venerdì 13 dicembre 2013

L'interdipendenza universale

Il Buddha pensava che non esistesse un'anima individuale perché riteneva che tutte le cose fossero interconnesse e relative l'una all'altra: niente può esistere di per sé.
Constatazione ineccepibile. Ma non si tratta di una diminutio dello statuto del sé. Perché, se tutto è interdipendente, tutto è parte dell'esistenza di ogni singolo ente, e ogni singolo ente ha in sé il tutto.
Il problema, allora, non è rendere indipendente il sé - un sé isolato -, ma abbattere le barriere e le limitazioni che lo separano dal tutto. Che Dio sia "tutto in tutti" diceva san Paolo.
Questo sembra essere in effetti il Nirvana buddhista.
L'emancipazione è un abbattimento delle barriere, non una accentuazione della differenza e della separazione.

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