martedì 2 aprile 2019

Panta rei


Tutto cambia - cambia il mondo, cambia ognuno di noi... momento per momento. Questa è l'unica legge chiara. Siamo immersi in un divenire che non ci lascia mai stare fermi. Sì, ci sono periodi o fasi in cui le cose sembrano essersi stabilizzate. Ma non è che un'illusione, una tregua... prima o poi anche quella fase passerà. Panta rei: tutto scorre. Tuttavia cambiare significa passare da una crisi all'altra, da una trasformazione all'altra, talvolta in meglio, talvolta in peggio. Anzi, la sensazione di distruzione, di perdita, di spaesamento, è in un primo momento inevitabile.
       Prendiamo questo periodo politico e sociale. Siamo in crisi. Il paese si è bloccato. Anziché andare avanti, come ci eravamo abituati, andiamo indietro. E noi siamo presi dalla paura. Crisi significa cambiamento, ma i cambiamenti spaventano, perché  molti si risolvono in peggioramenti.
       Anche le nostre esistenze individuali passano da un cambiamento all'altro - e da una crisi all'altra. Nascere è il primo mutamento, poi crescere, poi uscire dall'infanzia ed entrare nella giovinezza, quindi approdare alla maturità e infine arrivare all'età della vecchiaia. E ogni volta dobbiamo adattarci, nel bene o nel male. Perché non c'è alternativa. Siamo immersi in un fiume che comunque ci trascina nella sua corsa. Nessuno può fermarsi. Nessuno può dire: fermate il mondo e lasciatemi scendere!
       L'aspetto che più spaventa è che la vita non va verso un'apoteosi di benessere, ma va verso il suo disfacimento. La vecchiaia è esattamente questo. Tutto si deteriora, tutto si esaurisce, sia fisicamente sia mentalmente. Ci sarebbe da essere pessimisti.      
       Però, possiamo notare che la curva della vita non è linea inclinata verso il basso. Ma è una curva che prima sale fino al suo massimo splendore e poi scende inesorabilmente. Dunque, è un ciclo. E, all'interno di questo ciclo, esistono altri cicli. Si tratta di un andamento che si ripete costante, che sembra eterno. E che riguarda non solo le esistenze individuali, ma anche il mondo, le stelle e l'intero universo. Nascita, crescita, decrescita. Nascita, sviluppo, morte.
       È questo le scenario che si presenta ai nostri occhi: ogni cosa cambia di continuo, ma all'interno di cicli. Ecco il punto cui volevo arrivare: niente ci prova che l'andamento ciclico sia finito. Anzi tutto ci mostra che, finito il ciclo, ne incomincia un altro. E, dunque, la morte può non essere l'ultima parola. La morte può essere solo la fine di un ciclo... con l'inevitabile inizio di un altro ciclo. Allora, tutto quello che abbiamo vissuto, tutto quello che abbiamo fatto, nel bene e nel male, acquista un senso e ci permette di passare al nuovo cambiamento portandoci dietro il nostro valore aggiunto... se l'avremo aggiunto.


2 commenti:

  1. Gentile Lamparelli,
    Lei scrive: "Allora, tutto quello che abbiamo vissuto, tutto quello che abbiamo fatto, nel bene e nel male, acquista un senso e ci permette di passare al nuovo cambiamento portandoci dietro il nostro valore aggiunto... se l'avremo aggiunto"... Quindi, Lei crede, a differenza del Buddha, che esista un'anima individuale, un sé individuale, che sopravvive alla morte dell'individuo? Sempre un grazie anticipato per una Sua eventuale risposta...

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  2. In un certo senso lo credo. Una sopravvivenza almeno temporanea. In attesa della liberazione finale, che è la liberazione dall'io stesso.
    Ma lo pensava anche il Buddha, con il suo ciclo delle rinascite.

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