In elaborazione
Marco Vannini, mistica e filosofia
di
Davide D'Alessandro
Marco Vannini, mistica e filosofia
In “Esercitarsi a morire”, uno dei più importanti studiosi italiani ci aiuta a recuperare la vita vera, la vita nello spirito, non quella che si lascia vivere
Ho appena finito di leggere “Esercitarsi a morire. Mistica e filosofia”, l’ultimo libro di Marco Vannini e dobbiamo essere grati a “Le Lettere” di essere editrice di riferimento di uno dei più raffinati studiosi italiani, impegnato da decenni a misurarsi con i grandi filosofi e mistici del passato, penso a Meister Eckhart su tutti. Se è vero, per dirla con Platone, che quelli che filosofano rettamente, si esercitano a morire, questo libro è un invito e un insegnamento, non dalla cattedra, a servirsi dei veri maestri, di coloro che hanno saputo vivere distaccati dalle passioni, liberi da ogni condizionamento di sorta.
Da tempo, però, è accaduto che la filosofia abbia rinunciato alla pratica di vita, perdendosi dietro a elucubrazioni vane, lasciando spazio a chiacchieroni che occupano lo spazio e il tempo, facendoci perdere, quando scrivono, molto tempo.
Spiega Vannini: “Occorre comprendere che il silenzio cui l’aggettivo ‘mistico’ rimanda non è il silenzio esteriore, di tipo esoterico, per non rivelare ai ‘non iniziati’ verità segrete, bensì il silenzio interiore, che consiste nel mettere a tacere i propri pensieri, per quanto profondi essi siano, e perciò nel distacco, anche e soprattutto da ogni nostro preteso sapere. Il distacco è opera dell’intelligenza, che riconosce incessantemente la finitezza dei propri contenuti e, insieme, della volontà, che incessantemente riconosce in quei medesimi contenuti la presenza dell’egoità, di quell’amor sui che è davvero radice di ogni male”.
Per giungere al fondo dell’anima, dove appare una grande luce, è necessario distaccarsi, separare l’anima dal corpo, “in modo che l’anima possa affrancarsi dai vincoli della corporeità, ovvero dalle passioni, e l’intelligenza possa così muoversi liberamente verso la verità”.
Vannini ricorda che “la filosofia in senso forte, classico, ha in comune con la religione l’oggetto, la verità, l’Assoluto in sé e per sé, ed è dunque propriamente uno spogliare, un togliere via tutto ciò che è relativo, accidentale, per andare all’essenziale. Ciò riguarda innanzitutto noi stessi, secondo il precetto dell’Apollo delfico: ‘Conosci te stesso’. È lo ‘scolpire la propria statua’ di cui parla Plotino, rimuovendo il marmo che la ricopre e le impedisce di venire alla luce”.
Ecco, essenzialità e luce sono i termini cruciali che emergono dai libri di Vannini. Portarli alla …luce leggendoli, e facendoli leggere, aiuta a nutrire lo spirito in un contesto di vuoto e di deserto, aiuta a recuperare ciò che siamo e non ciò che vorremmo essere. Vita vera, vita nello spirito, non vita che si lascia vivere
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