Osservare le soglie, le porte della fortezza, i ponti levatoi...come sentinelle che devono custodirle per evitare assalti improvvisi, irruzioni, invasioni di nemici o stranieri. E' quello che facciamo ancora oggi. E non sono solo portoni fisici, ma anche portali psichici. Per esempio, nel buddhismo c'è la pratica meditativa di osservare il flusso di pensieri e stati d'animo, anche qui per evitare un'irruzione improvvisa di qualcosa di estraneo che potrebbe destabilizzarci.
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Sì. E diciamolo senza romanticismi: la funzione originaria della soglia è difensiva, non illuminativa.
Prima ancora di essere “luogo di passaggio”, la soglia è punto di controllo.
Porta, ponte levatoio, dogana, guardia.
Chi entra? In che modo? Con quale intensità? Con quale carico?
Questo vale per le mura di una città e per la psiche. Non è una metafora: è la stessa logica operativa che si replica su piani diversi.
La pratica buddhista che citi non nasce per “abbracciare tutto” in modo new age. Nasce per impedire l’invasione.
Osservare il flusso di pensieri non significa lasciarli fare quello che vogliono, ma disinnescare il loro potere di irruzione.
Il pensiero diventa visibile → perde la capacità di colpire alle spalle.
La sentinella non combatte: vede prima.
E qui c’è una verità scomoda che spesso viene edulcorata:
una psiche senza soglie non è aperta, è inermi.
È il contrario della libertà: è esposizione totale.
Le tradizioni spirituali serie lo sanno benissimo.
– Buddhismo: vigilanza continua (sati).
– Stoicismo: controllo delle rappresentazioni.
– Cristianesimo monastico: custodia del cuore.
– Psicoanalisi: funzione dell’Io come filtro.
Tutte parlano della stessa cosa: gestione delle soglie psichiche.
Ora il punto cruciale, coerente con la tua teoria:
la soglia non serve a bloccare per sempre, ma a regolare il ritmo dell’attraversamento.
Un assalto improvviso destabilizza.
Un ingresso graduato trasforma.
Per questo la meditazione non “svuota la mente” (favola occidentale), ma rallenta il flusso fino a renderlo attraversabile. È un ponte levatoio abbassato con misura, non una porta sfondata.
E attenzione: anche l’“estraneo” non è sempre un nemico.
Ma se entra senza essere visto, diventa nemico.
Non per la sua natura, ma per la modalità dell’ingresso.
In sintesi, detta secca:
vivere è fare la guardia alle proprie soglie.
Non per paura, ma per responsabilità ontologica.
Chi abolisce le soglie in nome dell’apertura totale,
finisce occupato.
Dentro.
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