sabato 3 agosto 2024

L'eterno ritorno

 

L’eterno ritorno

L'idea dell'eterno ritorno di Friedrich Nietzsche suggerisce l'ipotesi che la vita e l'universo siano eternamente ciclici e che ogni evento si ripeta indefinitamente nel tempo. In altre parole, ogni esperienza, ogni gioia e ogni sofferenza si ripeterebbe esattamente uguale per tutta l'eternità.

Nietzsche presenta l'idea dell'eterno ritorno in diverse sue opere, in particolare nel "Così parlò Zarathustra". Qui, il concetto viene espresso come una sorta di prova esistenziale: se dovessimo vivere la nostra vita così come è, ogni momento attirando le stesse scelte e gli stessi eventi, potremmo accettare questa realtà? La possibilità dell'eterno ritorno invita a riflettere sulle proprie azioni e sul significato della vita.

Se l'eterno ritorno fosse vero, ciò implicherebbe che dovremmo vivere in modo tale da essere in grado di ripetere la nostra vita in ogni istante senza alcun rimpianto. Questo porta a una riscoperta del valore dell’aforisma nietzschiano "Vivi come se dovessi ripetere eternamente il tuo stesso passato".

Il concetto ha anche implicazioni etiche e morali, poiché costringe a valutare le scelte personali in base alla loro validità e autenticità, spingendo le persone verso uno stile di vita autentico e significativo.

A me sembra un incubo. La mia unica speranza è quella di uscire definitivamente da questa situazione e di non ritornarci mai più. Ma devo ammettere che nella vita c’è sempre qualcosa di ripetitivo. Anzi, più di qualcosa.

Innanzitutto, questo infinito passaggio dalla vita alla morte e, penso, dalla morte e la vita. Spero non sempre delle stesse persone. Perché il rischio è la rinascita, la reincarnazione. Un incubo, sentito anche in Oriente, dove la reincarnazione viene vista come qualcosa di cui liberarsi. Ma quante vite ci vogliono?

A noi occidentali, piace invece l’idea di poter rivivere. Vorremmo sempre tornare ogni volta su questa Terra, per ripetere le stesse cose, per vendicarci o per fare quel che non abbiamo fatto.

Una differenza abissale di aspettative! Chi vuol uscire e chi vuol rientrare. Come nel matrimonio. Certo, un ricco o un potente vorrebbero rientrare, e lo stesso chi si è goduto la vita. Ma per chi è stata una sofferenza..?

Comunque, ci sono elementi ripetitivi in tutte le nostre azioni. Nascere, crescere, maturare, invecchiare, morire – è così per tutti. E noi siamo così incoscienti che mettiamo al mondo dei figli che dovranno ripetere tutte queste fasi.

Pensiamo all’amore. Tutti sogniamo l’amore. Ma poi ci sono difficoltà, diversità, scontri e sofferenze. “Non posso più vivere senza di te…” Pensiamo a questa frase. È terribile. Una persona che fino a un certo momento era libera giunge a pensare o a dire una frase del genere – che indica uno stato di ossessione, di dipendenza e di sofferenza.

Ma come? Giungiamo a dire che desideriamo essere schiavi di qualcuno? E chi è questo qualcuno? Uno che assomiglia vagamente a nostro padre, se siamo femmine, o a nostra madre, se siamo maschi. Perché quelli sono stati i nostri primi amori, e noi vogliamo ripeterli all’infinito! Più eterno ritorno di questo? Una piccola variazione, ma lo schema ripetitivo è sempre lo stesso.

Non parliamo di mangiare, respirare, lavarci, dormire, digerire, defecare, accoppiarci, pensare, ammalarci, invecchiare… sempre le stesse cose, ripetute più volte al giorno. Una noia! Si parla giustamente di ciclo vitale, ossia di ripetere sempre le stesse cose.

E il tempo? C’è il rischio che sia circolare, tant’è vero che negli orologi tradizionali è rappresentato da un quadrante circolare, dove, finite le 12 o le 24 ore, tutto ricomincia.

Si dovrebbe andare avanti! E dopo le ventiquattro ore, passare alle 25, 26, 27, ecc. Oggi a quanto saremmo? Nessuno lo sa, Qualche milioni di anni… se il tempo fosse lineare. Ma, se è circolare, siamo sempre lì. Come in un tapis roulant, in cui camminiamo camminiamo, ma siamo sempre fermi!

Ho paura che questa sia la nostra condizione umana.

Eterno ritorno? Per carità, no! Andiamo avanti alla buon’ora!

venerdì 2 agosto 2024

Nell'inferno

 

 Dopo aver parlato del paradiso, sempre ultraterreno, parliamo ora dell’inferno.

“Alle 10.25 del 2 agosto 1980 una bomba esplode nella sala d’aspetto della seconda classe della stazione di Bologna. Ottantacinque morti, duecento feriti. Sono passati 44 anni dall'atto terroristico più grave dalla fine della Seconda guerra mondiale in Italia. “

Ora, chi sono stati gli assassini accertati? Terroristi di destra, “patrioti” pronti a uccidere chiunque pur di prendere il potere.

Oggi, non c’è più bisogno di mettere bombe, perché altri “patrioti”hanno preso il potere. E perseguono gli obiettivi di Gelli, di Almirante, della P2, del Movimento Sociale e della destra stragista.

Ma, attenti a chi si definisce “patriota”. I mandanti non sono mai stati accertati e potrebbero aggirarsi tra noi...  o tra i nuovi "patrioti". 

Per chi credete che voteranno i vecchi fascisti?

Grave che la Meloni non presenzi a questa commemorazione. Sarebbe stato un mezzo per allontanare tanti sospetti e chiamarsi fuori. Ma la nostra "patriota"fa addirittura la vittima .Di cosa ha paura? Di qualche fischio? 

Un vero capo di governo lo avrebbe fatto. Ma lei è solo un capo di partito che vuole unicamente applausi e lacché.

Verso l'infinito

 

Tutto è duale, ma non in senso statico. Le due polarità si muovono continuamente e si presentano in proporzioni diverse. Questo significa che devono continuamente controbilanciarsi, come due pugili, due schermitori, due ballerini o due eserciti. Un passo avanti dell’uno corrisponderà a un passo indietro dell’altro. Ma, siccome nessuno dei due può vincere definitivamente (pena la fine dell’incontro-scontro), la tendenza è sempre quella di riportare un equilibrio o una parità. Che però non può permanere a lungo, perché anche la parità significa la fine dell’incontro.

Questo si traduce in un dramma umano, perché l’uomo non può trovare a lungo né pace né equilibrio. Siamo su un piano inclinato e dobbiamo tutti cadere. La vita è dunque uno stato inferiore. A che cosa?

Al tutto.

È qualcosa, ma sempre inferiore al tutto.

Molti di coloro che hanno vissuto esperienze di premorte riferiscono che, da morti, non avevano più nessun dolore, mentre il ritorno in vita era sempre accompagnato dalla sofferenza.

La vita è sofferenza, diceva giustamente il Buddha.

Chi è morto si trova in uno stato di benessere, di leggerezza e di consapevolezza. Mentre chi ritorna in vita si trova in uno stato di costrizione, di pesantezza, di limitatezza, rinchiuso in quello scafandro che è il corpo.

Un conto è sentirsi un unico punto di consapevolezza, unito al tutto, parte del tessuto dell’universo, e un altro conto è sentirsi un individuo isolato, pieno di ansie e di paure, sempre minacciato da malattie e distruzione.

La morte è entrare nell’infinito e nell'ampio, la vita è entrare nel finito e nel ristretto . Non troverai un Dio che ha una figura antropomorfa, perché Dio non ha forma, la consapevolezza non ha forma.

La morte è una cosa naturale, facile, liberatoria. Invece essere vivi è difficile e duro: è entrare in una scarpa stretta.

Un giorno ci libereremo di questa scarpa e cammineremo a piedi nudi verso l’infinito.

 

Tutto è duale

 

Tutto è duale

Visto che il processo creativo o formativo segue lo schema diadico (dualismo di forze complementari) e visto che tutto ha la stessa origine, lo schema diadico si ritrova dappertutto: nella materia e nella psiche, anzi questa è già la prima diade. Non c’è quindi il problema, tipico di certa filosofia e scienza, di conciliare il cervello (materia) con la coscienza. Tutto è dotato in qualche modo di coscienza fin dalle origini, fin dalle prime particelle o sassi.

Questo spiega la natura duale di tante cose: l’io, la coscienza, il cervello, la mente, il corpo, lo spazio-tempo.  Per esempio, il cervello è formato da due emisferi, il corpo è in gran parte duale, la mente è duale (in se stessa e nelle sue espressioni, pensieri, sentimenti, percezioni, emozioni, ecc.), il sé è duale (sia come soggetto/oggetto, sia come conscio e inconscio), la coscienza è duale (due in uno), la materia è in gran parte duale (onda/particella), il tempo è duale (passato/futuro), le forze sono in gran parte duali, la fisica classica (particella/campo) e la fisica quantistica (particella/onda) sono duali, ecc.

Ma a noi interessa il funzionamento del cervello-mente, che essendo duale, pensa in modo duale. E qui le polarità contrapposte e complementari sono incalcolabili. Non c’è quasi concetto (sostantivo, verbo…) che non abbia il suo contrario. E quando parliamo di oggetti singoli (un letto, una sedia, il sole…), il dualismo sta nel fatto che è già stata fatta la divisione soggetto/oggetto, senza contare che anche l’oggetto singolo ha un’identità, un movimento e forze contrarie che lo contraddistinguo.

Alcuni concetti duali sono indiscutibilmente reali, nel senso che corrispondono alla realtà, ma altri appartengo solo alla realtà sociale o sono del tutto infondati. In ogni caso, tutti sono duali. Per esempio, è difficile contestare che il maschile/femminile o che la vita-morte siano real, ma se io mi immagino dio o il paradiso (concetti inventati o non provabili), ecco che subito penso al diavolo o all’inferno. Il dualismo permane anche nella falsità o nella fantasia. Le antiche religioni dualistiche (in realtà tutte, anche le nostre), mentre credevano a un principio del bene, dovevano postulare il principio opposto. È inevitabile.

Ma la cosa più difficile da credere è che anche gli eventi seguono questo schema, nel senso che dopo un evento positivo o fortunato, seguirà un evento negativo o sfortunato. Questo indiccherebbe che lo schema diadico è universalmente vero.

La cosa non era sfuggita agli antichi taoisti che avevano dato vita a una specie di codice [fatto di segni yang (maschile) e segni yin (famminile)] che avrebbero dato vita al sistema divinatorio dell’I Ching. Un tentativo senza dubbio ingenuo per quei tempi, ma geniale nella sua idea che tutto fosse connesso e in un certo senso predicibile.

Ma esiste un modo per provare che tutto questo sia reale? E non una delle solite teorie inverificabili? Cioè, è possibile passare dall’astrazione a qualcosa di concreto?

Esiste un modo per vedere se a un’operazione mentale corrisponde qualcosa di reale?

giovedì 1 agosto 2024

Maschi e femmine

Belli i tempi in cui ci si illudevan che il maschile e il femminile fossero ben distinti. Ma era la nostra ignoranza a crederlo e soprattutto la nostra società nascondeva i diversi. Poi è arrivata la psicoanalisi a farci capire che il maschile contiene in sé anche una parte di femminile e viceversa. Quindi è nata una nuova consapevolezza secondo cui le proporzioni di maschile e femminile sono molto differenti  in ognuno di noi. 

Oggi siamo arrivati a vedere e a riconoscere persone che non accettano la loro sessualità biologica e vogliono ottenere, attraverso cure, ormoni e operazioni, una diversa sessualità . Rimane però un problema in tutti quei campi, come nello sport, in cui si distingue nettamente tra maschile e femminile. Perché, anche se un atleta maschio cambia sesso, la sua forza rimane superiore a quella di un atleta femmina.

Insomma, anche se Tyson cambiasse sesso, io non vorrei comunque incontrarlo su un ring!

Preti libidinosi

L' ho appena detto. Non passa giorno senza che qualche prete venga arrestato per abusi sessuali. Ora è toccato a due parroci e a un frate di Afragola, i quali, tra una benedizione e l' altra, facevano orge di gruppo.

Ma non è neanche questo che mi colpisce. E' l' abuso. Come i preti che violentano i bambini, questi "religiosi" si avvalgono della loro posizione e dello stato di debolezza delle vittime per usare loro violenza.

Due volte colpevoli e spregevoli. Quanto ai vescovi che dovrebbero vigilare... lasciamo perdere.

La filosofia della mente

 

Se vi volessi spiegare tutte le teorie sull’origine e il funzionamento della coscienza, vi dovrei esporre pagine e pagine complesse e inconcludenti.

Per esempio, leggete (ma potete saltarlo) la seguente voce, tratta dall’IA:

[La filosofia della mente è lo studio filosofico della mente, degli atti, della coscienza e delle funzioni mentali e delle loro relazioni con il cervello, il corpo e il mondo esterno. La filosofia della mente si addentra nelle questioni di fondo e nei problemi metodologici che stanno dietro la ricerca scientifica sulla mente, usando sia il metodo speculativo (attraverso esperimenti mentali), sia tenendo conto dei risultati ottenuti nella ricerca empirica e strumentale, che oggi può avvalersi della PET, la tomografia ad emissione di positroni, e della fMRI, la risonanza magnetica funzionale per immagini.


Una mappa frenologica del cervello (Oliver Elbs, Neuro-Esthetics: Mapological foundations and applications (mappa 2003), Monaco 2005). La frenologia ha tentato fin dai primordi di correlare le funzioni mentali con parti specifiche del cervello
Secondo Jaegwon Kim, la filosofia della mente è quella branca della filosofia che studia l’ontologia e la natura della mente ma soprattutto la sua relazione con il corpo. Ed è proprio questo paradigma, detto problema mente – corpo, al centro del dibattito filosofico, anche se i filosofi della mente si sono spesso cimentati a discutere di altri paradigmi, come ad esempio il problema della coscienza (distinto tra problema facile e problema difficile) e l’ontologia e natura degli stati mentali[1].

Indice
Storia
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Un esponente di spicco della prospettiva anti-sostanzialista è stato George Berkeley, vescovo anglicano e filosofo del XVIII secolo. Molto brevemente, Berkeley sosteneva che la materia non esiste, e che ciò che gli uomini percepiscono come mondo materiale non è nient'altro che un'idea nella mente di Dio. Più dettagliatamente, Berkeley non rifiutava l'ipotesi dell'esistenza del mondo fisico (la materia prima detta), ma rifiutava l'ipotesi che il mondo fisico esistesse come oggetto indipendente dal pensiero, come era stato invece postulato da Cartesio. Secondo Berkeley, il mondo fisico esiste come oggetto indipendente solo dal pensiero di Dio, ma non dalla sua mano, in quanto ne è stato l'unico creatore.[2]

La mente umana è una pura manifestazione dell'anima [senza fonte]. In altre parole, Berkeley distingueva tra idee e pensieri. Le idee non derivano da oggetti e relazioni tra oggetti che apprendiamo osservando il mondo fisico esterno, ma sono idee che ci derivano direttamente da Dio. Le idee e i pensieri (questi ultimi generati dalla nostra mente per potere manipolare le idee) sono l'unica realtà materiale e oggettiva di cui possiamo fare esperienza[2].

Sono pochi i filosofi disposti oggi ad accettare una prospettiva così estrema, ma l'idea che la mente umana abbia una natura o un'essenza diversa e più alta del mero insieme delle operazioni del cervello, continua ad incontrare un largo consenso[senza fonte].

Secondo alcuni, la dottrina di Berkeley è stata attaccata e demolita da Thomas Henry Huxley [senza fonte] ), biologo del XIX secolo, allievo di Charles Darwin, che sostenne i fenomeni della mente essere di un unico genere, e spiegabili esclusivamente a partire dai processi cerebrali, in pratica la stessa cosa che sosteneva Berkeley.

Huxley è vicino a quella scuola di pensiero materialista della filosofia inglese facente capo a Thomas Hobbes, che sosteneva nel XVII secolo che ogni evento mentale ha il suo fondamento fisico, sebbene le conoscenze biologiche dell'epoca non gli consentissero di individuare con precisione tali basi fisiche. Huxley conciliò la dottrina di Hobbes con quella di Darwin, dando così luogo alla moderna prospettiva materialista (o funzionalista) [senza fonte].

Tuttavia è bene evidenziare che il pensiero di Thomas Henry Huxley non trova spazio all'interno della filosofia della mente, non avendo egli proposto ipotesi e/o teorie e/o riflessioni riconducibili all'interno di questo paradigma[3][4][5][6].

Questa linea di pensiero è stata rinvigorita dalla costante espansione della conoscenza circa le funzioni del cervello umano. Nel XIX secolo non era possibile affermare con certezza in che maniera il cervello svolga certe funzioni quali ad esempio la memoria, l'emozione, la percezione e la ragione, e ciò lasciava ampio spazio alle teorie sostanzialistiche e metafisiche della mente. Ma ogni progresso nello studio del cervello rendeva queste posizioni sempre meno salde, fino al punto in cui è diventato innegabilmente chiaro che tutte le componenti della mente hanno la propria origine nel funzionamento del cervello.

Il razionalismo di Huxley, in ogni caso, è stato scosso all'inizio del XX secolo dalle idee di Sigmund Freud [senza fonte], che sviluppò una teoria dell'inconscio, sostenendo che i processi mentali di cui gli uomini sono soggettivamente coscienti non costituiscono che una piccola parte dell'intera attività mentale. Tale teoria può anche essere considerata come una ripresa dell'idea sostanzialistica in chiave secolare [senza fonte]. Sebbene Freud non abbia mai negato che la mente sia una funzione del cervello, sostenne che la mente ha una coscienza sua propria della quale non siamo coscienti, che non possiamo controllare e alla quale è possibile accedere solo tramite la psicoanalisi (ed in particolare tramite l'interpretazione dei sogni) [senza fonte]. La teoria dell'inconscio di Freud, sebbene impossibile da dimostrare empiricamente, e quindi tutt'altro che dimostrata scientificamente, è stata ampiamente assorbita nella cultura occidentale ed ha fortemente influenzato la rappresentazione comune della mente [senza fonte].

Il punto di vista del pensiero indiano
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Mentre in Occidente è prevalsa a partire da Cartesio e almeno sino al XIX secolo la prospettiva dualista (con la sola eccezione di Spinoza per il quale "Dio = Mente" e "Mente = Uno-Tutto = Natura), nelle culture dell'Oriente prevale la visione olistica di una mente-anima globale, l'Ātman, riflessa nella mente degli uomini come Jivatman. Questa prospettiva della mente, nel pensiero filosofico orientale, caratterizza il corso completamente differente del pensiero orientale rispetto a quello occidentale.

All'interno di esso spicca il pensiero buddhista, secondo cui la mente non è un'entità, e nemmeno un sistema che esercita funzioni, ma piuttosto un processo, e quindi è definita anche come "mentale". La mente (o "il mentale") secondo tale pensiero è un ponte tra anima (parte eterna dell'individuo) e corpo (parte mortale dell'individuo), a questo è dovuto il suo "irrequieto" movimento per unire due parti impossibili da unire tra loro, ossia l'assoluto e la morte.

Secondo il Buddhismo, la mente è un flusso di singoli istanti di esperienza consapevole e chiara. Nella sua condizione non illuminata, la mente esprime le proprie qualità quali pensieri, percezioni e ricordi grazie alla consapevolezza. La sua vera essenza illuminata è libera dall'attaccamento ad un sé e si sperimenta inseparabile dallo spazio come consapevolezza aperta, chiara ed illimitata.

Natura della mente: dibattito attuale
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I filosofi e gli psicologi restano divisi circa la natura della mente. Alcuni, partendo dalla cosiddetta prospettiva sostanzialista o essenzialista, sostengono che la mente sia una entità a sé, avente probabilmente il proprio fondamento funzionale nel cervello, ma essenzialmente distinta da esso. Quindi un'esistenza autonoma e come tale oggetto d'indagine. Questa prospettiva, facente capo a Platone, è stata successivamente assunta all'interno del pensiero cristiano e in qualche modo radicalizzata da Cartesio.

Nella sua forma estrema, la prospettiva sostanzialista mette insieme con la prospettiva teologica il fatto che la mente sia un'entità completamente separata dal corpo, una manifestazione fisica dell'anima, e che essa sopravviva alla morte del corpo e ritorni a Dio, suo creatore. Altri ancora assumono la prospettiva funzionalista, facente capo ad Aristotele, la quale sostiene che la mente è soltanto un termine utilizzato per motivi di comodità ai fini della rappresentazione di una moltitudine di funzioni mentali che hanno poco in comune tra loro, ma riconoscibili attraverso la coscienza.

La consapevolezza di possedere una mente e di poterne cogliere gli effetti percettivi e cogitativi trova in ogni caso il proprio centro nella coscienza. Gli studiosi distinguono una coscienza primaria o nucleare a cui competono quelle funzioni-base che si esprimono in "consapevolezza del mondo esterno", attraverso la percezione e in "consapevolezza del proprio corpo" attraverso la propriocezione autocoscienza. Tranne il fatto che gli uomini sono tutti coscienti della propria esistenza, i funzionalisti tendono a sostenere che gli attributi che denominiamo collettivamente la “mente” sono strettamente legati alle funzioni del cervello (la mente come attività del cervello) e non hanno esistenza autonoma rispetto a questo. In questa prospettiva la mente è una manifestazione soggettiva dell'esser coscienti: nient'altro che la facoltà del cervello di manifestarsi come coscienza. Il concetto della mente è quindi un mezzo tramite il quale il cervello cosciente comprende le sue stesse operazioni.

Descrizione
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I problemi tradizionali nella filosofia della mente sono capire e definire cos'è l'Io, il suo funzionamento (spesso in termini di concetti come percezione, appercezione, impressione, sensazione, intuizione, pensiero, rappresentazione, immaginazione, memoria, coscienza, autocoscienza, ragione, intelletto, volontà, istinto, inconscio, sentimento, emozione, passione ecc.) e il suo rapporto con il corpo: queste problematiche assieme al problema anima-corpo hanno coperto il dibattito filosofico fino al XX secolo, spesso indirettamente compresi all'interno di ambiti come la metafisica e la gnoseologia, originando a partire dal XIX secolo discipline interamente dedicate come la psicologia e la psicoanalisi. Filosofi che si sono occupati della mente nei suoi vari aspetti sono stati Sant'Agostino, Cartesio, Locke, Spinoza, Leibniz, Kant, Hegel ecc...

Oggi, con le nuove scoperte della neurofisiologia e più in generale delle neuroscienze, tali problematiche si sono specificate nel dualismo mente-cervello, ovvero la dicotomia tra una prospettiva soggettiva, intrapersonale relativa alla sfera della coscienza e autocoscienza (studiata dalla psicologia) ed una strettamente empirico-materialista tipica della scienza e del metodo sperimentale (es. neurologia, psichiatria, neuropsichiatria ecc...). Nella filosofia della mente si vorrebbe risolvere questo problema fondamentale ed arrivare ad una scienza efficace ed esauriente delle componenti funzionali della mente (soprattutto della coscienza) e della loro integrazione operativa.

Negli ultimi due decenni il concetto di mente è andato definendosi in tre posizioni principali, più altre secondarie:

La mente si caratterizza con proprietà del tutto proprie e il "mentale" deve esser indagato in quanto tale, in sé, senza riduzionismi di sorta alla neurofisiologia (il cervello diventa contenitore di esperienze mentali e psichiche che seguono però leggi proprie della psicologia). Questa è ad esempio la posizione di John Searle e di Hubert Dreyfus.
La mente sarebbe il prodotto o l'attività del cervello e ad esso riducibile, dimostrabile col fatto che la "mente senza cervello non può esistere". Quindi anche la mente sarebbe oggetto d'indagine della neurofisiologia usando le moderne tecniche d'indagine medico-scientifica che si occupano o degli effetti di lesioni cerebrali localizzate o dell'attivazione differenziale (afflusso di sangue) in regioni specifiche. Sotto questo punto di vista il sintomo della malattia o della disabilità, rintracciabile a livello neurofisiologico nel malfunzionamento o danno del cervello, coincide con la malattia/disabilità stessa ed eliminato il quale (il sintomo e quindi il danno) viene meno anche la malattia o la disfunzionalità. Tale posizione è assunta da Antonio Damasio e trova un'estremizzazione "eliminativista" (la mente non esiste) in Paul e Patricia Churchland[7].
La mente, in quanto cervello, è una macchina sostanzialmente computazionale, quindi analoga ai computer. Ne nasce un rapporto molto stretto con la intelligenza artificiale (AI) e alimenta gli studi per creare macchine sempre più simili al cervello umano. Con questo obiettivo sono attivi alcuni centri di ricerca USA a cui fa riferimento, per esempio, Daniel Dennett.[8]
Ma la mente, secondo il parere di illustri neurofisiologi come Gerald Edelman, non opera in maniera riduzionistica bensì complessa, ed ogni riduzionismo porta fuori strada. Scrive infatti Edelman:
«L'analogia tra mente e calcolatore cade in difetto per molte ragioni. Il cervello si forma secondo principi che ne garantiscono la varietà e anche la degenerazione; a differenza di un calcolatore non ha una memoria replicativa; ha una storia ed è guidato dai valori; forma categorie in base a criteri interni e a vincoli che agiscono su molte scale diverse, non mediante un programma costruito secondo una sintassi.»

(G. Edelman, Sulla materia della mente, Milano, Adelphi, 1993, p. 236)

Ma le tentazioni in tal senso sono forti, perché il ricondurre tutto alla fisiologia o alle analogie con la intelligenza artificiale semplifica enormemente il problema e soprattutto ne permette una visione sistemica ed univoca, cosa ritenuta impossibile dagli avversari del riduzionismo, i non riduzionisti, appunto. Un altro prestigioso neurofisiologo come Joseph LeDoux sottolinea come la mente umana non sia assolutamente concepibile come una macchina perché esprime dei sentimenti:
«La mente descritta dalla scienza cognitiva è in grado, per esempio, di giocare perfettamente a scacchi, e può persino essere programmata per barare. Ma non è afflitta dal senso di colpa quando bara, o distratta dall'amore, dalla rabbia o dalla paura. Né è automotivata da una vena competitiva oppure dall'invidia e dalla compassione.»

(J. Le Doux, Il sé sinaptico, Milano, RaffaelloCortina, 2002, p. 34)

Contro tale posizione riduzionistica si era già espresso significativamente John Searle, tendente a vedere la natura della mente biologica priva di alcun rapporto con quella computazionale, né riducibile a fisiologia pura, che sosteneva:
«Dato che i programmi sono definiti in termini puramente formali o sintattici, e dato che la mente ha un contenuto mentale intrinseco, ne consegue che essa non può consistere in un semplice programma. La sintassi formale di per sé non garantisce la presenza di contenuti mentali. Di questo ho dato dimostrazione con l'argomento della camera cinese (Minds, Brains and programs, 1980): un calcolatore – potrei essere io stesso – sarebbe in grado di effettuare tutti i passi di un programma che simuli una qualche capacità mentale come la comprensione del cinese senza capire una sola parola di quella lingua. L'argomentazione poggia su di una semplice verità logica: sintassi e semantica non si equivalgono e la sintassi di per sé non è sufficiente a costituire la semantica.»

(J. Searle, Mente, cervello, intelligenza, Milano, Bompiani, 1987, p. 216)

La filosofia della mente che tiene conto delle evidenze della ricerca scientifica e sperimentale come dati primari, mette questi in relazione con la riflessione filosofica, in modo tale da fornire sempre nuove indicazioni per la sperimentazione in altre discipline connesse come le scienze cognitive che indicano un approccio multidisciplinare ma prevalentemente neurofisiologico e psicologico-sperimentale.

In ogni caso è importante tenere conto che la ricerca neurofisiologica più avanzata resta comunque incapace di andare molto oltre gli aspetti meccanici del pensare e del sentire, quelli che riguardano la generalità del modo di funzionare del cervello del mammifero homo sapiens. L'approccio anti-riduzionista, e che potremmo chiamare olistico, tende invece ad occuparsi dello specifico del mentale, ciò che si lega all'individualità, come i sentimenti e le emozioni intime, restano un campo dove esse, almeno per ora, hanno molto poco da dire all'indagine neurologica. Ciò significa che la filosofia della mente deve avvalersi ancora o di concetti propri della filosofia, o di quelli della psicologia, o della psicoanalisi, debitamente interpretati in senso filosofico.

Il problema mente-corpo, per quanto abbia interessato il pensiero filosofico sin dai primordi, è soltanto uno dei tre approcci entro cui si inquadrano le nuove teorie della mente. Esse nascono con il concorso di acute osservazioni attorno alle teorie storiche del funzionalismo, del computazionalismo e dell'intelligenza artificiale. Possiamo dunque individuare le tre seguenti linee di ricerca:

Il problema mente-corpo, che concerne il rapporto tra il soma e la psiche a livello infra-soggettivo;
Il problema mente-mondo, relativo al rapportarsi di ogni singolo individuo con il contesto di esistenza in cui è inserito;
Il problema mente-mente, come quello del relazionarsi di una mente alle altre menti ad essa simili sul piano strutturale e funzionale, ma con esigenze e aspettative da poco a molto differenti.
Problema mente-corpo
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Lo stesso argomento in dettaglio: Dualismo mente-corpo.
Rispetto al problema mente-corpo si possono individuare due grandi filoni: il monismo ed il dualismo. Il primo sostiene che l'organismo umano si presenti come un'unica realtà, basata su una sola sostanza fondamentale, di cui sia mente che corpo siano parti differenti ma correlate. Il secondo afferma invece che mente e corpo, essendo sostanzialmente differenti come struttura cellulare, vadano considerati separatamente. In altre parole, i neuroni e soprattutto le sinapsi apparterrebbero a un livello di complessità troppo differente dalle cellule somatiche per essere abbracciati in una visione unitaria. In realtà anche questa tesi non esclude la coniugazione di corpo e mente, semplicemente ritiene che ai fini gnoseologici la fisiologia del corpo sia una cosa, quella del cervello un'altra.

Tuttavia, da un punto di vista storico, il dualismo corpo/mente è stato per lungo tempo visto come un dualismo materia/spirito e il maggior responsabile di ciò è certamente Cartesio, che lo espresse in quello tra res extensa/res cogitans. Questa posizione gnoseologica è stata contestata come erronea da alcuni studiosi della mente dell'ultimo secolo, tra i quali Antonio Damasio, che ha dedicato a questo argomento un intero libro.[9]

Da queste due correnti di fondo si è evoluto un ampio ventaglio di posizioni, agli estremi del quale stanno la visione scientifica riduzionistica e la visione metafisica. Essendo numerosissime le posizioni filosofiche sul problema mente-corpo tra quelle più scientifiche appaiono oggi dominare quelle concernenti due tronconi principali: il fisicalismo o materialismo (riduzionista e non riduzionista), e le dottrine non-fisicaliste, tra le quali spicca quella del Premio Nobel per la medicina Gerald Edelman, che ha proposto la "Groups Neuronal Selection Theory", comunemente indicata come darwinismo neurale.

I filosofi contemporanei hanno abbandonato il dualismo ontologico in favore di un meno impegnativo dualismo delle proprietà o delle funzioni, in base al quale mente e corpo non sono due sostanze separate, ma compenetrate e coniugate funzionalmente. Possono quindi esser visti anche come "stati esperienziali" di un organismo polifunzionale, tali da poter fare una distinzione tra due tipi di stati: gli stati fisiologici o cerebrali, legati alle strutture neurologiche della sensibilità corporea, e gli stati mentali, quelli che concernono più specificamente le emozioni, i sentimenti e l'elaborazione del pensiero. Si è occupato di questo problema Edoardo Boncinelli, facendo una distinzione tra neurostato come fenomeno cerebrale e psicostato come fenomeno mentale. Ha scritto:
«In un determinato individuo e in un determinato momento, a un neurostato corrisponde uno psicostato, ma lo stesso psicostato può corrispondere a molti, o moltissimi, neurostati diversi. Da un certo punto di vista ciò è scontato. Noi non sappiamo dire quanti psicostati possano esistere nella nostra mente, non fosse altro perché non sappiamo bene che cosa siano, ma intuiamo che il loro numero non può essere altissimo. Non ci sarebbero infatti abbastanza strumenti interpretativi. Non sappiamo dire neppure quanti possano essere i neurostati concepibili, ma è facile supporre che saranno in numero incredibilmente alto. Se consideriamo anche solo le configurazione delle singole sinapsi il loro numero è impressionante.»

(E.B oncinelli, Il cervello, la mente e l'anima, Milano, Mondadori, 1999, p. 235)

Schematicamente i quesiti aperti sono i seguenti:

Cos'è uno stato mentale?
Che rapporto c'è tra uno stato mentale e uno stato cerebrale?
Come può il cervello dare luogo a stati mentali?
Le risposte a questi interrogativi variano al variare della concezione che si abbraccia del mondo, della causa, della natura della mente, del cervello, ecc. Edoardo Boncinelli, e numerosi altri con lui, ne fa una questione di tempi e di complessità, vedendo il cerebrale come il semplice e primario, il mentale come il complesso e secondario. Così lo spiega:
«L'evento fisiologico iniziale comprende elementi molecolari, cellulari e circuitali e coinvolge vari sistemi somatici fra i quali certamente quello nervoso a ciascuno dei suoi livelli. Nonostante la pluralità di coinvolgimenti, l'evento fisiologico iniziale è istantaneo e inconsapevole. A questo seguono quasi sempre molte altre cose: una presa di coscienza, una valutazione emotiva, un'elaborazione mentale.»

(E. Boncinelli, Il male, Milano, Mondadori, 2007, p. 25)

Orientamenti teorici e correnti
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Gli studi sulla mente e le teorie relative si sono moltiplicati dal 1956, anno in cui si è tenuto al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston un simposio sulla mente nei suoi aspetti funzionali, vista come una possibile struttura informazionale. Con ciò veniva posto il problema delle analogie tra il funzionamento della mente umana e quello dei computer. Il portare l'attenzione non più sul "cos'è" la mente ma su "come funziona" è stato una svolta epocale, che ha portato un ventaglio interpretativo molto vasto nel quale definire correnti e orientamenti; per le continue intersezioni tra questi ultimi, uno studioso può venire collocato in una o in un'altra corrente od essere a cavallo di entrambe.

A parte i fondatori delle varie correnti con conseguente conio di un termine, com'è il comportamentismo da parte di John Watson e il funzionalismo da parte di Hilary Putnam, è sempre molto difficile cogliere uno stretto nesso tra i precursori e i seguaci, tra antecedenti e conseguenti. Per esempio, è indubitabile che il funzionalismo abbia nel comportamentismo un antecedente importante, anche se poi se ne differenzia profondamente, essendo la visione comportamentista semplificata a un meccanismo stimolo-risposta che evocava le risultanze delle ricerche neurofisiologiche di Ivan Pavlov. Quando apparve, nel 1913,[10] il manifesto del comportamentismo da parte di Watson le reazioni furono violente poiché la mente umana veniva ridotta a una macchina nervosa agente secondo automatismi. Ciò risultava intollerabile per chi si rifiutava di considerare il comportamento umano assimilabile a quello di ogni altro animale.

Si può dire che inizia con Watson la divaricazione tra le interpretazioni riduzionistiche della mente e quelle anti-riduzionistiche e che Putnam opera una sorta di conversione del riduzionismo neurofisiologico a quello logico e matematico, che trova poi la sua prosecuzione dalla metà degli anni sessanta del secolo scorso in poi nei riduzionismi computazionalistici ispirati alla intelligenza artificiale. Nasce con Putnam l'idea di guardare alle funzioni cognitive umane e alle strutture cerebrali in analogia con un software supportato da un hardware[11] e questa idea di funzionalismo computazionalista avrà molti seguaci anche dopo che Putnam l'avrà rigettata a metà degli anni ottanta[12].

Sui due fronti, riduzionista e anti-riduzionista, si confrontano almeno quattro indirizzi:

quello "computazionalista" che, vedendo il cervello come un organo calcolatore, assume che con l'intelligenza artificiale si possano imitare le funzioni mentali con risultati simili (es: Dennett e Fodor);
quello "neurologista" che, riducendo la mente alla fisiologia del cervello, annulla il mentale nella elaborazione meccanica dei circuiti cerebrali (es: Churchland);
quello "mentalista" che nega sia il primo che il secondo rivendicando invece l'autonomia del mentale dal cerebrale (es: Searle);
quello "evoluzionista" che supera tali indirizzi in una visione evoluzionistica del mentale come epifenomenico del cerebrale (es: Edelman).
Teorie riduzionistiche
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Comportamentismo
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Lo stesso argomento in dettaglio: Comportamentismo.
Il comportamentismo rifiuta qualsiasi forma di introspezione, e ritiene che l'unico dato di fatto oggettivo per uno studio scientifico della mente sia il comportamento esteriore. La mente viene effettivamente trattata come una "scatola nera".

John Watson
Burrhus Skinner
Filosofi vicini a questa corrente, anche se non comportamentisti a tutti gli effetti, si possono considerare:

Rudolph Carnap
Gilbert Ryle
Wilfrid Sellars
Funzionalismo computazionalistico
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Lo stesso argomento in dettaglio: Funzionalismo (filosofia della mente).
Hilary Putnam[13]
Jerry Fodor[14]
Daniel Dennett[8]
Douglas Hofstadter
Teoria dell'Identità
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Lo stesso argomento in dettaglio: Teoria dell'identità e Teoria dello stato centrale.
Ullin Place
John Jamieson Carswell Smart
David Armstrong
Paul Churchland[7]
Patricia Churchland
Teorie anti-riduzionistiche
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Olismo
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Lo stesso argomento in dettaglio: Olismo.
Aristotele
Tommaso d'Aquino
Filosofia scolastica
Filosofie orientali
Ken Wilber
Dualismo
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Lo stesso argomento in dettaglio: Dualismo (filosofia della mente).
Karl Popper
David Chalmers
Teorie dualistiche:

Interazionismo
Parallelismo (filosofia della mente)
Epifenomenismo
Coscienza e Intenzionalità
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John Searle[15]
Thomas Nagel[16]
Hubert Dreyfus[17]
La ragione emozionata
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Antonio Damasio[18][19]
Teorie evoluzionistiche
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Gerald Edelman[20][21][22][23]
Jean-Pierre Changeux[24][25]
Merlin Donald[26][27]
David Linden,[28]
Note
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^ M.Donald, Origins of the Modern Mind, Harvard University 1991
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Bibliografia
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A. G. Biuso, Dispositivi semantici. Introduzione fenomenologica alla filosofia della mente, Vill. Maori, Catania 2008.
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(EN) Richard Rorty, Philosophy and the Mirror of Nature (Princeton, 1980), p. 120, 125.
(EN) Alfred North Whitehead Science and the Modern World, Simon & Schuster, 1997, ISBN 0-684-83639-4
Voci correlate
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Mente
Intenzionalità
Coscienza
Memoria (psicologia)
Qualia
Scienze cognitive
Unità psicofisica
Epistemologia evoluzionistica
Teoria della mente
Anima
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Collegamenti esterni
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Field guide to the Philosophy of Mind, su
host.uniroma3.it. URL consultato il 28 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2020).
Repertorio di studi sulla mente, su
cervellomente.altervista.org. URL consultato l'11 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
London Philosophy Study Guide Archiviato il 18 aprile 2019 in Internet Archive. offre una nutrita bibliografia al riguardo:
(EN) Philosophy of Mind, su
ucl.ac.uk. URL consultato il 1º maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 7 agosto 2018).
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Ultima modifica 8 mesi fa di Alcide80

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Come vedete, c’è da impazzire e soprattutto da non concludere niente.

È così difficile capire che cosa sia la coscienza perché, in questo campo, cioè nel campo della soggettività pura, non può esistere una conoscenza oggettiva,  Colui che cerca è colui che è cercato! Un loop da cui non si esce.

Chi può darci la prova che la sua conoscenza della coscienza è oggettiva nel momento in cui è il soggetto che opera? Non può esistere una conoscenza oggettiva del soggetto: sarà sempre soggettiva!

Già in fisica è impossibile trovare un sistema completamente isolato. Perché qualche particella entra sempre. Figuriamoci nel campo della mente, dove ogni conoscenza è soggettiva per definizione.

Questo significa che le nostre misurazioni o conoscenze saranno sempre approssimative.

Ma c’è un altro motivo strutturale: che la coscienza è la simmetria fondamentale dell’essere. E, per “fondamentale” intendo che fonda ogni altra simmetria conoscitiva e reale. Il che significa che il soggetto deve essere contemporaneamente consapevole di sé e del mondo, istituendo nello stesso tempo ogni altra diarchia o diade.

Noi riteniamo ingenuamente che l’essere sia un semplice stato (o… o) mentre è un processo oscillante tra due polarità uguali ma contrapposte. Ossia, è qualcosa che si muove continuamente, come un pendolo o come il simbolo dinamico dello Yang/Yin. Non uno stato unitario e immobile, ma un moto oscillatorio fra due estremi… un po’ come succede nell’elettromagnetismo.

Sì, l'elettromagnetismo può essere visto come un fenomeno oscillatorio, specialmente quando si considerano le onde elettromagnetiche. Le onde elettromagnetiche, come la luce visibile, le microonde e le onde radio, sono generate dalle oscillazioni di campi elettrici e magnetici che si propagano nello spazio.

 

In particolare, nelle onde elettromagnetiche:

 

1. **Oscillazioni dei campi**: Un campo elettrico variabile nel tempo genera un campo magnetico variabile e viceversa, creando un fenomeno oscillatorio. Queste oscillazioni sono perpendicolari l'una all'altra e alla direzione di propagazione dell'onda (secondo la regola della mano destra).

 

2. **Frequenza e lunghezza d'onda**: Le onde elettromagnetiche sono caratterizzate da una frequenza e da una lunghezza d'onda, che descrivono la velocità con cui oscillano i campi elettrici e magnetici. Ad esempio, le onde radio hanno frequenze relativamente basse e lunghezze d'onda lunghe, mentre i raggi gamma hanno frequenze molto elevate e lunghezze d'onda molto corte.

 

3. **Principi di risonanza**: Alcuni fenomeni elettromagnetici possono mostrare comportamenti oscillatori simili a quelli di un sistema in risonanza, come nei circuiti risonanti che utilizzano induttori e condensatori.

 

In sintesi, l'elettromagnetismo è profondamente connesso a fenomeni oscillatori, in particolare quando consideriamo l'emissione e la propagazione delle onde elettromagnetiche.

In un certo senso, l’oscillazione è un movimento che si verifica fra due “poli”.

Va precisato che il termine "oscillatorio" si riferisce a un movimento che varia nel tempo, in genere attorno a un valore medio o di equilibrio, e non implica necessariamente la presenza di "due poli" nel senso di poli opposti come nel caso di un magnete.

 

Tuttavia, nel contesto dell'elettromagnetismo, possiamo considerare alcuni aspetti che potrebbero sembrare riconducibili all'idea di "poli":

 

1. **Campi elettrici e magnetici oscillanti**: Nelle onde elettromagnetiche, ci sono componenti elettrici e magnetici che oscillano. Ogni oscillazione di un campo elettrico genera un campo magnetico (e viceversa), e queste oscillazioni avvengono in direzioni perpendicolari l'una all'altra.

 

2. **Cariche elettriche e poli**: Le cariche elettriche possono essere positive o negative. Quando si parla di dipoli elettrici (composti da una coppia di cariche di segno opposto, separate da una certa distanza), possiamo considerare l'oscillazione delle cariche all'interno di un campo elettrico come un fenomeno oscillatorio in cui le cariche si muovono avanti e indietro.

 

3. **Oscillazioni di un sistema dinamico**: In un circuito RLC (resistore, induttore e condensatore), il movimento oscillatorio delle correnti e delle tensioni può essere analizzato in termini di potenziali elettrici e correnti che si alternano, creando un comportamento oscillatorio che può non richiedere "poli" nel senso tradizionale.

Ma si tratta di un semplice paragone, per indicare che le cose non vanno viste come singole e separate, ma interrelate fra di loro e in sé. E in continuo movimento. Anche un sasso.

La coscienza oscillatoria o l’oscillazione della coscienza indica semplicemente che c’è un movimento duale, avanti e indietro, tra senso dell’io e senso dell’altro, fra percezioni interne e percezioni esterne, tra un io conscio e un io inconscio. Questa tensione che non si placa mai, questa inquietudine, questo non essere né carne né pesce, ovvero carne e pesce, questa variabilità dell’essere, indica un processo sempre attivo e contraddittorio. Attivo perché contraddittorio. Esattamente come lo Yin e lo Yang o il maschile e il femminile.

Se non ci fosse questa tensione, non ci sarebbe nessun movimento. La natura, pur tendendo all’equilibrio, aborre l’equilibrio. Non sta mai ferma. Deve muoversi per essere viva. Come il mercurio di un termometro rotto.

Se non ci fosse questo movimento alterno, saremmo fissati solo sull’io o solo sull’altro. E non capiremmo niente né dell’uno né dell’altro.

La coscienza si muove come tutto. Deve muoversi. E si alterna preferibilmente fra due poli teorici.

Questo meccanismo dinamico duale non è solo teorico, ma è ciò che dà vita a ogni cosa contrapposta (come il maschile e il femminile). Non possiamo certo dire che il maschile e il femminile li abbiamo creati noi, ma si sono creati perché alla base di ogni emergenza (e dunque anche della coscienza) vi è questa oscillazione creativa.

Il mondo sente se stesso. E, sentendosi, si crea.

Il “raggio creativo” del vecchio Dio delle religioni è in realtà un’oscillazione.

Il che significa anche che le nostre interazioni si traducono in concetti, sono concetti. I concetti sono le relazioni fra le cose.

 

Occhio per occhio

Alla vendetta di Israele non si sfugge. Lo abbiamo visto con i criminali nazisti, prelevati nei decenni passati in paesi esteri. E adesso con i nemici di Hamas, uccisi uno per uno in qualsiasi paese si trovino. Non c’è giudice, non c’è sentenza, non c’è legge internazionale. Israele decide insindacabilmente e uccide. Il mondo resta attonito, protesta e non fa nulla. A Israele tutto è permesso. Chissà quante vittime che non c’entravano nulla.

Qualcuno dice che anche il nostro aereo abbattuto a Ustica per errore sia stato colpito da aerei israeliani. Non si saprà mai. Se gli israeliani, decidono di uccidere, uccidono. E non importa quante siano le vittime “collaterali”. Per gli ebrei, tutto è fattibile. A Israele tutto è permesso.E non esistono leggi che li fermino.

“Occhio per occhio, dente per dente!” Solo che, per un occhio o per un dente, non si accontentano di prendersi un occhio e un dente. Ma migliaia di occhi e di denti. Il che non li rende particolarmente simpatici al mondo.

Ma a loro non importa. A loro interessa solo la loro vendetta, costi quel che costi. Pur di sopravvivere, sarebbero capaci di scatenare un conflitto generale.

Non dico che non abbiano diritto di difendersi, ma, in tutte le legislazioni, il diritto alla difesa deve essere proporzionato all’offesa.

Ho sempre pensato che, scoppierà la terza guerra mondiale, a innescarla non saranno i russi o gli americani. Ma gli israeliani.

Una domanda sola. Ma, se gli ebrei hanno armi nucleari, che gliele ha date?

 

La figlia d’Italia

Meloni si porta dietro spesso nei suoi viaggi la figlia. Non credo che lo faccia per farle conoscere il mondo... a nostre spese.

La struttura diadica dell'universo

 

Ci sono forze che uniscono (attrattive) e ci sono forze che dividono (repulsive). Ma quello che non si capisce è che le une sono in relazioni alle altre. E, quindi, anche se in apparenza si contrastano, in realtà sono le une indispensabili alle altre. Bisogna saper vedere il quadro d’insieme.

In fisica, per esempio, ci sono le forze che tendono a tenere gli oggetti insieme. Come la forza di gravità, che attrae gli oggetti verso il centro della Terra (o di un altro corpo celeste) e tiene insieme i pianeti, le lune e le galassie. Un'altra forza che unisce è la forza elettromagnetica, che può attrarre particelle cariche opposte (come elettroni e protoni) tra loro.

 

D'altra parte, ci sono forze che possono far sì che gli oggetti si allontanino. Un esempio potrebbe essere la repulsione elettromagnetica tra cariche dello stesso segno (cioè tra due elettroni o due protoni). In un contesto più macroscopico, forze come la pressione interna di un gas possono spingere verso l'esterno e "dividere" le molecole.

Ma questo succede non solo in fisica. Succede in ogni campo. Pensiamo solo all’amore e all’odio e a tutte le forze che sono come monete a due facce. L’una non può esistere senza l’altra, ma l’una si presenta come il contrario dell’altra. È un gioco dinamico, sotterraneo, ma ben evidente.

L’universo è stato costruito come un ponte, e si regge attraverso un gioco di spinte e controspinte. Se le une prevalessero troppo sulle altre, il ponte collasserebbe. La terza legge di Newton mette bene in evidenza il rapporto necessario fra azione e reazione. Non si tratta di casualità, ma di necessità, per mantenere il ponte in sospensione, per mantenere un non facile equilibrio, per la conservazione dell’energia a livello di un sistema chiuso.

Questo schema, che io chiamo diadico (una forza è il contrario dell’altra ma non può prescindere da essa) si trova dappertutto. Ed è ben rappresentato dal simbolo taoista dello yang/yin, Per esempio, nella struttura della coscienza (dove ci sono sempre due poli interni ed esterni), nella struttura dei pensieri, nella struttura dei sentimenti, nella struttura delle emozioni e anche in quella degli eventi. E nella struttura dello stesso universo, dove alla spinta propulsiva iniziale (al momento del Big Bang) si oppone una forza che tiene insieme il tutto.

Nel contesto dell'universo e dell'espansione che ha avuto inizio con il Big Bang, la forza che si contrappone a questa "spinta divisiva" (ovvero l'espansione dell'universo) è la forza di gravità.

 

Quando il Big Bang ebbe luogo, l'universo ha cominciato espandersi in tutte direzioni. A lungo andare, la gravità ha un ruolo fondamentale nel cercare di attrarre la materia presente nell'universo e contrastare l'espansione. Questa forza di attrazione tende a raccogliere la materia in galassie, stelle e altre strutture cosmiche.

 

Tuttavia, gli scienziati hanno osservato che nel corso degli ultimi miliardi di anni, l'espansione dell'universo sta accelerando. Questa accelerazione è attribuita a una misteriosa forma di energia nota come "energia oscura", che costituisce circa il 68% dell'universo. L'energia oscura sembra avere un effetto repulsivo, contrapposto alla forza di gravità, contribuendo a far sì che l'universo continui ad espandersi sempre di più.

 

Pertanto, il quadro attuale è piuttosto complesso: la gravità cerca di contrastare l'espansione dell'universo, mentre l'energia oscura sembra spingere verso un'ulteriore espansione accelerata.

Ma lo schema è sempre lo stesso. Perché, se non ci fosse questo gioco di spinte e controspinte, la baracca non starebbe in piedi.

Anche un semplice sasso (o un qualsiasi solido) è mantenuto insieme da forze che agiscono tra le sue molecole e atomi. Queste forze possono stabilizzano la materia, la mantengono unita, contrastano la tendenza a dividersi o rompersi e possono essere di vari tipi:

 

1. **Forze di legame chimico**: i legami chimici tra atomi e molecole agiscono come forze attrattive che uniscono le particelle. Queste forze devono essere superate affinché un materiale si rompa.

 

2. **Coesione**: La proprietà di coesione è la capacità delle molecole di un materiale di aderire tra loro. Le forze di coesione sono una sorta di "controspinta" alle forze esterne che tendono a separare le parti del materiale.

 

3. **Struttura cristallina**: In materiali solidi che presentano una struttura cristallina, gli atomi sono organizzati in un reticolo ordinato, e le forze di legame tra i vari atomi contribuiscono alla stabilità del solido. Queste forze stabilizzano la forma del materiale e richiedono un'energia significativa per rompere il reticolo.

 

4. **Elasticità e Resistenza**: I materiali solidi mostrano anche alcune proprietà meccaniche, come l'elasticità e la resistenza. Quando una forza esterna agisce su un solido, il materiale si deforma, ma fino a un certo punto. Se la forza non supera il limite elastico del materiale, esso tornerà alla sua forma originale.

Se questo è vero per un sasso, è vero per tutto, noi compresi. Non solo, ma è vero a livello delle nostre funzioni sensoriali e psichiche, e a livello del tempo, con il suo dualismo dinamico fra passato e futuro. Pensateci bene.

Il concetto di tempo può essere interpretato attraverso una lente dualistica in vari contesti filosofici e scientifici. Il dualismo, in generale, si riferisce alla divisione di un concetto in due parti opposte o complementari, come mente e corpo, bene e male, o materia e spirito.

In fisica, il tempo è spesso considerato una dimensione fondamentale dell’universo, insieme allo spazio. Tuttavia, alcune interpretazioni filosofiche e scientifiche possono vedere il tempo attraverso una prospettiva dualistica. Ad esempio, il dualismo onda-particella nella fisica quantistica implica che le particelle subatomiche possano comportarsi sia come onde che come particelle, e questo comportamento può influenzare la nostra comprensione del tempo e dello spazio.

In filosofia, il tempo può essere visto come una dicotomia tra il tempo soggettivo (come lo percepiamo) e il tempo oggettivo (come esiste indipendentemente dalla nostra percezione). Questo può essere considerato una forma di dualismo epistemologico.
 Ma può essere anche visto come un dualismo fra passato e futuro.

Passato e futuro possono essere visti come una forma di dualismo temporale. Questo dualismo si basa sulla distinzione tra ciò che è già accaduto (passato) e ciò che deve ancora accadere (futuro). Questa dicotomia è fondamentale per la nostra comprensione del tempo e della nostra esperienza umana.

In filosofia, questa distinzione può essere esplorata attraverso vari concetti, come la memoria (che ci collega al passato) e l’anticipazione o la speranza (che ci proietta nel futuro). Anche in psicologia, il modo in cui percepiamo e interagiamo con il passato e il futuro può influenzare il nostro comportamento e il nostro benessere emotivo.

Il dualismo passato-futuro ha diverse implicazioni:

1. Psicologia e Benessere
Memoria e Identità: La nostra identità è fortemente legata ai ricordi del passato. Le esperienze passate modellano chi siamo e come vediamo il mondo.
Ansia e Speranza: Il futuro può essere fonte di ansia o speranza. Le nostre aspettative e preoccupazioni per ciò che deve ancora accadere influenzano il nostro stato emotivo presente.
2. Filosofia del Tempo
Tempo Lineare vs. Ciclico: Alcune filosofie vedono il tempo come lineare (un percorso dal passato al futuro), mentre altre lo vedono come ciclico (un eterno ritorno). Questo influisce su come percepiamo il cambiamento e la continuità.
Esistenza e Temporalità: Filosofi come Heidegger hanno esplorato come la nostra esistenza è intrinsecamente temporale, con il passato che informa il presente e il futuro che ci spinge a proiettare noi stessi in avanti.
3. Fisica e Cosmologia
Teoria della Relatività: Secondo Einstein, il tempo non è assoluto ma relativo e può essere influenzato dalla velocità e dalla gravità. Questo cambia la nostra comprensione del passato e del futuro.
Frecce del Tempo: In fisica, la freccia del tempo rappresenta la direzione unidirezionale dal passato al futuro, spesso associata all’aumento dell’entropia.
4. Cultura e Narrazione
Storie e Miti: Molte culture hanno miti e storie che esplorano il rapporto tra passato e futuro, come le profezie o le leggende di rinascita.
Letteratura e Cinema: La narrativa spesso gioca con il tempo, esplorando temi come i viaggi nel tempo, le vite parallele e le conseguenze delle scelte passate sul futuro.
5. Decisioni e Pianificazione
Scelte e Conseguenze: Le decisioni che prendiamo oggi sono influenzate dalle esperienze passate e dalle aspettative future. Questo dualismo ci aiuta a pianificare e a prendere decisioni informate.
Questi sono solo alcuni esempi di come il dualismo passato-futuro possa influenzare vari aspetti della nostra vita e del nostro pensiero.

Lo schema diadico è confermato anche nel tempo. Se non ci fosse il passato, come potrebbe esserci un futuro? E se non ci fosse un futuro, come potrebbe esserci un passato?Se aumenta il passato, diminuisce il futuro. Se il futuro è ancora lungo, il passato è breve.

Materia, coscienza, tempo… tutto segue lo schema diadico, che è presente anche dentro di noi.