David Bohm fu non solo un fisico quantistico, ma un pensatore della relazione e dell’intero.
Bohm sviluppò una formulazione deterministica e non locale della meccanica quantistica e contribuì, con l’effetto Aharonov–Bohm, a mostrare la rilevanza fisica dei potenziali. La sua vicenda personale, segnata dal maccartismo, dall’esilio e dalla persecuzione politica, rafforzò in lui l’interesse per ciò che connette gli individui e supera le separazioni apparenti.
Il concetto centrale è quello di ordine implicato: la realtà visibile emergerebbe da una struttura più profonda e nascosta, nella quale le parti non sono veramente isolate. Questa visione si estende alla mente, alla società e al linguaggio, portandolo a concepire il dialogo come ricerca comune della verità, anziché come confronto tra posizioni contrapposte.
Il messaggio conclusivo è che la frammentazione può essere una comoda illusione: separare rigidamente “noi” e “loro”, individuo e mondo, parte e intero, impedisce di vedere le relazioni profonde che costituiscono la realtà. La spiritualità di Bohm consiste quindi nel cercare l’intero dietro le divisioni apparenti.
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