In fisica sembra che la massa sia una proprietà dei singoli corpi, ma in realtà sembra la conseguenza delle relazioni tra i corpi.
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Claude:
La fisica in realtà offre un quadro più ambiguo di quanto l'intuizione suggerisca — e vale la pena separare due fenomeni che rischi di far collassare in uno solo.
Primo: massa inerziale e principio di Mach. L'idea che la massa (l'inerzia) di un corpo sia determinata dalla distribuzione di tutta la materia dell'universo è la tesi di Mach, che affascinò il giovane Einstein e che lui sperava la relatività generale avrebbe formalizzato. Non è andata così: la RG ammette soluzioni di vuoto — Minkowski stesso, o l'universo di Gödel — dove la struttura inerziale esiste senza alcuna materia relazionata. Quindi la RG è parzialmente machiana (il trascinamento di sistemi inerziali, il frame-dragging di Lense-Thirring, è reale e misurato) ma non lo è nel senso forte che serve alla tua tesi. C'è un residuo "assoluto" — la geometria stessa dello spaziotempo — che nessuna relazione tra corpi genera.
Secondo: la massa via meccanismo di Higgs. Qui il termine "relazionale" cambia completamente significato. La massa di una particella non deriva dalla relazione con altri corpi, ma dall'accoppiamento con un campo che permea uniformemente lo spazio. È relazionale solo nel senso debole di "relazione particella-campo", non nel senso machiano di "relazione tra enti che co-costituiscono la proprietà". Se usi questi due casi come prova della stessa tesi, li stai omogeneizzando indebitamente.
Un punto che invece gioca a tuo favore, e più forte di entrambi: l'energia del campo gravitazionale stesso non ha una definizione locale invariante di gauge — il tensore di Einstein è uno pseudotensore, dipendente dal sistema di coordinate. La "massa" del campo gravitazionale (massa ADM, massa di Komar) esiste solo come proprietà globale/asintotica, mai come densità locale ben definita. Questo è un argomento più pulito per te: non "la massa dei corpi è relazionale" ma "l'energia gravitazionale non è localizzabile, esiste solo come struttura globale-relazionale". È vicino a quanto sostiene Rovelli con la sua meccanica quantistica relazionale, dove le proprietà esistono solo relative a un'interazione — non a caso lui stesso cita spesso Nāgārjuna, terreno che frequenti.
Ora la domanda che ti farei tornare al progetto: questo è un caso da assorbire nell'assioma generale (relazione ontologicamente prima dei poli — cosa che il tuo sistema già sostiene), oppure lo stai proponendo come candidata diade a sé? Se è la seconda, il test a sei criteri richiede due poli distinguibili e una soglia oscillante. Ma qui non vedo due poli in tensione dinamica — vedo piuttosto una tesi ontologica generale (struttura relazionale prioritaria sugli oggetti) che è più vicina al realismo strutturale ontico di Ladyman e French che all'architettura dyade/soglia. Rischi di usare "relazionale" come parola-passe-partout che allarga la teoria senza aggiungere criteri falsificabili — proprio il rischio di proliferazione che avevi già segnalato tu stesso.
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Ma come può uscire da corpi materiali dotati di massa una mente (pensieri, sensazioni ecc.) che non ha massa? Ti ricordo il caso del fotone, che non ha massa, ma effetti fisici enormi.
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Claude:
Il parallelo con il fotone è elegante ma rischia di essere un'equivocazione tra due sensi diversi di "senza massa" — vale la pena separarli prima di usarlo come argomento.
Il fotone non è affatto un controesempio all'ontologia fisicalista, ne è un caso pienamente interno. È un quanto del campo elettromagnetico, ha energia e quantità di moto ben definite (E=pc), un'equazione del moto, uno spin, una costante di accoppiamento, e — punto decisivo — pur avendo massa a riposo nulla possiede energia, e quindi curva lo spaziotempo, contribuisce alla massa-energia cosmologica, viene deflesso e devia a sua volta la geometria (lensing gravitazionale). "Senza massa" qui significa solo che un parametro specifico dell'equazione di dispersione è zero: il fotone resta completamente descritto, misurabile, quantificabile dentro lo stesso apparato teorico che descrive i corpi massivi. Non esce mai dall'ontologia fisica — semplicemente occupa un caso limite di quella stessa ontologia.
Il caso della mente è categorialmente diverso. Non è "la mente ha un parametro-massa uguale a zero dentro una teoria fisica completa della mente" — è che non esiste un'equazione del moto, un'unità di misura, una costante di accoppiamento per il pensiero o la sensazione. Il problema non è quantitativo (poco effetto vs grande effetto, come nel fotone) ma esplicativo: perché a un certo assetto di materia dovrebbe accompagnarsi un vissuto in prima persona invece che nessun vissuto affatto? È l'hard problem di Chalmers, e la mossa del fotone non lo tocca, perché sposta il problema dal "quanto" al "come mai qualcosa di qualitativo" — e questo secondo salto non è mai stato colmato da nessun caso di fisica standard, fotone incluso.
C'è poi un problema interno al tuo stesso impianto. Nella diadontologia avevi già collocato la coppia materia/mente come probabile monismo a doppio aspetto (Spinoza, tradizione Russell-Eddington), non come emergenza causale di un polo dall'altro. Ma la domanda che poni ora — "come può uscire da corpi massivi una mente che non ha massa" — presuppone proprio uno schema emergentista (mente come prodotto derivato della materia), che è in tensione con l'aspetto duale: lì mente e materia non "escono" l'una dall'altra, sono due letture dello stesso sostrato, co-originarie. Se tieni il dual-aspect monism, la domanda va riformulata — non "come emerge il polo mente dal polo materia" ma "perché lo stesso evento ammette due descrizioni irriducibili, quantitativa e qualitativa". Sono due domande con esigenze di risposta molto diverse, e rischi di rispondere alla seconda con argomenti (come il fotone) che funzionano solo per la prima.
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