martedì 24 dicembre 2019

La preghiera sbagliata


Nelle religioni teiste, quando si prega, si è convinti che esista un qualche potere esterno da rabbonire o da ingraziarsi. Se esistesse una figura del genere, un Signore onnipotente, responsabile di tutto, è chiaro che sarebbe conveniente stabilire con esso una relazione privilegiata, in modo da ottenere qualche protezione o qualche beneficio. Nasce così la preghiera, che è un tentativo, un po’ untuoso e vergognoso, con cui il povero cerca appoggio e sostegno presso il potente. Naturalmente deve prostrarsi e rinunciare alla propria dignità. E, se ha delle buone conoscenze, è bene cercare raccomandazioni.
Il sistema sarebbe abbastanza ignobile, umiliante e soprattutto inutile se non fosse che l’orante, mentre cerca protezione dall’Alto, svela e mobilita le proprie aspirazioni e forze più profonde. Dunque, pur sbagliando il bersaglio, può ottenere lo stesso dei benefici.

In fondo, tutto ciò che è esteriore è stato prima interiore, è una proiezione di un’interiorità universale. Ogni cosa si sviluppa dall’interno, proprio come un seme che ha già in sé tutte le potenzialità per crescere.

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