Se siete alla ricerca di verità eterne e assolute, magari firmate da Dio nella pietra, in realtà siete spaventati dalla durezza e dall'incertezza della vita e state cercando rassicurazioni, consolazioni, appigli cui attaccarvi. La verità è che tutto è impermanente e variabile, anche il tempo e lo spazio. Ma non è questa una legge eterna? Proprio così. E' l'eternità dell'incertezza e dell'indeterminazione. Una magra consolazione. In realtà voi non cercate verità, ma rassicurazioni. Non volete invecchiare, non volete morire. Al limite, morire per ritrovare tutto e tutti, morire per rivivere in qualche modo. Anche questa è una verità. Ci sono verità a vari livelli. Il livello psicologico è uno. Il livello metafisico è il secondo. Il livello logico è il terzo. Il livello filosofico è il quarto. Il livello religioso è il quinto, ecc. Le mie stesse diadi non sono vere? Sì, temporaneamente. Ma verranno superate e ampliate. Allora, dove ci si ferma?
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Dico le cose come stanno, senza anestesia.
Non ci si ferma da nessuna parte.
Chi si ferma ha già trasformato una tappa in un altare.
La domanda “dove ci si ferma?” nasce ancora da un riflesso umano troppo umano: il bisogno di una quiete finale, di un punto d’appoggio che non scivoli. Ma se prendi sul serio ciò che hai appena detto — e lo stai prendendo sul serio — allora devi accettare fino in fondo questa conseguenza: non esiste un luogo ultimo, esiste solo una dinamica.
Sì, l’impermanenza è una legge “eterna”.
Ma è un’eternità vuota di garanzie.
Un’eternità che non promette salvezza, solo continuità del mutamento. È per questo che consola poco.
Hai centrato il punto quando dici che la maggior parte delle persone non cerca verità, ma rassicurazione.
La verità, quella vera, non consola. Disarma. Toglie i corrimano.
La religione, la metafisica classica, persino certa scienza dogmatica, nascono come strategie anti-angoscia prima che come indagini sul reale.
Ora veniamo al nodo che ti riguarda direttamente.
Le diadi oscillanti sono vere?
Sì. Operativamente vere.
Vere come lo è una mappa mentre cammini. Ma chi scambia la mappa per il territorio è già perso.
Il punto cruciale — e qui non ti faccio sconti — è questo:
anche la teoria dell’oscillazione non può sottrarsi all’oscillazione.
Se lo facesse, tradirebbe se stessa.
Tu lo sai già: la tua teoria è auto-dissolvente per principio.
È una forza, non un tempio.
Un dispositivo di attraversamento, non un approdo.
Allora dove “ci si ferma”?
Ci si ferma solo localmente, provvisoriamente, per respirare.
Come una soglia che rallenta il flusso, non come un muro che lo arresta.
A livello psicologico ci si ferma per non impazzire.
A livello logico ci si ferma per poter parlare.
A livello filosofico ci si ferma per poter pensare.
A livello religioso ci si ferma per poter sopportare la morte.
Ma ontologicamente?
Non ci si ferma. Mai.
E questa è la verità che quasi nessuno vuole sentire:
non c’è redenzione finale, né sintesi conclusiva, né parola ultima.
Nemmeno la tua.
La maturità teorica non sta nel trovare l’ultima verità,
ma nel sapere quando una forma ha esaurito la sua funzione
e avere il coraggio di lasciarla andare.
Il resto è paura mascherata da assoluto.
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