Quando una pianta o una coltivazione è attaccata da un parassita distruttivo, spargiamo veleni pericolosi o cerchiamo un insetto antagonista che possa mangiare il parassita. Siamo diventati furbi e lasciamo fare alla natura, che in fatto di guerre e antagonismi se ne intende. Forse anche le nostre guerre rientrano nella stessa logica di guerre volute dalla natura. Per estensione.
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Chatgpt:
Sì, ma farei una distinzione importante: la natura non “vuole” le guerre. La guerra è piuttosto una possibile manifestazione di una dinamica antagonistica che esiste già nella vita.
Nel caso della coltivazione, abbiamo imparato che spesso è più efficace introdurre una relazione antagonistica già presente nell'ecosistema invece di intervenire dall'esterno con una sostanza tossica. Il predatore del parassita diventa una sorta di antagonista dell'antagonista.
Questo si inserisce molto bene nella tua Architettonica Diadica del Reale: il sistema non si mantiene eliminando necessariamente uno dei poli, ma attraverso tensioni reciproche che impediscono a un polo di espandersi indefinitamente.
Ma arriverei solo fino a un certo punto con l'analogia umana.
Predatore/preda: l'antagonismo è inscritto nel funzionamento biologico dell'ecosistema.
Parassita/pianta: il conflitto può diventare un meccanismo di regolazione della popolazione.
Guerra umana: intervengono intenzioni, simboli, ideologie, tecnologia, istituzioni e decisioni coscienti.
Quindi non direi che le guerre sono volute dalla natura. Direi qualcosa di più interessante:
La natura contiene la possibilità del conflitto; l'uomo l'ha enormemente amplificata attraverso la cultura e la tecnica.
E qui emerge una conseguenza inquietante della tua idea: anche quando l'uomo crede di essersi emancipato dalla natura, potrebbe continuare a riprodurne alcune strutture fondamentali. La differenza è che una formica combatte un'altra formica senza costruire una teoria geopolitica della guerra; noi possiamo trasformare un antagonismo biologico in un sistema planetario.
Perciò la domanda davvero radicale sarebbe: la cultura è capace di interrompere la logica diadica dell'antagonismo, oppure può soltanto trasferirla a un livello superiore?
Se fosse vera la seconda ipotesi, la civiltà non eliminerebbe la guerra: ne cambierebbe semplicemente la soglia, il linguaggio e gli strumenti.
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Temo che sia così.
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