giovedì 25 luglio 2024

Le prove dell'esistenza di Dio

 

Le prove dell’esistenza di Dio

Diciamo subito che non può esistere nessuna prova dell’esistenza di Dio, perché, secondo il metodo scientifico, prima si formulano delle ipotesi e poi occorre l’esperimento, cioè l’esperienza diretta, che verifichi l’ipotesi. E, siccome, questa esperienza diretta non esiste, l’ipotesi resta un’ipotesi.

Le prove dell'esistenza di Dio sono state oggetto di discussione filosofica e teologica per secoli. Diverse tradizioni religiose e pensatori hanno presentato argomenti a favore dell'esistenza di una divinità. Ecco alcune delle più note:

 

1. **Argomento cosmologico**: Questo argomento afferma che tutto ciò che esiste ha una causa. Dal momento che l'universo esiste, deve avere una causa prima, che è identificata con Dio. Un esempio è l'argomento di Tommaso d'Aquino, che parla del "Primo Motore Immobile", sulla scorta di Aristotele. Ma un primo motore immobile non avrebbe niente a che fare con il Dio delle religioni, che addirittura interviene sulla storia (avete visto che bella storia? Pensate agli ebrei e alla loro storia.) Inoltre l’argomento è auto contraddittorio, perché, se tutto ha una causa precedente, la cosa andrà avanti all’infinito, in un movimento circolare.

 

2. **Argomento teleologico**: Anche conosciuto come l'argomento del disegno intelligente, suggerisce che l'universo mostra segni di ordine e di un disegno preciso (quale? l’evoluzione spietata?), il che implica l'esistenza di un designer o architetto intelligente (ma non tanto buono). Questa idea è spesso associata all'osservazione della complessità della vita e delle leggi naturali. Ma il bambino nato malato o il terremoto farebbero parte del disegno intelligente?

 

3. **Argomento ontologico**: Proposto da Anselmo d'Aosta, questo argomento parte dalla definizione di Dio come l'essere perfetto. Se Dio è l'essere perfetto, e per essere perfetto deve esistere nel pensiero e nella realtà, allora Dio deve esistere. Ma allora qualsiasi cosa perfetta dovrebbe esistere, anche l’asino perfetto con le ali. Inoltre, chi lo stabilisce che per essere perfetti bisogna avere l’attributo dell’esistenza? Anzi, ciò che non esiste, il nulla, è perfetto almeno se non di più di ciò che esiste.

 

4. **Argomento morale**: Sostiene che l'esistenza di valori morali oggettivi richiede l'esistenza di un Dio che fornisca una base per tali valori. Se esistono leggi morali universali (ma esistono?), allora deve esserci un legislatore morale, che è Dio. Debole, debole, perché non risulta che i valori morali esistano nella natura, dove ognuno deve uccidere l’altro per mangiare.

 

5. **Testimonianza personale e esperienze religiose**: Molti sostenitori della fede fondano la loro convinzione sull'esperienza diretta di Dio o di esperienze spirituali che ritengono innegabili. Queste esperienze sono però soggettive e quindi non provano nulla di oggettivo. Possono anche essere immaginazioni, visioni o sogni personali.

 

6. **Argomento dell'efficacia della preghiera**: Alcuni credenti sostengono che l'efficacia delle preghiere, quando sembrano portare a risultati concreti o a cambiamenti nelle loro vite, sia una prova dell'esistenza di Dio (non di Dio, ma semmai di un potere della preghiera o della meditazione – potrebbe essere anche un potere naturale!) La preghiera o la meditazione non sono un potere di Dio, che non prega e non medita, ma un potere eventuale di certi uomini.

Esisterebbe poi l’argomento della scommessa di Pascal: meglio puntare sull’esistenza di Dio, perché se Dio esistesse, chi ha scommesso su di lui, vincerebbe (che cosa, un viaggio in paradiso?), Un argomento da biscazzieri, non una prova dell’esistenza di Dio. E poi che Dio sarebbe quello che premia i fedeli e ignora o condanna gli infedeli? Un capo-popolo, non un Dio. Alla maniera degli ebrei. Ci risiamo, con il cattivo esempio del Dio biblico.

 

No, esiste inoltre una contro prova, ovvero la prova dell’inesistenza di un Dio perfetto e solo buono. Il mondo non è perfetto, ma è fatto con tanti difetti, sbagli, malattie e cose terribili, come la selezione naturale, che escludono un Dio del genere e puntano piuttosto su un universo che si è fatto in qualche modo, tra esplosioni, violenze e cataclismi, sacrificando il singolo. Un mondo che si è fatto da sé, avendo i vistosi difetti di chi si è fatto da sé.

Esiste poi l’argomento della fede, che viene tirato in ballo da chi non può provare niente. Abbi fede! Già, ma io cerco le prove. Per fede, si può credere a qualunque scemenza.

Quello che mi sento di escludere è proprio l'esistenza di un Dio perfetto, solo buono, solo amore, solo misericordioso (che condannerebbe però a una pena eterna i cattivi). Non c'è traccia di questo Dio. 

Semmai di un Dio confusionario, pasticcione, molto approssimativo e molto cattivo. Com'è che nessuno pensa a un Dio cattivo? In fondo, il mondo non sarebbe diverso.

A questo punto, visto che ha fatto tante cose male, sarebbe meglio che non esistesse.

In Oriente si è meno puerili e si postula un Dio che svolge tutti i compiti (creativi, conservatori e distruttivi! se no il male da dove verrebbe fuori?) o, meglio ancora, a un Dio al di là del bene e del male, non  a un improvvisato deficiente che vorrebbe fare il bene, ma fa il male! Siamo seri. 

Non possiamo provare l'inesistenza di Dio, ma possiamo provare l'inesistenza di certe immagini di Dio.

mercoledì 24 luglio 2024

I dieci+2 comandamenti

 Ho visto su Rai2 una trasmissione sui dieci comandamenti biblici condotta da Don Marco Pozza, un prete non vestito da prete (per confondere meglio le idee) ma pensante da prete.

Che sconforto! Si insegna ancora la religione senza nessun senso critico, come una storia vera. Si parla dell' alleanza di Dio con una tribù di ebrei che già da allora era in guerra contro i suoi vicini. Perché la storia della Bibbia non è che il racconto dei conflitti di un popolo, gli ebrei, che evidentemente è incapace di stare in pace con gli altri popoli. Tanto è vero che anche i romani si trovarono di fronte a questo problema di un popolo sempre belligerante  e lo risolsero disperdendo gli ebrei negli altri paesi.

Ma anche negli altri paesi questo popolo continuò a dare problemi, tanto che in duemila anni ci furono spesso attacchi contro gli ebrei, in tante nazioni.

Dopo le persecuzioni di Hitler, e la fine della seconda guerra mondiale,i vincitori - gli anglo-americani - ebbero la cattivissima idea di riportare gli ebrei in Palestina, un vaso di Pandora scoperchiato che ci ha portato alle guerre di oggi.

Dunque ci si dimentica di chiarire che questa invenzione di un Dio che protegge un solo popolo, gli ebrei, è un' operazione degli ebrei stessi per considerarsi più importanti degli altri. E già questo li rende antipatici.

Non c'è nessun Dio che preferisca un popolo tra tutti. Già questo sarebbe un' ingiustizia! La Bibbia andrebbe riscritta o, per lo meno, andrebbe aggiunta un' avvertenza: nuoce gravemente ai creduloni! 

E' un libro scritto da ebrei per glorificare la loro triste storia.

Ma i cristiani hanno trasformato questa presunta preferenza e ingerenza di un Dio in un' altra preferenza e ingerenza: quella per loro stessi. E la storia delle immaginifiche ingerenze di Dio continua ancora oggi. 

Nessuno si rassegna a non essere un privilegiato, a essere un comunissimo uomo senza antenati nobili, senza essere un prescelto.

Gli ebrei, i cristiani, i musulmani, gli indù, ecc. L' arroganza degli uomini, la loro mania di grandezza, il loro delirio paranoico!



Le persone come sistemi energetici

 Qualcuno attribuisce alle fidanzate di grandi campioni (per esempio Sinner o Berrettini) le loro sconfitte o i loro acciacchi.

Il problema non è che i grandi campioni facciano una vita da monaci.  Il problema è che le persone che ci stanno vicino hanno potenti effetti su di noi. Ed è certo che, indipendentemente dai nostri affetti, alcune persone ci danno energia - e altre ce la tolgono.

Sono come sanguisughe. E noi siamo sistemi energetici.

Bisogna rendersene conto prima che sia troppo tardi. Solo noi possiamo capirlo.


Un'unità e separazione

 

Le cose, per distinguersi e assumere un’identità (è questa la spinta evolutiva), devono staccarsi dal tutto, inteso come un blocco unico e informe o come un caos primordiale.

Ma, se sentono il bisogno di distinguersi, cioè di essere individualmente, vuol dire che in origine sono una massa informe.

Dal punto di vista scientifico, l’idea che tutto fosse originariamente un’unica massa trova supporto nella teoria del Big Bang, secondo la quale l’universo ha avuto origine da un punto estremamente denso e caldo che si è espanso, dando origine a tutta la materia e l’energia che conosciamo oggi. In questo senso, si potrebbe dire che tutto era inizialmente un’unica massa prima di separarsi e formare le strutture complesse che vediamo ora.

Stiamo parlando del dualismo unità e separazione. In effetti, molte filosofie e teorie scientifiche suggeriscono che tutto nell’universo è interconnesso e che le differenze emergono solo quando osserviamo le parti individuali.

Il concetto di unità e separazione può essere visto come un’unità che esprime la tensione tra due principi opposti ma complementari. Questo è un tema ricorrente in molte filosofie, religioni e correnti di pensiero, in cui si riconosce che l'unità e la separazione non sono necessariamente in conflitto, ma possono coesistere e interagire in modi significativi.

L'unità rappresenta l'idea di interconnessione, coesione e totalità. In molte tradizioni spirituali e filosofiche, l'unità è vista come la condizione originaria dell'essere, dove tutto è interconnesso e fa parte di un insieme più grande. Questo concetto è spesso associato a valori come la pace, la armonia e la comprensione reciproca.

La separazione, d'altra parte, implica distinzione, individualità e diversità. Riconosce che gli esseri e gli elementi dell'universo hanno identità e caratteristiche uniche. La separazione è fondamentale per la comprensione della differenza e per l'esistenza di relazioni, che possono essere essenziali per la crescita personale e l'evoluzione sociale.

Nonostante i due concetti possano apparire in opposizione, essi sono in realtà interdipendenti (complementari, come in tutte le diadi). La separazione permette l'esistenza dell'individuo e delle sue esperienze uniche, mentre l'unità fornisce un contesto in cui queste esperienze possono essere comprese e integrate.

In sintesi, l'unità e la separazione possono essere considerati poli opposti che formano un insieme complesso e dinamico. Riconoscendo e accettando questa dualità, possiamo giungere a una comprensione più profonda della realtà e delle relazioni umane, apprezzando sia l'individualità che l'interconnessione.

Se parliamo di coscienza, che è già una scissione e una interazione, la foglia che si stacca non può avere tutta la coscienza dell’albero, ma avrà una coscienza proporzionata alla sua massa.

Piccola coscienza, piccola intelligenza. Per questo, non comprendiamo tanto. Ci manca la capienza.

 

Una religione sadica e maschilista

 

Non so se vi rendete conto che il cristianesimo è una religione da sadici. Si adora un uomo torturato e messo in croce: un bell’esempio per i bambini.

Il suo simbolo è… un patibolo!

Quando c’erano le religioni animistiche o politeistiche, si era convinti che ogni cosa avesse coscienza; e, quando si doveva uccidere un animale o una pianta per mangiare, si ringraziava la vittima come un essere sacro, perché dava la sua vita per noi. Dio era dentro di noi. E, per conoscere il sacro, dovevi guardare dentro di te. “Conosci te stesso!”

Ma con le religioni monoteistiche è subentrato un Dio dispotico, un Dio Padre e Padrone, che ha dato origine alla natura ma che non è nella natura. Anzi, la natura è stata vista come una donna da conquistare e dominare.

La donna non doveva pensare, non doveva parlare. Doveva stare zitta, al servizio del maschio. Come riteneva anche san Paolo. A Maria non viene chiesto se voleva un figlio. Lo si impone e basta: uno stupro – come quelli di Zeus che scendeva sulla Terra per accoppiarsi con le femmine umane.

E la stessa “vergine”, all’annuncio che era stata messa in cinta, non si ribella, non dice; “Ma va all’inferno!” No, dice: “Certo sono a tua disposizione. Fai di me quel che vuoi. Io sono una semplice serva!” Che donna sottomessa.

Ma, guarda caso, i Vangeli sono stati concepiti da uomini. E Gesù era un uomo. E anche Dio era il maschio Alfa.

Qui non devi più pensare, conoscere te stesso, Ma ubbidire.

E queste donne sottomesse sono le più grandi sostenitrici delle religioni patriarcali, a dimostrare che non sono tanto intelligenti. Pensate che le donne, per il cattolicesimo, non possono diventare sacerdoti. Un ruolo riservato solo agli uomini, prepotenti.

La donna è solo vergine e madre. Quando se la vuol godere anche lei, ohibò!

Donne ribellatevi… a tutti i fascismi, politici e religiosi.

Aggressioni fasciste

 

Non contenti di minacciare querele e condanne ai giornalisti, i fascisti passano alle aggressioni squadriste. Che cosa aspettiamo a mettere fuori legge le organizzazioni che inneggiano al fascismo? In Germania lo fanno, eccome! Ma da noi no. Perché i loro camerati in giacca e cravatta sono al governo. Eppure, esiste una legge contro la riorganizzazione del partito fascista. Un ‘organizzazione come Casa Pound (Pound era un noto fascista), che inneggia al fascismo, che cosa è secondo voi?

Ma noi abbiamo un Presidente del Senato, Ignazio La Russa (voluto dalla Meloni), che tiene in casa busti del Duce, il quale ha detto che la colpa era anche del giornalista perché non si era qualificato. Bella scusa. Voi pensate che, se si fosse qualificato, non sarebbe stato picchiato? O sarebbe stato picchiato il doppio? O che c’è bisogno di qualificarsi per non essere picchiati?

La verità che questo governo Meloni non vuole rinunciare ai voti dei camerati. Il che dimostra che è fascista nell’anima. E allora non farà nulla, vedrete.

Che cosa aspettiamo? Il primo delitto come ai tempi di Matteotti? Anche allora si inventarono scuse. Se l’era cercato, non stando zitto come tutti gli altri vigliacconi.

Ma la colpa è di quegli italioti che, con grande leggerezza e irresponsabilità, hanno votato i fascisti. Sono abituati a cercare un Duce, un Padrone, un Capo. Sono omertosi come i cittadini di certe regioni dominate dai mafiosi.

Evidentemente mafia e fascismo sono nel DNA di troppi italiani.

Però, all’estero hanno capito e ci stanno isolando. Conoscono il pericolo italiano e non ci danno nessuna carica né in Europa né nella Nato. Un popolo troppo inaffidabile, che non ha capito la lezione dell’ultima guerra e che continua a flirtare con fascisti, mafiosi e preti.

Proprio oggi leggo sul Corriere della Sera:

“«L’allarme dell’Unione europea sulla giustizia in Italia: «Rischio di ingerenze della politica. Ostacoli nella lotta alla corruzione»

“Il report della Commissione Ue sullo stato di diritto esprime preoccupazioni nel paragrafo relativo alla lotta contro la corruzione. Perplessità anche sulla Rai: il documento riporta che…c'è «necessità di una riforma globale per garantire che sia più protetta dai rischi di interferenza politica»



martedì 23 luglio 2024

I danni del governo Meloni

 

A rappresentare il comando generale del lato sud della Nato è stato scelto uno spagnolo, non un italiano. Questi sono i primi danni prodotti dal governo. Meloni, che contiene troppi fascisti. Agli stranieri non sfugge la situazione dell’Italia in mano a squadristi neo-fascisti o ex fascisti. Oltretutto la Meloni ha votato stupidamente contro Ursula von der Leyen, inimicandosi anche l’Europa. E, infatti, fino a questo momento, non abbiamo avuto nessun incarico importante in Europa.

Pagheremo le scelte sbagliate della Meloni e pagheremo le scelte sbagliate di tanti votanti che hanno portato con leggerezza e irresponsabilità al governo i fascisti.

Cosa credevano? Credevano che questi gruppi di esagitati ci aiutassero a crescere?

Che cos’è un fascista? Un prepotente e un violento. Più o meno come un mafioso. Non avendo nessun merito, vuole appropriarsi del potere con la violenza.

Gli italioti dovrebbero smettere di votare a casaccio. Qualche volta dovrebbero riflettere – un esercizio che ai più è sconosciuto.




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Un duplice imbroglio

 

Non fatevi ingannare dalla natura o da Dio. L’intenso piacere che provate nel far sesso non è un regalo gratuito, ma lo zuccherino che noi diamo agli animali per fargli fare quel che vogliamo noi.

C’è sempre un elemento di imbroglio nei rapporti con la natura-Dio.

Alla natura non importa il vostro benessere, ma che facciate figli. E anche noi imbrogliamo la natura per prenderci lo zuccherino senza pagare pegno.

Un bel rapporto, davvero. Cerchiamo di raggirarci a vicenda. La natura vuole che facciamo figli dandoci piacere, e noi vogliamo darci piacere senza cadere nella trappola. Ma i più ignoranti, i più istintivi o i meno intelligenti, ci cascano. Eccome!

Fare figli è un impegno gravoso, che dura tutta la vita. La maggior parte degli uomini si sfianca per mantenere moglie e figli. E le religioni dicono loro che questo è un bene. Ma quando mai un male è un bene?

“Tu, uomo, lavorerai con il sudore della fronte, e tu, donna, partorirai con dolore” sentenzia il Dio della Bibbia. Ma noi che cosa ci guadagniamo? Preoccupazioni, ansie, sofferenze, sacrifici...

La vita, per questo Dio e per i suoi collaborazionisti, i preti, dovrebbe essere un sacrificio. E, infatti, le due parole sono legate: sacro e sacrificio. I cristiani si sono inventati addirittura il sacrificio di Dio. Ma, se poi è risorto, è tutto un imbroglio, una finta. Lui sarebbe risorto, ma noi? Non ho mai visto nessuno ritornare dopo morto. E voi?

L’imbroglio è ben congegnato.


Il buon pastore

 

Non vi fidate del buon pastore. Nel migliore dei casi, vi sfrutta per il vostro latte. E, nel peggiore, per la vostra carne. Comunque, prima o poi, vi conduce al macello. Altro che amore!

Ribellatevi finché siete in tempo. Almeno, vivete liberi, senza tanti pastori che vi sfruttano, facendovi credere che vi curano per il vostro interesse o per amore.

I "buoni pastori" sono i vostri principali nemici. 


lunedì 22 luglio 2024

L'identità delle cose

  

L’identità delle cose: quando le cose nascono

Scartando l’ipotesi troppo contraddittoria e puerile di Dio, non ci rimane che capire come e quando le cose assumano una loro autonomia e indipendenza. Diciamo: quando questo sasso, staccatosi dalla montagna, diventa un ente a se stante? E L’uomo?

La questione di quando un essere umano diventa un individuo autonomo può essere esplorata da diverse prospettive: biologica, psicologica, filosofica e sociale.

Biologicamente: Un essere umano inizia a svilupparsi come individuo unico dal momento della fecondazione, quando il DNA unico viene formato. Tuttavia, il processo di diventare un individuo continua attraverso lo sviluppo embrionale, la nascita e la crescita.
Psicologicamente: Dal punto di vista psicologico, l’individualità emerge gradualmente. I bambini iniziano a sviluppare un senso di sé e di identità personale durante i primi anni di vita, attraverso l’interazione con l’ambiente e le persone intorno a loro.
Filosoficamente: La filosofia offre molteplici visioni sull’individualità. Ad esempio, secondo alcuni pensatori, l’individuo emerge quando sviluppa la capacità di riflessione e autocoscienza. Altri, come i filosofi esistenzialisti, sostengono che l’individualità si manifesta attraverso le scelte e le azioni consapevoli dell’individuo.
Socialmente: Dal punto di vista sociale, l’individualità può essere riconosciuta quando una persona assume ruoli e responsabilità all’interno della società. Questo può includere l’educazione, il lavoro e la partecipazione alla vita comunitaria.
In sintesi, l’essere umano diventa un individuo staccandosi dal tutto attraverso un processo continuo che coinvolge aspetti biologici, psicologici, filosofici e sociali. È un viaggio unico e personale che ogni individuo compie nel corso della vita.

D’accordo, ma io penso al preciso momento in cui da un tutto unico si stacca qualcosa che può essere definito individuo (non necessariamente un essere vivente). Anche il sasso ha una propria individualità. Ma quando la assume?

I sassi con forme strane possono raccontare storie affascinanti sulla loro origine e il loro viaggio. La forma particolare potrebbe essere il risultato di vari processi naturali come l’erosione, l’azione dell’acqua, o persino l’attività vulcanica. I sassi hanno un’anima?

In oriente, esiste l’arte del suiseki che consiste nella contemplazione e nell’apprezzamento di pietre naturali con forme particolari. Il termine “suiseki” deriva dalle parole giapponesi “sui” (acqua) e “seki” (pietra), e si riferisce a pietre modellate dall’acqua che evocano paesaggi naturali o altre forme suggestive.

Le pietre suiseki sono spesso esposte su basi di legno (daiza) o in ciotole di ceramica (suiban) e sono apprezzate per la loro capacità di evocare immagini di montagne, laghi, animali o altre forme naturali. Questa pratica è strettamente legata alla meditazione e alla contemplazione, offrendo un modo per connettersi con la natura e trovare tranquillità interiore
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Dunque, è la forma stessa di questi oggetti che ispira qualcosa, cosa che è assodata dalle opere d’arte, sculture, ecc. Siamo sicuri che queste opere d’arte o opere naturali siano prive di comunicazione? Se lo chiedete agli artisti o ai giapponesi, vi diranno che questi oggetti hanno un’anima, una loro particolare radiazione.

Perché d’altronde noi stessi preferiamo e cerchiamo certi luoghi che ci ispirano qualche emozione?

Tutti noi sappiamo che certi luoghi hanno un’ “anima”! Un bel tramonto, una scogliera, un fiume, la distesa del mare, certi laghi, certe montagne… ci ispirano parecchio, tanto che ci piace andarci non appena possiamo.

Le pietre sono come le persone: alcune ci affascinano e altre ci sono indifferenti.

Come gli alberi. Se scomparissero gli alberi, avrebbe conseguenze catastrofiche per la vita sulla Terra. Ecco alcuni degli effetti principali:

Riduzione dell’ossigeno: Gli alberi producono una grande quantità di ossigeno attraverso la fotosintesi. Senza di loro, i livelli di ossigeno nell’atmosfera diminuirebbero drasticamente, mettendo a rischio la sopravvivenza di molti organismi.
Aumento dell’anidride carbonica: Gli alberi assorbono anidride carbonica, un gas serra, dall’atmosfera. Senza alberi, la concentrazione di CO2 aumenterebbe, accelerando il cambiamento climatico e causando un riscaldamento globale più rapido.
Perdita di habitat: Molti animali dipendono dagli alberi per il loro habitat. La scomparsa degli alberi porterebbe alla perdita di biodiversità e all’estinzione di molte specie.
Erosione del suolo: Le radici degli alberi aiutano a mantenere il suolo stabile. Senza alberi, l’erosione del suolo aumenterebbe, portando a frane e alla perdita di terreni agricoli fertili.
Impatto sul ciclo dell’acqua: Gli alberi giocano un ruolo cruciale nel ciclo dell’acqua, aiutando a mantenere l’umidità del suolo e a regolare il flusso dei fiumi. La loro scomparsa causerebbe siccità e inondazioni più frequenti.
In sintesi, gli alberi sono fondamentali per mantenere l’equilibrio ecologico e la salute del nostro pianeta. La loro scomparsa avrebbe effetti devastanti su molti aspetti della vita sulla Terra.

Le piante sono così importanti che si è pensato di inviare su Marte, un pianeta deserto, alcuni vegetali capaci di sopravvivere. L’idea di piantare piante su Marte è una delle strategie considerate per rendere il pianeta abitabile, un processo noto come terraformazione. Le piante potrebbero aiutare a produrre ossigeno e a migliorare le condizioni atmosferiche del pianeta rosso.

Ad esempio, i ricercatori stanno studiando l’uso di piante estremofile, come il muschio Syntrichia caninervis, che può sopravvivere in condizioni estreme simili a quelle marziane. Queste piante potrebbero contribuire a creare un ambiente più favorevole alla vita umana e ad altre forme di vita terrestre.

Inoltre, la NASA e altre agenzie spaziali stanno esplorando l’idea di utilizzare microrganismi e altre forme di vita per iniziare a modificare l’atmosfera e il suolo di Marte. Questo processo richiederebbe molto tempo e risorse, ma rappresenta una delle possibili soluzioni per la futura colonizzazione del pianeta.

Con tutto ciò, voglio dire che le piante (che sono esseri viventi) e le cose che noi riteniamo inanimate, sono vitali come le altre e ci comunicano qualcosa – una identità. Se parlassimo in termini di “identità”, il discorso sarebbe più chiaro. Perché tutti le cose hanno una loro identità, più o meno spiccata. E anche un sasso ce l’ha. D’accordo, un po’ perché gliela attribuiamo noi, ma un po’ perché ce l’hanno veramente. Questa montagna ha un’identità diversa da quella di un'altra. E anche questa pietra.

L’identità appartiene di diritto a tutte le cose. La parola “identità” deriva dal latino "identitas", che a sua volta deriva da "idem" che significa "lo stesso". Quindi, l'etimologia di "identità" è legata al concetto di essere o non essere lo stesso o uguale a qualcosa

Quando si parla di "identità” ci si riferisce in effetti alla individualità e unicità di una cosa, ovvero a ciò che la rende diversa dagli altri. L'identità comprende gli elementi che caratterizzano un individuo e che lo distinguono dagli altri, come ad esempio le caratteristiche fisiche, psicologiche, sociali e culturali. Quindi, nel caso della pietra, c’è qualcosa, almeno nella forma, che la rende unica… molto più di una formica o di un’ape, che pure sono esseri viventi.

Mentre l’anima può essere negata, l’identità non si rifiuta a nessuno, perché è ciò che appare.

Con questo abbiamo risposto alla domanda iniziale: quando le cose si staccano dal tutto e assumono una loro identità individuale? Quando si staccano dal tutto, perché si staccano dal tutto – un tutto che va visto come un blocco uniforme, informe o un brodo primordiale.

Una identità non si nega a nessuno! Nemmeno ai gemelli, nemmeno alle formiche, nemmeno alle cellule. Non esistono due cose in tutto e per tutto uguali, nemmeno negli oggetti fatti in serie.

Nella realtà, non esistono due cose assolutamente identiche in ogni dettaglio. Anche se due oggetti possono sembrare molto simili, ci saranno sempre delle differenze minime che li rendono unici. Questo principio è noto come il concetto di unicità e individualità di ogni entità nel nostro mondo. Quindi, anche se possiamo parlare di somiglianze notevoli tra due oggetti, ciascuno avrà sempre qualcosa di unico che lo distingue dall'altro.

L'arroganza dei potenti

 

Come dice Heidegger, “essere nel mondo”, non è un semplice essere come tanti enti isolati e indipendenti, ma un essere interdipendenti, co-intessuti. Considerate le piante che ci danno l’ossigeno e il cibo per gli erbivori e per noi; e considerate i minerali, senza i quali non ci sarebbero né le nostre ossa né il nostro sangue.

Dunque, respiriamo l’ossigeno prodotto dalle piante che sono – poverette! – all’inizio della catena alimentare; e siamo impastati di minerali che ci permettono di vivere.

Più co-intessuti di così?

Siamo come tanti fili o nodi di un tessuto o di una rete. Ecco come siamo.

Ma le piante, così utili, sono destinate a essere mangiate dagli altri animali o insetti; e anche i minerali vengono assimilati con il cibo.

Non so chi abbia fatto questo mondo (spero non un Dio feroce), ma questo è il meccanismo della vita. Qualcuno deve essere ucciso per essere mangiato e far vivere gli altri. Divorare e essere divorati: non ci vedo un Dio tanto misericordioso.

Avete mai visto come un leone sbrana una gazzella? Non è cattivo, ma deve mangiare. E anche noi facciamo lo stesso con gli altri animali e le piante. Questo non è un mondo per anime delicate. È un mondo di assassini!

Anche noi, quando esaleremo l’ultimo respiro-ossigeno, finiremo ad alimentare vermi, larve e altri insetti poco piacevoli. Ma neppure loro sono cattivi. Devono mangiare.

Il sacrificio è la cifra di questo mondo, tant’è vero che i cristiani “mangiano” il loro Dio.

Mangiare è un meccanismo molto intimo, perché con esso si assimila nel nostro organismo ciò che ci piace. Anche in amore, dove ci si vorrebbe mangiare e ci si bacia, cioè si cerca di assimilare nella nostra carne e nel nostro sangue chi si ama. E non mangiamo il latte di nostra madre?

Vedete voi: qualcuno deve farsi mangiare. Ma non venitemi a parlare di un Dio tanto buono. Semmai, è un macellaio!

Io, da semplice ometto senza pretese di onnipotenza e onniscienza, avrei studiato un altro metodo per mandare avanti la vita. Ma bisognerebbe sentire le ragioni di Dio. Che però non mi risponda come al povero Giobbe: “Che vuoi sapere tu? Io sono io, e tu sei….” Questa è arroganza!




domenica 21 luglio 2024

Siamo tutti parenti!

 Siamo tutti parenti

Noi – come esseri umani – ci consideriamo i vertici sulla Terra dell’evoluzione. E lo siamo… però sia nel bene sia nel male. Nessun altro essere vivente ha pensato e costruito quel che abbiamo pensato e costruito noi. Agli altri animali non serve proprio: loro vivono secondo natura, seguendo i loro istinti.

Purtroppo, c’è il rovescio della medaglia: nessun altro animale ha distrutto quel che abbiamo distrutto noi. Dieci miliardi di esseri umani hanno divorato e inquinato il pianeta, tanto da metterlo in pericolo. Inoltre hanno costruito terribili armi nucleari capaci di distruggerlo. Nietzsche, a questo proposito, diceva che “l’uomo è un animale malato”, perché non ha istinti che lo guidino saggiamente. E io aggiungo che è malato di mente!

Sì, è malato di mente perché quel che sta facendo è il frutto di una mente squilibrata e aggressiva, che non conosce limiti. Pur di guadagnare e averla vinta sugli altri uomini, è pronto ad auto-distruggersi.

Gli manca certamente qualche rotella. Quel che si spende in armamenti è semplicemente folle. Ma più folle ancora è questa aggressività tra popoli.

Se vivessimo pacificamente e controllassimo le nascite, ci sarebbero risorse per tutti – e faremmo tutti un balzo enorme. Però, le nostre religioni e i nostri sistemi ideologici ce lo impediscono. Siamo tutti nemici, siamo tutti avidi, vogliamo tutti essere i primi (di che?), siamo tutti in concorrenza, ci odiamo tutti. Ci odiamo tutti perché ci amiamo tutti! Non riusciamo a controllare la nostra aggressività, i nostri desideri di grandezza e di potenza paranoiche, la nostra sessualità. E quindi viviamo tutti in pericolo, non fidandoci degli “altri”. E questa è la nostra malattia.

Vi ricordate la storia di Gesù che, di fronte ai discepoli che litigavano per essere “i primi nel regno dei cieli (anche qui c’è concorrenza!)” litigavano fra di loro. E lui rispose: i primi siano gli ultimi, si mettano al servizio degli altri!

Ma Gesù non aveva nessun mezzo per cambiare le cose, perché gli impulsi evolutivi sono più forti di ogni ragione.

E poi non credo che una simile malattia sia una creazione umana. Credo invece che sia semplicemente la spinta della forza evolutiva che mette gli uni contro gli altri, che ci impone a uccidere gli altri animali per mangiare, che ci costringe a desiderare ad essere i primi. Ma i “primi” in termini evolutivi sono i più forti, i più cattivi, i più distruttivi, i più feroci.

Ecco spiegata l’anomalia, la singolarità, umana. Inutilmente ci sono ideologie che ci spingono a vivere in armonia con la natura e in pace tra noi. Sono idee che non riescono a superare la spinta aggressiva. Dunque, la responsabilità ultima è della natura o, se preferite, di Dio. Che, per farci emergere, ci ha reso gli animali più violenti.

Eppure, basterebbe ragionare per rendersi conto che siamo animali fra animali, ben poco umani.

Non è vero quel che pensava Nietzsche che siamo animali malati. Siamo animali più astuti e aggressivi degli altri. E quindi anche troppo sani. Squilibrati, paranoici, ma sani.

Eppure basterebbe un po’ di consapevolezza per capire che siamo tutti parenti, non solo tra uomini, ma anche tra uomini e animali. E che siamo parenti con le piante e perfino con i minerali.

La prova?

Senza le piante non saremmo neanche nati. Sono state le piante che hanno prodotto l’ossigeno che ci permette di vivere. Attraverso la fotosintesi, le piante producono ossigeno, che è essenziale per la respirazione della maggior parte degli esseri viventi.
Poi le piante sono alla base della catena alimentare. Senza di esse, gli erbivori non avrebbero cibo, e di conseguenza, anche i carnivori ne sarebbero privati.
Le piante forniscono habitat e rifugio a numerose specie animali, e giocano un ruolo cruciale nel ciclo dei nutrienti, contribuendo alla fertilità del suolo.
Le foreste e altre aree verdi aiutano a regolare il clima assorbendo anidride carbonica e rilasciando ossigeno.
Senza piante, l’ecosistema terrestre collasserebbe, rendendo impossibile la sopravvivenza della maggior parte delle forme di vita.

Avete capito? Altro che distruggere le piante. Dovremmo piantarne molte di più.

E, quanto ai minerali, pensate che senza di essi non potremmo vivere. Il corpo umano necessita di diversi minerali essenziali per svolgere funzioni vitali. Questi minerali possono essere suddivisi in due categorie principali: macroelementi e microelementi. Vi faccio un elenco:

Macroelementi

Calcio: Fondamentale per la formazione di ossa e denti, la coagulazione del sangue e la regolazione dei muscoli.
Fosforo: Importante per la formazione delle ossa e dei denti e per la produzione di energia.

Magnesio: Coinvolto in oltre 300 reazioni enzimatiche, inclusa la sintesi proteica e la regolazione della pressione sanguigna.

Sodio: Essenziale per l’equilibrio dei fluidi corporei e la funzione nervosa.

Potassio: Cruciale per la funzione muscolare e nervosa.

Zolfo: Parte integrante di alcuni amminoacidi e vitamine.
Cloro: Aiuta a mantenere l’equilibrio dei fluidi corporei.


Microelementi


Ferro: Necessario per la produzione di emoglobina e il trasporto di ossigeno nel sangue.
Zinco: Importante per la funzione immunitaria e la sintesi proteica.
Iodio: Essenziale per la produzione degli ormoni tiroidei.
Rame: Coinvolto nella formazione dei globuli rossi e nel mantenimento dei vasi sanguigni.
Selenio: Ha proprietà antiossidanti e supporta la funzione tiroidea.
Manganese: Necessario per il metabolismo osseo e la formazione del tessuto connettivo.

Questi minerali possono essere assunti attraverso una dieta equilibrata che include una varietà di alimenti come carne, pesce, latticini, frutta, verdura e cereali integrali.

 

È chiaro? Perfino i minerali sono dentro di noi, sono nostri parenti!

Insomma, animali, piante e minerali – siamo un tutt’uno, siamo gli uni dentro gli altri, siamo co-intessuti. Che volete di più per capire l’unità di tutti gli enti sulla Terra e nell’Universo?

sabato 20 luglio 2024

L'irresistibile leggerezza degli italiani

 Non vorrei guastarvi le vacanze, ma come mai il Covid sta aumentando col caldo che fa? Novemila casi in sette giorni!

Non è che il problema ha a che fare con tutti i concerti in cui si assembrano migliaia di persone?

È possibile che ci siamo dimenticati di quel che abbiamo passato?

Ho l’impressione di avere a che fare con gente che ha la memoria di un pesce rosso. L’irresistibile leggerezza – per non dire incoscienza – degli italiani.




Italioti al governo

  

Italioti al governo

Abbiamo due governatori arrestati, ma questo governo non ha trovato meglio da fare che cancellare il reato di abuso d’ufficio. E gli altri chi li controlla? Vi ricordate di Formigoni? Hanno anche limitato le intercettazioni. Logico concludere che vogliano lasciare mano libera ai ladri pubblici. E bravi!

Abbiamo un Sud che si spopola perché non ha più risorse, ma questo governo non ha trovato meglio da fare che proporre l’ “autonomia regionale”, che significa: chi ha i soldi va avanti e chi non ce li ha va indietro. Questa è una legge non scritta dalla destra, ma applicata anche alla sanità e alla scuola. E bravi!

Del resto che cosa vi aspettavate da una riforma “studiata” da quel Calderoli che, dopo aver fatto una riforma elettorale da lui stesso defunita una “porcata”, ora si accinge a varare la “porcata numero due”?

Vi pare credibile che un leghista, che voleva la secessione della Padania, si preoccupi delle regioni del Sud? Chi se ne frega? Possono affondare! Nessuno parla più dei livelli minimi di assistenza. Le regioni ricche vanno già all’arrembaggio chiedendo l’autonomia in tante materia, fra cui la scuola o l’energia. Così avremo l’Italia fatta da diciannove scuole o sistemi energetici. Il caos.

Il paese Italia si sta già spopolando, perché chi può fugge all’estero, dove gli stipendi sono più alti, la burocrazia non è asfissiante e non governano i fascisti. E bravi. Ma dalla Rai occupata dagli scagnozzi di regime, si dice che va tutto bene,

Intanto la Meloni è tornata dall’Europa con un pugno di mosche e nessuno ci considera più un paese affidabile, che ha per modello l’Ungheria di Orban. Presto subiremo delle sanzioni e dovremo pagare. E bravi!

Bravi quegli italioti che hanno votato questo governo e che sono alla ricerca di qualcuno che li domini.

La borgatara che vuol diventare premier senza avere le palle, ci risolverà certamente tutti i problemi. Quando però crollerà tutto, chi andremo a cercare?

Il processo di conoscenza

  

Il processo di conoscenza

 In filosofia, specialmente nella tradizione occidentale, il soggetto e l’oggetto sono spesso considerati distinti. Il soggetto è colui che percepisce o conosce, mentre l’oggetto è ciò che viene percepito o conosciuto.

Tuttavia, ci sono correnti di pensiero che esplorano l’idea di una connessione originaria tra soggetto e oggetto. Ad esempio, nella filosofia di Immanuel Kant, si sostiene che la conoscenza è una costruzione dell’oggetto da parte del soggetto. Questo implica che il soggetto e l’oggetto non siano completamente separati, ma piuttosto interconnessi nel processo di conoscenza.

Il processo di conoscenza è bidirezionale e dinamico. Questa idea è esplorata in diverse tradizioni filosofiche, anche orientali.

Filosofi come Edmund Husserl e Maurice Merleau-Ponty hanno sottolineato che il soggetto e l’oggetto sono interconnessi. La percezione non è solo un atto passivo, ma un’interazione attiva tra il soggetto e il mondo.

Hans-Georg Gadamer ha argomentato che la comprensione è un dialogo tra il soggetto e l’oggetto. Le nostre precomprensioni influenzano come interpretiamo il mondo, ma anche le esperienze e gli oggetti che incontriamo possono trasformare il nostro modo di vedere.
In epistemologia, si riconosce che il soggetto (il conoscitore) e l’oggetto (ciò che è conosciuto) si influenzano reciprocamente. La nostra conoscenza del mondo è modellata dalle nostre percezioni, esperienze e concetti, ma queste stesse percezioni ed esperienze sono influenzate dal mondo esterno.
Questa interazione continua tra soggetto e oggetto rende il processo di conoscenza dinamico, non statico e unidirezionale.

Il processo di conoscenza è messo in azione da una combinazione di fattori che coinvolgono sia il soggetto che l’oggetto. Il soggetto, ovvero l’individuo che conosce, inizia il processo di conoscenza attraverso la percezione, l’attenzione e l’intenzione. Ad esempio, quando osservi un oggetto, la tua mente e i tuoi sensi sono attivamente coinvolti nel percepirlo e interpretarlo.
L’oggetto della conoscenza, che può essere qualsiasi cosa percepita o pensata, stimola il soggetto. Le caratteristiche dell’oggetto, come la forma, il colore, il suono, ecc., influenzano come viene percepito e conosciuto dal soggetto.

Il processo di conoscenza è dinamico e interattivo. Il soggetto non è un osservatore passivo; le sue esperienze, preconcetti e aspettative influenzano come percepisce l’oggetto. Allo stesso tempo, l’oggetto può sfidare e modificare le percezioni e le comprensioni del soggetto.
In sintesi, il processo di conoscenza è avviato e sostenuto dall’interazione continua tra il soggetto e l’oggetto. È un ciclo in cui entrambi i componenti si influenzano reciprocamente.

L’oggetto non è passivo nel processo di conoscenza. Anche se il soggetto è attivamente coinvolto nel percepire e interpretare, l’oggetto stesso ha caratteristiche intrinseche che influenzano come viene percepito e conosciuto.

Ad esempio, un libro non è solo un insieme di pagine; il suo contenuto, il linguaggio, le immagini e persino il suo formato fisico influenzano come lo leggiamo e lo comprendiamo. Allo stesso modo, un paesaggio naturale può evocare diverse emozioni e pensieri a seconda delle sue caratteristiche visive e sonore.

Questa interazione dinamica tra soggetto e oggetto rende il processo di conoscenza un’esperienza ricca e complessa.

L’idea che un oggetto possa avere caratteristiche che lo rendono simile a un soggetto è esplorata in diverse teorie.

Nella fenomenologia si riconosce che gli oggetti hanno una presenza e un significato che emergono nell’interazione con il soggetto. Maurice Merleau-Ponty, ad esempio, ha parlato del “mondo vissuto” dove gli oggetti non sono semplicemente passivi, ma partecipano attivamente all’esperienza del soggetto.
Alcuni filosofi, come Martin Heidegger, hanno esplorato l’idea che gli oggetti (o “esseri”) abbiano una propria esistenza e significato che non dipendono completamente dal soggetto. Heidegger ha introdotto il concetto di “essere-nel-mondo” per descrivere come gli esseri umani e gli oggetti sono interconnessi in un contesto di significato.
Una teoria, sviluppata da Bruno Latour e altri, suggerisce che gli oggetti possono agire come “attori” nelle reti sociali. In questo senso, gli oggetti non sono semplicemente passivi, ma possono influenzare e modellare le interazioni sociali e i processi di conoscenza.
Quindi, mentre tradizionalmente si pensa agli oggetti come entità passive, ci sono molte prospettive filosofiche che riconoscono il ruolo attivo degli oggetti nel processo di conoscenza e nella costruzione del significato.

L’interazione è sicuramente una componente fondamentale del processo di conoscenza. La conoscenza non avviene in un vuoto; è il risultato di un’interazione continua tra il soggetto (chi conosce) e l’oggetto (ciò che è conosciuto).

Come abbiamo detto, il soggetto e l’oggetto si influenzano reciprocamente. Il soggetto percepisce e interpreta l’oggetto, mentre l’oggetto, con le sue caratteristiche intrinseche, modella la percezione e la comprensione del soggetto.
La conoscenza è spesso situata in un contesto più ampio che include relazioni sociali, culturali e storiche. Questi contesti influenzano il modo in cui il soggetto e l’oggetto interagiscono e come la conoscenza viene costruita.
La conoscenza è un processo dinamico e in continua evoluzione.
In sintesi, l’interazione è essenziale per la conoscenza, ma la conoscenza stessa è un processo complesso che coinvolge molteplici fattori e dinamiche.

Alcune correnti di pensiero suggeriscono che il processo di conoscenza può precedere la distinzione tra soggetto e oggetto.
Edmund Husserl ha proposto l’idea che la coscienza sia sempre intenzionale, cioè sempre diretta verso qualcosa. In questo senso, il processo di conoscenza (o esperienza) è primario, e solo successivamente si distinguono il soggetto (chi conosce) e l’oggetto (ciò che è conosciuto).
Filosofi come Johann Gottlieb Fichte e Friedrich Schelling hanno proposto che la distinzione tra soggetto e oggetto emerge da un’attività originaria della coscienza. Per Fichte, ad esempio, l’Io pone se stesso e, nel farlo, pone anche il non-Io (l’oggetto).
Jean Piaget ha studiato come i bambini sviluppino la capacità di distinguere tra sé stessi e il mondo esterno. Secondo Piaget, inizialmente i bambini non distinguono chiaramente tra soggetto e oggetto, e questa distinzione emerge gradualmente attraverso l’interazione con l’ambiente.
Quindi, secondo queste prospettive, il processo di conoscenza può essere visto come un’attività originaria da cui emergono successivamente le distinzioni tra soggetto e oggetto.

In conclusione, mi sembra che la vera realtà originaria sia il processo di conoscenza-coscienza, e che da esso emergano sia il soggetto che l’oggetto. Questo processo è attivo fin dalle origini del cosmo, quando gli enti si sono differenziati, e ciò spiega perché le due polarità della conoscenza abbiano un collegamento che permette e forma il mondo dualistico della conoscenza. La pietra che guardo – e dunque conosco-percepisco – è in realtà un mio lontano parente.  E possiamo comunicare-interagire. Se non fosse così, gli enti non potrebbero interagire e nemmeno esistere gli uni per gli altri.

venerdì 19 luglio 2024

Insegnanti di religione

 

“Alessandro Frateschi, ex professore di religione e diacono, è stato condannato a 12 anni di reclusione per abusi sessuali su cinque ragazzi minorenni. È il verdetto emesso dalla giudice Laura Morselli, che ha optato per una pena superiore a quella richiesta dalla pubblica accusa, che aveva sollecitato 9 anni e 4 mesi di carcere. L’ex insegnante è stato riconosciuto colpevole di aver abusato dei ragazzi sfruttando la sua posizione di insegnante di religione. Il caso era nato dai racconti di alcuni studenti del liceo scientifico Majorana di Latina.”

Ordinaria amministratore, direte. La gente affida i figli a questi insegnanti di religione e loro ne abusano. Ne scoprono in continuazione. Purtroppo la religione è il rifugio preferito da questi pervertiti. Che vorrebbero insegnare agli altri… che cosa?

Questi inutili (e dannosi insegnanti) vengono pagati dallo Stato ma scelti dai vescovi. Perché i vescovi non pagano?

E pensare che questo governo (presieduto dalla nostra sedicente cattolica Meloni), mentre toglie il reddito di cittadinanza ai poveri, butta denari per questi figuri. Che sono il frutto dell’educazione repressiva cattolica. Avanti così.


L'oggettività delle leggi scientifiche

 

Sarebbe da ingenui pensare che ciò che noi percepiamo (prima con i sensi e poi con la coscienza) sia una realtà perfettamente oggettiva, senza nessun rapporto con il soggetto conoscente. Recentemente è stata messa in dubbio la stessa validità oggettiva delle leggi matematiche. E ci è chiesti: noi troviamo leggi oggettive, o le costruiamo per dare un senso al mondo… che ha tutt’altro senso!

Chi lo sa? A noi basta che le leggi funzionino, almeno temporaneamente. Poi si vedrà. Poi si scopriranno leggi più comprensive - è sempre andata così. Nessuno si illude più che ciò che troviamo sia oggettivo e risolutivo. E questo perché la nostra mente offre certamente sue interpretazioni.
La nostra mente ha limiti nella comprensione della complessità. Il dualismo semplifica il mondo, ma potrebbe non rappresentare completamente la realtà.
In breve, la percezione è una combinazione di adattamento evolutivo, linguaggio, cultura e limiti cognitivi. Il mondo stesso può essere più sfaccettato di quanto percepiamo, ma la nostra mente lo semplifica per renderlo comprensibile.

Scienziati come Tullio Regge e Seth Lloyd ipotizzano che le leggi fisiche non siano date fin dall'inizio ma emergano da un Caos che si auto-organizza.   
Fino a che punto le leggi scientifiche che via via scopriamo sono oggettive? Se riavvolgessimo il nastro della storia e poi lo facessimo ripartire da zero, ma lasciando libero corso agli eventi, senza obbligo di replicare esattamente quanto avvenuto al genere umano in milioni di anni, e ipotizzassimo una diversa evoluzione biologica dell’umanità, così diversa da produrre facoltà cognitive differenti da quelle dell’umanità attuale, in quel mondo parallelo e alternativo la scienza risulterebbe molto cambiata rispetto alla nostra, in termini di sostanza, oppure no? Uomini e donne con un cervello più piccolo, più grande o comunque diverso dal nostro produrrebbero leggi scientifiche comparabili con le nostre, con qualcosa in più o qualcosa in meno nei vari stadi di sviluppo, o invece totalmente differenti fin dalla radice? In altre parole, le leggi della natura, come da noi intuite e formalizzate, sono qualcosa di oggettivo che via via andiamo scoprendo, o sono invece qualcosa di soggettivo, che noi esseri umani creiamo di sana pianta con il nostro cervello? O per dirla in modo meno drastico: sono forse interpretazioni plausibili che proiettiamo sulla natura, non del tutto arbitrarie ma in parte sì, che potrebbero essere concepite e formalizzate in maniera del tutto differente se il punto di vista fosse diverso?

Da più di 50 anni si accumulano teorie fisiche e modelli matematici sempre più complicati in assenza di prove di fenomeni fisici a supporto. Quindi, se finalmente le prove sperimentali delle teorie venissero trovate, dovremmo semplicemente gioire del risultato, o un po’ anche sospettare, a latere, di aver semplicemente costruito ad arte la dimostrazione di quello che volevamo trovare a tutti i costi?

Qualcosa del genere è già successo, in modo anche più clamoroso, e ha coinvolto nientemeno che la relatività di Einstein. Un matematico italiano, Gregorio Ricci Curbastro, aveva concepito da zero una struttura matematica che chiamò calcolo differenziale assoluto, senza minimamente immaginare che potesse mai avere un’applicazione fisica. Lo fece quasi per gioco. Molti anni dopo Einstein trovò quella struttura matematica calzante per fondare la sua relatività generale, e scrisse una lettera per ringraziare. Questo episodio, riferitoci a voce dal matematico Luigi Ambrosio, direttore della Scuola Normale Superiore, è bellissimo, ma non suona anche un po’ strano? Lo stesso professor Ambrosio si domanda: “A che cosa si deve questo successo di certe teorie matematiche? il mondo è scritto matematicamente da Dio, oppure la corrispondenza fra matematica e fisica potrebbe essere legata alla struttura del nostro cervello”.
Anche il fisico americano John Archibald Wheeler nutriva sospetti sulle teorie matematiche nate per conto loro e poi rivelatesi, a posteriori, capaci di aderire miracolosamente e inaspettatamente alla realtà fisica – pur trattandosi delle medesime strutture matematiche che si trovava a usare lo stesso Wheeler nella sua vita quotidiana di scienziato – e si riferiva con stupore, e un pizzico d’ironia, all’ “inimmaginabile successo delle teorie matematiche”. Il Premio Einstein Tullio Regge sosteneva che “le leggi della natura che noi scopriamo, o crediamo di scoprire, siano in realtà una ‘proprietà emergente’ dell’Universo, cioè non esistano fin dall’inizio, come regole oggettive che vengono da noi progressivamente svelate, ma derivino da un Caos che si auto-organizza”, e in cui il tutto trascende la somma delle parti, così come le prestazioni del cervello non si limitano a essere la somma di quelle di 100 miliardi di singoli neuroni, ma le trascendono e le moltiplicano per trilioni di volte. E non si può escludere che i nostri 100 miliardi di neuroni, a loro volta, si facciano per conto loro un’immagine di quel Caos, che poi proiettano per razionalizzarlo in un Cosmo.

Alcuni scienziati propongono l’idea che il Cosmo funzioni come un gigantesco computer quantistico; e non si tratterebbe di un’analogia, ma proprio di una descrizione.. All’origine del Cosmo, da un numero enorme e casuale di calcoli banali potrebbero essere emerse casualmente porzioni di programma di un senso un po’ più complesso e (magari) dotati di una certa stabilità. Si sarebbe così avviata una specie di selezione naturale di strutture computazionali sempre più complesse, fino a informare (nel senso letterale del termine: mettere in forma) l’intero Universo partendo dal Caos primigenio.

Questo è un modo possibile (non l’unico) in cui potrebbe essersi realizzata l’ipotesi di Tullio Regge delle leggi naturali come “proprietà emergenti” anziché stabilite fin dall’inizio. E la stessa plasticità creativa della computazione quantistica, grazie a quantum bit che sfuggono alla meccanica deterministica 0 o 1, potrebbe spiegare la “proprietà emergente” della vita e quella dell’intelligenza.
Cervello e Universo: forse un’unica prospettiva, retta dalle stesse regole.

Insomma, c’è di che dubitare dell’oggettività delle leggi della fisica, a partire dal fatto che sono state scritte da soggetti che già si ponevano in questo stato duale rispetto agli oggettì.