martedì 31 dicembre 2019

Parole al vento


Nel buddhismo tibetano esistono varie classificazioni su molti aspetti del funzionamento mentale che ci possono essere utili ancora oggi per distinguere e capire i nostri comportamenti. Per esempio, si classificano le virtù, ma anche le non virtù. E fra le non virtù ci sono quelle che riguardano la parola.
La prima è la menzogna, la seconda è la parola che crea disarmonia, la terza è la parola aspra e la quarta è la chiacchiera inutile. Se applichiamo questa classificazioni agli uomini di oggi e a noi stessi, chi si salva? Quante volte, con le parole, diciamo bugie, creiamo conflitti, trattiamo male, offendiamo o insultiamo? Molte volte certamente.
Ma le chiacchiere inutili o oziose? Qui non si salva nessuno. Perché noi non abbiamo più un’idea del valore, della funzione e della preziosità delle parole. Noi parliamo tanto per parlare e sprechiamo questa fondamentale risorsa, che è in grado di cambiare il mondo, in bene o in male.
Se avessimo le parole contate, diventeremmo improvvisamente consapevoli della funzione sacra della parola e non la sprecheremmo a casaccio.
Impariamo per lo meno a stare a lungo in silenzio. Allora ci appariranno chiare la vanità, l’inutilità e la dannosità di tante parole. E parleremmo pesandole, una ad una.

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