È impossibile
per noi conoscere ed essere consapevoli senza dividere e contrapporre – questo è
il problema. Ecco perché tutta la nostra conoscenza risulta viziata in
partenza: non siamo in grado di capire che la nostra comprensione è impotente a
conoscere come stanno veramente le cose.
Il punto di
partenza è la distinzione primaria fra soggetto e oggetto. Il soggetto vorrebbe
conoscere se stesso, ma non può farlo, perché si trasforma ogni volta in un
oggetto per se stesso. E dunque ciò che conosce non può essere il soggetto
conoscitore.
E poi la nostra
conoscenza prosegue per contrapposizioni: verità contro falsità, buono contro
cattivo, inizio contro fine, alto contro basso, vita contro morte, amore contro
odio, giusto contro ingiusto, ecc. È come avere in mano i due capi di una corda
e non riconoscere che non sono due elementi diversi, ma sempre la stessa cosa;
oppure le due facce della stessa medaglia.
Noi continuiamo
a dividere e a contrapporre ciò che invece è una realtà unitaria.
Proviamo per
esempio a capire che bene e male o inizio e fine non sono contrapposti. Non è
facile perché per noi l’uno estremo esclude l’altro. Non vediamo l’unità,
frammentiamo e spezzettiamo.
Il nostro modo
di conoscere non riguarda solo il significato, non è solo un fatto concettuale.
Ma crea veramente un mondo duale. Poiché tutto ciò che esiste è determinato
dalla coscienza, se la coscienza è duale, tutto ciò che conosciamo lo è.
Come fare a
uscire dal dilemma?
Il mondo è un’apparenza
distorta, una proiezione mentale. E anche noi per noi stessi.
In realtà è l’atto
stesso del conoscere che spezzetta tutto. Ma, all’inizio, tutto è uno.
Infatti in
origine c’è qualcosa che non è consapevole e che non conosce se stesso. E la
coscienza, di cui ci vantiamo tanto, ne è una degenerazione.
Come facciamo a
saperlo? Lo intuiamo a malapena.