sabato 21 febbraio 2015

Il senso del senso

Perché cercare la via attraverso la concentrazione e il raccoglimento, anziché fuori di noi?
In realtà ciò che noi cerchiamo non è un senso oggettivo e neppure una nostra semplice interpretazione, ma un senso che sia anteriore alla riduzione-trasformazione operata dalla mente. Questo è il “volto originale”. E per questo dobbiamo ricorrere alla non-mente, che non è il contrario della mente, ma l’oltre, l’aldilà di essa.
Il senso non è tanto una percezione-sensazione quanto una via, un atteggiamento dell’essere. Meditare è un atteggiarsi in un certo modo di fronte alla realtà, un appostarsi in una maniera del tutto diversa.
Innanzitutto ci si pone al limite del senso, là dove si apre l’orizzonte di senso. In secondo luogo non si dà per scontato che qui ci sia un io che osserva e là una realtà che è osservata. Questa osservazione dev’essere la più impersonale e distaccata possibile.
L’io dismette la pretesa di essere il soggetto della conoscenza per diventare uno spettatore (ma non di uno spettacolo oggettivo).

Più che un io che vede c’è una visione, più che un io che sente una sensazione. 

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