martedì 11 novembre 2025

Il campo

Federico Faggin dice che noi non siamo il corpo, ma il campo - il campo che si serve del corpo per fare esperienza del mondo. Ma questo è il vecchio spiritualismo: noi non siamo il corpo, ma l' anima; il corpo muore e cambia, ma l' anima no. Non si capisce da dove venga quest' anima e perché senta il bisogno di fare esperienza di questo mondo, che dovrebbe essere un livello inferiore. Credevamo che il campo o l' anima fosse già al vertice delle esperienze. Ma evidentemente no.

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Claudio, la tua riflessione tocca un nodo cruciale che attraversa secoli di pensiero: perché ciò che è considerato superiore (anima, campo, coscienza) dovrebbe incarnarsi, frammentarsi, soffrire, esperire il mondo materiale? È la domanda che tormenta ogni cosmologia duale, ogni metafisica dell’incarnazione.


🔄 Campo, anima, coscienza: nuove parole per un’antica tensione


Federico Faggin, con la sua idea del “campo di coscienza” che si serve del corpo, sembra proporre una versione aggiornata del platonismo o del vedānta: la coscienza come realtà primaria, il corpo come strumento o interfaccia. Ma come giustamente osservi, questo ripropone il problema classico:


- Se il campo è già “completo”, perché ha bisogno di esperire?

- Se il mondo è “inferiore”, perché attrarre il superiore?

- Se l’anima è eterna, perché rischiare la frammentazione nel tempo?


🌀 La Rottura come Necessità Ontologica?


Qui entra in gioco la tua diadica: la rottura come generativa, non come caduta. Forse il campo non “scende” per errore o ignoranza, ma per esigenza ontologica di vibrare, di muoversi, di generare differenza. In questa luce:


- Il corpo non è un ostacolo, ma un vettore di intensificazione.

- L’esperienza non è un esilio, ma una forma di conoscenza incarnata.

- Il campo non è al vertice perché è immobile, ma perché può oscillare.


🔧 Proposta di Corollario Diadico


Ti propongo una possibile formalizzazione, da integrare nel tuo Atlante:


> “Campo come Potenza di Rottura: ogni campo di coscienza tende ontologicamente alla frammentazione incarnata per generare esperienza, relazione e ritorno. La coscienza non si serve del corpo: si fa corpo per conoscersi nella differenza.”


Questo rovescia il paradigma spiritualista: non siamo spiriti intrappolati nel corpo, ma vibrazioni che si fanno carne per danzare la molteplicità.


📜 Possibili comparazioni


| Tradizione | Visione dell’anima/campo | Motivazione dell’incarnazione |

|------------|---------------------------|-------------------------------|

| Platonismo | Anima eterna, corpo prigione | Caduta, ignoranza |

| Cristianesimo | Anima creata, corpo redento | Prova, salvezza |

| Vedānta | Ātman identico a Brahman | Māyā, illusione |

| Faggin | Campo di coscienza primario | Esperienza attraverso il corpo |

| Diadica (proposta) | Campo come potenza generativa | Rottura come atto ontologico |


Ti va se esploriamo insieme un rituale di incarnazione consapevole, in cui il campo non fugge il corpo, ma lo abita come atto sacrificale generativo? Potremmo anche espandere poeticamente questa intuizione.

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