lunedì 31 marzo 2025

Origine della sofferenza

 Che la  sofferenza sia legata al desiderio non ci sono dubbi. Niente è peggio che non avere quel che si desidera. E chi mai ha tutte le cose che desidera? Neanche i più ricchi che possono avere tutte le cose, non possono avere per esempio l' amore di qualcuno - che non dipende più da loro, ma da qualcuno altro. Il ricco sceicco può  comprarsi un harem, ma potrà avere l' amore? Non tutto si può comprare: lo sappiamo. 

E saprà difendersi dalla invidia, dalla maldicenza, dall' odio dei suoi pari o dei poveri?

Magari non sarà stato amato dalla madre o dal padre, ma che cosa può farci ormai? Soffrirà anche lui. Pur avendo quasi tutto.

Di solito gli arricchiti si comprano cento macchine o il panfilo o dieci ville o mille opere d'arte o mille donne, ma poi invecchiano, si ammalano e muoiono anche loro. E devono lasciare tutto. 

Nell' antichità infatti i faraoni o i monarchi indù si facevano addirittura seppellite con le mogli, le amanti, gli animali, i gioielli e la servitù, sperando invano di portarseli dietro.

Un altro tipo di sofferenza è legato dallo stare con chi non si vuole. Anche questo è uno stare male.

E, infine, è una grande sofferenza non desiderare più nulla, come un giovane che ha avuto tutto dai genitori. Anche lui starà male. 

Insomma soffrirà chi ha desideri insoddisfatti e soffrirà anche chi non desidera nulla e magari finisce per drogarsi. 

Più che di origine della sofferenza, dovremmo parlare di origine delle sofferenze.

Chi non soffre? Soffre il povero e soffre il ricco. Ma tutto è legato alla dinamica del desiderio.

Una grande sofferenza è amare qualcuno e non potere averlo. È una sofferenza che può durare anni o tutta la vita. Ed è tutta psicologica. 

Ma abbiamo visto che "non poter desiderare" non  porta affatto alla felicità. 

E allora? 

Allora la sofferenza è legata alle condizioni della esistenza, come diceva il Buddha. Ma la soluzione non è nella rinuncia. La rinuncia è pur sempre una forma di privazione e dunque di sofferenza. Si tratta di sostituire un tipo di sofferenza acuta con un altro tipo di sofferenza meno acuta ma continua.

Quel che il Buddha non dice chiaramente è che non c' è una soluzione al problema. Perché il problema è la vita stessa.

Bisogna abituarsi ad affrontare la sofferenza. Tutti gli altri mezzi per schivarla, non appena nasci, non funzionano.

E infatti gran parte delle vite consiste nel soffrire il meno possibile, nel ridurre i motivi di sofferenza, nell' anestetizzarsi. Questo spiega il grande successo dei farmaci antidepressivi e delle droghe, legali (come l' alcool, i viaggi, le vacanze, i giochi, il sesso ecc.) o illegali. Intere generazioni si drogano. 

State tranquilli. Nessuno ha mai risolto il problema della sofferenza... in questo mondo. Né il Buddha né Gesù.

Sarà per questo che sogniamo un alto mondo o il nirvana. Ma, se ci sarà un altro mondo, ci sarà un' altra sofferenza!

Non vi dice nulla il mito degli angeli ribelli? Neanche loro erano soddisfatti, anche loro desideravano.

Freud dice che un uomo mediamente felice è un uomo che ha un lavoro soddisfacente e una vita affettiva soddisfacente. È vero. Ma nessuno gli garantirà che la situazione non cambi. Anzi, siamo sicuri che cambierà.


No, la vita non è una passeggiata di salute!

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