domenica 21 aprile 2019

Il valore della calma


La via e la vita dell'uomo comune si basano sull'agitazione. Agitarsi è spesso il contrario di agire. Chi si agita, vorrebbe fare tante cose, ma non riesce a farne una bene. Chi si agita, spreca energie; e, al momento dell'azione, è già sfinito. Agitarsi vuol dire muoversi a casaccio, non avere un'idea chiara di ciò che va fatto. Questo è il punto. Agitazione è confusione, agitazione è agire male. Solo quando vediamo con chiarezza ciò che dobbiamo fare, e come dobbiamo farlo, possiamo agire efficacemente. Ma questo non è possibile se non si raggiunge la calma.
       La calma serve dunque sia nella vita di tutti i giorni, sia nel cammino evolutivo di ognuno. È perciò una funzione pratica e spirituale. Da coltivare ad ogni costo.
       Come diceva Cesare Cantù, "il male sopportato con ragionevolezza e calma è già diminuito della metà, mentre l'impazienza raddoppia tutti i pesi, infistolisce tutte le piaghe."
       Inoltre la calma è una condizione più naturale dell'agitazione. Giacomo Leopardi nello Zibaldone scriveva: "È certo che lo stato naturale è il riposo e la quiete, e che l'uomo anche più ardente, più bisognoso di energia, tende alla calma e all'inazione continuamente in quasi tutte le sue operazioni".
       E, se credete che la calma e la quiete siano contrarie alla passione, vi sbagliate. "Il vero amore è una quiete accesa" diceva Giuseppe Ungaretti.
       Del valore della calma le nostre religioni parlano poco. Si sa, loro esaltano la passione. C'è perfino la "passione di Cristo".
       In ogni caso, la calma non è il frutto di una grazia divina, ma è coltivabile attraverso vari metodi di meditazione.

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