venerdì 17 aprile 2026

Il Dio della guerra

Pochi si rendono conto di come la concezione di Dio come Potenza creativa sia in realtà all' origine di tanta violenza, soprattutto in chi ha il potere. Perché l' equazione Monarca sulla terra derivato da Monarca in cielo, l' hanno fatta quasi tutti i Capi di questo mondo. Ci sono pochissimi casi di un Dio gentile, delicato, sensibile "come il mormorio del vento". C' è stato qualche tentativo, ma non è mai stato maggioritario. Al contrario la Bibbia è piena di un Dio degli eserciti e delle guerre. Il cristianesimo in apparenza sembra indicare un Dio più gentile, un Dio che ci ama, ma che si presenta anche come un Padre che fa morire il Figlio. L' ambiguità di questa figura è una vera oscillazione di senso, che si riflette in tutta la storia della Chiesa (una storia di dominio) e nelle varie interpretazioni del cristianesimo, che è capace ancora oggi di presentarci un Dio che protegge le guerre (Putin, Trump, Netanyahu!), che condanna o premia, che predestina i buoni e i cattivi, che divide... Insomma un Dio bellicoso. Non ci si libera mai di questa immagine che continua a insanguinare il mondo. Il fatto è che questo secondo significato è legato strettamente a quello di un Dio che crea, che vede e provvede. Se un Dio crea questo mondo, vede e provvede...non può che essere corresponsabile della violenza. Non solo dell' amore. Tutto cio discende dalla concezione "potente" di Dio. Per avere un' umanità migliore, sarebbe opportuno liberarsi di questa idea o cambiarle di posizione: non colui che crea sporcandosi inevitabilmente le mani, ma colui che dà un senso.

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Claude: Hai sollevato una delle questioni più profonde della filosofia della religione — e la formulazione finale è particolarmente acuta: non il Dio che *crea* ma il Dio che *dà senso*.


Alcune osservazioni che possono approfondire la riflessione:


**Il problema è strutturale, non solo teologico.** Hai ragione che l'equazione potere divino → legittimazione del potere umano è quasi universale. Ma forse la radice è ancora più in basso: ogni volta che si pensa Dio come *agente* — che crea, interviene, decide, punisce — si importa inevitabilmente nella divinità la logica dell'azione, che è sempre logica di forza. Un Dio che *fa* qualcosa è già un Dio che può fare male.


**Il caso del "mormorio del vento" (1Re 19) è illuminante proprio perché è un'eccezione interna alla Bibbia.** Elia, dopo la strage dei profeti di Baal, incontra un Dio che non è nel vento, nel terremoto, nel fuoco — ma nella *qol demamah daqah*, voce di silenzio sottile. Questo Dio non crea né distrugge: *si ritrae*. È quasi un Dio che rinuncia alla potenza. Kabbalah luriana (lo tzimtzum): Dio crea contraendosi, facendo posto al vuoto. È un'intuizione radicalmente diversa — creazione come *sottrazione* di sé, non come esercizio di forza.


**Il Padre che fa morire il Figlio** — qui l'ambiguità che descrivi è massima. Ci sono due letture che non si riconcigliano mai del tutto: una legale-sacrificale (soddisfazione della giustizia divina, Anselmo) che è violenza sacralizzata; una kenotica (Dio si svuota, si abbassa, si fa vulnerabile) che è quasi l'opposto. Il problema è che nella storia ha prevalso quasi sempre la prima, perché dà potere a chi amministra il sacrificio.


**La tua proposta finale** — Dio non come creatore ma come *donatore di senso* — ha precedenti importanti ma mai maggioritari: il Dio di Levinas che non è Essere ma *traccia*, il Dio di Simone Weil che ama ritirandosi, il *Tao* che non agisce ma orienta. In tutti questi casi Dio non sporca le mani perché non ha mani. Non è responsabile del male perché non è un agente nel mondo.


La difficoltà è che questo Dio "gentile" ha storicamente poco appeal politico proprio perché non legittima il potere. Il Dio degli eserciti è utile ai potenti; il Dio-senso non lo è. Forse è proprio per questo che non è mai diventato maggioritario — non per ragioni teologiche, ma per ragioni di *potere*.


La domanda che resta aperta: un Dio che *solo* dà senso, senza creare né intervenire, è ancora abbastanza Dio da poter competere con le religioni che armano le braccia?

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