venerdì 15 marzo 2024

Niente di nuovo sotto il sole

 

Nihil novi sub sole

Ci arrabattiamo tanto con fedi, religioni, filosofie, dubbi e mitologie, ma se mettiamo insieme tre leggi della fisica, abbiamo una descrizione del funzionamento del tutto. Tralasciando il fatto che si applicano a campi diversi della fisica, applichiamole anche al mondo della mente (o mondo interiore) e al mondo degli eventi. Le tre leggi sono: la terza legge di Newton, la legge di Coulomb e la prima legge della termodinamica.

La prima dice: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale (per intensità, per carica) ma opposta per direzione (o senso).

La seconda dice: gli opposti si attraggono e gli uguali si respingono.

La terza dice: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

 

Se applichiamo queste leggi ad ogni aspetto del mondo, scopriamo non solo che sono collegate, ma anche che ci spiegano come è fatto il mondo. In particolare ci dicono perché la struttura basilare di tutto è ciò che chiamiamo diade. Come è fatta una diade? Da due forze che si attraggono perché sono opposte (per direzione o senso), ma che si respingono perché hanno la stessa intensità o carica. Una perfetta contraddizione.

Comunque dobbiamo pensare che il mondo non è linearmente logico come lo intendiamo noi (rispondendo al principio di non contraddizione), ma basato sulla contraddizione antinomica. In altri termini, le cose stanno insieme in quanto sono opposte, ma si respingono perché sono uguali. Il che ci descrive l’ambiguità delle cose, che sono e non sono nello stesso tempo.

Per esempio, l’amore e l’odio stanno insieme perché sono forze opposte (come il bene e il male, il freddo e il caldo, il maschile e il femminile, ecc.), ma si respingono perché sono uguali per carica o intensità (si contrappongono o “litigano” di continuo).

Non sappiamo dire quale sia l’azione e quale la reazione, in quanto il movimento è oscillatorio e ciclico, cioè è un processo, non un ente, e i due poli si scambiano continuamente i ruoli. Il tutto è ben rappresentato dall’antico simbolo dinamico dello yang/yin, che vede due polarità unite in un unico ciclo, ma contrapposte per senso. È questo schema che dà dinamismo al mondo, il quale è composto da diadi che rappresentano spinte e controspinte, e che tengono in equilibrio l’architettura cosmica.

Le spinte e controspinte devono bilanciarsi, pur variando nelle proporzioni delle due polarità, ma nessuna delle due può prevalere o essere sconfitta completamente, pena il collasso della diade. In sostanza, è il principio dell’equilibrio dinamico. Da notare che questo schema si ripete sia in diadi diverse sia all’interno della stessa diade. Ossia, siamo divisi nell’unità e uniti nella diversità. Concordi nella discordia, ma discordi nella concordia: come le coppie umane.

La prova? Ogni uomo è diviso sia dagli altri uomini sia in se stesso (con due emisferi cerebrali e la differenziazione tra sé e sé, che è all’origine della coscienza e della contrapposizione fra conscio e inconscio). Non si sfugge allo schema della diade, che si trova in infinite antinomie dinamiche, come pressione e decompressione, aumento e diminuzione, crescita e decrescita, premere e tirare, aprire e chiudere… tutto duale, tutto a coppie.

I verbi aprire e chiudere mi ricordano le porte e le finestre. Ma nessuno le tiene sempre aperte o chiuse: non servirebbero a niente. Le porte e le finestre a questo servono: ad aprire e a chiudere. Sono oggetti che esprimono funzioni, movimenti. Come i portali moderni, che servono ad entrare e/o ad uscire dai siti internet. A dividere o a unire.

Ma noi non inventiamo mai niente di nuovo: ci limitiamo a dare nuove funzioni a cose vecchie. I portali sono sempre esistiti: solo che un tempo erano materiali. Così, quando le teorie scientifiche usano termini come inizio o fine, nulla o tutto, vuoto o pieno, ecc., che esistono da millenni, da quando è nato il linguaggio-pensiero umano, non inventano nulla di nuovo, ma esprimono con concetti vecchi funzioni nuove.

Sono ben poche le vere invenzioni di cose nuove, perché per inventare cose nuove, occorrono pensieri e concetti nuovi. E, quando appaiono i pensieri, i concetti e le parole veramente nuove, appaiono le cose che non sono ancora esistite, ma erano comunque già presenti nel campo delle possibilità. Anche l’idea che il pensiero possa influire sulla materia (fisica quantistica) è vecchio quanto il mondo.

Ci hanno provato tutti: gli stregoni, gli sciamani, i maghi, gli yoghi, i profeti… solo che non avevano ancora i mezzi. Ma la fisica quantistica ha finalmente dato corpo a vecchi sogni, così come le “macchine volanti” moderne erano state sognate per millenni da civiltà antiche. Ricordiamo, fra parentesi, i disegni su certi monumenti antichi, le fantasie del volo umano, il “mondo dei sogni” degli aborigeni australiani, le figure delle civiltà precolombiane, le fantasie del Ramayana indù, i prodigi delle favole, ecc. Era già tutto nel mondo delle possibilità, nella nuvola delle potenzialità.

Lo stesso concetto di diade ha radici nell’antica filosofia greca e nelle antiche filosofie indiana e cinese. Il simbolo dello yang/yin viene dall’antico Taoismo cinese.

Anch’io non invento nulla: rimoderno.

giovedì 14 marzo 2024

L'esperienza dell'angoscia

 

Heidegger sostiene che l’angoscia è l’esperienza del nulla – e chi lo può negare? Questa frase si riferisce al concetto fondamentale dell'angoscia nell'ambito della sua analisi dell'essenza dell'esistenza umana. Per Heidegger, l'angoscia è un'esperienza molto più profonda rispetto alla paura, in quanto mette in evidenza la natura transitoria e fragile dell'esistenza umana. Attraverso l'angoscia, l'essere umano si confronta con il nulla, che non è da interpretare come assenza di significato, ma come il fondamento stesso dell'essere. L'angoscia diventa così un'opportunità per confrontarsi con la propria finitezza e per cercare un senso più autentico dell'esistenza.

Dobbiamo confrontarci con l’angoscia quando facciamo l’esperienza della morte, di qualcuno o nostra. Allora chi ci salva dall’angoscia? Anche se abbiamo fede, anche crediamo nell’immortalità, anche se ci diciamo che non abbiamo paura, in realtà dobbiamo confrontarci con questo profondo sentimento di perdita e di terrore.

Non so se gli altri animali provino angoscia. Ho visto un video di un gatto paralizzato dalla vita in giù, che trascinava le zampe posteriori e mi domandavo cosa provasse. Perché noi proviamo angoscia anche quando dobbiamo confrontarci con qualche malattia invalidante, con qualche malattia che sappiamo inguaribile e terminale. Anzi, in questi casi, la morte ci appare il male minore.

Già, ma la vita non può essere considerata essa stessa una malattia terminale? La vecchiaia che cos’è, se non il termine inglorioso della vita, con l’esaurimento progressivo di tutte le nostre energie? E come può non essere depresso o  angosciato un vecchio che sia cosciente della propria inevitabile fine?

Ho il sospetto che certe demenze senili in cui ci si dimentica di tutto siano una difesa contro un’angoscia insopportabile. La natura ci viene in soccorso anestetizzandoci, cancellando ogni coscienza.

Non è la vita quella cosa che termina sempre? E non è una malattia terminale, sempre terminale?

Kierkegaard diceva che "l'angoscia è una malattia mortale", in quanto non è solo un'emozione transitoria, ma una condizione esistenziale fondamentale che può condurre l'individuo alla disperazione e alla perdita di senso.

Tuttavia, anche per lui, l'angoscia non era tanto un male assoluto, quanto piuttosto un'opportunità per l'individuo di confrontarsi con se stesso e di cercare una via verso una vita più autentica e significativa.

Sarà, ma ne faremmo volentieri a meno. Per noi vecchi, che siamo ancora coscienti ma che ci vediamo portar via irrevocabilmente la vita, chi ci salverà dall’angoscia? Gli antidepressivi?

Io sostengo, in base alla mia teoria delle antinomie, che, se c’è la mortalità (e chi può negarlo?), ci deve essere il suo contrario: l’immortalità. Ma questo non mi salva dall’angoscia, perché non posso sapere che esperienza sia.

Chi dice di avere avuto esperienze di pre-morte (NDE=Near Death Experience), confessa che si sente un po’ consolato. Queste esperienze si verificano quando una persona si trova in una situazione di pericolo di vita o vicina alla morte e vive uno stato straordinario al limite della coscienza. Durante una NDE, molte persone riportano sensazioni di pace, serenità, un senso di separazione dal proprio corpo fisico, incontri con esseri spirituali o defunti, visioni di luce intensa e un senso di connessione con una realtà superiore.

Ma per chi non ha avute queste esperienze? Oltretutto, gli scienziati sostengono che possono essere la conseguenza dei farmaci anestetizzanti o di un estremo stress mentale.

No, l’unica cura contro l’angoscia è, in realtà… la vita, vivere la vita. Anzi, la molla della vita mi appare proprio la fuga dall’angoscia. Ma quando la vita si riduce a poche attività insignificanti, quando l’amore appare impotente, quando ti ritrovi solo e tanti altri li hai già visti morire, chi ti consolerà?

Sì, l’angoscia è l’esperienza del nulla… Per fortuna, se c’è il nulla, vuol dire che c’è il tutto.

Che sia una consolazione anche questa?

Chi vivrà, vedrà. Ovvero, chi morrà vedrà... ma con quali occhi?

mercoledì 13 marzo 2024

Coloro che hanno un'anima

 

Ci definiamo animali dotati di un’anima, perché siamo animati, perché, per risolvere i nostri problemi, ci spostiamo, ci muoviamo. Le piante che non si muovono, che non hanno un cervello, che non hanno un’organizzazione centralizzata e gerarchica, con un “capo” che dirige organi singoli o doppi, non sono per questo meno intelligenti e risolvono i loro problemi con altre strategie. Sono più sensibili di noi all’ambiente e comunicano fra loro con messaggi chimici.

La nostra organizzazione verticistica è più esposta ai pericoli, perché, se si guasta il cervello, lo stomaco, il pancreas o il cuore, siamo finiti. Una pianta invece può rinascere anche se viene distrutto l’80 % del suo corpo.

Ma questo per dire che, se l’intelligenza è la capacità di risolvere i propri problemi, esistono varie forme di intelligenza, anche senza cervello. La natura non è certo stupida e sa bene come organizzarsi e risolvere i propri problemi.

Comunque, anche le piante, anche non si spostano, sono in un continuo movimento interno: rispondono a stimoli esterni, si regolano autonomamente, compiono la fotosintesi, si muovono verso la luce, si attorcigliano, comunicano  fra loro o con altri organismi attraverso segnali chimici e hanno una linfa e radici che scorrono.

Di immobile non c’è proprio niente, né fisico né mentale. E le leggi che valgono per un campo valgono anche per l’altro, e i due insieme formano una diade di forze che si contrastano ma sono complementari e unite per sempre. Come le due facce di una stessa medaglia, come l’esterno o l’interno di un guanto: l’uno contraddice l’altro ma non potrebbe esistere senza l’altro. Entangled, legati per sempre.

Tutto è energia, tutto è relazione. E tutto cambia ad ogni istante.

Il fatto che il movimento sia vita è confermato dalle strutture dinamiche di ogni relazione, fisica o mentale. Le particelle, i quark e gli atomi sono in continuo movimento. E sono in continuo movimento i corpi celesti. E anche noi dobbiamo muoverci ed abbiamo una vita mentale in continuo movimento.

Il movimento fondamentale è quello oscillatorio fra due polarità che si contrappongono, ma sono unite, come in certi matrimoni… o in tutti, perché la diade maschio/femmina contraddistingue gran parte della natura ed è alla base della riproduzione sessuata.

Questi movimenti non sono mai casuali, ma rispondono a leggi precise.

Ma, se tutto è mobile, oscillante, in divenire e mutevole, e se tutto risponde alle stesse leggi per esempio di azione/reazione, e se abbiamo due emisferi simmetrici però non identici, che svolgono ruoli diversi integrandosi fra di loro per elaborare varie funzioni sensoriali e cognitive, se tutto questo è dimostrabile a livello microscopico, dovrebbe essere verificabile anche a livello macroscopico – due concetti e due ambiti che formano la platonica “diade indefinita” (perché infinita).

In altri termini, il pensiero e l’ambito percettivo dovrebbe interagire con il campo fisico. Una polarità dovrebbe essere connessa in maniera inversa con l’altra. Platone parlava della diade basilare di grande/piccolo; noi potremmo parlare della diade di macro/micro. Ma resta il fatto che il mondo mentale influisce sul corpo (psicosomatica) o indirettamente sul mondo circostante attraverso le nostre azioni, le nostre costruzioni  (tecnologia e scienza) e le nostre decisioni.

Ma è possibile agire direttamente sulla materia con i processi mentali? Il mondo interiore può agire direttamente sul mondo esteriore, il micro sul macro, il sottile sul materiale? Non è questo il sogno di tutti gli uomini? Io dico di sì, ma dobbiamo provarlo con un esperimento mentale - o rimane una filosofia.

Ora, la mente funziona in base alle stesse leggi della natura, in particolare attraverso forze contrarie ma complementari che sono accoppiate a due a due, come nella fisica e che chiamiamo antinomie, dicotomie o diadi. Ma come dimostrarlo?

Abbiamo detto che il movimento fondamentale di tutte le forze contraddittorie e complementari è quello “oscillatorio” o vibratorio.

Quando si parla di antinomie o diadi, ci si riferisce a due concetti contrapposti dinamicamente, come per esempio il bene e il male, il grande e il piccolo, l’esterno e l’interno, l’astratto e il concreto, il nulla e il tutto, la vita e la morte, il caldo e il freddo e altre migliaia. In apparenza sembra che l’una polarità debba escludere l’altra, ma in realtà l’una non potrebbe esistere senza l’altra. Quindi, se parliamo di bene, è chiaro che ci riferiamo anche al concetto di male, dato che non potremmo pensare l’uno senza l’altro. E questo vale per tutte le antinomie.
Potremmo allora pensare che tali antinomie, che sono migliaia in tutte le lingue, siano semplici concetti, cui non corrisponde nessuna realtà.

Ma prendiamo il caso della diade freddo/caldo. Io percepisco concretamente il caldo e il freddo: i concetti possono essere astratti (come tutti i concetti), ma non le esperienze cui si riferiscono. Io percepisco perfino le gradazioni e le variazioni del caldo/freddo e ho strumenti per misurarle. Inoltre posso consultare le osservazioni meteorologiche per sapere in anticipo se farà più o meno caldo/freddo. Se ho la febbre, so che avrò più caldo. Se vado in alta montagna, so che farà freddo e così via. Insomma i concetti saranno astratti ma le esperienze sono reali.

Quindi la realtà ha generato la diade, e la diade esprime la realtà, che può essere anche soggettiva ma non per questo irreale. Tutti sentiranno caldo se metteranno una mano sul fuoco e tutti sentiranno freddo se terranno in mano del ghiaccio. Questo significa che vi è una corrispondenza fra pensieri-percezioni e realtà. Anzi, questi pensieri-percezioni seguono la legge dell’azione/reazione.

Conosco l’obiezione: “I concetti contrapposti e complementari, sebbene possano essere paragonati alle forze fisiche in termini di dualità e interazione, non agiscono letteralmente come forze fisiche nel mondo materiale. Questi concetti sono astrazioni che aiutano a comprendere e descrivere fenomeni umani, sociali, filosofici e psicologici, ma non hanno un effetto diretto e misurabile sulla materia come le forze fisiche quali la gravità o l’elettromagnetismo.

Le forze fisiche sono interazioni fondamentali che possono essere misurate, osservate e quantificate scientificamente. Hanno proprietà specifiche come direzione, intensità e punto di applicazione, e seguono leggi fisiche ben definite come quelle di Newton. Al contrario, i concetti contrapposti e complementari sono utilizzati simbolicamente per esplorare le dinamiche della vita e dell’esistenza umana, e non hanno una manifestazione fisica diretta che possa essere studiata con gli strumenti della fisica.

In conclusione, mentre i concetti contrapposti e complementari possono essere utili per il pensiero analitico e per la comprensione di vari aspetti della realtà, non sono forze fisiche e non influenzano la materia nel modo in cui lo fanno le forze fisiche.”

Però, secondo la terza legge di Newton, nota anche come principio di azione e reazione, le forze sono sempre accoppiate a due a due. Questo significa che se un oggetto A esercita una forza su un oggetto B, allora l’oggetto B eserciterà una forza di uguale intensità ma di direzione opposta sull’oggetto A. Queste coppie di forze sono applicate a due oggetti diversi e non si annullano a vicenda perché agiscono su corpi diversi. Per esempio, se premi una palla con il dito, il dito esercita una forza sulla palla (azione), e la palla esercita una forza uguale e opposta sul dito (reazione). Queste forze di azione e reazione sono un esempio fondamentale dell’interazione tra oggetti e sono essenziali per comprendere il movimento e l’equilibrio dei corpi nella fisica classica.

Ora, questo particolare rapporto lo troviamo  anche nel mondo mentale. Pensieri, sentimenti, emozioni si esprimono per coppie opposte ma complementari. Possiamo considerarle forze? Noto che la stessa parola emozione significa “movimento (dell’animo)” e che è duale: se provo paura devo provare coraggio, se provo gioia devo provare tristezza, ecc. Ma anche i pensieri sono così: emergono, si contraddicono e sono complementari. Non posso pensare l’alto senza pensare il basso, non posso pensare alla vita senza pensare alla morte, ecc. Vanno a coppie, sono contrari, sono complementari e sono oscillanti.

Obiezione: le particelle elementari, come gli elettroni e i fotoni, oscillano a livello microscopico, e questo movimento è descritto dalla meccanica quantistica. Tuttavia, quando si tratta di oggetti macroscopici, composti da miliardi di particelle, le loro oscillazioni individuali si annullano a vicenda a causa della loro enorme quantità e della varietà di direzioni e fasi in cui si muovono.

Inoltre, le particelle in un solido, per esempio, sono legate insieme da forze intermolecolari e interatomiche, che limitano il loro movimento. Possono vibrare attorno alle loro posizioni di equilibrio, ma non si muovono liberamente come le particelle isolate1. Queste vibrazioni possono trasmettere energia sotto forma di onde sonore o calore, ma non causano un movimento oscillatorio visibile dell’oggetto nel suo insieme1.

Quindi, mentre le particelle individuali possono oscillare, gli oggetti macroscopici non mostrano questo comportamento perché le oscillazioni sono troppo piccole per essere percepite e perché le forze che tengono insieme le particelle stabilizzano l’oggetto come un tutto.

Inoltre,. In fisica, l’oscillazione si riferisce al movimento ripetitivo avanti e indietro di un oggetto attorno a una posizione di equilibrio. Questo movimento può essere causato da varie forze e può avvenire in diversi contesti, come il dondolio di un pendolo, le vibrazioni di una corda di chitarra, o le onde sonore che viaggiano attraverso l’aria..

Le oscillazioni possono essere libere, come nel caso di un pendolo che oscilla dopo essere stato spinto, o forzate, come nel caso di un oggetto che viene fatto oscillare da una forza esterna periodica, come una spinta ripetuta. Le oscillazioni possono anche essere smorzate, perché l’ampiezza dell’oscillazione diminuisce nel tempo a causa di attrito o resistenza, o persistenti, dato che l’oggetto continua a oscillare con un’ampiezza costante se non ci sono forze di smorzamento significative.

Inoltre, le oscillazioni non sono limitate agli oggetti fisici; anche le grandezze come la tensione elettrica in un circuito o la luce possono oscillare. Per esempio, la corrente alternata in un circuito elettrico oscilla tra valori positivi e negativi, mentre la luce visibile è il risultato di oscillazioni dei campi elettrici e magnetici.

Ma io sostengo che anche le forze mentali seguono lo stesso principio. Il problema è che bisogna dimostrarlo con un esperimento.

 La sequenza originale dovrebbe essere questa:

Dal non essere viene fuori l’essere, ovvero dal nulla il tutto, dal vuoto il pieno. Basta una semplice oscillazione nel caotico campo delle possibilità (dal caos l’ordine); l’oscillazione (la fluttuazione della fisica quantistica) è in realtà una differenziazione-divisione che sta alla base della molteplicità (dallo zero al due e così via).

L’oscillazione genera una coppia di polarità contrarie e complementari, indivisibili: l’individuo duale è ciò che non può essere diviso, perché i due poli sono entangled (legati per sempre). Se nasce la dualità nasce la coscienza, perché la coscienza è questo gioco di specchi: uno specchio che riflette l’altro. È per questo che noi abbiamo due cervelli (orizzontali e verticali: l’uno controlla, contrasta e completa l’altro: si ripete lo schema della diade che è lo stesso nel mondo fisico e nel mondo mentale.

Insomma, dall’incoscienza nasce la coscienza, dall’esterno nasce l’interno (come il fuori e il dentro di un guanto o come il dinamismo duale dello yang/yin), dall’esteriorità nasce l’interiorità, dal grande il piccolo, dal macro il micro, dalla parte il tutto, dall’assoluto il relativo, dall’inizio la fine… necessariamente. Non si tratta solo di concetti astratti, perché l’astrazione è l’altra polarità della concretezza. Si tratta proprio di percezioni, con il loro dualismo soggetto/oggetto. La percezione, la sensazione, il pensiero, il sentimento, l’emozione (qualcosa che si muove) e gli eventi funzionano in base allo stesso tipo di dualismo contraddittorio e complementare.

Questo è il divenire, che in realtà è una gigantesca oscillazione ciclica. L’eterno ritorno. Avanti e indietro, il prima e il dopo.

Tutto è contrasto, tutto è complementare, tutto è contraddizione unitaria: dalla decoerenza nasce la coerenza, dallo squilibrio la simmetria. Dal fenomeno il noumeno, dall’apparenza la sostanza, dall’assenza la presenza… le coppie complementari si formano tutte insieme in pochi millesimi di secondo. E non dimentichiamo la diade passato/futuro, cioè il tempo.

Non si tratta di far muovere qualcosa, ma di prevedere la sua oscillazione. Se una cosa è ferma (in apparenza, perché non c’è nulla di assolutamente fermo, in quiete o isolato), si muoverà. Si tratta solo di aspettare. I due estremi non vengono mai raggiunti, perché, se lo fossero, si annullerebbe la coppia.

Una vera quiete non esiste mai. La quiete e l’inerzia sono due concetti fondamentali in fisica che riguardano il movimento e la resistenza al cambiamento di moto di un oggetto.

La quiete si riferisce allo stato in cui un oggetto si trova quando non è soggetto a nessuna forza esterna e quindi rimane fermo. In assenza di forze esterne, un oggetto in quiete rimarrà in tale stato.

L'inerzia, invece, è la proprietà di resistenza a un cambiamento di moto. Un oggetto in stato di quiete tenderà a rimanere fermo e un oggetto in movimento tenderà a mantenere il suo moto, a meno che non venga applicata una forza esterna che lo modifichi.

In sintesi, la quiete rappresenta lo stato di assenza di movimento di un oggetto, mentre l'inerzia indica la tendenza di un oggetto a mantenere il proprio stato di moto, sia esso fermo o in movimento.

Tutte le coppie di forze (anche il maschio/femmina) devono in realtà stare in un equilibrio dinamico e contrastante, come spinte e  controspinte, azioni e reazioni, compressione e trazione.

La quiete e l’inerzia sono due concetti fondamentali in fisica che riguardano il movimento e la resistenza al cambiamento di moto di un oggetto.

La quiete si riferisce allo stato in cui un oggetto si trova quando non è soggetto a nessuna forza esterna e quindi rimane fermo. In assenza di forze esterne, un oggetto in quiete rimarrà in tale stato.

L'inerzia, invece, è la proprietà di resistenza a un cambiamento di moto. Un oggetto in stato di quiete tenderà a rimanere fermo e un oggetto in movimento tenderà a mantenere il suo moto, a meno che non venga applicata una forza esterna che lo modifichi.

In sintesi, la quiete rappresenta lo stato di assenza di movimento di un oggetto, mentre l'inerzia indica la tendenza di un oggetto a mantenere il proprio stato di moto, sia esso fermo o in movimento.

Tuttavia una vera quiete non esiste mai. In fisica, la "quiete assoluta" è un concetto teorico che indica un sistema di riferimento in cui tutti gli oggetti si trovano in stato di quiete totale rispetto l'altro. Tuttavia, nella realtà, è molto difficile (se non impossibile) raggiungere la quiete assoluta a causa di diversi fattori come l'agitazione termica delle particelle, la presenza di campi magnetici o gravitazionali, e l'espansione dell'Universo.

Anche in uno spazio vuoto e isolato, dove si supporrebbe di poter raggiungere una quiete perfetta, le fluttuazioni quantistiche rendono impossibile raggiungere la completa assenza di movimento. Pertanto, la quiete assoluta è un concetto utilizzato per fini teorici, ma non si riscontra nella realtà pratica.

Ed è inevitabile che sia così. Vi ricordate del simbolo dello yang/yin? Se notate, in ogni polo c’è un puntino del contrario: se uno dei due si annullasse o si ingrandisse del tutto, annullerebbe se stesso e l’altro; la coppia scoppierebbe, come succederebbe nella vita.

Questo mi ricorda gli esperimenti di Galileo Galilei con il pendolo, che hanno contribuito notevolmente alla comprensione del movimento e della gravità. Alcuni dei suoi esperimenti più famosi includono:

“Misurazione del periodo di oscillazione: Galilei notò che il periodo di oscillazione di un pendolo (il tempo che impiega a compiere un'oscillazione avanti e indietro) rimane costante, indipendentemente dall'ampiezza dell'oscillazione. Questo principio è noto come isocronismo dei pendoli.

Studio dell'accelerazione gravitazionale: Galilei utilizzò il pendolo per studiare l'accelerazione dovuta alla forza di gravità. Egli osservò che la periodicità delle oscillazioni del pendolo dipendeva dalla lunghezza del filo e che la forza di gravità influenzava l'ampiezza delle oscillazioni.

Verifica della legge dei pendoli: Galilei formulò una legge che stabilisce che il periodo di oscillazione di un pendolo è proporzionale alla radice quadrata della sua lunghezza. Questa legge è nota come la legge del pendolo di Galileo.

I contributi di Galileo agli studi sui pendoli hanno aperto la strada alla comprensione della dinamica del moto e alla formulazione delle leggi del moto che hanno avuto un impatto significativo sullo sviluppo della fisica moderna.”

Dobbiamo tener conto che le cose, per poter essere, devono essere osservate (essere = essere osservate), testimoniate, esperite. Da un soggetto o da una coscienza che è l’originaria diade o dualità di tutto, un gioco di specchi della monade che si fa due. Quindi, non domandiamoci se lo spirito influenza la materia, dato che le cose, per essere, hanno bisogno di essere vidimate, concretizzate, realizzate da un testimone.

Un universo senza coscienza non solo non avrebbe nessun senso, ma non potrebbe nemmeno esistere.

Il fatto che la materia nasca con lo spirito deriva dalla necessità dell’osservatore che fa da levatrice alle cose. E quindi fin dalla prima diade c’è necessità di una coscienza elementare, ossia del dualismo stesso (materia/mente), della scissione.

Non per nulla Leibniz parlava della diade di Platone (la monade fondamentale) come di un atomo spirituale, “specchio vivente dell’universo”. Ma uno specchio non avrebbe senso o scopo senza “qualcuno” o “qualcosa” che vi si specchi. E quindi il tutto, per avere un senso o uno scopo, deve avere fin dall’inizio un testimone. E chi è?

Non certo un dio, come è sempre stato teorizzato senza averne conoscenza. Ma se stesso. Lo specchio si specchia in un altro specchio, legato a se stesso, ma leggermente differente (il minimo di scissione). Se mettete due specchi l’uno di fronte all’altro ma uniti, nasce la coscienza – che è in fondo la differenza, che è in fondo la struttura del cervello diviso fra due emisferi uniti dal corpo calloso.

In altri termini, le cose, per nascere, hanno bisogno che qualcosa si differenzi (la fluttuazione, le due polarità); e, differenziandosi ma restando uniti, generano ipso facto la coscienza testimone.

In conclusione, coloro che hanno un'anima non sono solo gli esseri viventi, ma anche la materia apparentemente morta. Non diciamo noi "l'anima di un oggetto o di una sostanza o di una cosa", per indicare il suo nucleo? L'anima dell'acciaio, per esempio, qual è? E l'anima di una lega, cioè le sue proprietà distintive?

martedì 12 marzo 2024

La maledizione del Dio biblico

 

Eravamo in buoni rapporti con la natura, e nostri dei erano il gran teatro delle forze naturali: la terra, il cielo, la luna, il fulmine, il sole, la morte, il mare, i terremoti, i venti, il fuoco, l’amore, la bellezza, l’agricoltura, le foreste, gli alberi, le sorgenti, i fiumi, i commerci, i viaggi, il focolare domestico, ecc. E noi li pregavamo sentendoci più sicuri, in armonia con ciò che ci circondava.

Ma poi è arrivato il dio cristiano che ha imposto all’uomo di soggiogare e dominare la natura, gli animali e la donna. Ed è incominciata la volontà di potenza. E lo scempio dell’ambiente. E la guerra di tutti contro tutto. E si  rotto l’incanto.

Poi, il cristianesimo ha portato anche il senso di essere un individuo, separato dalla natura, dagli altri e dalla società.

Per sé = persona. Mentre l’uomo nasce sempre da una relazione ed è sempre in relazione, con gli altri e con se stesso. Ed eccoci qua, monadi isolate e senza empatia, ma solo informazione e comunicazione.

Il concetto di “anima” ci ha reso stranieri su questa terra. E ci ha fatto dimenticare che la nostra identità viene dall’altro e anche noi siamo natura.

L‘uomo appartiene alla catena evolutiva, non ne è il dominatore.

Il Dio biblico, con il suo invito a dominare, ha scatenato la guerra contro la natura – e dunque contro noi stessi – che ci sta portando verso l’autodistruzione. Quando ci libereremo di influenze così nefaste?

sabato 9 marzo 2024

I confini dell'anima

 

Se abbiamo solo relazioni dinamiche, se siamo sempre in due (anche in noi stessi), se ci sono solo processi, se noi vediamo, esperiamo, percepiamo o pensiamo di volta in volta i due aspetti di un’unica diade, come possiamo capire quale è la realtà unitaria sottostante – se c’è?

In realtà non abbiamo le parole e quindi i concetti e quindi la consapevolezza di comprenderlo. Abbiamo però una certa intuizione.

Se tutto cambia e si trasforma incessantemente, una cosa non deve cambiare – questa legge, già enunciata in termodinamica, afferma che niente ha origine, niente ha fine, tutto si trasforma.

L’universo va visto come un enorme rete di processi che operano incessantemente. Tutto si muove modificandosi secondo flussi che non prevedono enti, ma relazioni di due polarità che si contrastano, pur essendo complementari, ossia dipendono l’una dall’altra.

Se tutto è in un flusso continuo, tutto è discontinuo, cioè discreto e separato. Sembra una contraddizione, e lo è. Ma la contraddizione è il motore o movimento di ogni cosa, fisica e mentale, macroscopica e microcosmica, interna o esterna. Benché ad un livello tutto ci sembri continuo, sotto questa apparenza, tutto è discontinuo.

Ce lo dimostra il mondo della fisica quantistica dicendoci che gli atomi e le particelle elementari, come elettroni e quark, sono processi discreti.

Quindi, anche una pietra, che sembra emblema della stabilità e continuità, in realtà pullula di movimenti e si trasforma lentamente. Ogni cosa ha il suo ciclo vitale, poi finisce e poi ricomincia sotto altre forme.
Anche la nostra coscienza è un flusso continuo, come già aveva notato Bergson. La nostra esperienza e la nostra identità cambiano continuamente. Se noi, da vecchi, ci confrontiamo con ciò che eravamo da bambini, ci rendiamo conto di quanto ci siamo trasformati, fisicamente e mentalmente. Certo, rimane l’idea o il ricordo di essere la stessa persona, ma non più quella persona: siamo cambiati e infine anche quel residuo di coscienza sparirà.

La realtà è dinamica, può rallentare o accelerare, ma non si ferma mai. Come diceva Eraclito, non possiamo bagnarci due volte nello stesso fiume e - aggiungo io - non possiamo conoscere noi stessi due volte uguali. Anche noi trascorriamo. La forma e l’essenza non restano ferme.

La nostra illusione è di essere centrati e stabili nella nostra identità individuale. Ma, in realtà, non siamo neanche padroni di noi stessi, essendo abitati da due persone e da un inconscio che va per la sua strada a-razionale.

Provate a cercare l’inizio o l’orizzonte ultimo dell’universo: non li troverete mai. E quanto ai confini dell’anima, già Eraclito diceva che potete camminare quanto volete ma non li troverete mai.

 

venerdì 8 marzo 2024

Una diade esemplare

 

Altro esemplare caso di diade: destra e sinistra in politica. Si combattono accanitamente per il predominio l’una sull’altra, ma poi sono tutti pappa e ciccia (d’accordo) quando si tratta di spartirsi il potere, gli stipendi e i privilegi.

Cosa farebbero gli uni senza gli altri? Sono costretti a stare insieme odiandosi – come certe coppie, come i ladri e le guardie, come i pugili in un ring. Ma sanno benissimo che sono legati indissolubilmente, come in un matrimonio religioso.

Questi strani americani

 

Difficile capire gli americani. Hanno dichiarato eleggibile alla Presidenza un uomo che ha già tentato un colpo di stato aizzando i suoi seguaci ad assaltare il Parlamento.

Così adesso potrà organizzare un secondo colpo di stato, più efficace.

Ma che cosa bisogna fare negli Stati Uniti per non essere candidati alla Casa Bianca? Quale crimine peggiore che attentare alla democrazia?

La scelta – ha detto un giornalista – è tra un deficiente (un po’ di Alzheimer) e un delinquente, fra Biden e Trump.

Stiamo freschi.

Lo sapete che la destra religiosa americana (evangelici) considera Trump benedetto da Dio? Guardate dove vanno a finire la religione e la politica!

Oltretutto, candidati che si aggirano sugli 80 anni. Ma i giovani dove sono finiti?


La diade indefinita

 

I preti ci dicono che la vita è un dono di Dio, ma quando mai chi fa un dono lo richiede indietro? Più che un dono, sarebbe un prestito… per di più con gli interessi, perché vieni anche giudicato per come hai trattato questo “dono”.

È come se mi venisse regalata un’automobile e poi mi venisse chiesta indietro dovendo dare conto di come la ho conservata e quante multe ho preso. Che razza di Dio sarebbe questo? Un usuraio? Eppure è questa l’idea di creatore che ci viene dall’Antico e dal Nuovo Testamento.

Per altri, poi, la vita è proprio una condanna, visto che nessuno ci ha chiesto se volevamo venire al mondo. E molti si suicidano come loro unico vero atto di scelta.

Condannati a vivere, condannati a morire, Che ci resta da scegliere liberamente? Qual cosina nell’intervallo? Troppo poco.

 

 

Si dice: una mente finita, come la nostra, non può capire una mente infinita come quella che presumiamo abbia Dio?

Ma, se non ci fosse questa mente finita, chi penserebbe e porrebbe in essere l’infinito? Dunque, anche l’infinito dipende dal finito, ha bisogno del finito.

Dunque, Dio avrebbe bisogno di noi, per avere la testimonianza del suo potere e del suo essere.

Un Dio del genere sarebbe da ammazzare. Sarebbe come un padre che, per avere la testimonianza del suo essere e del suo statuto di padre, creerebbe a questo scopo un figlio. E il figlio sarebbe un puro strumento.

 

Il fatto è che noi continuiamo a pensare in termini di enti, mentre ciò che esiste è processo, relazione. Non esiste il finito se non esiste l’infinito, non esiste l’infinito se non esiste il finito.

Nasce prima l’uovo o la gallina?

In realtà, si sono co-evoluti insieme: l’uno non può esistere senza l’altro. Non siamo enti solitari, monadi, ma relazioni dinamiche fra opposti. Non siamo individui, ma coindividui, secondo il neologismo di Remotti.

E questo è evidente dal fatto che in natura non ci sono forze isolate, ma coppie di forze, a due a due.

Anche noi veniamo generati da una coppia di opposti (maschio e femmina) e abbiamo due patrimoni genetici, due occhi, due braccia, due gambe, ecc… due cervelli e due menti (conscia e inconscia). Siamo sempre due, non uno. Anche se siamo soli. La coscienza deriva dal fatto che siamo sempre in due, l’uno che controlla e completa l’altro.

Abbiamo una natura duale, siamo diadi.

La stessa parola “diade” viene da un termine greco che significa “due” o “coppia”.

Platone aveva parlato della “diade indefinita”, riferendosi alla dimensione eminentemente relazionale di ogni ente e di ogni fenomeno. La relazione precede l’individuazione. Ma l’uno dov’è? L’uno esiste solo in relazione e come relazione al due.

Quelle che io chiamo antinomie o dicotomie sono diadi, coppie accoppiate per sempre, in amore e in odio, in attrazione e repulsione, in vita e in morte. Dalle particelle elementari ai cervelli degli esseri viventi.

 

giovedì 7 marzo 2024

La legge del karma

 

Prima si dice che il terzo principio di Newton riguarda le reazioni, che devono essere uguali ma in senso contrario alle azioni: se io premo su A, A preme su me con una forza uguale ma contraria. E poi si dice che vi è una similitudine tra le forze fisiche e quelle psichiche.

I due mondi sembrano essere apparentemente distanti, ma, quando li esaminiamo da vicino, scopriamo che sono analoghi e intrecciati. Non solo perché la rete dei nostri neuroni è costituita come la rete delle galassie, con un numero abbastanza vicino (100 miliardi), ma anche perché nei due mondi troviamo processi di forze che rispondono alle stesse leggi della fisica. In particolare a quella delle antinomie complementari, uguali e opposte.

Pensieri, sentimenti, percezioni, sensazioni ed emozioni sono costituiti da impulsi duali, in cui le due polarità sono uguali ma contrarie. Proprio come nella fisica, dove i processi sono formati da coppie di forze uguali e contrarie, che seguono la terza legge di Newton. È facile concludere che ai movimenti fisici e a quelli della mente si possono applicare le stesse leggi.

Per esempio, se io penso il bene, penso contemporaneamente il male (forza contraria). Se percepisco il piacere è perché percepisco il dolore. Se provo amore (o l’attrazione), provo contemporaneamente l’odio (o la repulsione). Si tratta di coppie di forze contrapposte che sono però legate. E facevo l’esempio dei due pugili o delle guardie e ladri, che lottano fra di loro, ma non potrebbero esistere senza i loro avversari.

Però queste leggi si applicano anche agli eventi? La nostra idea tradizionale di karma o di retribuzione ci diceva che, se facciamo del male, riceveremo del male e, se facciamo del bene, riceveremo del bene… E questo per un principio etico che non troviamo in natura, ma che è inventato dall’uomo per convivere in una società che deve avere delle sue regole.

In realtà la legge di Newton ci dice che la reazione è sì uguale, ma contraria. Il che significa, se facciamo del bene, non riceveremo altro bene, ma male. Ciò è verificabile nelle nostre esistenze. Se compiamo un’azione buona, ci succederà in breve tempo qualcosa di male: un incidente, un contrattempo, qualcosa che va storto, una multa, un conflitto con qualcuno, ecc…

Le leggi fisiche, infatti, non hanno niente di morale: sono semmai amorali, volte soltanto a generare la vita, a qualunque prezzo per i singoli individui, che sono considerati semplicemente dei riproduttori e, quando non sono più in grado di generare, invecchiano e vengono spazzati via per essere sostituiti da altri.

Le leggi di gravità o le leggi di Newton non hanno niente a che fare con le nostre leggi sul bene e sul male. Un leone che uccide e divora una gazzella o un uomo che uccide e divora un pollo o un carciofo segue solo le leggi della natura che dicono che la vita deve nutrirsi di altra vita. Non c’è niente di morale in questo. Sono leggi di funzionamento, come quelle di un motore.

Quindi, ciò che conta è l’equilibrio dinamico tra l’azione e la reazione. Nient’altro: gli eventi devono riequilibrarsi. Tenete conto di questa legge quando fate qualcosa. Per fortuna, ciò che noi riteniamo bene o male è una pura convenzione umana. Se faccio una presunta azione buona con l’intenzione di avere un contraccambio, faccio in realtà un mercato – non un’azione morale. Ma, se faccio qualcosa di buono consapevole che me ne verrà un danno, sono un eroe.

Come dice una sentenza famosa, “nessuna buona azione resterà impunita”. In effetti, le azioni non vengono punite, vengono riequilibrate.

D’altronde, non vi siete accorti che ad ogni progresso (azione) corrisponde un regresso (reazione), ad ogni vittoria una perdita, ad ogni passo avanti un passo indietro? Come mai?

Perché deve essere mantenuto un equilibrio fra le polarità opposte. Il male esiste perché e fino a che esiste il bene. A livello mentale e a livello pratico.

La dualità del cervello come organo fisico e mente pensante ci rivela che da un lato, abbiamo il cervello come organo biologico, un complesso sistema di neuroni, sinapsi e altre cellule nervose che interagiscono per regolare una vasta gamma di funzioni cognitive e comportamentali. Il cervello è responsabile delle funzioni più basilari, come la regolazione del battito cardiaco e della respirazione, ma anche delle capacità cognitive superiori, come il linguaggio, il pensiero astratto e la memoria. A livello fisico, il cervello è una struttura fisica che può essere studiata attraverso metodi neuroscientifici come l’imaging cerebrale e l’elettroencefalografia, che ci permettono di osservare l’attività neuronale in tempo reale e di identificare i circuiti neurali coinvolti in diversi processi cognitivi.

Dall’altro lato, abbiamo la mente pensante, un concetto più sfuggente che si riferisce all’esperienza soggettiva della coscienza, del pensiero, dei sentimenti e delle emozioni. La mente è il luogo dei pensieri, delle percezioni e delle rappresentazioni del mondo esterno, e sembra trascendere la mera biologia del cervello. È attraverso la mente che sperimentiamo il mondo e diamo significato alle nostre esperienze, dando vita a una realtà soggettiva unica per ciascun individuo. La mente è il punto di contatto tra il mondo esterno e la nostra coscienza.

Ma l’organo fisico e l’organo mentale rispondono alle stesse leggi, perché sono i due aspetti di un’unica moneta e si sono coevoluti insieme.

Il loro rapporto ricorda l’entanglement della fisica quantistica, per cui due particelle che sono state in un rapporto reciproco per un certo tempo (ovvero due polarità) rimangono per sempre unite al di là dello spazio e del tempo. Non riuscirete mai a separare il bene dal male o il fisico dal mentale o l’esterno dall’interno. Sono uniti per sempre.

Ma non confondiamo le nostre esigenze morali con il funzionamento delle leggi naturali, che non c’entrano niente con la nostra etica.

Essendo figli della natura, anche noi vorremmo che ci fosse un equilibrio fra le nostre azioni, vorremmo che tornassero i conti fra bene e male, fra piacere e dolore, fra successi e perdite, che fossero almeno in pareggio. E abbiamo costruito un’etica che è una specie di conto profitti e perdite. Ed ecco l’idea del karma o della giustizia retributiva, qui o dopo la morte.

Ma anche qui non si tratta di ricorrere a una specie di Giudice divino, ma di trovare una legge di funzionamento, perfettamente naturale e meccanica, come quelle della fisica. E questa legge è quella di azione/reazione. All’interno delle singole esistenze questa legge funziona sempre, perché a ogni azione deve corrispondere una reazione uguale e contraria, così come a ogni sistole deve corrispondere una diastole. Ma ci sono vite in cui i conti non tornano perché sono troppo brevi o disseminate di eventi molto più negativi che positivi.

Nonostante questo, i conti devono tornare, e quindi ci dev’essere una compensazione fra una esistenza e l’altra. Purtroppo le interrelazioni sono talmente tante e complesse, una rete che abbraccia l’intero universo per miliardi di anni, che non riusciamo a ricostruirle.

Da qui la necessità che la vita si prolunghi, qui  altrove, per i singoli individui, o si rifletta anche su altri individui e vite. Per il breve periodo, invece, o per le vite abbastanza lunghe vale la legge delle antinomie, che regola il comportamento entangled (correlato) delle polarità opposte, dei profitti e delle perdite. Se c’è oggi un profitto, ci deve essere domani una perdita. Se c’è oggi una perdita, ci deve essere domani una perdita.

Se studiamo le vite degli individui famosi o non-famosi, vedrete applicata questo equilibrio. L’uomo di successo perde un figlio, si ammala o ha dei tracolli. E il povero ha le sue felicità o vive più a lungo. Non fatevi ingannare dalle apparenze. Il karma pesa su tutti. Basta aspettare e osservare.

 

martedì 5 marzo 2024

Affrontare se stessi

 

Ovunque tu vada, porti dietro te stesso. Questo è il problema. È inutile viaggiare, scappare dal tuo paese o andare in terre lontane. Tu sarai sempre quello che sei. Il cambiamento di posto non cambierà nulla.

È te stesso che devi affrontare e, se possibile, cambiare.

Perciò, cerca di conoscere meglio te stesso, anziché fuggire.

Si può fuggire da questo confronto anche dedicandosi a mille attività diverse, come succede oggi nelle nostre vite frenetiche. Correre qua e là per non concludere niente. Che bella vita! I più pensano che questa sia la vita vera: fare tante cose, incontrare tante persone, cambiare posto, stordirsi, non pensare mai.

Nulla mi toglie dalla testa che questo occuparsi di tante cose sia un modo per evadere e non affrontare se stessi.

Lo diceva circa 20 secoli fa anche Seneca nelle Lettere a Lucilio: "Devi cambiare d'animo, non di cielo" aggiungendo: "Perché ti stupisci se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima o poi non ti piacerà alcun luogo".

lunedì 4 marzo 2024

Le ragioni di Dio

 

Alcune persone credono a un Dio creatore argomentando che, se c’è l’effetto (il cosmo con le sue leggi), ci deve essere la loro Causa prima, il loro Autore. Argomento che sembra molto logico.

Ma se la nostra logica fosse quella di un ipotetico Dio, dovremmo poter capire tutto.

Invece non è così. Rimangono dubbi, vuoti, contraddizioni, cose che non si capiscono.

L’obiezione principe è che questo Dio dovrebbe essersi creato da solo (per non ammettere un’altra causa prima). E se ammettiamo che l’Essere si possa creare da solo, allora potrebbe anche essersi dissolto in questo cosmo – e tutto sarebbe un suo frammento. Dio si sarebbe frammentato e quindi è morto.

Una seconda obiezione è che da un Dio perfetto ci aspetteremmo un cosmo perfetto e non questo cosmo in cui tutti gli esseri devono uccidere altri esseri per mangiare – un mondo dalla violenza feroce. Il leone per vivere deve sbranare la gazzella e l’uomo deve sbranare il vitello, il pollo o il carciofo. La vita si nutre di altra vita: brutta cosa.

E chi avrebbe creato queste leggi?

Per la legge delle antinomie, l’Essere divino non può essere nato da solo, né essere stato creato da un altro Creatore, ma nasce necessariamente dal Nulla o Vuoto. Il che è affermato anche dalla fisica quantistica. I due stati (l’essere e il nulla) nascono l’uno dall’altro e hanno bisogno per esistere l’uno dell’altro.

L’essere nasce dal nulla e il nulla nasce dall’essere – e ciò senza fine, in continuazione.

Dunque, al fondo, non c’è né l’uno né l’altro, ma un terzo stato di cui i due sono espressioni. Questo terzo stato sarebbe la vera trascendenza, che però non possiamo definire né concepire… altrimenti sarebbe immanente!

Dunque, lasciamo perdere il dio delle religioni.

 

Il conflitto delle antinomie

 

Se i poli contrapposti e complementari sono due aspetti di un’unica realtà, come le due facce di una medaglia che ruota su se stessa o come l’esterno o l’interno di un guanto, come possiamo definire questa realtà? Per esempio, noi sappiamo che l’inspirazione e l’espirazione sono due aspetti o movimenti di un unico processo che chiamiamo respirazione. Ma per tutte le altre antinomie non abbiamo la definizione dell’insieme. Come chiamare l’amore/odio, il bene/male, il morale/immorale o il mortale/immortale? Non abbiamo parole unitarie.

Eppure le polarità che ruotano (restringendosi o allargandosi, scambiandosi i ruoli) sono sempre due e sono complementari: quindi formano un tutt’uno. Ma noi non riusciamo a vedere l’insieme, scorgendo di volta in volta un lato o l’altro, e intuendo a stento che costituiscono un unico processo. Eppure i due aspetti sono legati, sono entangled, nel senso che i loro moti sono complementari e subiscono la stessa sorte. Se muore l’uno, muore anche l’altro, se vive l’uno vive anche l’altro, come due coniugi uniti per la vita e per la morte, per il piacere e per il dolore.

Però sono anche contrari e complementari, come il maschile e il femminile. E sono una coppia che litiga di continuo, ma i cui membri devono compensarsi e devono sostenersi a vicenda.

Se tutte le polarità si comportano così, capiamo perché in questa vita il successo e l’insuccesso, la crescita e la decrescita, l’acquisizione e la perdita, ecc., si compensano a vicenda e sostengono l’opposto.

È come se si combattessero ma nello stesso tempo giustificassero l’altro. Sono come due pugili che lottano l’uno contro l’altro, ma che non esisterebbero senza l’avversario. Infatti entrambi vivono per il match. Senza il pugilato, non sarebbero niente.

Ma allora il terzo elemento, quello che cercavamo di definire. è il match stesso. È per il match che i due pugili competono fra di loro. Però, per il match la loro contrapposizione è una necessità, e i due sono d’accordo su questo. Concordia/discors e discordia/concors.

È per il match che i due si affrontano: sono avversari che sono d’accordo nell’effettuare il match.

Dunque, l’elemento terzo che li unisce è un processo di cui non conosciamo il nome e spesso neppure il concetto, ma che si presenta ora sotto un aspetto e ora sotto l’altro. Alla base c’è un processo che è sempre in movimento, attivo, che non si ferma mai e vorrebbe tendenzialmente proseguire all’infinito, perché, quando uno dei due vincesse… quel match non ci sarebbe più.

Oppure è il conflitto guardie/ladri i cui componenti hanno bisogno degli avversari per realizzarsi.

Questo è il mondo delle antinomie, costituito da trottole che ruotano di continuo per restare vive e che hanno al loro interno due polarità che si contrastano ma sono complementari.

E avviene così per tutte le forze, fisiche e mentali, fin dalla prima coppia di particella e antiparticella.

Ora, nella fisica delle particelle, siamo in grado di osservarle e misurarle, determinando la loro forma – se onda o puntino. Ma anche nel mondo mentale abbiamo un osservatore o testimone, la coscienza che è in grado di nominarle-crearle dando loro un significato. È vero che non possiamo misurarle matematicamente, ma siamo in grado di sentirle e provarle.

Io so se sono arrabbiato, innamorato, geloso, annoiato o calmo, perché sperimento queste percezioni-sensazioni. E, se le esperisco con l’apparato sensoriale e la consapevolezza, vuol dire che ci sono. Se invece non le esperissi, è come se non ci fossero. Se poi non ne fossi cosciente, potrebbero esserci a livello inconscio.

sabato 2 marzo 2024

Al di là del bene e del male

 

Dicevo che l’universo non risponde a nessun principio morale. L’etica ce la siamo inventata noi, per organizzare uno straccio di convivenza, salvo poi darci a guerre, massacri e genocidi che rivelano la nostra vera natura di animali feroci. Ma le forze della natura sono principi fisici che non hanno morale. Potete applicare principi etici alla forza di gravità, alla forza nucleare, alla forza tellurica o al principio di azione/reazione scoperto da Newton? Nemmeno alla forza dell’amore, che sembra così sublime. La mamma leonessa che cura con amore i propri cuccioli, sbrana con ferocia i piccoli degli altri animali. È così anche per l’animale uomo, che magari ama la propria famiglia, ma in guerra va a uccidere le famiglie degli altri.

Il fatto è che ogni forza è controbilanciata da una forza uguale e contraria. E quindi la legge dell’attrazione o dell’amore, deve essere controbilanciata dalla legge della repulsione e dell’odio. Deve essere controbilanciata e dà origine al suo contrario simmetrico. Perché il principio dell’equilibrio o della simmetria dinamica permette all’universo di esistere.

E in questo principio universale non c’è etica come la intendiamo noi. Anche il bene e il male, la luce e l’ombra, la costruzione e la distruzione, il principio e la fine, la vita e la morte… rispondono a questo principio fisico che non contempla la morale. Tant’è vero che noi uomini ci siamo inventati un Dio o un Karma che dovrebbe rendere giustizia su basi morali. Ma l’idea di una compensazione terrena e ultraterrena conferma la constatazione che in questo mondo giustizia e ingiustizia sono forze che devono controbilanciarsi. E quindi esistere entrambe. E quindi non essere né morali né immorali.

È proprio l’esistenza dell’antinomia giustizia/ingiustizia o bene/male che non è morale. Ma fisica.

L’equilibrio dinamico è il principio fondamentale, al di là di ogni etica.

venerdì 1 marzo 2024

L'equilibrio dinamico

 

Come abbiamo spiegato, le forze complementari sono coppie di concetti, di elementi, di enti o di eventi che si completano a vicenda, creando un equilibrio o un insieme “armonioso”. Queste forze spesso rappresentano dualità o polarità, e la loro interazione è fondamentale per il funzionamento dell’universo. Ecco alcuni esempi di forze complementari:

Yin e Yang: Come discusso in precedenza, Yin e Yang sono forze complementari nella filosofia cinese. Rappresentano l’equilibrio tra il maschile e il femminile, la luce e l’oscurità, l’attività e la quiete.


Caldo e Freddo: Queste due forze opposte definiscono la temperatura. Il caldo e il freddo si bilanciano a seconda delle circostanze e delle stagioni.


Luce e Ombra: La luce e l’ombra sono complementari nell’esperienza visiva. Senza l’una, l’altra non avrebbe significato.


Vita e Morte: Queste forze rappresentano il ciclo naturale dell’esistenza. La vita e la morte si completano a vicenda.


Mascolinità e Femminilità: Oltre al significato biologico, queste forze rappresentano anche tratti di personalità e modi di essere, presenti in tutti.


Cielo e Terra: Il cielo rappresenta l’alto, lo spirituale e l’eterno, mentre la terra rappresenta il basso, il materiale e il finito.


Dolce e Salato: Questi sapori opposti si combinano per creare una varietà di esperienze gustative.


Amore e Odio: Queste emozioni estreme sono spesso considerate forze complementari, poiché l’amore può trasformarsi in odio e viceversa.

Positivo e Negativo: Hanno mille significati, dalla fisica all’etica.

Soggettivo e Oggettivo: L’uno non potrebbe esistere senza l’altro. E dunque dobbiamo ammettere che sono sempre mescolati (oscillano) in proporzioni o quantità diverse.

Inizio e Fine: Se pensiamo l’uno, dobbiamo pensare anche l’altro.

Interiorità ed Esteriorità o Forma e Sostanza: Potremmo pensare un guanto, un vaso o un qualunque oggetto dotato solo di una delle due polarità?

Vuoto e Pieno: Idem come sopra.

Dentro e Fuori: Idem come sopra.

Inspirazione ed Espirazione: Idem come sopra.

Assoluto e Relativo: Idem.


In sintesi, le forze complementari sono parte integrante della nostra comprensione del mondo, dell’universo e di noi stessi, e la loro interazione crea un equilibrio dinamico. Ma non solo questo. Dobbiamo pensare che sono come due aspetti di un unico ente, come le due facce di una medaglia. Una medaglia che però non sappiamo definire – perché è una realtà che li comprende entrambi.

Noi in sostanza siamo convinti che si escludano a vicenda – mentre si sostengono e si determinano a vicenda.

Questo significa che ci consideriamo erroneamente dentro una realtà di cui siamo in realtà anche artefici. E quindi siamo dentro e fuori contemporaneamente, soggetti e oggetti contemporaneamente, vivi e morti contemporaneamente, come il gatto della fisica quantistica… ma secondo proporzioni oscillanti. Infatti, se dico che tutto è relativo basandomi sulla mia esperienza, enuncio nello stesso tempo un principio assoluto e quindi pongo in essere la polarità opposta.

In tal caso la polarità opposta è provata, anche se non concretamente accertata.

Allora qual è l’ente che può presentarsi con due facce opposte pur rimanendo unito? È qualcosa di simile a una moneta che può ruotare su se stessa mostrando ora una faccia ora l’altra, oppure qualcosa di simile al simbolo dello yang/yin dinamico o allo spin di un elettrone che è, in meccanica quantistica, una quantità che descrive un momento angolare meccanico classico basato sul movimento rotazionale di una massa.

Insomma tutto si muove, cambia e pulsa di vita o di energia. Sia le forze fisiche sia le forze psichiche. Ma questo significa che tutte le antinomie considerate sono reali ad entrambi i livelli e si intrecciano fra di loro. L’importante è accertare con le percezioni e le relative sensazioni che almeno dei due poli sia reale. Per esempio, se sappiamo che è reale la mortalità (è accertabile), è sicuro che esista l’immortalità, anche se non possiamo dire in quale forma.

Se invece prendiamo un’antinomia di cui nessuno dei poli è accertato concretamente (come dio/diavolo), non possiamo dire nulla della sua realtà. Questa può essere una fantasia.

Si dirà che la mortalità è un concetto astratto, dato che noi conosciamo solo degli enti che muoiono, ma un concetto astratto derivato da tutte le nostre esperienze di morti, è senz’altro valido. È un’astrazione che punta a dati reali.

Questo è un principio di predicibilità di polarità complementari legate in un’antinomia. Se esiste l’una, esiste l’altra.

Ma a noi interessa prevedere anche gli eventi, nell’ipotesi che siano forze o movimenti che seguano anch’essi il principio di oscillazione. In questo caso, uno dei due elementi è sicuramente avvenuto, ma non sappiamo né le cause precedenti né le conseguenze. Possiamo prevederle?

Secondo la credenza classica, un’azione buona dovrebbe produrre un merito o una conseguenza altrettanto buona. Ma noi abbiamo detto che la reazione deve essere sì uguale per forza, ma contraria per senso-significato-conseguenze. Quindi un’azione “buona” deve produrre una reazione “cattiva”. Come provarlo? Osservando attentamente – cosa che di solito non facciamo.

Facciamo una piccola azione di beneficenza, e attendiamo la reazione – entro poco tempo (24 ore). Avremo un piccolo incidente o qualche avvenimento spiacevole o negativo. Provare per credere.

La reazione negativa non deve accadere necessariamente a noi, ma nel nostro entourage o campo vitale (persone che sono legate a noi).

Poi compiamo un’azione negativa (neghiamo l’elemosina) e vediamo cosa succede.

Se a ogni azione segue una reazione uguale e contraria, anche nel campo delle azioni umane, dovrebbe succedere lo stesso. Non sono forze come tutte le altre?

Il principio dell’equilibrio dinamico non ha niente a che fare con l’etica o con un Dio regolatore, ma è un principio fisico che serve a tenere in equilibrio l’universo, che altrimenti collasserebbe. Per esempio, un terremoto serve a tenere in armonia le forze telluriche, ma non si cura degli esseri viventi che vengono travolti o schiacciati. E così il moto di stelle, pianeti, galassie e pianeti. Non c’è un principio antropomorfo. C’è un principio fisico. 

Come dice il Tao Te Ching nel capitolo quinto: "Il cielo e la terra sono inumani: trattano i diecimila esseri come cani di paglia". Il nostro delirio di onnipotenza ci fa dimenticare che le sorti dell'uomo non sono nelle sue mani e neppure sono protette dallo sguardo benevolo di un Dio (come ritengono i credenti), ma custodite da una natura indifferente.

Scrive Goethe: "Natura! Da essa siamo circondati e avvinti, né ci è dato uscirne e penetrarvi più a fondo. Ci rapisce nel vortice della sua danza e si lascia andare con noi, finché siamo stanchi e le cadiamo dalle braccia. Viviamo nel suo seno e le siamo estranei. Costantemente operiamo su di essa e tuttavia non abbiamo alcun potere sulla natura. La vita è la sua invenzione più bella e la morte è il suo artificio per avere molta vita. Non conosce né passato né futuro. Il presente è la sua eternità".