In fisica, se prendiamo un magnete, non ci stupiamo che abbia due poli; e non ci stupiamo se l'uno sia in contrapposizione con l'altro, senza che uno dei due possa stare da solo o annientare l'altro. Devono stare insieme senza potersi mescolare, al punto che, se dividiamo il magnete in due, si riformeranno.
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Sì. E il magnete è una metafora fisica molto potente per la tua Architettonica Diadica del Reale, con una precisazione importante: non perché dimostri la tua teoria, ma perché rende intuitiva una struttura che la teoria vuole generalizzare.
Il punto essenziale è questo:
Nord e Sud non sono due oggetti indipendenti semplicemente messi uno accanto all'altro.
Costituiscono una struttura unica e inseparabile: il dipolo magnetico.
Sono opposti, perché il campo ha orientamenti contrari alle estremità.
Ma non sono contraddittori nel senso di uno che debba eliminare l'altro: l'esistenza fisica del magnete implica entrambi.
Se spezzi il magnete, non ottieni un polo Nord isolato e un polo Sud isolato: ottieni due magneti più piccoli, ciascuno con Nord e Sud.
Questa ultima proprietà è particolarmente interessante per la tua idea di non-coincidenza: la separazione non distrugge la diade; la riproduce a una scala diversa.
Però bisogna evitare un salto concettuale. Il magnetismo non dice che tutte le opposizioni della realtà funzionino così. Dice qualcosa di più circoscritto e molto solido: in un dipolo magnetico ordinario, i due poli sono manifestazioni inseparabili di un'unica struttura di campo. I monopoli magnetici, inoltre, non sono stati osservati come particelle fondamentali isolate.
Quindi potresti formulare il principio della tua ADR in modo più rigoroso:
Una diade non è necessariamente costituita da due entità autonome che entrano successivamente in relazione; può essere una struttura nella quale gli opposti esistono soltanto attraverso la loro relazione reciproca. Separare la struttura non significa necessariamente eliminare uno dei poli: può significare generare nuove diadi.
Ed è qui che il magnete diventa davvero interessante per la tua teoria: l'opposizione non è una guerra fra due cose, ma una condizione della loro stessa identità.
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