mercoledì 31 agosto 2011

Infantilismo religioso

Don Mazzi sostiene che, per combattere la pedofilia tra i preti, vanno eliminati i seminari inferiori. L'ho sempre sostenuto. Si tratta di ambienti malsani che bloccano la normale evoluzione psicologica dei futuri sacerdoti. Del resto quanti preti, con le loro vocette in falsetto, con le loro compagnie omosessuali, con i loro travestimenti con sottane e con i loro culti del Bambin Gesù, sono evidentemente individui infantili.

Ma io sostengo che l'intero cattolicesimo, con il suo padre, la sua madre e il suo figlio, è una religione per uno stadio infantile dell'umanità. Quando supereremo l'idea del Padre eterno?

Religione e fascismo

C'è uno stretto rapporto fra fascismo e religione: entrambi vogliono istituire un regime totalitario in cui i cittadini non possano scegliere niente ma solo ubbidire. Un esempio di leggi di questo genere è la norma sul fine-vita che il nostro parlamento sta per approvare: si vuole che la coscienza individuale non abbia il primato: ciò che decide è l'istituzione, la Chiesa, lo Stato. Non si vuole lasciar libero l'inviduo neppure in punto di morte.

I regimi islamici sono un esempio di tale commistione fra fascismo e religione. Lì l'individuo non conta nulla: decide tutto lo Stato religioso, in base ai dettami dei libri sacri interpretati da religiosi di professione.

In Italia la tentazione dello Stato totalitario è sempre presente, perché siamo noi gli inventori del fascismo, che è il prodotto naturale del cattolicesimo. Dopo la presa di Roma, lo scontro fra Stato e Chiesa fu appianato dal fascismo, che da quel momento riconobbe alla Chiesa i privilegi di uno Stato con relativo territorio. In compenso la Chiesa fece di Mussolini "l'uomo della Provvidenza".

Dopo il crollo del nazi-fascismo, furono i conventi e i monasteri cristiani a offrire rifugio ai criminali nazisti e la Chiesa fornì loro denaro e documenti falsi per farli espatriare in Sudamerica. Perché lo fece? Perché costoro si dichiaravano cristiani e avevano sempre visto nella Chiesa il naturale baluardo del totalitarismo. Anzi, la Chiesa è sempre stato il modello Ideale di regime totalitario dove l'individuo non conta nulla e tutto viene deciso dall'alto. Per esempio il capo degli Ustascia croati, Ante Pavelic, un cattolico integralista filo-nazista, sosteneva che "la forza morale del popolo croato sta nella regolata vita religiosa e familiare..." Insomma vedeva nel cattolicesimo lo strumento fondamentale per fondare un regime totalitario. E naturalmente fu aiutato a fuggire dalla Chiesa cattolica.

Oggi non cambia nulla: la religione cattolica, dominata da un papa che fece parte della gioventù hitleriana, resta il punto di riferimento dei fascisti, molti dei quali sono nel governo. Se si legge il programma del Partito nazionalista italiano (PNI), fondato da Gaetano Saya, un leader del MSI ed ex massone, creatore di un servizio segreto parallelo, troviamo tutti gli stereotipi del fascismo: la cacciata degli stranieri, l'istituzione di ronde nere, il razzismo, l'istituzione della pena di morte (da applicare anche ai gay e ai politici), la statalizzazione delle banche e delle industrie, la censura sulla stampa, la lotta contro i "comunisti", l'arruolamento di "legioni per la sicurezza della Patria", l'immediata uscita dall'Unione Europea ecc...

Un tessera di questo movimento è stata inviata a Domenico Scilipoti, che si è dichiarato "onorato" dell'invito e ha proposto di fare entrare in Parlamento anche questo partito neo-nazista.

venerdì 19 agosto 2011

Il sacro della vacanza


Che cosa può esserci di religioso in una vacanza, per esempio nel raduno dei giovani cattolici a Madrid? In apparenza niente. Ma nella vacanza c'è veramente qualcosa di sacro. Non a caso, in inglese "vacanza" si dice holiday, che significa "giorno sacro". D'altronde anche in italiano il termine "vacanza" indica qualcosa di vacante, di vuoto. E perché il vuoto è considerato sacro? Perché è un cambiamento del proprio modo di essere, dell'io consueto, della mente abituale. Il sacro si rivela dunque non in ciò che siamo abitualmente, ma nello svuotamento, nell'annullamento, ossia nel salto che il nostro essere compie quando affronta all'improvviso qualcosa di nuovo e di ignoto, qualcosa che ci provoca un dislocamento, un disorientamento della coscienza. Purtroppo, nella nostra cultura il sacro viene ancora posto nel pieno, nell'essere, nel noto, nel tradizionale, nell'abituale. In Oriente invece è stato colto da tempo il sacro del vuoto, e la meditazione insegna per prima cosa la necessità di fare il vuoto mentale. Che è dunque come una vacanza. Non c'è perciò bisogno di andare a Madrid o in India per trovare il sacro. Basta svuotare la propria mente o trovare o vedere qualcosa di nuovo.
Il sacro tuttavia non si fa avvicinare impunemente: richiede sacrifici. Ed ecco infatti che alla vacanza si sacrifica tutto - oltre al denaro, gli animali che vengono abbandonati, le piante sul balcone o nel giardino che muoiono di siccità e gli anziani che vengono lasciati soli nelle città inospitali. Poi ci sono le vittime della strada, ogni anno centinaia. Ma per il sacro, per la vacanza, siamo disposti a sacrificare tutto, proprio come Abramo con il figlio Isacco.
Chissà comunque quanti saranno gli adoratori delle vacanze che torneranno dopo aver fatto una simile esperienza, con un sentimento nuovo. E chissà in quanti durerà più dello spazio di un mattino. Subito dopo saranno infatti ripresi dalle preoccupazioni e dalle ansie della vita quotidiana, e si dimenticheranno che cosa sia davvero il sacro. Ritorneranno a credere che sia qualche Salvatore divino o, peggio ancora, qualche Papa.

giovedì 18 agosto 2011

Pubblicità religiosa

L'uso della pubblicità per promuovere la religione è caratteristico del cattolicesimo. A partire da Gesù che istituì quello spettacolino che è la ripetizione dell'ultima cena, ogni rituale della Chiesa non è che sacra rappresentazione, ossia rappresentazione del sacro - di un sacro però stereotipato ed elementare, qualcosa che ben si adatta ad una religione infantile qual è il cristianesimo. In fondo siamo ancora alla religione degli dei che scendono sulla terra, si accoppiano con fanciulle vergini e mettono al mondo esseri straordinari. Una religione appartenente ancora ad uno stadio infantile dell'evoluzione dell'umanità. I papi si sono adattati benissimo a queste sacre rappresentazioni, un tempo illustrate da grandi pittori come Raffaello e Michelangelo, ed oggi veicolate dalla televisione. Che cosa devono fare? Solo gli attori di uno spettacolo. Vestiti come antichi monarchi orientali se ne vanno in giro a compiere rituali, a benedire e a ripetere luoghi comuni, ma a chiedere in cambio sostanziosi contributi in denaro... in nome della carità, s'intende.

giovedì 11 agosto 2011

Le radici della violenza


Sono d'accordo con il regista inglese Graham Vick che, in un'intervista sul Corriere della Sera dell'11/08/2011, sostiene che nell'Antico Testamento sono contenuti i germi del fanatismo e della violenza. "Quello invocato da Mosè è un Dio di rabbia e di distruzione. E' strano che arrivi il comandamento 'non uccidere' proprio da colui che ha ucciso tutti i primogeniti dell'Egitto e ha permesso di essere brandito come un'arma dal suo profeta. Bisogna sempre diffidare di chi si definisce 'il popolo di Dio', di chi dichiara guerra in suo nome. Credersi gli eletti del Signore è una forma bella e buona di razzismo. Un veleno per l'umanità".
Ma nel passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento le cose non cambiano sostanzialmente. Il Dio è sempre quello, semmai camuffato da Essere bonario. E si presenta sempre come un sanguinario Dio dei sacrifici e della violenza. Il povero Gesù si era illuso che il Padre fosse cambiato. Ed è finito come è finito.
No, abbandoniamo questi Iddii che covano odio, gelosia, passione e vendetta nel loro animo. Liberiamoci delle loro religioni.

Crisi spirituale e crisi economica

Sappiamo che la natura umana può essere molto malvagia, la peggiore di tutti gli esseri viventi. C'è gente che per arricchirsi sarebbe disposta ad ammazzare o a mandare in miseria milioni di individui. La vediamo in azione in questi giorni. Che cos'è in fondo la crisi attuale? Banchieri, affaristi e speculatori vogliono arricchirsi facilmente senza preoccuparsi delle conseguenze per il mondo - che gli altri vadano a farsi friggere! L'importante è accumulare denaro, costi quel che costi. Questa è anche l'essenza del capitalismo che, dopo la scomparsa del comunismo, ha rivelato il suo volto più disumano. E alla base di tutto c'è una crisi spirituale per cui non esiste più il bene comune: esiste solo l'interesse di qualche individuo paranoico, dominato da un delirio di onnipotenza. Visto che la crisi è partita dagli Usa, è giusto domandarsi dove sia finita la civiltà che una volta si definiva cristiana. Eccola qui in tutto il suo orrore.

mercoledì 10 agosto 2011

Liberazione e risveglio

Un lettore mi chiede se sia necessario meditare dato che alcuni maestri (per esempio Krishnamurti) affermano che la meditazione come tecnica serve a poco. In effetti, anche noi diciamo che la meditazione è più un non fare che un fare. Che significa? Significa che, al di là delle tecniche, si tratta più di liberarsi di qualcosa che di ottenere o di acquisire qualcosa. Per questo si parla di liberazione. Liberarsi dai pesanti condizionamenti (culturali, sociali, religiosi, sociali, ecc.) che ci opprimono e che ci costringono a ripeterci. In tal senso meditare è liberarsi delle abitudini e delle categorie mentali acquisite. Qui la tecnica serve poco; e la meditazione si trasforma in una presa di coscienza il più possibile ripetuta e prolungata. E' un vedersi e uno svuotarsi per isolare il proprio essere sostanziale, quello che si trova oltre l'ego abituale. E' un guardare con consapevolezza, è uno svuotarsi. Ed è un'operazione della coscienza. Ma un'operazione della coscienza è comunque un'azione, un lavoro che si fa su di sé, come una psicoterapia, anche se del tutto speciale. Di fronte a questo tipo di meditazione, le varie tecniche sono puramente introduttive, sono strumenti utili ma non certo sufficienti, perché hanno il compito di riportarci ogni volta al centro di noi stessi, là dove ha inizio la vera meditazione. Mantenere vivo lo spirito, mantenersi attenti e consapevoli, uscire dal sonno della coscienza, meditare in tal senso, è dunque la condizione indispensabile per risvegliarsi.

lunedì 8 agosto 2011

Il nuovo Dio

Un nuovo Dio è apparso tra gli dei. Si chiama Mercato. Non dimora però sull'Olimpo, ma nella Borsa. I suoi sacerdoti si chiamano finanzieri. Come tutti gli dei, crea per distruggere e distrugge per creare. Insomma è irrazionale, umorale e cattivo - richiede continui sacrifici.
Quando mai gli uomini impareranno a non adorare più dei esterni e ad assumersi sulle proprie spalle la responsabilità del mondo?

martedì 2 agosto 2011

Diffondere la meditazione

Un lettore (che ringrazio) mi scrive per chiedermi se sia possibile ampliare la platea dei meditatori attraverso le moderne tecniche di divulgazione di massa: tv, web, pubblicità, radio, cinema, ecc. Ed ecco la mia opinione.
Allo stato attuale, queste tecniche possono funzionare solo per diffondere religioni e credenze religiose, basate su fedi e rituali. Si tratta infatti di strumenti che possono creare seguaci, sette e movimenti, ma non veri meditatori. La meditazione è il contrario della religione; non si tratta di credere in qualcosa e neppure di diventare dei seguaci di un credo o di un maestro.
Naturalmente contano molto i momenti storici, le mode e i maestri. Tuttavia nessun maestro può fare di noi degli illuminati. Come si dice, il maestro può indicare la via, ma poi ognuno deve percorrerla individualmente, di persona. E questo è un gran bene, perché spesso i sedicenti maestri sono mossi o da ambizioni personali o da interessi economici e di potere. Tutti noi siamo spesso mossi da desideri egoici e di affermazione di cui non ci rendiamo conto; tutti noi siamo una miscela di elementi sattvici, tamasici e rajasici. Troppe persone poi cercano nei maestri o nelle figure religiose un padre, una madre o un'autorità, cui assoggettarsi.
La meditazione è il contrario dell'infatuazione e del marketing. E' piuttosto un entrare in se stessi, un cercare dentro di sé, eliminando i pregiudizi e i condizionamenti. E ognuno ha propri tempi di evoluzione. Se siamo in questo mondo, è perché non siamo troppo evoluti, ma neppure del tutto inconsapevoli come gli altri animali.
Comunque, qualcosa è possibile fare. E' possibile parlare, informare, divulgare, far conoscere, in modo che l'idea, la percezione o il seme della meditazione penetrino nello spirito di più gente possibile. In tal senso sono utili tutti gli strumenti di divulgazione, antichi e moderni. Un bel film, un bel libro, un maestro che parli o che stia in silenzio possono contribuire a far nascere un desiderio di spiritualità. Possiamo spargere semi, che prima o poi (magari in qualche vita futura) germoglieranno.
Perché non introdurre un'ora di meditazione così come come si fa con l'ora di religione? mi domanda ancora il lettore. E' possibile farlo e già viene fatto. Per esempio, è semplice e giovevole insegnare a seguire il respiro o a svuotare la mente dai pensieri abituali. Ma non è sufficiente e non si può imporre la meditazione a chi non ne sente l'esigenza. Ci vuole qualcosa che si risvegli dentro di noi: la cosiddetta mente dell'illuminazione. E non è pensabile che in questo momento dell'evoluzione umana le masse sentano il bisogno di meditare. Oggi la maggioranza degli uomini pensa ancora in termini di Dio e di religioni, anche se si tratta di tradizioni ormai morte.
In conclusione la divulgazione è sempre utile. E si possono comunque diffondere i valori della meditazione, che sono l'interiorità, l'attenzione, il distacco e il silenzio mentale. Ma ogni azione di indottrinamento è contraria allo spirito della meditazione.

venerdì 29 luglio 2011

Quando sorge il sole

Un discepolo andò a trovare un maestro zen e gli domandò che cosa dovesse fare per raggiungere l'illuminazione.
"Devi fare come il sole quando sorge ogni mattina."
"Ma il sole non fa nulla."
"Appunto."
"Allora a che cosa serve meditare?"
"Ad avere gli occhi aperti quando sorge il sole."

sabato 23 luglio 2011

Le maschere di Dio

Si sentono ancora antiquati dibattiti sul credere o non credere in Dio. In realtà credere o non credere in Dio non fa differenza. Quel che conta è l'immagine di Dio cui si crede o non si crede, perché di immagini ce ne sono centomila. Anche i terroristi islamici credono in Dio. Oggi, in Norvegia, un uomo che ha ucciso in due attentati più di 90 persone dice di essere un fondamentalista cristiano. Dunque, bisogna precisare a quale immagine di Dio si crede o non si crede, perché un'immagine non è affatto uguale all'altra, perché il Dio cristiano, per esempio, non è affatto uguale al Dio dell'Islam, degli ebrei o degli indù. Esistono Iddii della vendetta, della guerra, dell'odio, della punizione, dell'amore, del masochismo, del sadismo, della giustizia, dell'arbitrio... di tutto. Esistono Iddii che sono proiezioni dei nostri genitori. Esiste il Dio Padre e il Dio Figlio. Esiste il Dio maschio e il Dio Femmina. Ciò significa che si può credere in Iddii completamente sbagliati, perché, indipendentemente dal fatto che Dio esista o non esista, è la mente umana che lo immagina, che la fa a sua immagine a somiglianza. Ecco perché, come uno è così è il suo Dio.

venerdì 22 luglio 2011

Risvegliarsi alla realtà

C'è una distanza incolmabile tra la dogmatica di questa o quella religione e la ricerca spirituale che cerca la verità. La prima è il frutto di una sclerosi mentale, la seconda di un'apertura mentale che cerca nell'esperienza ogni conferma di validità. I primi sono la negazione della vita, la seconda è l'esaltazione dell'esperienza. La prima è un preconcetto al di fuori del mondo, la seconda è uno stare totalmente nel mondo. La prima è la ricerca di una pace irreale, morta, la seconda è la ricerca dell'immediatezza, sia nel piacere sia nel dolore. La prima è una droga artificiale, la seconda è la bastonata che il maestro zen dà sulla spalla di chi si sta addormentando o uscendo dalla realtà. La prima è un addormentamento, la seconda è un risveglio.

sabato 16 luglio 2011

Incomunicabilità

A volte crediamo di parlare la stessa lingua e dello stesso argomento. Ma chissà se viviamo nello stesso mondo. Forse ognuno vive in un suo mondo parallelo, che non s'incontra mai veramente con quello degli altri. C'è una famosa storia zen che ce lo ricorda. C'era un maestro zen che, dovendo andare in città e aspettando un teologo, disse al fratello scemo e orbo: "Quando arriva il teologo, tu non dire niente. Accoglilo e basta!" Quando tornò, domandò al teologo: "Ti ha accolto bene mio fratello?" "Benissimo, è un grande saggio.Quando gli ho mostrato un dito indicando l'unità di Buddha, lui me ne ha mostrati due indicando che il Buddha è inseparabile dalla sua dottrina. Allora io gli ho risposto con tre dita indicando che oltre al Budda e alla dottrina c'è il mondo. E lui mi ha mostrato il pugno chiuso indicando che queste tre cose sono un tutt'uno." Il maestro si meravigliò e, quando il teologo ripartì, domandò al fratello: "Ma che cosa è successo fra voi due?" Il fratello rispose: "Lui mi ha mostrato un dito per indicarmi che avevo un occhio solo. Io gli ho mostrato due dita per indicare che lui ne aveva due. Quando però mi ha mostrato tre dita per indicare che insieme avevamo tre occhi, mi sono irritato e gli ho mostrato un pugno per dirgli che, se continuava a sfottermi, gli avrei spaccato la faccia!"

venerdì 8 luglio 2011

Veder chiaro

C'è sempre qualcosa di paradossale nella meditazione come pratica. Si cerca di raggiungere qualcosa che, più ci sforziamo, più sembra allontanarsi. Qualcosa di imprendibile, come la propria ombra. Al punto che qualcuno sostiene che la meditazione è inutile. La mente non può superare se stessa. L'io non può volere l'annullamento di se stesso. La consapevolezza, in quanto soggetto, non può essere trasformata in un oggetto di conoscenza. Tutto questo è vero, ma siamo sempre nell'ambito della consueta razionalità dualistica, mentre la meditazione si situa ad un livello ultra-razionale. Ciò che cerchiamo non è infatti una comprensione intellettuale delle cose ultime, non è un'interpretazione che spieghi tutto, ma un recedere delle pretese mentali. Ecco perché si parla più di un lasciar andare che di un conquistare, più di un distensione che che di una concentrazione. Inoltre, quando si tenta una scalata, non è sensato cercare di raggiungere in un colpo solo la cima. Si può invece procedere passo dopo passo, salendo sempre più in alto e godendosi le altezze intermedie. L'illuminazione è in sostanza un veder chiaro. E ci sono varie gradazioni tra il buio completo e la luce sfolgorante del sole. Anche nella vita pratica un veder più chiaro è sempre un risultato apprezzabile e utile.

sabato 2 luglio 2011

Il nulla benefico

Abbiamo paura del nulla, abbiamo paura della morte, come se fosse la fine di tutto. Ma in realtà abbiamo paura di perdere ciò che ci è familiare e soprattutto il nostro stesso io. Eppure, tutte le notti, quando ci addormentiamo, ci abbandoniamo a questo "nulla" come se fosse qualcosa di molto invitante e piacevole. Ed è così. Non parlo dei sogni, in cui è in funzione ancora la mente che deve sempre produrre immagini e pensieri, ma di quel sonno profondo in cui scompare ogni attività mentale e l'idea stessa del nostro io. Eppure, è proprio questo sonno profondo che ci rigenera e ci permette di affrontare la nuova giornata. Se non dormissimo, staremmo male e alla fine moriremmo.
Abbiamo dunque bisogno, ogni giorno, di almeno un'immersione in questo "nulla"... che ci dà la forza di continuare. Forse il nulla, come diceva Parmenide, non esiste; forse è semplicemente uno stato in cui la mente non funziona e l'ego non appare. A noi sembra nulla, perché, non funzionando la mente e il senso dell'io, non possiamo né ricordarlo né pensarlo. Ma, se è così benefico e rigenerante, è in realtà la fonte dell'essere, ciò che è sempre presente.
Il problema è che, quando lo cerchiamo, non possiamo trovarlo, proprio perché la mente e l'ego devono essere messi da parte. Non può essere un semplice oggetto di conoscenza, per il semplice fatto che è ciò che ci rende consapevoli, è il soggetto, il Sé.
Solo il sonno profondo e una meditazione di abbandono (delle attività mentali) ci avvicinano a questo sfondo dell'essere.

lunedì 27 giugno 2011

L'ascolto meditativo

Fu chiesto a Madre Teresa di Calcutta quali parole usasse quando pregava Dio. Lei rispose: "Nessuna parola... Ascolto". "E che cosa le dice Dio". "Dio non parla... Ascolta".
Insomma, parlare è da tutti. Ascoltare è da pochi.
Ma come si fa a mettersi in ascolto? Bisogna smettere di parlare, bisogna smettere di pensare in termini di io e di mio, e bisogna interrompere ogni chiacchiericcio interiore. Insomma, fare il più possibile il vuoto.

giovedì 23 giugno 2011

Capire l'amore

Qualcuno mette in contrapposizione l'amore per sé all'amore per gli altri. Niente di più sbagliato. Per esempio, la Bhradaranyaka Upanishad dice: "Non è per amore delle creature che esse ci sono care, ma per amore di sé (o del Sé)". Come mai? Sembra che l'amore "egoistico" sia in contrasto con l'amore "altruista". Ma non è così. L'amore per sé è il fondamento della possibilità di amare anche gli altri... quando per sé non ci riferiamo al piccolo ego, ma al Sé che è parte della Totalità, che è il Tutto. In realtà, il vero egoista ama un'immagine falsa di sé, un'immagine distorta. Non ama il Sé come Totalità, ma un ego ristretto e separato da tutto il resto. Quando Gesù dice: "Ama il prossimo tuo come te stesso" mette sullo stesso piano l'amare se stessi e l'amare gli altri, e identifica il Sé con Dio, ossia con il Tutto.
Il problema è che noi consideriamo il sé come un ego diviso e contrapposto. E innalziamo confini per delimitarlo. Ma l'essenza dell'amore non è un sentimento romantico, bensì la scoperta di un legame di unione, la scoperta che ognuno di noi non è un'isola separata. E' una questione di visuale. Provate a togliere l'acqua dal mare e scoprirete che anche le isole non sono affatto separate dai continenti. Tutto è unito.
Se manca questa scoperta, manca la possibilità d'amore. E allora si entra o si resta nel vero ego-centrismo. Tuttavia questa scoperta non è istintiva, e ha bisogno di un minimo di meditazione. L'isola non potrà mai capire che non è veramente isolata finché non alzerà lo sguardo al di là di sé, verso il verso Sé.

mercoledì 15 giugno 2011

Tensione e meditazione

Noi non ce ne accorgiamo ma perfino contrarre un muscolo è una fatica. Chiudere o aprire una mano, fare un passo, camminare, stare in piedi con addosso la forza di gravità, battere le palpebre, pensare o respirare... tutto ciò comporta uno sforzo. Anche le cose più piacevoli, come mangiare o fare l'amore, sono sforzi. In breve, venire al mondo è uno sforzo, vivere è uno sforzo. E sforzo è sempre sinonimo di sofferenza.
La meditazione non deve invece essere uno sforzo, un fare; ma un mettere fine ad ogni sforzo, uno smettere di fare. Tuttavia, abituati come siamo a fare qualcosa, a conquistare una meta o a raggiungere un obiettivo, crediamo che anche meditare comporti una qualche fatica, un tendersi o un protendersi verso qualcosa. Niente di più sbagliato.
L' "azione" coinvolta nella meditazione è più un lasciar andare, un mollare la presa, un allentare la tensione... di vivere. Ciò che cerchiamo non è una cosa da conquistare, una meta da raggiungere, ma ciò che abbiamo fin dall'origine e che soltanto i nostri sforzi ci hanno allontanato. Se la vita è un tendersi, la meditazione è un dis-tendersi.

giovedì 9 giugno 2011

Il silenzio meditativo

Il silenzio meditativo non è soltanto un non parlare, come fanno certi monaci. Ma un far tacere l'intero complesso della mente, un lasciar cadere il tentativo di comprendere (cum-prendere) con il linguaggio limitato ciò che è incondizionato o semplicemente ciò che non è razionale. Infatti, poiché la parte non può comprendere il tutto, la parola,il pensiero e la ragione non possono comprendere ciò di cui sono solo una minima parte.
All'origine del tutto ci si avvicina meglio nel silenzio meditativo, che è più un'apertura, un lasciar andare tutti gli strumenti condizionati della conoscenza.
D'altra parte, le cose fondamentali dell'esistenza non sono comprensibili intellettualmente. Nessuna sa "dire" che cosa sia la vita, l'amore, l'angoscia o la morte. Sono esperienze che tutti facciamo ma che non possono essere comprese intellettualmente. Ecco perché è meglio lasciarla cadere, piuttosto che dare definizioni da catechismo infantile.
Nel silenzio della mente, possiamo ottenere, per quanto possibile, squarci di una verità superiore.

martedì 7 giugno 2011

I paradossi della meditazione

La meditazione è sempre paradossale. Si usa la mente per liberarsi della mente. Si usa l'ego per liberarsi dell'ego. In apparenza è impossibile. L'ego non rinuncerà mai al proprio controllo e alla propria opera di falsificazione del reale. La mente non potrà mai uscire da se stessa. Anzi, ad ogni sforzo si fortificherà sempre di più.
Ma allora le tecniche non servono a nulla? Sono soltanto una specie di tranquillante naturale? Come seguire il proprio respiro?
Il problema è che più ci si sforza, più ci si concentra, più ci si impegna, più si tenta di raggiungere una meta... più si arroventa l'attività mentale e più si arrocca l'ego. E, quindi, ottenere uno stato di calma e di tranquillità è un esercizio propedeutico.
Lasciare andare la propria avidità egoica è uno strumento utile proprio ai fini di una visione non mentale, non egocentrica, non diretta dall'ego. In un certo senso non si può "fare" meditazione. La meditazione avviene da sola, si fa da sé... quando si lascia andare il controllo della mente.

venerdì 3 giugno 2011

Testimoni

E' difficile per chi ama, odia, è arrabbiato, è in ansia, ha paura, ecc., è difficile proprio in quel momento riconoscere che lui non è quei sentimenti. Io sono i miei sentimenti, io sono le mie emozioni, io sono i miei pensieri - dirà con convinzione. Eppure, se si calma un po', se mette la mente in riposo, e si guarda agire e reagire, incomincerà a vedersi con distacco, a mettere una certa distanza fra sé e quell'ego che strepita - e capire che il suo sé è altrove.
Quando si è in uno stato di pace (per quanto temporanea), si può vedere lo spazio che s'interpone tra il sé e l'ego frenetico, sempre attivo, sempre pensante, sempre emotivo, tra il centro calmo del proprio essere e la periferia agitata.
Lì la meditazione. E un po' di gioia. Lì il testimone.
Per questo in fondo siamo al mondo: per essere testimoni dell'essere.

lunedì 30 maggio 2011

Risvegli

Non esiste solo il risveglio spirituale, in cui si aprono gli occhi sulla realtà scoprendo che siamo soli, che dovremo soffrire e gioire, che dovremo morire e che comunque abbiamo la stessa origine e lo stesso destino del Tutto; esistono anche risvegli in altri campi, come in quello sentimentale, lavorativo o politico: in quest'ultimo caso scopriamo per esempio che da troppi anni siano governati male, che la corruzione dilaga, che la povertà aumenta, che lo Stato sociale viene smantellato e che i politici cui avevamo dato fiducia ci hanno traditi. Anche questa è una forma di risveglio, un'apertura degli occhi.
E' ciò che sta avvenendo oggi in Italia.
Questo è chiaro: tutti diventeremo prima o poi illuminati, tutti diventeremo prima o poi dei Buddha, ma capire da subito le cose - anziché aspettare anni - è il dono che hanno pochi.
In tutti i campi è possibile svegliarsi e comprendere all'improvviso. Però non ci si sveglia per un caso fortunato. Ci si sveglia dopo un lavoro più o meno lungo, più o meno inconscio, della consapevolezza.

Risvegli

Non esiste solo il risveglio spirituale, in cui si aprono gli occhi sulla realtà scoprendo che siamo soli, che dovremo soffrire e gioire, che dovremo morire e che comunque abbiamo la stessa origine e lo stesso destino del Tutto; esistono anche risvegli in altri campi, come in quello sentimentale, lavorativo o politico: in quest'ultimo caso scopriamo per esempio che da troppi anni siano governati male, che la corruzione dilaga, che la povertà aumenta, che lo Stato sociale viene smantellato e che i politici cui avevamo dato fiducia ci hanno traditi. Anche questa è una forma di risveglio, un'apertura degli occhi.
E' ciò che sta avvenendo oggi in Italia.
Questo è chiaro: tutti diventeremo prima o poi illuminati, tutti diventeremo prima o poi dei Buddha, ma capire da subito le cose - anziché aspettare anni - è il dono che hanno pochi.
In tutti i campi è possibile svegliarsi e comprendere all'improvviso. Però non ci si sveglia per un caso fortunato. Ci si sveglia dopo un lavoro più o meno lungo, più o meno inconscio, della consapevolezza.

venerdì 27 maggio 2011

Pulizie interiori

A primavera facciamo le pulizie all'interno della casa per togliere lo sporco e il superfluo. Ma sarebbe il caso di lavarci anche la mente, ripulirla della polvere accumulatasi nel tempo, svuotare gli angoli più bui ed eliminare certe vecchie abitudini, certi modi di pensare o certi schemi reattivi. Questo è l'autolavaggio che si può fare con la meditazione, che è in tal senso l'ecologia della mente.
Ciò che invece va respinto fermamente è il lavaggio del cervello che ci viene fatto continuamente dalla pubblicità, commerciale e politica. Quanti neuroni del nostro cervello vengono impegnati e sprecati per immagazzinare dati che un esercito di condizionatori invia alla nostra mente.
Decondizioniamoci dunque smettendo di assorbire gli inviti a comprare questo o quel prodotto, questo o quel politico. Ripuliamoci la mente stando fermi a non pensare, a fare un po' di vuoto. E, poi, ripulita la mente, pensiamo con la nostra testa, in silenzio. Vedremo tutto molto più chiaro.

domenica 22 maggio 2011

La meditazione di disidentificazione

Ognuno crede di essere qualcuno che in realtà non è. Si tratta di un fenomeno di identificazione, per cui si forma il nostro ego. La nostra mente infatti ripete sempre certi schemi, certi meccanismi, che ci danno l'impressione di essere quell'io.
L'ego è costituito proprio da queste ricorrenti formazioni mentali, psicologiche ed emozionali.
Ma dietro questo ego ce n'è un altro che osserva e che è consapevole - il Testimone, l'io sono.
L'io sono, la consapevolezza, non si identifica più con l'ego condizionato e ripetitivo; e viene fuori quando si calma l'attività mentale ed emotiva.
Cartesio diceva: penso dunque sono. Noi diciamo: penso dunque sono qualcun altro. Io non sono tanto colui che pensa quanto colui che è consapevole di pensare. Pensare non è essere.
Se ci identificassimo solo con la mente che pensa non sapremmo neppure di essere. Colui che dice "io sono" non è l'ego empirico, ma il Testimone, la consapevolezza.
Dunque, questa meditazione di disidentificazione è la base per scoprire l'essere al di là della mente.

venerdì 20 maggio 2011

Altruismo ed egoismo

Fare del bene fa bene... Già Aristotele aveva affermato che la virtù è premio a se stessa perché ci rende felici. Oggi la scienza ha scoperto che quando siamo altruisti attiviamo aree del cervello che rilasciano dopamina, procurando benessere.
L'altruismo normale rientra dunque nell'egoismo.
Solo quando si diventa consapevoli di questo intero meccanismo, si può parlare di vero altruismo.
Non c'è vero altruismo senza consapevolezza. Lo sapranno i ricchi che fanno beneficenza?
Senza consapevolezza non si esce dai condizionamenti animali.

giovedì 19 maggio 2011

Luce contro tenebre

L'uomo è un animale malato, diceva Nietzsche; e noi aggiungiamo: malato di mente. Pensiamo che solo in Europa abbiamo combattutto gli uni contro gli altri per secoli e che solo nel Novecento abbiamo scatenato due guerre mondiali. Nella prima milioni di uomini sono morti per spostare un trincea di qualche metro. Nella seconda abbiamo assistito all'esplosione del nazismo, del fascismo, del razzismo e del comunismo, anche qui con milioni di vittime. E che cosa è successo poco tempo fa nella ex Jugoslavia? Una follia.
Descritto dall'esterno l'uomo appare dominato da una malattia mentale che lo porta a uccidere chi si comporta o semplicemente chi la pensa diversamente. Una specie di sindrome paranoica che proietta nell'altro il suo nemico "mortale". Ancora oggi nelle nostre democrazie ci sono partiti che hanno per fondamento l'identità etnica e che incitano all'odio per l'immigrato, per il diverso, per chi ha un'altra religione, per chi abita un po' più in là; e molti si dicono cristiani...
Alla base di questa follia c'è la convinzione che l'altro possa minare la nostra identità, il nostro ego... un ego che si appropria solo di qualche familiare e di qualche amico, ma che, al di là di questi stretti confini, vede subito nemici.
Qualche illuminato ha cercato di portare un po' di luce nelle menti ottenebrate di questa razza di scimmie, ma ancora una volta la ricerca della luce è stata interpretata come una guerra contro le tenebre. La luce contro le tenebre.
Non è così. Le tenebre si scacciano accendendo la luce, non combattendo il buio.
Il nemico non è fuori, è dentro. E non lo si può vincere combattendo un nemico esterno.
In tutto questo, è evidente il feroce retaggio animale, la mancanza di consapevolezza. Ma è difficile portare un po' di lucesenza scatenare qualche nuova crociata. Le religioni hanno tentato di far qualcosa, ma subito si sono trasformate in ideologie armate, disposte a combattersi anche con le armi. Vedi i terroristi, i fondamentalisti...
Il punto è che ognuno deve convincere se stesso, deve scacciare le tenebre da se stesso, deve liberarsi da solo della propria follia. Non c'è la pillola per diventare saggi. Non c'è il farmaco per diventare consapevoli.
Non si può diventare consapevoli in massa. Ognuno deve farlo da solo. E partecipare alle crociate, alle missioni o alle Chiese dogmatiche non serve a nulla.
Lo sviluppo della consapevolezza è l'unica spiritualità. Tutto il resto è una vernice con cui un paranoico ego dipinge se stesso con colori di nobiltà. Intorno a noi vediamo individui che ammantano di nobili parole le loro ignobili intenzioni. Gridano, parlano, fanno comizi, pontificano, sono sempre in televisione, ma non hanno un attimo di auto-coscienza, non riescono a vedere se stessi.
La consapevolezza, cioè la luce, si accende solo se ci si guarda, se si fa un passo indietro per contemplare se stessi, la propria mente. Non in altri modi, non parlando, non pregando, non discutendo. Ma guardando se stessi e staccandosi dal proprio ego. Solo così, in questa quiete mentale, si crea un attimo di interruzione, una fessura, da cui può irrompere la luce della consapevolezza.

venerdì 13 maggio 2011

Un po' di meditazione

Come meditare
Ormai la meditazione viene studiata nelle università e nei centri di ricerca, che sono interessati a sapere che cosa succede nella mente e nel cervello dei meditanti. E tutti concordano su alcuni punti. La meditazione aumenta la concentrazione, riduce il dolore, diminuisce l’ansia, fortifica le difese immunitarie, attiva capacità di auto-guarigione, rende più creativi, rafforza l’empatia e la positività, e accresce le onde alfa nel cervello, che sono più frequenti negli stati di dormiveglia e nel bambino allo stadio fetale – tutti stati in cui i neuroni attivano i processi di memorizzazione e in cui vengono stimolati gli ormoni, le endorfine (antidolorifiche), la melatonina e le molecole anti-infiammatorie... Meditare significa dunque rigenerare corpo e mente
Le onde prodotte dal cervello vengono già oggi utilizzate per comandare computer ed altri apparecchi elettronici; e non è lontano il giorno in cui certe operazioni saranno compiute solo con la forza della mente.

L’allenamento a meditare migliora la nostra capacità di controllare in maniera sana le emozioni disturbanti, in particolare porta a reprimere l’impulso a reagire a stimoli emotivi molto intensi e negativi. Quando infatti siamo investiti da simili emozioni, nel nostro organismo si scatena una vera e propria tempesta bio-chimica, che libera sostanze negative – sostanze che irritano, infiammano o deprimono –, che aumenta la pressione e le contrazioni muscolari.
Nella meditazione cerchiamo di compiere il percorso contrario. Rilasciare, rilassare, lasciar andare, riportare la calma fisica e mentale, abbassare i livelli di ormoni negativi, ridurre i toni e le contrazioni.
Per meditare ad uno stadio iniziale basta sedersi su una sedia o su una poltrona e percepire i muscoli contratti (dalle spalle al collo, dalla schiena alle braccia, dalle gambe alla faccia). Poi bisogna lasciar andare la solita attività mentale. Concentrarsi piuttosto sulle sensazioni fisiche del rilassamento del corpo. Socchiudere o chiudere gli occhi. Osservate il respiro senza cercare di cambiarne il ritmo. Rendersi sempre più consapevoli dello stato di quiete in cui si sta scendendo. Il che aumenta lo stato di quiete e la calma che ne deriva.
In questo stato ecco che aumentano le onde alfa, indice di benessere.
La meditazione, se attuata quotidianamente, porta dunque ad un miglioramente della salute fisica e psichica - ed anche spirituale.
Nel nostro mondo frenetico, nelle nostre esistenze iperattive, nel caos in cui viviamo, non c'è che la meditazione per riportare un po' di calma e per farci comprendere chi siamo e che cosa facciamo.
Uscire dalla confusione, ritrovare la quiete. Ricuperare il nostro equilibrio naturale, la nostra essenza, la nostra natura originale... noi stessi.

venerdì 6 maggio 2011

Religioni di massa

La gente crede che basti essere in tanti a credere a qualcosa perché questa cosa sia vera. Si guardano nelle chiese, si contano e si confortano della presenza di altri.
Ma le cose non stanno così. Una cosa, solo perché è creduta da tanti, non è vera. Anche se fossero la maggioranza. Non era la maggioranza quella che inneggiava a Hitler o a Mussolini? Eppure si sbagliavano tutti.
Così è per le religioni: non basta essere in molti a credere in Gesù, in Maometto o in Mosè. Non basta per rendere veri i loro messaggi - che d'altronde si escludono a vicenda.
Così è certo che milioni di persone credono a fedi sbagliate. Quali saranno?
In realtà questo mondo è un specie di stazione dove molte persone si incontrano per qualche momento. Ma poi ognuna prenderà una destinazione diversa. Questo è il punto. Il destino è individuale, l'anima è individuale.
Siamo come legnetti - dice il Ramayana - che s'incontrano e si uniscono nel vasto oceano. Ma poi le correnti e le onde ci allontaneranno di nuovo.
La vera spiritualità non ha niente a che fare con le fedi di massa. Ognuno se la crea con i propri pensieri e i propri atti. E alla fine ognuno prenderà la propria strada, personale, individuale.
Non c'è un ritorno al Padre. Sarebbe un tornare indietro, una regressione. C'è un andare avanti, verso nuove stazioni...

sabato 30 aprile 2011

Come si costruisce un mito

Il Moloch che ci governa, lo Stato-Chiesa o la Chiesa-Stato, ha deciso di costruire il mito di un papa santo. Impresa non difficile visto che Wojtyla era già un idolo televisivo. Ma molto istruttiva se si pensa che questo papa è stato un oscurantista che ha riportato la Chiesa indietro di qualche secolo.
In che modo si costruisce oggi un mito? Con la televisione. Dedicando, proprio come oggi, un'intera giornata ad una cerimonia di beatificazione. Non importa che i miracoli addotti siano risibili, non importa che la realtà sia stata tutto il contrario: quella di un papa che ha lottato contro la modernità e la razionalità.
Ciò che importa è il tam tam pubblicitario, la continua esposizione radio-televisiva, lo spettacolo e sopratutto la ripetitività, l'insistenza.
Con simili mezzi si può costruire il mito di chiunque.
Già alla morte di Wojtyla abbiamo assistito a questa isteria collettiva, alla manipolazione agiografica, all'esaltazione spropositata. La ragione, la misura, il gusto, l'equilibrio...tutto questo viene messo da parte. Trionfa il tronfio, il magniloquente, il racconto più o meno fantastico, in una parola il mito.
Tutto questo ci deve creare gravi sospetti sui santi precedenti. Ma ci fa anche capire che, nelle società moderne, il nuovo dispotismo non ha più bisogno dei rozzi mezzi di una volta. Bastano le televisioni e gli altri mass-media. Sono loro la fabbrica dei nuovi miti.
Con questi strumenti si può imporre qualunque idea, e si può costringere il popolo idolatra a "credere, obbedire e combattere".
Insomma, l'unico strumento a nostra disposizione resta il senso critico - e il telecomando.
Ma un popolo abituato dalla sua religione ad idolatrare l'uomo della provvidenza, il carismatico, è prediposto più di altri a farsi condizionare...e infinocchiare.

venerdì 29 aprile 2011

Il papa oscurantista

Non facciamoci confondere dal marketing religioso che vuol fare di Wojtyla un santo.

In realtà Wojtyla è stato un grande oscurantista. Ossessionato dal comunismo, ha distrutto quei preti sudamericani che, prendendo la parte migliore del marxismo, stavano dalla parte dei poveri. Non contento è andato ad abbracciare il dittatore Pinochet ed ha sostenuto i movimenti cristiani di destra, come l'Opus Dei e i Legionari di Cristo.

Non a caso, il suo successore è stato quel Ratzinger che ha fatto parte da ragazzo della gioventù hitleriana.

Per il suo odio verso il comunismo, non si è accorto che proprio nel marxismo era presente quel tentativo di riscatto dei poveri che era il messaggio originale di Gesù.

Non si deve certamente a lui il merito della caduta dei regimi comunisti (che sono crollati per cause interne). Ma il risultato è stato una implicita esaltazione del capitalismo, che proprio in questi anni ha dato il peggio di sé, portando ad un impoverimento delle classi sociali più deboli, anche in Europa.

Grazie al duo Wojtyla-Ratzinger, oggi la Chiesa è più che mai su posizioni regressive e, nonostante quel che dicono i suoi propagandisti, è in netto disfacimento. Le statistiche più serie ci dicono che la fede cristiana è in via d'estinzione in molte parti del mondo, proprio perché, sposando l'oscurantismo fideistico, non ha più niente da dire all'uomo moderno.

giovedì 28 aprile 2011

Involuzioni

Si sta preparando una kermesse pubblicitaria della Chiesa cattolica in cui sarà proclamato beato un papa che aveva fatto della comunicazione mediatica il suo cavallo di battaglia. Ma, al di là dei fasti televisivi, dobbiamo ricordare che Wojtyla è stato una vera tragedia per la Chiesa.
In particolare ha sradicato la teologia della liberazione, è stato indifferente alle tante uccisioni di laici e preti che in America Latina difendevano i poveri, ha dato importanti incarichi a uomini di destra (spesso dell'Opus Dei), ha cancellato il principio di collegialità deciso dal Concilio, ha appoggiato padre Maciel della Legione di Cristo perfino dopo le rivelazioni sulla sua pedofilia, ha sminuito l'importanza delle donne, è stato omofobico, ha voluto la canonizzazione di un uomo violento come Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei, ed ha sostenuto movimenti di fanatici laici, come Comunione e Liberazione, più interessati agli affari che allo spirito.
Insomma, anche se il suo pupillo e il popolo televisivo lo vogliono santo, Wojtyla è stato l'iniziatore di un movimento di ripiegamento autoritario della Chiesa. Una vera e propria involuzione.

venerdì 22 aprile 2011

Marketing religioso

Bruno Ballardini, nel libro "Gesù e i saldi di fine stagione" (Piemme), sostiene che la Chiesa è una multinazionale (in crisi) che non sarà in grado di "rinnovare il vecchio marketing tradizionale finché non capirà che 'evangelizzare' non significa necessariamente colonizzare, fare proselitismo, cioè in definitiva 'vendere'."
"Per fare del vero marketing bisogna avere a cuore la soddisfazione del consumatore e quindi bisogna saperlo ascoltare, non vendergli qualcosa a tutti i costi."
Secondo Ballardini, "la Chiesa di oggi pretende di parlare solo lei, invece di ascoltare. Per di più, non si accorge che sono in arrivo le 'super-religioni', nuovi culti creati a tavolino proprio da esperti di marketing."
"La Chiesa si sta accorgendo molto tardi di quanto le formule astratte della teologia siano incomprensibili e lontane dalla gente comune. È come se il libretto di istruzioni per l’uso di un prodotto fosse stato redatto da ingegneri che ne conoscono il funzionamento ma di certo non hanno il dono di comunicare e di semplificare… Però qui il prodotto è sempre lo stesso. È il prodotto che è in crisi."
La sua conclusione è pessimista, perché "nella Chiesa l’ala conservatrice è di gran lunga più potente del 'correntone' progressista".

lunedì 18 aprile 2011

Religioni della sofferenza e religioni della gioia

In questa settimana della passione di Cristo, ricordiamoci che non esistono solo religioni che esaltano il potere redentore della sofferenza. Ma che esistono anche religioni che esaltano il potere redentore e illuminante della gioia.
Nel tantra per esempio troviamo il seguente esercizio: "Quando provi il piacere dell'orgasmo, realizza che quel piacere è la beatitudine divina. Hai trasceso ogni pensiero e ti sei svuotato. Tu sei il dio e lei è la dea. E la beatitudine nasce dall'unione degli opposti". E ancora: "Guarda con amore la persona che ami. Rimani fermo in quell'amore. Lì c'è la luce".
Similmente in una Upanishad troviamo il seguente paragone: "Come tra le braccia della donna amata un uomo non si ricorda più né del mondo interiore né del mondo esteriore, così questo essere, abbracciato dallo Spirito, non pensa più né al mondo esteriore né al mondo esteriore; e trova la condizione beata in cui ogni desiderio è colmato, dove sono finite tutte le ansie e tutti i dolori".
Come si vede, siamo lontani mille miglia dalla concezione penitenziale e repressiva di tante religioni, e si dichiara chiaramente che la gioia e il piacere avvicinano al Divino.
In effetti è molto più facile percepire il Divino quando si è gioiosi e felici che quando si soffre e si è disperati. La grande sofferenza abbruttisce anche lo spirito.
Altro che "pensiero positivo"! L'antica saggezza orientale aveva già capito tutto. Utilizzare gli stati d'animo piacevoli per farne esperienze spirituali.
        Nel mio libro Le piccole illuminazioni ne ho parlato a lungo.

venerdì 15 aprile 2011

Tantra: al di là della mente

Ecco alcune tecniche di realizzazione istantanea tratte dal Vijnanabhairava Tantra, un testo che dovrebbe essere a lungo meditato. Come si nota, anche atti comuni della vita quotidiana possono portare alla realizzazione o comunque introdurre un po' di luce:

1. Nel momento in cui l'inspirazione è cessata e l'espirazione non è ancora incominciata (o viceversa), lì, in quel vuoto, c'è lo stato onnicomprensivo.
2. Ponendo l'attenzione fra le sopracciglia, al centro della fronte, senti come l'essenza del respiro riempia il tuo corpo intero. Tu sei quell'essenza luminosa.
3. Sdraiati come se fossi morto. Immagina di essere morto. Non vedi, non senti...ma che cosa sei? Percepisci il tuo essere puro.
4. Nel momento in cui sei travolto dall'ira o da un altro sentimento estremo, sii consapevole di esso. E rimani così nella consapevolezza originale.
5. Guarda senza battere ciglio. Non ti concentrare su niente in particolare. In quel vuoto c'è la consapevolezza originale.
6. Cerca di essere cosciente mentre sogni. In fondo anche l'esistenza è una forma di sogno. Come fare? Prima di addormentarti datti l'ordine di essere cosciente durante il sogno, ripetutamente.
7. Mettiti su un letto o su una poltrona, e immagina di essere senza peso, al di là della mente. In quel momento, tu come individuo non ci sei più. Ma sei tutto.
8. Fissa l'attenzione all'interno del cranio, chiudi gli occhi e osserva il tuo essere interiore - che è la tua vera natura. Sii totalmente presente in quell'istante.
9. Mentre vieni accarezzato, penetra nel carezzare come nella vita eterna.
10. Poni l'attenzione nella spina dorsale in cui scorre e si diparte la tua energia che è l'energia cosmica. L'energia interiore è l'energia esteriore.
11. Nella testa blocca le aperture dei cinque sensi con le mani (occhi, orecchi, ecc.) e percepisci il punto luminoso tra le sopracciglia. Poi dissolvilo a poco a poco, e rimani vuoto. Quel vuoto è l'energia al di là dei sensi.
12. Concentrati prima sul suono Om (o su qualunque altro suono) e poi, quando cessa la sua vibrazione, sul vuoto che ne segue. Quel vuoto è la pienezza fondamentale.
13. Medita sull'energia del tuo corpo che si estende all'intero universo - che è l'intero universo.
14. Concentrati intensamente sull'idea che l'universo sia pura energia. E tu stesso ne sei parte.
15. Concentrati sull'intervallo che intercorre tra un pensiero e l'altro. In quel vuoto il tutto.
16. Quando provi il piacere dell'orgasmo, realizza che quel piacere è la beatitudine divina. Hai trasceso ogni pensiero e ti sei svuotato. Tu sei il dio e lei è la dea. E la beatitudine nasce dall'unione degli opposti.
17. Medita sul momento immediatamente precedente e sul momento immediatamente seguente un qualunque suono. In quel vuoto, la pienezza del tutto.
18. Considera la tua pelle come un confine. Poi dissolvi il confine e diventa il tutto.
19. Medita sul vuoto di un vaso. Poi dissolvi il vaso e identificati con il vuoto - che è la pienezza incondizionata.
20. Immagina che l'universo sia una conchiglia vuota in cui la tua mente opera all'infinito; poi dissolvi la mente e realizza.
21. Medita in un luogo infinitamente spazioso, privo di alberi, di colli, di abitazioni o di mura. In quello spazio vuoto, la fine delle pressioni mentali.
22. Medita sul conoscere e sul non conoscere, sull'esistere e sul non esistere; poi abbandinali entrambi e cogli lo splendore del reale.
23. Guarda con amore la persona che ami. Rimani fermo in quell'amore. Lì c'è la luce.
24. Percepisci il cosmo come vita essenziata di consapevolezza. Quello tu sei.
25. Mentre fai l'amore, non voler raggiungere la fine. Rimani in quella gioia che è la beatitudine originale.
26. Quando mangi o bevi, diventa quel sapore. Lì è la gioia.
27. Prima di addormentarti, quando la veglia è svanita e il sonno non è ancora giunto, realizza.
28. Quando contempli il cielo infinitamente limpido, entra completamente in quella limpidezza.
29. In un veicolo, oscillando ritmicamente, sperimenta il movimento. Poi, fermando il veicolo, arresta la mente.
30. In una notte senza luna, penetra nelle tenebre. Lì, in quelle tenebre, realizza il vuoto cosmico.
31. Non appena avverti l'impulso a fare qualcosa, fermati. Lì, in quell'impulso, l'energia originale.
32. Le forme separano, i pensieri separano, i sentimenti separano. Tu trascendi ogni atto di separazione. Sii infinito.
33. Quando un desiderio sorge in te, non soddisfarlo ma rimani con esso. Osservalo. Poi abbandonalo di colpo. E realizza la natura originaria.

34. Quando la tua volontà, la tua coscienza e la tua conoscenza non sono ancora  nate, tu chi sei? Realizza l'essenza di ciò che sei. E dissolviti nella beatitudine.
35. Guarda il mondo come una visione, un sogno, un gioco di prestigio o un quadro. In quel momento sperimenta la gioia di essere libero dall'illusione delle apparenze.
36. Distaccati dal tuo piccolo ego. Pensa: "Io sono dappertutto". E realizza la beatitudine di non avere limiti.
37. Scopri che la coscienza che hai delle cose non è soltanto tua, ma di tutti gli esseri. Senti la coscienza di ciascuno come la tua stessa coscienza. Per questo sei parte del tutto, anzi il tutto.
38. Stando sul ciglio di un abisso, concentrati sul vuoto. Sii quel vuoto. E dissolvi la mente.
39. Concentrandoti sul nulla, fa' in modo che anche il tuo ego perda i suoi confini.
40. Non soffermare la tua attenzione né sul piacere né sul dolore, ma tra l'uno e l'altro.
41. Quando sei afferrato da un sentimento o da un desiderio estremo (paura, ira, cupidigia, invidia, arroganza, ecc.), rimani imperturbabile. In quell'assenza di perturbazioni c'è la gioia.
42. Ciò che è inconoscibile, ciò che è impercepibile, ciò che è vuoto, ciò che è al di là dell'esistenza, tutto questo è il divino.
43. Quando provi simpatia o antipatia verso qualcuno, non riversare il sentimento su quella persona, ma resta equilibrato. Nel mezzo sta la trascendenza.
44. La gente comune giudica le cose pure o impure. Tu non giudicare niente puro o impuro. Trascendi la dualità. E consegui la gioia.
45. Non fissare la tua attenzione su alcun oggetto in particolare. Fa' in modo che la tua mente resti senza fluttuazioni. In quel vuoto, realizza.

lunedì 11 aprile 2011

La crisi delle religioni

Qualche anno fa da noi si gridava trionfalmente al ritorno della religione. Ma non è così; ciò che è tornato è l'uso politico della religione.
Anzi, a un recente studio fatto dalla Società americana di fisica che ha elaborato statisticamente i censimenti dell'ultimo secolo, risulta che le religioni dovrebbero presto esinguersi in Australia, Nuova Zelanda, Canada, Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Paesi Bassi e Svizzera. Perfino nella cattolica Irlanda si sta smarrendo la fede e le persone dicono di aver perso ogni appartenenza religiosa.
Per ora non ci sono dati sull'Italia. Ma è facile presumere che anche da noi si segua lo stesso trend, anche se contrastato apparentemente dallo Stato e dalla Chiesa o dallo Stato-Chiesa, un Moloch di puri interessi economici e politici. Non saranno comunque i crocefissi appesi nei luoghi pubblici che faranno ritornare la fede negli dei del cristianesimo.
In sostanza la religione è in via d'estinzione, primo perché impone di credere a dogmi e fedi che non stanno né in cielo né in terra e che sono smentiti dalla realtà (il Dio Salvatore che si è fatto uomo, la Provvidenza, la Madonna, ecc.) e secondo perché - come dimostra il recente caso dei profughi africani - le popolazioni cristiane non hanno nemmeno più i lati buoni della loro fede. Da quando il cristianesimo si è spostato su posizioni di destra (grazie ai due ultimi pontefici), non solo contraddice il messaggio evangelico, ma è diventato la bandiera di chi vuole escludere gli altri dalla propria tavola.
Tuttavia, questi sono dati positivi. E' giusto che il vecchio muoia e che nessuno creda più alle favole infantili sugli dei che scendono sulla terra. Soltanto così si apriranno nuove strade per una più autentica spiritualità.

giovedì 7 aprile 2011

I poteri della meditazione


Riprendiamo la seguente notizia da "Salute" del Sole 24 Ore:

Come un'anestesia, ma comandata dal cervello. Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, rilancia le virtù terapeutiche della meditazione sul dolore. Secondo i ricercatori del Wake Forest Baptist apprendere i rudimenti del rilassamento aiuta in un a sola ora a "spegnere" le sensazioni dolorose dal 40% al 57%. Lo hanno provato "formando" degli apprendisti della meditazione: 15 volontari senza evidenti problemi di salute che non avevano mai preso parte a esperimenti del genere. La risonanza magnetica ha "fotografato" gli effetti della stimolazione dolorosa provocata ai volontari dopo l'esperienza meditativa. Risultati alla mano, spiefa Fadel Zeidan, autore dello studio, "la meditazione ha fatto meglio degli antidolorifici, che di solito riducono il dolore solo del 25%".

Ed ecco come la stessa notizia viene riferita da Repubblica.it:

Altro che analgesici: quando il dolore è troppo forte basta un'ora di meditazione. La capacità di concentrare la propria mente e liberarla dai pensieri negativi, infatti, avrebbe il potere di ridurre l'intensità del dolore fino al 40%. Non solo, abbasserebbe del 57% anche quella sensazione spiacevole che segue la sofferenza. Queste "certezze" sono il punto d'arrivo di uno studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, secondo il quale lo zen batte i farmaci perché è in grado di influenzare l'attività delle aree cerebrali che controllano lo stimolo doloroso, regolandone il grado di intensità. In altre parole, dicono i ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center di Winston-Salem (Usa), la meditazione ha il potere di "assopire" la corteccia somatosensoriale e di "svegliare" il cingolo anteriore, l'insula anteriore e la corteccia fronto-orbitale. Questa azione "combinata" sulle aree che governano la percezione del dolore ha un potere analgesico.

"L'effetto che abbiamo riscontrato è sorprendente - spiega Fadel Zeidan, autore dello studio - basti pensare che la morfina o altri antidolorifici riducono in media il dolore del 25%". Per testare gli effetti postivi della meditazione sul dolore, il team ha coinvolto 15 volontari. Tutti erano novizi dello zen. Per questo il campione è stato invitato a partecipare a un corso intensivo di una paricolare forma di meditazione, chiamata 'mindfullness'. Ogni lezione di "attenzione focalizzata" durava 20 minuti, durante gli incontri ai partecipanti si chiedeva di concentrare la mente sul respiro, di mandare via pensieri intrusivi ed emozioni negative.

Contemporaneamente gli studiosi, con un'apposita apparecchiatura sistemata sotto la gamba destra dei soggetti, generavano per cinque minuti un calore dolorifico, raggiungendo una temperatura di 49 gradi centigradi. Prima e dopo le lezioni, i ricercatori fotografavano ciò che accadeva nel cervello dei partecipanti grazie a una speciale risonanza magnetica, chiamata Arterial spin labelling. Questa particolare tecnica è in grado di rilevare, attraverso la mappatura del flusso sanguigno, l'intensita del dolore. Così registravano le reazioni dei partecipanti al dolore sia durante l'esercitazione sia mentre erano a riposo. E' emerso che la meditazione spegne il dolore riducendolo del 40%, con delle punte del 93% in alcuni volontari.

A livello cerebrale le scansioni hanno messo in evidenza una riduzione significativa dell'attività della corteccia somato-sensoriale, un'area fortemente coinvolta nella genesi della sensazione di dolore. Contemporaneamente si iperattivavano anche altre zone: il cingolo anteriore, l'insula anteriore e la corteccia fronto-orbitale. "Queste regioni cerebrali - dicono i ricercatori - plasmano il modo in cui il cervello costruisce l'esperienza del dolore a partire dai segnali nervosi provenienti dal corpo". Una delle ragioni per cui la meditazione può essere stata così efficace nel bloccare il dolore è che non agisce su una singola regione del cervello, ma a più livelli.

 "Questo studio - dice Fadel Zeidan - mostra che la meditazione produce effetti realmente positivi sul cervello. E che quindi potrebbe garantire il controllo del dolore senza l'utilizzo di farmaci".
(05 aprile 2011)

La ragione della ragione

Ha ragione Claudio Magris a scrivere - di fronte all'ultima tragedia dei profughi africani annegati - che "il mondo intero è un turpe, equivoco teatro di disuguaglianze" e a citare - come esempio di ingiustizia - la parabola evangelica degli operai delle vigna, dove quelli che hanno lavorato solo un'ora ricevono lo stesso salario di quelli che hanno lavorato tutto il giorno.
Le religioni "occidentali" non ci spiegano minimamente il perché di queste disuguaglianze di partenza, non sanno dire nulla sull'ingiustizia che sembra regnare incontrastata nel mondo. Inutilmente ci parlano di un Dio che sarebbe amore e giustizia.
Ma in Oriente esiste una spiegazione che ha almeno il pregio della logica. Si dice infatti che le disparità di condizioni e di destini deriva da atti compiuti in vite precedenti. E quindi chi nasce in un paese o in una famiglia povera, chi nasce malato o menomato, sconta qualcosa di male che ha fatto in precedenza.
Ovviamente non possiamo dimostrare che sia così. E forse anche questo è un tentativo di spiegare razionalmente ciò che supera la nostra logica. Chi ci assicura in fondo che il mondo sia costituito in base alla nostra logica? E se ce ne fosse un'altra che la nostra mente non fosse in grado di comprendere? Noi per esempio possiamo concepire solo un mondo che abbia tre dimensioni, ma la matematica riesce a lavorare su mondi che hanno più dimensioni. Potrebbe essere lo stesso con la nostra razionalità, che è molto limitata.
In certi casi è meglio smettere di pensare e volare al di sopra sia dei nostri sentimenti che dei nostri ragionamenti. E cercare di cogliere un senso delle cose che non è quello abituale.

lunedì 4 aprile 2011

Il Dio alienato

Ti domandi: ma perché Dio non mi aiuta, perché appare così indifferente e inefficiente?
Perché tu stesso sei il Divino - e non lo sai. Così risponde l'Oriente.
Continui a cercare all'esterno ciò che hai a portata di mano, proprio come l'uomo che cerca dappertutto un tesoro che ha proprio in casa, sotto i piedi.
Per questo Dio non ti aiuta. Non ti aiuta perché sei tu che non ti aiuti, perché sei inconsapevole di essere tu il Divino.
Ognuno di noi è Dio, o una frammento del Divino - ma un frammento che ha perso la consapevolezza della propria origine.
Per questo Dio appare così lontano. In realtà sei tu che sei lontano da te stesso.

domenica 3 aprile 2011

Vita o morte?

C'è una vita dopo la morte? ci domandiamo.

Ma con ciò presupponiamo di essere nella vita e di aspettarci la morte. Chi lo dice? E se fossimo nella morte? Se tutto ciò che viviamo non fosse nient'altro che uno stato di morte o lo stato che accompagna il morire quando si rivede la propria esistenza? E se la morte fosse in realtà una nascita alla vita?

Tutto dipende da come definiamo le esperienze. Anzi, dal de-finire. Perché ciò che de-finiamo è già morto. E' come lo scienziato che per studiare la farfalla la fissa con spilloni e poi la esamina; così facendo, ciò che definisce non è la farfalla viva ma la farfalla morta. Cioè, è l'atto stesso del definire che introduce la morte.

La realtà è paradossale, contraddittoria e indeterminata. Perché, per esempio, se c'è amore c'è odio? Perché un attimo prima c'è una grande amore e un attimo dopo c'è un grande odio? O viceversa? Perché sono come due facce di una stessa medaglia, e ad ogni istante può mostrarsi l'una o l'altra faccia. Dipende da come ci approcciamo al fenomeno.

Che cos'è la vita e che cos'è la morte? Impossibile definirlo. Perché definire significa usare un pensiero che seziona, divide, isola e separa; in sostanza cambia le cose. Il pensiero deve isolare dal contesto e mettere gli spilloni alla farfalla, uccidendo l'essere vivo.

Nella fisica ci si domanda se l'elettrone sia una particella o un'onda. E si risponde che è l'una e l'altra cosa: tutto dipende da come ci si approccia, dal fatto stesso di conoscere. Perché l'atto stesso del conoscere cambia la sostanza delle cose.

Come fare a isolare un essere vivente? Io sono convinto di essere una data persona, ma lo sono o quella persona è una mia idea? Da dove incomincio a essere? Dalla nascita? Ma prima di nascere ero nei geni dei miei genitori e prima ancora nei geni dei loro genitori, e così via, fino all'origine. Dunque, quando ho incominciato ad essere? Certo molto prima della mia nascita come individuo tal dei tali.

In realtà siamo tutti connessi fin dall'origine, anzi siamo tutti la stessa persona, e fin dall'origine eravamo. Poi, in certi periodi, siamo venuti alla luce sotto questa forma o un'altra; poi siamo ritornati in ombra; poi siamo ritornati alla luce...

Che cosa determina il fatto che ci sia o non ci sia una luce che illumini e isoli? E' l'atto dell'osservazione, della conoscenza, dell'essere attenti, dell'essere coscienti, che pone in vita - in una certa esistenza.

Ma l'essere nostro e di tutti era già da prima ed esisterà anche dopo la morte di questo o quell'individuo. Insomma né nasciamo né moriamo veramente, ma ci trasformiamo. Semplicemente si sposta il fascio di luce, ora illuminando e ora oscurando.

Ecco il potere della coscienza e della conoscenza. Nascere è essere investiti dal fascio di luce. E morire è tornare la buio. O viceversa. In ogni caso, anche le celebrità, quando non sono più sotto il fascio dei riflettori, continuano a vivere, a modo loro.

Allora, vivi o morti?

Nè mai nati né mai morti. Coraggio.

venerdì 1 aprile 2011

Dio e Divino

Due pastori americani avevano bruciato il Corano dopo averlo processato per crimini contro l'umanità. Ed ecco che oggi arriva la risposta dei musulmani a Kabul, dove assaltano l'ambasciata americana e uccidono venti persone.
Insomma siamo alla solita guerra tra credenti fanatici delle due religioni che più hanno insanguinato il mondo: il cristianesimo e l'islam. E' difficile dire chi delle due abbia commesso più crimini contro l'umanità, ma va detto che tutte queste religioni del Dio unico sono una più violenta dell'altra e soprattutto non accettano chi la pensa diversamente: sono autoritarie, antidemocratiche e guerrafondaie, qualunque cosa dicano sulla pace e sull'amore.
In realtà, l'umanità, finché non supererà queste religioni teistiche, non farà un passo avanti e sguazzerà nell'odio e della guerra. Per capire che cosa siano pace e amore, bisogna sviluppare una diversa consapevolezza, non una fede cieca in qualche essere divino.
Come oggi consideriamo infantili le vecchie religioni basate sugli dei, un giorno capiremo che le religioni del Dio sono a loro volta soltanto l'ultima fase della credenza negli dei. Appartengono ad uno stadio puerile dell'evoluzione della coscienza: quello in cui c'è ancora bisogno di un Essere superiore che ci governi e ci giudichi.
Non c'è nessun Dio, c'è il Divino - e noi stessi lo siamo! Il problema è che proprio le obsolete fedi nell'Essere superiore, ridotto a Dio, Padre, Padrone e Giudice, impediscono questa presa di coscienza. Ecco il vero crimine di queste religioni.

venerdì 25 marzo 2011

Visione profonda

In meditazione si parla spesso di consapevolezza. Ma che cos'è la consapevolezza?
Non è un prodotto della mente, nel senso che è esattamente ciò che rimane quando si mettono tra parentesi tutte le operazioni mentali. E allora come la si trova?
La si trova quando si scava profondamente. E' ciò che è testimone di ogni altra attività, è ciò che sta al fondo di ogni altra operazione. Per questo è in fondo. Provare per credere.
Bisogna procedere osservando le attività della mente e chiedendosi: che cosa c'è che ne è testimone? Si tratta in sostanza di percepire, di "vedere"...di essere consapevoli, appunto.
Lo strato ultimo di sé.

venerdì 18 marzo 2011

La ricerca della felicità

Sforzarsi di cercare la felicità è il miglior mezzo per essere infelici. Non bisogna credere che per essere felici si debba vivere in uno stato di esaltazione o di estasi. Non bisogna neppure fare sforzi eroici per pensare a qualcosa di positivo o per non pensare alle cose negative. Non c'è bisogno di una particolare concentrazione. E non bisogna credere che la felicità si basi su una ricerca del piacere.
La vera felicità è piuttosto uno stato di calma e di tranquillità, al di fuori degli eccessi. Questo significa il termine greco "eudaimonia" che indica uno "stare con un buon daimon", ossia con il proprio Sé. Ed è esattamente ciò che si cerca con la meditazione.
Come diceva Cechov, "la felicità è come la salute; quando la possiedi, non te ne accorgi".

giovedì 17 marzo 2011

Il potere dell'attenzione

Tutte le religioni predicano l'abbandono dell'egoismo. Ma nessuna sa come fare: magari consigliano di fare un po' di carità o di umiliarsi. Non è così. Questo è un modo semplicistico di vedere il problema.
Il mezzo migliore è diventare consapevoli, osservare. Mentre osservi con interesse qualcosa, in realtà ti dimentichi di te stesso, esci da te stesso, dal tuo ego. Per un po' non sei più te stesso, non pensi a te stesso e il tuo ego scompare. Dall'ego passi al non-ego. Miracoli della presenza mentale. Prova ad essere totalmente presente in qualcosa - dove finisce il tuo ingombrante ego?
Così facendo, ha anche un assaggio dell'illuminazione, che in realtà è un allargamento dei confini dell'ego.
A questo stato di dilatazione dei limiti corrisponde anche una condizione di non-sofferenza. Ecco perché si dice nel Dhammapada, l'importante opera buddhista, che "l'attenzione conduce all'immortalità, mentre i disattenti sono già come morti".
Fate esercizi di attenzione. Vedrete dilatarsi i confini dell'ego e tutto apparirà in una luce diversa.
Non a caso, con la morte, anche l'ego è destinato a dissolversi. Ma con questo non si dissolve l'essere; al contrario, si espande.

mercoledì 16 marzo 2011

Per meditare


La meditazione è un percorso senza fine. E bisogna percorrerlo in prima persona. Ci sono stati grandi maestri che hanno lasciato insegnamenti preziosi. Ma non bastano: ognuno è un caso particolare, ognuno deve procedere da solo e imparare da solo. Perché l'unico vero maestro è dentro di noi.
Non bisogna illudersi che basti ripetere un mantra o imparare una tecnica per avere la strada aperta. E bisogna ridimensionare termini come "illuminazione" e "liberazione". Tutti siamo illuminati e tutti siamo ignoranti: dipende dalle circostanze e dai momenti.
La cosa essenziale è stare in silenzio, è stare in ascolto, è osservare, è percepire, è apprendere di continuo, è acuire la sensibilità e l'intelligenza. Ed ogni fatto dell'esistenza, anche il più piccolo, è lì ad insegnarci. Come dicono gli Yogasutra di Patanjali, "l'esercizio ininterrotto della consapevolezza del reale è il mezzo per la dispersione dell'ignoranza".
Dunque il mezzo fondamentale della meditazione è questo: "l'esercizio ininterrotto della consapevolezza", non una tecnica particolare. Ascoltare, osservare, percepire, capire ciò che ci succede personalmente e ciò che riguarda il mondo intero.
Ma, per far questo, ci vuole tempo e silenzio, ci vuole la capacità di starsene soli a contemplare, ci vuole la capacità di interrompere l'incessante dialogo interiore, il fantasticare, il divagare, il pensare a casaccio, le opinioni altrui, le conoscenze acquisite, la cultura appresa ma non sperimentata personalmente.
Basta una finestra aperta davanti ai nostri occhi, basta una passeggiata in campagna.
Concentrarsi, isolarsi, ascoltare. E' possibile nelle nostre vite, nelle nostre città, nelle nostre famiglie trovare questo spazio? Il presupposto per meditare è tutto qui. Poi ci vogliono concentrazione ed acuità "visiva": guardare senza l'interferenza dei pensieri estranei. E, a poco a poco, il nostro sguardo si farà più chiaro.

venerdì 11 marzo 2011

"A Cesare quel che è di Cesare..."

Come al solito questo papa, che qualcuno si ostina a definire "teologo", scopre l'acqua calda. Nel suo ultimo libro scrive che "con il suo annunzio Gesù ha realizzato un distacco tra la dimensione religiosa da quella politica, un distacco che ha cambiato il mondo e che appartiene all'essenza della nuova vita".
Anche noi modestamente ci ricordiamo della famosa frase "a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Peccato che non lo se lo ricordi la Chiesa, che continua a vivere alle spalle di Cesare, appoggiando partiti politici e ricevendo in cambio sostanziosi contributi. Un po' di coerenza non guasterebbe.

mercoledì 9 marzo 2011

Amore e meditazione

Amore e meditazione
Non possiamo amare un altro se non amiamo noi stessi; sarebbe come cercare un surrogato sapendo consciamente o inconsciamente che abbiamo bisogno di una pezza.
Non possiamo stare in compagnia di un altro se non riusciamo a stare in compagnia di noi stessi; sarebbe come cercare un sostegno esterno sapendo consciamente o inconsciamente che non possiamo stare in piedi da soli.
Ecco perché la meditazione, l'addestramento a stare in solitudine e in silenzio, è la miglior preparazione all'amore - amore inteso non come un tentativo di trovare un sostegno o un surrogato, ma come una ricerca di indipendenza e di maturità, l'unico stato da cui si può donare o scambiare alla pari.
A tutti gli adolescenti sarebbe necessario imparare a meditare anziché buttarsi alla ricerca dell'amore. Ma non è mai troppo tardi.
Se siamo nevrotici, se non abbiamo un buon rapporto con gli altri, cerchiamo nell'altro ciò che ci manca; ma in tal modo sviluppiamo un legame immaturo. Ciò che ci manca ci mancherà sempre, e dipenderemo sempre dall'altro.
La meditazione è una fase di passaggio e di preparazione indispensabile a tutti. Conoscere se stessi, conoscere le proprie mancanze. Per non cercare compensazioni impossibili, per non incorrere in fallimenti inevitabili.

sabato 5 marzo 2011

Ekagrata

Ekagrata nello Yoga è la concentrazione su un unico oggetto, su un unico punto, e serve a riportare l'attenzione, ossia il flusso mentale, che di solito è discontinuo, fluttuante e in febbrile movimento, ad una certa stabilità. La mente infatti è come una scimmia che non sta mai ferma, che segue ogni distrazione e che è deformata da ogni condizionamento. Con l'ekagrata l'individuo finisce di essere in balia delle infinite distrazioni, delle passioni, degli automatismi mentali e di tutta quella attività dispersiva e confusa che caratterizza la nostra vita abituale e soprattutto la vita mentale.
Provate a fare una passeggiata e a rendervi conto delle fantasia e dei pensieri che attraversano di continuo la mente, trasportandola qua e là. Non solo la vostra attenzione è sempre dispersa, ma non siete neppure in contatto con l'ambiente esterno. In sostanza l'uomo è sempre in balia di sensazioni, pensieri, fantasie e ricordi su cui non ha il minimo controllo. Ma con l'ekagrata cerca di interrompere il flusso e di riacquistare un dominio su questa attività mentale, sensoriale e inconscia.
Il punto su cui concentrarsi può essere il centro della fronte, la punta del naso, il centro della visione mentale quando si chiudono gli occhi, il respiro, un oggetto luminoso o un qualsiasi punto da noi prescelto. Mentre ci si concentra su di esso, si governa l'attenzione e ci si rende insensibili alle distrazioni esterne.
L'ekagrata è dunque un primo tentativo di ridurre la dispersione mentale, di non essere dominati dagli automatismi psichici e di ridiventare padroni di noi stessi. Eseguire l'esercizio varie volte al giorno: chiudere gli occhi e concentrarsi, a casa, al lavoro, in treno, dappertutto. Migliorerà la capacità di attenzione e la lucidità mentale.

venerdì 4 marzo 2011

Incertezze della fede

Apprendo che Umberto Scapagnini, il medico che voleva rendere immortale Berlusconi, è stato colpito dal cancro, ha visto il "tunnel di luce", ha incontrato l'anima di padre Pio, è guarito ed ha annunciato che il testamento biologico è un errore. Ma perché questi uomini di fede sono così accaniti a vivere e hanno tanta paura di morire? Non dovrebbero essere contenti di finire tra le braccia di padre Pio o di Gesù?
Che cosa c'è nell'aldilà che non convince?
Già, resta sempre un dubbio, anche negli uomini di maggior fede. Forse perché fede e dubbio sono l'uno il rovescio dell'altro.

giovedì 24 febbraio 2011

Noia e trascendenza

Credo che la cosa peggiore della condizione umana non siano tanto le grandi sofferenze, quanto la noia. La noia è la consapevolezza di ripetere tutti i giorni le stesse cose, gli stessi pensieri, le stesse sensazioni...io, tu e tutti quanti, in un circolo interminabile. La noia è essere sempre se stessi.


Seguiamo lo stesso copione giorno dopo giorno e perfino ciò che sogniamo nelle nostre più ardite fantasie non può che essere scontato - anche il lavoro, anche l'amore, anche il dolore, anche la perdita, anche la vittoria.

Per questo ci immaginiamo mondi favolosi, misteri, dei, paradisi, ufo, fantasmi, angeli, demoni, madonne e quant'altro. Ma anche la nostra immaginazione non può uscire dai limiti della mente umana.

Eppure, proprio questa sensazione di noia non va disprezzata perché ci porta vicino al nostro confine e ci aiuta talvolta a superarlo. In fondo anche Dio era uno che si annoiava, che non ce la faceva più a essere se stesso.
 
Sono molte le vie che portano al superamento di sé.