martedì 23 aprile 2019

Un'anima fragile


Quando ci chiediamo se esista un’anima, che ovviamente dovrebbe essere immortale, in realtà ci chiediamo quale sia la nostra vera natura. Perché anche di questa non siamo sicuri – a dimostrazione che la nostra condizione di esseri coscienti è davvero paradossale. Intuiamo qualcosa ma non siamo certi di niente. Questo nostro principio sarebbe di natura spirituale e dovrebbe sopravvivere alla morte, trasferendosi o su un altro piano di esistenza o in questo stesso mondo.
Comunque sia, notiamo in modo incontrovertibile che il suo soggiorno su questa Terra è fuggevole, effimero, mutevole, spesso sofferente – e tuttavia necessario.
Infatti da questo soggiorno l’anima farebbe un’esperienza che evidentemente non potrebbe compiere in nessun altro modo. Allora questo principio immortale sarebbe vuoto e sarebbe, senza la vita terrena, inutile, un fantasma.
L’anima non sarebbe dunque qualcosa formato in partenza, ma qualcosa da formare di vita in vita. Avrebbe bisogno di crescere e non sarebbe per niente autonoma.
Il nostro scopo nella vita sarebbe dunque quello di far crescere questa anima, che, senza l’esperienza, avvizzirebbe subito. In tal senso l’anima non ci viene data in partenza, ma deve essere costruita a poco a poco.
Nonostante l’apparenza non siamo per niente tutti uguali. Ognuno ha un proprio livello di sviluppo, che del resto è ben visibile dalle differenze di pensiero, di consapevolezza e di azione.

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