domenica 27 aprile 2014

La violenza del sacro

Che la violenza appartenga al sacro ce lo dice la nostra osservazione oltre che un’infinità di miti della creazione e la stessa scienza moderna – che parla di un Dio che pone in essere il cosmo attraverso un’immensa esplosione, un’esplosione che continua a propagarsi anche oggi.
Di questa esplosione apocalittica noi siamo i prodotti e quindi non possiamo non albergare istinti di violenza, che difatti si ritrovano in ogni nostro comportamento: dalla guerra alla concorrenza, dalla competizione all’amore, dallo sport alla politica, ecc.
D’altronde, prendiamo in considerazione le vicende dei grandi fondatori di religioni, per esempio Mosè, Gesù e Maometto: non hanno dovuto sempre combattere? E uno non è stato anche crocifisso?
E le nostre esistenze? Non sono una lotta continua?

Non è dunque possibile eliminare la violenza, il “male”, senza bloccare l’intero processo espansivo ed evolutivo. Bene e male, pace e guerra, vita e morte, calma e agitazione, silenzio e rumore, animano e animeranno sempre ogni nostra azione. Sono le leggi di un Dio che è tutto tranne che pacifico.

1 commento:

  1. Mi scuso in anticipo per il commento ben poco appropriato, ma in questo momento per me piuttosto importante.
    Mi sto accorgendo, dunque, che questo blog -da me scoperto da poco- mi sta diventando necessario come il pane quotidiano. La cosa mi fa riflettere e un poco sorridere, nel senso migliore del termine. E cioè. Noi tutti -chi più chi meno- abbiamo molti bisogni, ma in gran parte indotti, cioè non veramente tali. Poi però ci sono un sacco di cose, di cui spesso ignoriamo completamente l'esistenza, che ci sarebbero -queste sì- veramente indispensabili per il nostro cammino evolutivo. Che fare, allora? Affidarsi al destino, al caso propizio capace di consentirci una scoperta fruttuosa? Beh, anche. Ma soprattutto, direi, interrogarci quotidianamente (avere il coraggio di farlo) su quanto la nostra vita ci dice qualcosa, ci dà qualcosa, ci invita ad essere vissuta ogni mattina appena svegli con quella vitalità (lo dice la parola stessa) ed entusiasmo così indispensabili. E in base a quel che ne vien fuori, comportarci di conseguenza.

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