Riproduco questo articolo perché ci ricorda che anche la parola italiana "senso" ha tre significati, senza i quali la nostra vita si perde. Il senso è la direzione, la sensazione e il significato.
Svadharma, Shimei, Ikigai. L’importanza di trovare senso, significato e vocazione nella propria vita
di Daniel Lumera
Nel tentativo di orientarci nella vita entriamo in contatto con molti aspetti ed esperienze: carriera, successo, piacere, dovere, confronto, obiettivi. Ciò che davvero tiene insieme il tessuto di un’esperienza di vita significativa sono gli orientamenti del sé. Ed è esattamente questo che rappresentano i tre concetti millenari di Svadharma, Shimei e Ikigai. Sono concetti sfidanti perché, anziché dare risposte, ci fanno sentire le nostre scelte come qualcosa che non solo ha forma, ma anche direzione e senso. E in un mondo privo di senso autentico, dove si attribuisce ragion d’essere persino alla guerra, all’inganno e alla sopraffazione, c’è sempre più fame di verità, di proposito e di vocazione, che diano significato alla vita, soprattutto nelle nuove generazioni. In una società sempre più alla ricerca di senso Svadharma, Shimei e Ikigai possono offrire un aiuto valido per la loro capacità di offrire una direzione. Ne ho parlato dettagliatamente nel mio ultimo libro in uscita tra pochi giorni, Scegli la tua vita (Solferino).
Ikigai significa “il valore del vivere” o “una ragione per vivere”. Si basa sull’equilibrio tra quattro dimensioni: ciò che ami e ti dà gioia fare (passione), ciò in cui sei bravo (talento), ciò di cui il mondo ha bisogno (missione), ciò per cui puoi essere pagato (professione). L’Ikigai cerca un equilibrio tra il proposito personale e le esigenze della comunità. È un concetto pragmatico e applicabile al quotidiano, con un forte focus sull’intersezione tra utilità e felicità personale. È particolarmente indicato per chi vuole conciliare passione, talento e sostenibilità; ci invita a trovare il nostro posto nella società, non solo per vivere bene, ma anche per essere utili agli altri. Hai mai costruito o offerto qualcosa che ti ha fatto sentire vivo, che hai saputo fare bene, che ha risposto a un bisogno del mondo e che ha avuto un ritorno (emotivo, relazionale, economico)? Non deve essere necessariamente qualcosa di grandioso, ma può riguardare anche qualcosa di intimo. Il senso che crea l’Ikigai cresce nell’armonia e nell’equilibrio attivo tra i quattro elementi. È come un laboratorio in cui si mescolano desiderio, talento, utilità e sostenibilità. È il “punto caldo” in cui ti accorgi che certe cose non sono solo piacevoli, ma ti nutrono, ti rendono utile e producono valore.
Shimei è una parola giapponese che significa letteralmente “missione” o “scopo di vita”. Non è legata al riconoscimento, ma all’impatto sottile e profondo che lasci. È l’orma del tuo passare, ciò che solo tu puoi fare, il tuo modo unico di toccare il mondo. Shimei indica, dunque, il compito profondo che una persona è chiamata a realizzare nella vita e non dovrebbe essere considerato tanto come una destinazione immutabile, ma più come un patto rinnovato. È qualcosa che, se non lo onorassi, non ti farebbe sentire “a posto” con te stesso, nel senso più sano del termine, non per giudizio esterno, ma per disallineamento interno; è il “perché profondo” che risuona oltre le ambizioni condizionate, a beneficio del prossimo: offrire agli altri uno spazio di cura e presenza, dare voce a chi non ce l’ha, ricordare alle persone la bellezza sacra della vita, avvicinare gli esseri umani alla natura… Ognuno di noi risuona con un senso di missione unico, che ha a che fare con i propri talenti e che, se unito a quello degli altri, diventa una sinfonia meravigliosa. Quando un gruppo di persone agisce in accordo a un particolare Shimei, accadono sempre cose straordinarie e si muovono forze profondissime. Sarebbe bene che all’interno di un gruppo tutti avessero chiarezza sul proprio Shimei, o quantomeno facessero un lavoro interiore in quella direzione. Questo perché lo Shimei è collegato con i valori reali in cui si crede autenticamente e quindi rende il gruppo coeso e forte anche attraverso le crisi. E non solo dal punto di vista professionale, ma soprattutto da quello umano ed esistenziale.
Svadharma è “il proprio dharma”, la “propria via”, cioè il dovere o la funzione che è autentica per l’individuo in base alla sua natura e al contesto in cui si trova. Il concetto di Svadharma rompe lo schema del “copia e incolla” che spesso diventa una bussola in molte vite. Svadharma, nella tradizione della filosofia indiana, è la propria legge naturale, ma non nel senso prescrittivo rigido: è l’azione che scaturisce dal contatto con la propria natura autentica e dal contesto in cui siamo inseriti, eseguita con integrità e senza attaccamento ai frutti. L’insegnamento chiave è apparentemente paradossale e potentemente liberatorio: è meglio fare imperfettamente ciò che ci appartiene autenticamente, che fare perfettamente ciò che appartiene alla natura altrui. Perché nel primo caso manterremo integrità, nel secondo creeremmo dissonanza esistenziale. Il concetto di Svadharma spezza anche il circolo vizioso del confronto. La tua strada non deve sembrare quella di qualcuno che ammiri. La tua efficacia non ha il dovere di somigliare a modelli esterni. Svadharma ti mette in ascolto: quando agisco, lo faccio da una forza che mi viene naturale o sto cercando di adattarmi a una forma estranea perché funziona per qualcun altro? Lo Svadharma va letto come una coerenza dinamica: non consiste nel seguire o eseguire un copione prestabilito, ma nel trovare il punto in cui la tua inclinazione incontra l’opportunità di agire. Mi piace considerarlo come una soglia di energia, che si manifesta quando facciamo qualcosa che è davvero nostro, e l’azione ci sembra leggera, anche se il contenuto è gravoso.
Non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che Svadharma, Shimei e Ikigai siano concetti elevati ed astrazioni filosofiche, perché sono invece perfettamente integrati con la dimensione fisica, vitale, relazionale ed emotiva quotidiana. Spesso le persone “sentono nello stomaco” che esiste una verità più profonda, diversa dalla logica di mercato. E forse il compito e la sfida delle generazioni future sarà proprio quello di integrare lo Svadharma, lo Shimei e l’Ikigai nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni e nella società.
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