Se prendiamo la Bibbia come una biografia letterale di Dio, senza salvarla con interpretazioni teologiche successive, ne esce un personaggio piuttosto contraddittorio. Una sintesi potrebbe essere questa:
Dio: autobiografia non autorizzata
All'inizio non c'è praticamente niente, e Dio decide che la situazione è insoddisfacente. In sei giorni crea cielo, terra, luce, animali e infine l'uomo. Poi si riposa. Il primo essere onnipotente della storia inaugura il settimo giorno con un weekend.
Mette i primi due umani in un giardino paradisiaco e dice, in sostanza:
«Potete avere tutto, tranne quell'albero».
Naturalmente, poco dopo, il serpente convince Eva a mangiare il frutto. Dio, che presumibilmente sa già tutto, sembra comunque sorpreso dall'accaduto e chiede: «Dove sei?»
Scopre così che gli esseri umani sono diventati consapevoli della propria nudità e li espelle dal paradiso. Prima crea la libertà, poi punisce severamente chi la usa.
Qualche tempo dopo, l'umanità gli sembra diventata così insopportabile che decide di azzerare quasi tutto con un diluvio universale, salvando una famiglia e un campionario di animali. Un gigantesco reset del sistema operativo.
Poi però cambia strategia: non più sterminare tutti, ma scegliere un popolo particolare. Fa alleanze, dà leggi, impartisce comandamenti e pretende fedeltà esclusiva. Quando il popolo si costruisce un vitello d'oro, si arrabbia moltissimo. Un essere che ha creato miliardi di galassie perde la pazienza per una statua.
A un certo punto mette alla prova Abramo chiedendogli di sacrificare suo figlio. Abramo sta per farlo, e Dio interviene: «Va bene, era un test».
Un test psicologico decisamente discutibile.
Con Giobbe inaugura poi un altro esperimento: permette che un uomo innocente perda beni, famiglia e salute per dimostrare qualcosa a Satana. Giobbe domanda spiegazioni; Dio alla fine gli risponde, più o meno:
«Tu dovevi esserci quando ho fondato il mondo?»
Una risposta che evita accuratamente di rispondere alla domanda.
Nel frattempo Dio continua a intervenire nella storia: divide mari, manda piaghe, fa crollare città, parla attraverso profeti, ordina guerre e punizioni e, in diversi episodi, sembra cambiare idea dopo aver preso una decisione.
Poi arriva la svolta narrativa.
Dopo millenni di messaggi, castighi, profeti e tuoni, Dio decide di entrare personalmente nella propria creazione. Nasce come essere umano, Gesù, e viene sulla Terra per salvare gli esseri umani dalle conseguenze del loro peccato.
Gli uomini lo uccidono.
Dio però lo risuscita.
E così, nella versione cristiana della storia, Dio manda se stesso sulla Terra sotto forma di Figlio per farsi uccidere dagli uomini e consentire a se stesso di perdonare gli uomini.
Un piano di salvezza che, se fosse presentato da un amministratore condominiale, richiederebbe almeno tre assemblee straordinarie.
Alla fine Gesù ascende al cielo e Dio lascia agli esseri umani una lunga fase di attesa, durante la quale dovranno credere senza poterlo vedere direttamente.
E la biografia si conclude provvisoriamente con una promessa: un giorno tornerà, giudicherà tutti, salverà alcuni, condannerà altri e metterà definitivamente ordine nel creato.
Il bilancio
Il Dio biblico appare dunque contemporaneamente:
onnipotente, ma spesso costretto a intervenire personalmente;
onnisciente, ma domanda agli uomini dove si trovino;
immutabile, ma in diversi racconti sembra pentirsi o cambiare decisione;
infinitamente misericordioso, ma capace di distruzioni di massa;
creatore perfetto, ma crea un mondo che deve continuamente correggere;
trascendente, ma cammina nel giardino, parla, si arrabbia, si pente e combatte;
eterno, ma entra nel tempo e addirittura nasce e muore;
uno, ma nel cristianesimo diventa Padre, Figlio e Spirito Santo;
giudice, ma anche colui che stabilisce le regole, stabilisce la pena e poi offre personalmente il modo di evitarla.
Insomma, la Bibbia non presenta tanto un Dio astratto e perfettamente coerente quanto la progressiva trasformazione di un Dio tribale, guerriero e antropomorfico in un Dio universale, spirituale e filosofico.
Ed è forse proprio questa la cosa più interessante: più che una biografia di Dio, la Bibbia può essere letta come la biografia dell'idea di Dio nella mente dell'uomo.
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