissimo. Come, si vede, non è vero che la vita sia un diritto. Semmai, dovrebbe essere un diritto una “vita serena”. Ma a questo si oppongono appunto i ben più gravi peccati sociali dei razzisti, dei pedofili e degli sfruttatori che rendono un inferno l’esistenza di milioni di persone.

Forse la Chiesa se la prende tanto con l’aborto per cercare di rimettere in riga le donne, la cui emancipazione è considerata (come in tutte le religioni paternalistiche e maschiliste) la minaccia maggiore ai valori della sottomissione e dell’ubbidienza (al potere dei preti). O forse lo fa anche per distogliere da sé l’attenzione del mondo che vede nei preti pedofili uno dei più gravi pericoli per la società. Si sa come vanno queste cose: per nascondere la trave nel proprio occhio, si grida alla pagliuzza negli occhi degli altri. D’altronde, se non si crea un senso di colpa nelle anime, come si fa dominarle?

martedì 30 marzo 2010

Voto di scambio

Alemanno e altri ringraziano pubblicamente la Chiesa per l’appoggio dato alla destra. E la Chiesa si dichiara pronta a collaborare con la nuova maggioranza.


Ma non esisteva il Concordato in base al quale la Chiesa si impegnava a non prendere parte alla lotta politica?

Allora, a che cosa serve il Concordato?

Ah, già, a dare alla Chiesa un mucchio di soldi senza alcuna contropartita.

Preti corrotti

Cercavano l’Anticristo all’esterno. E invece era dentro di loro.

lunedì 29 marzo 2010

I veggenti

Pedofili, cadaveri sepolti nelle chiese, collusioni con la Mafia, continua ricerca del potere e del denaro...


Ogni tanto qualche veggente, qualche pseudoprofeta, preannuncia una crisi della Chiesa, dovuta a persecuzioni e all’Anticristo.

Poveretti, non hanno mai capito che l’Anticristo è nella Chiesa – è la Chiesa...in quanto tradimento del Cristo. Se chi parla in nome del Cristo è colui che ha tradito il suo messaggio, quale altro Anticristo si cerca?

Qui sta tutto il problema. Si cerca sempre fuori ciò che sta dentro.

venerdì 26 marzo 2010

Morti e vivi

L’idea che la verità possa essere espressa da qualche dogma è una delle più stupide del mondo. È per questo che le religioni sono residui del passato, tracce di una spiritualità perduta. La spiritualità è sempre qualcosa di vivo, la religione è come una lingua morta.


La religione è la presunzione di avere la risposta, la spiritualità è l’umiltà della domanda. “Dio non è il Dio dei morti” diceva qualcuno. “Ma il Dio dei vivi.”

giovedì 25 marzo 2010

Gli oscurantisti

Nel 18° secolo gli oscurantisti erano coloro che si opponevano all’Illuminismo. L’oscurantismo non è mai morto, e ancora oggi è presente nelle nostre società, e c’è qualcuno tra i politici che se la prende tuttora con gli illuministi del settecento e con la rivoluzione francese, colpevole a suo dire di aver abbattuto gli sfruttatori del popolo: i nobili e il clero. Nel contrasto tra buio e luce, gli oscurantisti sono coloro che vogliono tenere gli uomini all’oscuro, che vogliono impedire che gli individui pensino con la loro testa.


Che cosa fanno gli oscurantisti? Oscurano. Fa parte del loro istinto primario. Per esempio, oggi, in Italia, in piena campagna elettorale, hanno oscurato i talk-show televisivi che parlavano di politica.

In campo religioso, gli oscurantisti sono coloro che propagandano le religioni del Dio-Padrone e Signore. Per essi, non c’è da discutere, ma solo ubbidire e sottomettersi...prima al Padrone Superiore, poi alla religione e infine ai padroni di questa terra. In sostanza sono i conservatori, che spesso sono clericali.

L’alleanza tra conservatori e clericali è il fondamento della cultura oscurantista.

In pratica, tutte le religioni sono oscurantiste, perché presentano i loro principi in maniera dogmatica. Tranne il buddhismo, che non per nulla è ateo.

Un recente studio dello psicologo Satoshi Kanazawa ha messo in luce come il contrasto tra conservatori e progressisti dipenda dal DNA, cioè sia inscritto nei geni. Il conservatorismo (con un’alta attività dell’amigdala) implica un maggior attaccamento al gruppo sociale di appartenenza, il conseguente razzismo e paure irrazionali che portano ad una religione superstiziosa. I progressisti, invece, avendo una maggior attività nella corteccia cingolata anteriore, hanno una minore impulsività e un maggiore capacità di riflessione.

Come si vede, abbiamo due tipi di individui: l’uno meno evoluto e l’altro più razionale. Semplificando, potremmo dire che il primo è un conservatore oscurantista, mentre il secondo è un progressista.

E di nuovo si conferma che la religione è una forma inferiore di spiritualità, in particolare di quella spiritualità che è capace ancora di porsi domande.

La sovversione dei valori

Il lupo perde il pelo ma non il vizio: immancabile come le tasse e indifferente al Concordato, la Chiesa è intervenuta per l’ennesima volta in piena campagna elettorale per cercare di orientare il voto. E che cosa ha detto? Di votare per quei candidati che sono contrari all’aborto legale.


Ora, a parte il fatto che l’aborto non c’entra niente con le elezioni regionali e che la legge sull’aborto è stata approvata dall’80% degli italiani, che cosa significa mettere l’anti-abortismo come valore primario? Domandiamoci: fa più danno sociale una donna che sopprime un grumo di cellule o un prete pedofilo che violenta duecento bambini disabili (come si scopre oggi che è successo in America?) Chi è tra i due quello che provoca più dolore?

Rispetto a una donna che abortisce, quali danni provoca la Chiesa con i suoi preti pedofili, quante persone fa soffrire, quali drammi provoca nella società?

domenica 21 marzo 2010

Il pericolo delle sette

Non mi meraviglia la storia della setta Maya Re in cui il santone di turno sfruttava gli adepti, facendosi intestare case e terreni e violentando donne e bambine. È una storia che si ripete uguale in tutto il mondo e in tutte le religioni. Per esempio, anche il fondatore del Legionari di Cristo è stato accusato di vari reati sessuali, fra cui la pedofilia, ed ha almeno una figlia. Semmai mi colpisce sempre il gran numero di seguaci che simili “maestri” riescono a reclutare. Evidentemente, al mondo, esiste un esercito di psicolabili che non aspettano altro: il Salvatore che risolva tutti i loro problemi, il maestro che abbia la bacchetta magica, l’ “uomo del destino” che li esenti dal pensare e dal decidere. Tutte le religioni nascono da questo impulso profondo, dovuto probabilmente alla nostra natura di animali sociali che hanno bisogno del capobranco.


Quello che non entra in testa a questi “bisognosi di fede” è che nessun altro può risolvere i nostri problemi, nessun altro può camminare al nostro posto, nessun altro può fare le nostre esperienze.

Diffidiamo dunque delle sette religiose, sia di quelle piccole sia di quelle grandi – le Chiese. Anche le Chiese infatti hanno ammassato ingenti ricchezze sfruttando la dabbenaggine della povera gente e soprattutto dei ricchi, e, quanto alla moralità dei loro membri, le vicende di pedofilia di questi giorni parlano chiaro.

martedì 16 marzo 2010

Ricchi, poveri e spiritualità

Apprendiamo che il reddito di Berlusconi è aumentato quest’anno di dieci milioni di euro. E siamo contenti per lui. Ma questo non è che un piccolo esempio di come, anche nei periodi di crisi, ci sia sempre qualcuno che guadagna di più. Come mai?


Il fatto è che le ricorrenti crisi economiche, create proprio dai ricchi (speculatori, finanzieri, banchieri, ecc.), hanno questo scopo: immiserire i molti per arricchire i pochi. Non appena i ceti più bassi raggiungono un certo benessere, ecco che arriva la crisi, la quale ha la funzione di creare di nuovo una massa di diseredati pronti a vendersi per avere un lavoro. Ed è quello che succede oggi.

Purtroppo, le masse di miserabili, mancando di consapevolezza, finiscono per affidarsi politicamente proprio a coloro che più li sfruttano. E qui il cerchio si chiude.

Il problema economico, ossia il problema dell’ingiustizia sociale e dello sfruttamento, ha una grande rilevanza spirituale. Basti pensare ai continui anatemi di Gesù contro i ricchi – i ricchi hanno già avuto, i ricchi hanno il cuore duro, i ricchi finanziano la religione della conservazione e del formalismo...i ricchi non entreranno nel “regno dei cieli”.

Ma, intanto, sono quelli che dominano il mondo.

E, tuttavia, dominare il mondo non significa dominare la propria anima. E quindi anche i ricchi – se non hanno autocoscienza – possono essere dei poveri disgraziati, in preda ai loro stessi tormenti interiori.

Il ricco si illude di placare la propria anima finanziando istituti religiosi e opere di carità. Ma il suo problema è che sta cercando di comprarsi un posto in paradiso. E quindi, anche se spenderà fino all’ultimo centesimo, è come se non facesse nulla.

Ci vuole ben altro. Ci vuole consapevolezza. Che non si compra al mercato. Ma che si può solo coltivare dentro di sé.

lunedì 15 marzo 2010

Mediazione e meditazione

Da dove viene questa convinzione degli italiani di poter essere salvati da qualche “uomo della Provvidenza” – convinzione che li porta a delegare il potere e a favorire regimi autoritari?


Viene dritta dritta dal cattolicesimo, che li ha abituati a pensare che Dio si sia fatto uomo e che questo abbia risolti i loro problemi.

Ma, come quest’ultima fede si è dimostrata fallace, così la tendenza ad affidarsi in politica al dittatore di turno si è sempre risolta in una catastrofe.

Dunque, gli italiani devono smettere di delegare e devono convincersi che solo un’assunzione di responsabilità di ciascuno e di tutti può farli risorgere.

Nessuno oltre a noi stessi può salvarci. E ciò vale sia in politica sia nel campo dello spirito.

Il cattolicesimo è invece la religione della mediazione, dove gli unici a guadagnarci sono i mediatori stessi.

Non è alla mediazione che ci dobbiamo affidare. Ma alla meditazione personale, che non delega niente a nessuno. Tutto in prima persona.

venerdì 12 marzo 2010

Pedofilia religiosa

Dopo gli USA, la Spagna, l’Irlanda, l’Olanda e l’Austria, ora è la Chiesa tedesca che si scusa per la pedofilia dei preti cattolici. In Italia si fa finta di nulla e anzi si difendono pubblicamente preti accusati dello stesso reato. Da noi uno scandalo del genere non scoppierà mai, perché siamo nella patria dell’insabbiamento. Il papa promette tolleranza zero e anche lui chiede perdono. Ma non è questione di tolleranza né di perdono; il difetto sta nel manico, ossia nel tipo di educazione che ricevono i sacerdoti .


Tra voto di castità e infantilismo teologico, il prete rimane un individuo represso che vive contro natura, un prodotto innaturale e regressivo di una cultura che odia le donne e il sesso. A quel punto non gli rimane che rivolgersi ai bambini.

Qualche psichiatra sostiene che la pedofilia sia ancora una forma di violenza sulla donna, il che sarebbe in linea con l’atteggiamento antifemminista delle religioni. Ma qualunque sia l’origine, finché la cultura religiosa si fonda sulla repressione sessuale non si risolverà il problema.

Se il papa ribadisce che il celibato dei preti è sacro, vuol dire che la sua tolleranza zero non servirà a niente. E tutto continuerà come prima. Qualcuno dovrebbe spiegargli che esistono studi psicologici sia sulla pedofilia sia sulle tendenze di chi decide di farsi prete. E poi dovrebbe ricordargli che gli apostoli di Gesù erano sposati. Provi ad allargare un po’ i suoi orizzonti e a non occuparsi solo di ammuffiti problemi teologici.

mercoledì 10 marzo 2010

Il ciclo della sofferenza

Quando il buddhismo parla dell’inevitabilità della sofferenza, non vuol dire che tutto sia dolore, ma che la vita è prevalentemente contraddistinta dal dolore. Pessimismo?


Leggo su un giornale che il neonato ha sette modi di piangere: per fame, per dolore fisico, per disagio, per solitudine, per paura, per eccessiva stimolazione e per stanchezza. Benvenuto nel nostro mondo.

Credo che talvolta nel piacere di mettere al mondo altri esseri ci sia una specie di perversione; come dire: io soffro e adesso faccio soffrire qualcun altro.

Se non si prende coscienza di questo stato di cose, e si crede che sia possibile una felicità duratura, si continua a perpetuare un’illusione e, con essa, il ciclo della sofferenza.

lunedì 8 marzo 2010

Restare aperti

Ho sentito un vescovo che ripeteva alla televisione tutti i luoghi comuni della dottrina cristiana, e cioè che Dio ci ama e che ci aiuta, ecc. È il solito infantilismo teologico, per cui Dio viene assimilato a un Padre amorevole. Una sciocchezza che non dà conto della terribilità del vivere, del male devastante che può colpire tutti in ogni momento, senza una ragione apparente. Almeno, in Oriente, con il concetto di karma si dà una giustificazione logica al male che colpisce gli innocenti o i buoni.


Ma il punto è che queste spiegazioni lasciano il tempo che trovano, perché quando ti trovi morente in un letto d’ospedale o nella carrozzeria accartocciata di un’automobile o sotto una casa crollata, non ti consola molto pensare che Dio è un Padre amorevole o che è tutta colpa del karma. In quegli ultimi istanti ti rendi conto che non sai nulla e che ogni chiacchiera è inutile.

In realtà, queste spiegazioni non solo sono inutili, ma sono anche dannose. Sì, perché inducono la gente a non cercare più.

Di solito, questa ricerca sul senso della vita la facciamo da giovani. Poi, di fronte ai problemi e alle preoccupazioni, si blocca. Allora smettiamo di cercare e aderiamo a qualche risposta prefabbricata, oppure diventiamo atei o scettici.

Con il tempo, insomma la nostra mente si sclerotizza e la nostra ricerca si ferma.

La meditazione non ci dà risposte precostituite, ma ci insegna a non smettere mai di restare aperti e svegli, e di porre la domanda.

sabato 6 marzo 2010

I molti nomi dell'amore

In una lingua esistono 25 nomi per indicare altrettanti tipi di amore. Da noi ce n’è uno solo, e da qui nasce tutto l’equivoco. Infatti l’amore per un uomo o una donna non ha niente a che fare con l’amore per i poveri o per i perseguitati. Non a caso, il primo tipo di amore dà origine alla gelosia, che è una forma di possessività. Vi immaginate che possa nascere la gelosia per i poveri o per i diseredati? I due tipi di amore sono l’uno l’opposto dell’altro: il primo è del tutto egocentrico, mentre il secondo è disinteressato...a meno che non sia un alibi per sentirsi buoni.

Informative

La Santa Sede ha cacciato uno dei “Gentiluomini di Sua Santità”, persone scelte che operano “per il bene delle anime e la gloria nel nome del Signore”, perché un’informativa dei carabinieri ha svelato che il “gentiluomo” in questione organizzava festini gay con l’aiuto di un corista della “Reverenda Cappella Musicale della Sacrosanta Basilica Papale di san Pietro”.


I cattolici si consolino: in compenso è stato scoperto che i fondi neri di un noto faccendiere inquisito erano conservati nella cassaforte di un prete, economo della “Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue di Gesù”. Però, la cassaforte era nascosta dietro un quadro di tema religioso.

Perversioni pervicaci e tradizioni perverse

Si allarga lo scandalo dei preti pedofili che ormai assume dimensioni mondiali (dagli USA all’Irlanda e alla Germania), a dimostrazione che non è un fatto occasionale, ma costituzionale.


Il problema è sempre lo stesso: la cultura repressiva con cui è addestrato il prete. La sessualità non può essere cancellata, perché fa parte della natura umana, e quindi, quando viene repressa, tende a uscir fuori da qualche parte, prendendo vie perverse.

La Chiesa continua ad andare contro natura perché chiede deleteri voti di castità. E questi sono i risultati di un’educazione sbagliata.

Alpha dog

L’uomo animale sociale...sì, come il cane, che ha bisogno di un capobranco. E questo bisogno del capobranco spiega alcuni regimi politici: dove c’è il dittatore; e religiosi: dove c’è il “buon pastore”.


Diceva Ennio Flaiano: “Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura”. E il motivo sta nei duemila anni di cattolicesimo che li ha irrimediabilmente condizionati ad avere bisogno di un “buon pastore”. Ma avete mai visto un pastore che faccia l’interesse delle pecore e non il proprio? Quando tiene in vita le pecore, lo fa per tosarle e prenderne il latte; e quando non gli servono più, ne fa carne da macello.

Molto meglio una spiritualità dove non ci siano né pecore né pastori.

martedì 2 marzo 2010

Gesù laico

Pochi riflettono sul fatto che Gesù era un laico, non un sacerdote – un laico che non era in buoni rapporti con i sacerdoti e i clericali della sua epoca: farisei, sadducei e scribi. E pochi riflettono sul fatto che furono proprio questi sacerdoti e questi clericali a volere la sua condanna a morte.


Pochi riflettono su questi fatti incontrovertibili perché dovrebbero giungere alla conclusione che mai e poi mai Gesù avrebbe voluto che dal suo insegnamento nascesse una Chiesa, e per di più una Chiesa gerarchica e dogmatica. Si può anzi dire che questo tipo di Chiesa, questo modo di intendere la religione, fu ciò contro cui lottò fino alla fine.

D’altra parte, è evidente che le frasi di fondazione della Chiesa, che troviamo nei Vangeli (poche e del tutto fuori testo), furono una manipolazione proprio della Chiesa nascente che cercava pezze d’appoggio.

Povero Gesù! Lui che combatteva contro il modo ritualistico e formalistico di interpretare la religione si è trovato a essere il fondatore di una Chiesa ritualistica e formalistica. Peggior tradimento non poteva esserci.

lunedì 1 marzo 2010

Il Dio della giustizia

Il teologo Vito Mancuso scrive su “La repubblica” del 26/2/2010 che per un vita autentica non è necessaria la fede in Dio, ma basta “la fede nel bene e nella giustizia quali dimensioni più alte del vivere” – fede che non è affatto appannaggio dei credenti. E lo scrive perché evidentemente molti credenti credono il contrario e si ritengono superiori.


Lo stesso Gesù mostra che i più grandi farabutti sono spesso i sacerdoti e i clericali della sua epoca (farisei, sadducei, scribi). Per esempio, nella parabola del buon samaritano l’individuo più duro di cuore e indifferente è proprio il sacerdote.

In effetti, certe religioni come il buddhismo non credono affatto in un Dio, ma credono in un principio normativo superiore che rende la giustizia inesorabile. In sostanza, il Dio cacciato dalla porta ritorna dalla finestra. Ma si tratta di un Dio impersonale e perfettamente imparziale.

E qui nascono i problemi per il teologo cristiano, perché questo Dio impersonale non è affatto il Dio-Persona del cristianesimo e neppure il Dio capriccioso e parzialissimo dell’Antico Testamento. Può essere sì il Dio di Gesù, ma non il Dio dei cristiani.

Io, comunque, ho sempre più dubbi su questo principio del Bene superiore, che è poi il Dio della filosofia. E mi chiedo se non sia semplicemente un prodotto della psiche umana, che vorrebbe questa giustizia, questo equilibrio. E mi domando che cosa può esserci al di là di queste categorie mentali. Chi ci dice che tutto torni, che Dio non sia squilibrato? Davanti a noi non c’è mai uno spettacolo dove tutto torni e sia in equilibrio. Questa è la realtà. L’altra è una nostra esigenza. Ma chi ci dice che una nostra esigenza sia l’esigenza dell’Universo?

domenica 28 febbraio 2010

Un paese senz'anima

In un paese senz’anima, i capi sono corrotti e lavorano più per i propri interessi che per quelli della gente.


In un paese senz’anima, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri diventano sempre più poveri.

In un paese senz’anima, i ricchi rubano a tutti e i poveri lottano tra di loro.

In un paese senz’anima, le alte cariche dello Stato e i poteri costituzionali si combattono a vicenda per avere il predominio.

In un paese senz’anima, la religione diventa un insieme ripetitivo di rituali e perde ogni spiritualità.

In un paese senz’anima, non si fanno più figli perché non si ha fiducia nel futuro.

In un paese senz’anima, i vecchi non lasciano più spazio ai giovani, che sono costretti ad emigrare.

In un paese senz’anima, non si avanza più per merito, ma solo per raccomandazione.

In un paese sen’anima, non si vincono più le competizioni sportive perché manca un sano spirito sportivo.

In un paese senz’anima, capitano di continuo sciagure e calamità, alcune provocate dalla natura che si ribella ed altre prodotte dagli stessi abitanti...

Ma quando perdiamo l’anima? Quando perdiamo il contatto con noi stessi, quando ci proiettiamo solo all’esterno, quando tutto, anche il divino, si fa esteriorità. Infatti, lo spirito degli individui e dei popoli non sta in qualche luogo al di fuori di noi ma proprio nella nostra interiorità.

Dunque, per recuperare l’anima dobbiamo recuperare il nucleo di spiritualità che sta dentro di noi.

Solo con la meditazione, il silenzio e la calma, si recupera la propria anima.

giovedì 25 febbraio 2010

Dubbi amletici

Le gerarchie della Chiesa si torturano nel dubbio amletico se scomunicare o no i mafiosi. E non lo fanno perché dicono che non è facile identificare quelli veri. Nello stesso tempo, padre Amorth ci rivela che il Demonio è presente anche in Vaticano (oltre che a Fatima e a Lourdes).


Non stentiamo a crederlo.

Visioni sconfortanti

Ad un primo livello, la meditazione è un modo per astrarsi dal caos e dal rumore di un mondo folle. Ad un secondo livello, questo astrarsi porta a una chiara visione delle cose. Ma, a questo punto, alla gioia della chiara visione si sostituisce l’orrore per la confusione, l’ignoranza, la corruzione e la violenza degli uomini. E qui bisogna farsi coraggio e non smettere di sperare nel cambiamento.

giovedì 18 febbraio 2010

Padri putativi

Massimo Camisasca, nella sua opera “Padre”, San Paolo editrice, spiega che i preti di oggi sono pochi, vanitosi, carrieristi e dispersi in mille attività che niente hanno a che fare con la religione. E sostiene che il perno della loro vita dovrebbero essere il silenzio e la meditazione.


Peccato che la meditazione sia stata espulsa dalla Chiesa ormai da qualche secolo e sembra impossibile tornare indietro. Per questo dobbiamo rivolgerci all’Oriente.

La Chiesa attuale assomiglia a un’impresa di affari, dove gli affari sono i più vari e dove si spaccia per fede il pellegrinaggio a Lourdes o la visione estasiata delle ossa di sant’Antonio da Padova.

Perché la Chiesa non si occupa piuttosto dello stato miserevole del senso etico dei cristiani in un paese che è il più corrotto d’Europa? Questa sarebbe un’opera religiosa, non la venerazione di scheletri.

lunedì 8 febbraio 2010

Vero o falso

Di una religione si potrà sempre dire che è vera o falsa. Ma non della meditazione, che è una pratica. E una pratica è vera già nel momento in cui viene messa in atto.


Della meditazione si potrà discutere se è utile o inutile, se è autentica o falsa. Ma resta il fatto che, essendo una pratica che non richiede conferme esterne, se viene perseguita, sarà comunque utile.

Non bisogna pensare che, se non si raggiunge l’illuminazione ultima, la meditazione sia inutile o fallita. Prima di raggiungere la vetta, ci si può fermare ad altezze intermedie. Dunque, qualcosa si ottiene sempre.

domenica 7 febbraio 2010

Dio come padrone

Il papa ripete in continuazione che “l’uomo non è padrone di se stesso”, sottintendendo che il padrone dell’uomo sarebbe Dio. Ma, poiché Dio non parla, la sua volontà sarebbe interpretata dalla Chiesa, e quindi padrone dell’uomo sarebbe la Chiesa. Un’antica pretesa dei sacerdoti che, in tal modo, vorrebbero acquisire un grande potere.


Io dico: l’uomo non è padrone di se stesso...purtroppo. Purtroppo perché tutti vogliono comandarlo. E quindi deve fare di tutto per scrollarsi di dosso l’autorità altrui e liberarsi da ogni dipendenza. Questa è la liberazione meditativa.

Insomma, ci sono le religioni della sottomissione che vogliono che l’uomo abbia sempre un padrone; e c’è la religione della liberazione che vuole che l’uomo ritrovi la propria autonomia. Scegliete voi.

Amore e attaccamento

Ma allora, per raggiungere l’illuminazione, dobbiamo rinunciare a tutti i nostri affetti?


No, ma dobbiamo vivere con la consapevolezza che si tratta di legami a termine, che non ci potremo portare dietro.

Siamo come su un’astronave che viaggia da un pianeta all’altro. Per far passare il tempo, stringiamo legami di amicizia e di amore. Ma non dobbiamo dimenticarci che ad ogni pianeta qualcuno sbarcherà e non lo rivedremo più.

Il problema dunque è l’attaccamento.

È sbagliato rinunciare all’amore. L’amore va vissuto, perché è solo comprendendolo che si comprende la vita. E la rinuncia preventiva è l’atteggiamento più sbagliato. Se lo faremo, ci rimarrà un desiderio inappagato.

Prima comprendere e poi trascendere – questo è il percorso naturale dell’esistenza e dell’evoluzione.

venerdì 5 febbraio 2010

Preghiera e meditazione

Dice Enzo Bianchi, priore di Bose: “È il Padre nostro che giudica l’autenticità di ogni nostra preghiera personale”.


No, molto meglio una preghiera senza Padri né Madri eterne. Molto meglio una preghiera non preconfezionata, ma fatta con parole proprie. E molto meglio una preghiera fatta in totale silenzio di parole e di pensieri – un’aspirazione e basta.

Ma, a questo punto, non è più una preghiera – bensì meditazione.

Felicità autodiretta

Quando troviamo la felicità in qualcosa o in qualcuno, ci si pone un problema: in ogni momento quella felicità, non dipendendo da noi, può esserci portata via. Dunque, non ci si può fare affidamento.


L’unica felicità su cui si possa fare affidamento è quella che non proviene da una fonte esterna, ma da qualcosa di interiore, da uno stato d’animo che possiamo ritrovare sempre: questo non ci può essere portato via...se non da uno stato d’animo opposto.

Dunque è della massima importanza la cura degli stati d’animo, il che rientra nelle tecniche di meditazione. Fra l’altro, una simile cura ci conserva in salute, fisica e mentale.

mercoledì 3 febbraio 2010

Inutili maestri

Ah, questa fissazione di cercare un maestro! Molti mi interpellano per avere il nome di qualche maestro. Ma perché questo bisogno di dipendere da qualcuno?


L’unico vero maestro non è un uomo in carne ed ossa, ma il centro del nostro essere.

Recita un detto zen: “Se incontri sulla tua strada il Buddha, uccidilo!”

Finché avrai un maestro esteriore, sarai uno che non ha ancora imparato. Finché sentirai la necessità di un maestro, sarai un individuo che cerca dipendenza. E così non potrai liberarti.

Liberazione è proprio questo: non dipendere.

Spiriti affamati

Nella mitologia buddhista esiste il mondo degli “spiriti affamati”. Una volta fu chiesto a Thich Nhat Hanh chi fossero questi spiriti affamati. E lui rispose con una parola sola: “America”.


Già, gli spiriti affamati sono gli esseri che fanno del desiderio, dell’avidità e dell’accumulo il loro stile di vita. Insomma, gli spiriti affamati – quelli che non si saziano mai – siamo proprio noi.

E infatti nel nostro mondo sono disprezzati i valori del lasciar andare, dell’abbandonare, dello svuotarsi, del distacco e dell’essere. E sono esaltati i loro opposti: il tenere, l’attaccarsi, il riempirsi, il legarsi e l’avere.

Atei e credenti

Non ha senso dichiararsi ateo per combattere la credulità. Perché anche l’ateismo è una fede, e spaccia per vero qualcosa che non può provare.


La posizione onesta è quella di chi dice: non ho prove per dimostrare né una tesi né l’altra. Tutti gli altri fanno scommesse o truffano...se stessi e gli altri.

Meditazione e fede

La meditazione è conciliabile con una fede religiosa? No, se la fede religiosa spaccia per verità una sua fantasia.


Ma il punto è un altro.

Non ci si può illudere di disperdere tutta l’ignoranza e le false credenze prima di praticare la meditazione. I due piani convivono a lungo...Finché l’uno non scaccia l’altro.

Pecore di pura razza italica

Liliana Picciotto, nel suo libro L’alba ci colse come un tradimento, pubblicato da Mondadori, elenca cifre impressionanti sul coinvolgimento italiano nella Shoah. In particolare ricorda le migliaia di ebrei rastrellati nei territori della Repubblica sociale da parte di funzionari di polizia e dei carabinieri e rinchiusi nel campo modenese di Fossoli, per poi essere deportati in Germania. E ricorda come dal 3 novembre 1943 gli agenti delle questure affiancarono i reparti speciali delle SS per svolgere l’opera di “pulizia”. Del resto, esistevano già i campi di concentramento di Bolzano e di san Sabba. Tutto questo non avvenne per caso, ma in seguito alle leggi razziali e alla dichiarazione del Partito nazionale fascista che affermava: «Tutti gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri, durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica».


Dunque, il razzismo è presente in quei popoli in cui non si sviluppa il senso critico e la capacità di pensare con la propria testa, ma fede e sottomissione. Il fascismo non prese a prestito dalla cultura religiosa il motto: “Credere e obbedire”?

mercoledì 27 gennaio 2010

La Shoah: le radici cristiane

Nella giornata della memoria, nessuno ricorda le lontane origini delle persecuzioni antiebraiche: le velenose frasi del Vangelo di Matteo: «Il suo sangue ricada su di noi e sopra i nostri figli (27,25)», «Perciò io vi dico che vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare (21,43)».


Furono queste dichiarazioni evangeliche che autorizzarono i cristiani a perseguitare gli ebrei, cercando o di distruggerli o di convertirli, e organizzando i pogrom e i ghetti.

Ciononostante, il papa parla dell’olocausto come di un evento attribuibile solo al regime nazista – un tragico errore, nato non si sa da che. Almeno il papa precedente aveva fatto qualche ammissione di colpa.

martedì 26 gennaio 2010

Un mondo magico

Trascrivo alcune frasi tratte da un video americano:


«Ogni cosa esiste in un’estesa onda di possibili localizzazioni, tutte presenti nello stesso tempo. Quando guardiamo assume all’istante una delle possibili posizioni. Il tempo può anche retrocedere.

Il mondo è un insieme di potenziali realtà tra cui scegliere. Un oggetto può essere in due o più luoghi nello stesso tempo. L’ambiente non è una cosa già esistente a prescindere da noi. Le cose non sono che i possibili movimenti dello stato cosciente, scelti momento per momento per attuare la materializzazione della nostra esperienza.

Il mondo non è indipendente dalla nostra esperienza. Gli atomi non sono cose, ma solo tendenze, tutte possibili per la coscienza. L’intero universo è praticamente vuoto. Noi pensiamo che la materia sia qualcosa di pieno, ma in essa non c’è praticamente nulla, è insostanziale. Un atomo non è una pallina; è un centro attorno a cui ruotano elettroni che appaiono e scompaiono di continuo. Ma anche il nucleo appare e scompare tanto velocemente quanto gli elettroni. La materia è pertanto più simile al pensiero, a un bit d’informazione.

Le cose non sono costituite da altre cose, ma dalle idee, dai concetti, dalle informazioni.

Anche se noi facciamo l’esperienza di essere gli osservatori, l’osservatore non c’è. L’osservatore è lo spirito che sta dentro i vari livelli corporali.

L’uomo può influenzare la realtà in cui vive. L’acqua può essere influenzata da impulsi mentali, e il nostro corpo è costituito dal 90% di acqua. Il pensiero può dunque influenzare il corpo.

La realtà è una delle possibilità che la coscienza può scegliere e decidere momento per momento...»



Tutte queste idee non sono concetti di qualche mistico buddhista, ma sono i principi della fisica quantistica. Quando cerchiamo di influire sul nostro corpo o sul mondo con i nostri stati mentali, in realtà stiamo compiendo un esperimento di fisica quantistica, il cui principio fondamentale è: il mondo è dipendente da ciò che noi pensiamo.