Vorrei farvi capire che certi miti nascono nell'antichità e passano con modifiche e adattamenti in tante civiltà. Non crediate perciò alla loro realtà storica, ma ai loro significati più occulti e profondi. Anche nella storia di Gesù troviamo miti di questo genere. Ma per ora occupiamoci del mito biblico di Noè e del diluvio universale, che risale ad una antichità mesopotamica, preceduto dal mito di Gilgamesh e di Atrahasis.
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Chatgpt:
Il mito di Atrahasis è fondamentale perché costituisce uno dei più antichi racconti mesopotamici del diluvio e permette di vedere con grande chiarezza il rapporto genealogico tra Atrahasis, Gilgamesh e Noè. Non sono tre storie indipendenti: appartengono a una stessa antichissima tradizione narrativa, che nel tempo è stata rielaborata.
1. Atrahasis: il diluvio prima di Noè
Il poema di Atrahasis, composto in accadico probabilmente nel XVIII secolo a.C., racconta innanzitutto perché gli dèi decidono di distruggere l'umanità.
Gli esseri umani sono stati creati per svolgere il lavoro degli dèi: coltivare la terra, procurare cibo, mantenere l'ordine del mondo. Ma gli uomini diventano così numerosi e rumorosi che il dio Enlil non riesce più a dormire. Decide quindi di eliminarli attraverso una serie di catastrofi, culminanti nel diluvio.
Ma un dio, Enki/Ea, vuole salvare Atrahasis, un uomo saggio e pio. Non potendo avvertirlo direttamente, gli parla attraverso una parete e gli ordina di costruire una grande imbarcazione.
Atrahasis prende con sé:
la propria famiglia;
animali;
provviste;
tutto ciò che serve alla sopravvivenza.
Arriva il diluvio e l'umanità viene distrutta. Dopo alcuni giorni, Atrahasis apre l'imbarcazione e compie un sacrificio. Gli dèi, affamati perché gli uomini non stanno più offrendo loro sacrifici, si raccolgono intorno all'offerta.
C'è già qui una differenza interessantissima rispetto alla Genesi: gli dèi hanno bisogno degli uomini. L'umanità non è semplicemente una creatura subordinata a Dio; costituisce una componente funzionale dell'ordine cosmico.
2. Atrahasis e Gilgamesh: la stessa storia dentro un'altra storia
Il rapporto con Gilgamesh è ancora più interessante.
Nel poema di Gilgamesh, il protagonista cerca disperatamente il segreto dell'immortalità dopo la morte dell'amico Enkidu. Arriva così da Utnapishtim, l'uomo che è sopravvissuto al diluvio.
Utnapishtim racconta a Gilgamesh la propria storia.
E qui riconosciamo praticamente Atrahasis.
Utnapishtim è infatti la versione del personaggio del diluvio incorporata nell'Epopea di Gilgamesh. Il dio Ea lo avverte dell'imminente catastrofe; egli costruisce una nave; prende con sé esseri viventi; il diluvio distrugge il mondo; dopo il diluvio offre un sacrificio.
Ci sono però differenze nei dettagli e nella funzione narrativa.
In Atrahasis, il diluvio è soprattutto un episodio della storia dell'umanità: gli dèi cercano di ridurre una popolazione diventata insostenibile.
In Gilgamesh, invece, il diluvio diventa soprattutto una lezione sulla mortalità.
Gilgamesh ha cercato l'immortalità. Utnapishtim gli mostra che lui e sua moglie sono un'eccezione irripetibile: hanno ricevuto dagli dèi una forma speciale di immortalità, ma Gilgamesh deve tornare alla condizione umana.
Il diluvio diventa dunque una grande meditazione sulla non coincidenza fra uomo e dio.
3. Noè: la trasformazione biblica
Molti secoli dopo troviamo il racconto biblico di Noè nella Genesi.
La struttura è sorprendentemente simile:
| Atrahasis / Utnapishtim | Noè |
|---|---|
| Gli dèi decidono il diluvio | Dio decide il diluvio |
| Enki/Ea salva l'eroe | Dio avverte Noè |
| Costruzione di una grande nave | Costruzione dell'arca |
| Famiglia salvata | Famiglia salvata |
| Animali | Animali |
| Diluvio universale | Diluvio universale |
| Nave sulla quale sopravvivere | Arca |
| Uscita dalla nave | Uscita dall'arca |
| Sacrificio dopo il diluvio | Sacrificio dopo il diluvio |
| Nuovo ordine del mondo | Nuovo patto con l'umanità |
Anche alcuni particolari sono sorprendentemente vicini: l'eroe manda fuori degli uccelli per capire se le acque si sono ritirate; dopo essere uscito dalla nave offre un sacrificio.
Ma la teologia cambia radicalmente.
4. La grande trasformazione: dagli dèi capricciosi a un Dio morale
Questa è forse la differenza più importante.
In Atrahasis, gli dèi sono molteplici e sono attraversati da conflitti interni.
Enlil vuole distruggere l'umanità.
Enki decide invece di salvarla.
Gli dèi stessi hanno bisogni, passioni e interessi. Quando gli uomini scompaiono, gli dèi soffrono perché non ricevono più sacrifici.
Nella Genesi, invece, tutto viene ricondotto a un unico Dio.
Il diluvio non è più il risultato di un conflitto fra divinità. È una decisione sovrana di Dio, motivata dalla corruzione morale dell'umanità.
E soprattutto compare qualcosa che nei racconti mesopotamici non ha lo stesso peso: il patto.
Dopo il diluvio Dio stabilisce un'alleanza con Noè e con ogni essere vivente. Il segno è l'arcobaleno.
Quindi il racconto biblico trasforma una storia cosmologica mesopotamica in una storia etico-teologica.
5. C'è però un'altra cosa straordinaria: il diluvio non risolve veramente il problema
Qui Atrahasis è quasi più filosofico della Genesi.
Gli dèi distruggono l'umanità perché gli uomini sono diventati troppi.
Ma poi si rendono conto che senza gli uomini il sistema non funziona.
Perciò, dopo il diluvio, Atrahasis non viene semplicemente lasciato vivere: viene stabilito un nuovo equilibrio.
Nel poema vengono introdotti anche meccanismi per limitare la crescita umana: mortalità, infertilità, categorie di donne che non possono avere figli, ecc.
È come se il mito dicesse:
L'umanità è un problema per il cosmo, ma anche una componente necessaria del cosmo.
Questa è una struttura profondamente diadica: uomo/dio, ordine/caos, distruzione/conservazione.
Gli dèi non possono semplicemente eliminare uno dei poli perché il sistema perde il proprio equilibrio.
6. E qui si collega bene alla tua Architettonica Diadica del Reale
C'è un punto che trovo particolarmente interessante rispetto alla tua idea della diade come tensione fra poli complementari.
Il mito mesopotamico non presenta semplicemente:
Dio → uomo
ma qualcosa di più complesso:
dio ↔ uomo
Gli uomini dipendono dagli dèi, ma anche gli dèi dipendono dagli uomini.
La distruzione di un polo produce una crisi nell'altro.
In Atrahasis questo è quasi esplicito: eliminando l'umanità, gli dèi eliminano anche ciò che sostiene il loro stesso modo di esistere.
La versione biblica attenua fortemente questa reciprocità, perché il Dio della Genesi è ontologicamente autosufficiente. Tuttavia rimane una struttura relazionale: Dio crea l'uomo, l'uomo riceve un mondo, e dopo il diluvio Dio stabilisce con lui un patto.
E nel passaggio Atrahasis → Gilgamesh → Noè possiamo vedere qualcosa di ancora più generale:
cosmologia → esistenza → morale.
Il diluvio nasce come spiegazione mitica dell'ordine cosmico, diventa in Gilgamesh una meditazione sulla morte e sull'impossibilità dell'immortalità, e nella Genesi diventa una meditazione sulla colpa, il giudizio e l'alleanza.
Per questo Noè non è semplicemente "un'altra versione di Atrahasis". È l'ultima grande metamorfosi di una struttura narrativa molto più antica, trasformata dalla cultura israelitica in una storia sul rapporto fra Dio, uomo, male e responsabilità.
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Vorrei comunque farvi notare che il tutto si situa all'interno di un unico grande mito: quello di Dio e del suo rapporto con gli uomini - un mito in cui tante persone sono ancora intrappolate. Pensate un po' a quale basso livello sono ancora le menti umane. Si nutrono di miti e di fantasie inventate in tempi di un'ignoranza abissale.
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