Qualcuno nega ancora il potere o l' energia della mente. Intanto tutti conoscono gli effetti negativi dello stress. Qui c' è la dimostrazione che l' energia negativa della psiche può farci ammalare. Ma è evidente anche il contrario: la gioia che ci fa bene, che è una cura a tanti mali. Ha tanta importanza che gli stati d' animo non si possano misurare con la matematica? Eppure sono potenti energie che hanno effetti tangibili.
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26 Marzo 2025 Salute e Psicologia
Lo stress fa male davvero
Detta così, sembra una banalità. Ma oggi a studiare la connessione tra il logorio mentale e il cortisolo è una nuova disciplina, la neuroendocrinologia. Sono i suoi risultati a indicare la via per sciogliere un legame tossico
di Eliana Liotta
Avolte i medici dovrebbero prescrivere riposo, mostre, concerti, abbracci, serate con gli amici. Relax. Il filosofo Antifonte lo sosteneva nel V secolo avanti Cristo: «In tutti gli uomini è la mente che dirige il corpo verso la salute o verso la malattia». Altrettanto netta era la psicosomatica del Novecento, con deduzioni di buon senso anche se non sempre supportate dai dati della ricerca. Oggi si sono compresi i collegamenti tra una vita affannata, un lavoro soffocante e i problemi fisici. I contorni sono più sfumati, nel senso che non c’è un rapporto di causa-effetto tra un periodo duro e una eventuale patologia. Ma quello che si sa per certo è che lo stress cronico porta a sfasamenti dell’organismo in grado di farci ammalare. Il focus è su un ormone chiave: il cortisolo.
La traduzione della psicosomatica
La traduzione scientifica della vecchia psicosomatica e dell’espressione popolare “non farne una malattia” è una disciplina che si aggiunge alla psicologia: si chiama neuroendocrinologia e studia come si collegano il sistema nervoso e quello endocrino, che è deputato alla produzione degli ormoni. L’anello di congiunzione tra i due sistemi è una regione antica del cervello, l’ipotalamo, una specie di grande burattinaio che intercetta gli impulsi nervosi e libera in risposta sostanze che a loro volta stimolano l’ipofisi, regista della secrezione ormonale di tutte le altre ghiandole. In altre parole, sensazioni, emozioni e pensieri diventano messaggeri chimici che viaggeranno attraverso il corpo.
I contraccolpi fisici
Lo stress attraversa questa via. Il meccanismo di per sé è uno scossone utile, è la molla che ci spinge in avanti, che ci motiva, che ha salvato la pelle ai nostri antenati. Non appena, in 12 millesimi di secondo, un segnale di pericolo raggiunge il cervello, per l’azione congiunta di ipotalamo e ipofisi nel nostro organismo, vengono rilasciati ormoni che innescano conseguenze rapidissime: pompare sangue e ossigeno, accelerare la frequenza cardiaca, aumentare la lucidità mentale. Diveniamo pronti in un lampo a combattere o a fuggire (fight or flight).
La reazione che ci permette di fronteggiare le circostanze è identica qualunque sia l’evento destabilizzante, reale o immaginario. Ed è la medesima per lo stress acuto, come quello di un litigio, e per lo stress cronico, dovuto al sovraccarico di impegni, al rapporto con un capo burbero, alla tendenza a preoccuparsi, a un genitore anziano che non sta bene o a un rapporto di coppia in crisi. Con l’ondata chimica furiosa che s’innesca, vengono rilasciate adrenalina e noradrenalina.
Poi arriva il cortisolo, che causa subito il rilascio di glucosio nel sangue per aumentarne l’uso da parte del cervello e avere prontezza mentale. L’organismo reagisce sempre così, come se si trovasse un leone davanti e dovesse decidere, in una frazione minima di tempo, se battersi o scappare per sopravvivere. Le sostanze prodotte non tornano ai livelli normali fino a quando l’evento che ha provocato la reazione non si esaurisce. Il punto è che gli stress ripetuti non fanno che accendere la risposta di lotta o fuga. E all’organismo non fa bene mantenere a lungo uno stato di allerta che invece dovrebbe durare poco.
Le difese indebolite
Tanto per cominciare, un eccesso di cortisolo in circolo (ipercortisolismo) ha un effetto immunosoppressore. Ecco perché nelle settimane stressanti le difese si abbassano e si diventa più suscettibili ai malanni, come sa chi soffre di recidive dell’herpes labiale. A essere frenata dall’ormone è un’altra delle funzioni del sistema immunitario: l’eliminazione delle cellule senescenti, che non sono più in grado di duplicarsi e che dovrebbero morire per essere rimpiazzate da altre.
Con le difese boicottate dall’ormone dello stress, le cellule senescenti si accumulano e restano in una sorta di limbo, in cui continuano a rilasciare mediatori infiammatori per richiamare globuli bianchi, in attesa di una morte che non arriva. La complicazione è che la cellula senescente manda segnali chimici che alterano il comportamento delle cellule vicine, le quali si mettono a secernere anche loro sostanze pro-infiammatorie. Si crea una sorta di piccola brace che cova sotto la cenere, uno stato infiammatorio silenzioso, che può associarsi a moltissime patologie.
Stress e chili in più
Nelle fasi faticose della vita capita di aumentare il consumo di cibo e accumulare massa grassa (in particolare nella pancia) e peso. Durante lo stress acuto, l’adrenalina sopprime l’appetito, mentre la tensione cronica può portare a desiderare alimenti calorici, ricchi di zuccheri e lipidi. Avviene perché il cortisolo abbondante interferisce con due ormoni: la leptina, che promuove la sazietà, e con la grelina, deputata a smuovere l’appetito.
Il colesterolo alto
Non tutti sanno che la pressione emotiva duratura può influenzare anche i livelli di colesterolo nel sangue. Una ragione su tante: il fegato ne sintetizza di più per soddisfare la maggiore richiesta di cortisolo, che deriva proprio dal colesterolo. E la molecola può depositarsi sulle arterie e formare quelle placche aterosclerotiche che riducono il lume dei vasi con il rischio di ostruirli. L’esercizio fisico è l’arma naturale per aiutare l’umore e per consumare quel colesterolo ridondante, usandolo come carburante per i muscoli.
Il cuore accelerato
Lo stress è cosa buona se rimane contenuto entro certi livelli, ma diventa nocivo quando supera la soglia di tolleranza, arrivando a fare ammalare il cuore. Una delle reazioni più comuni indotte da situazioni stressanti sono le aritmie e la tachicardia. Sono ancora una volta l’adrenalina e il cortisolo che favoriscono l’innalzamento della pressione arteriosa e l’incremento della frequenza cardiaca. Questo stato, per una reazione a catena, genera gli spasmi dei vasi arteriosi ma anche l’attivazione di mediatori generici dell’infiammazione, a loro volta corresponsabili dell’aterosclerosi.
Problemi di sonno e memoria
Quando si ha la sensazione di essere sopraffatti dagli eventi, quando la fatica mentale è tale che non si riesce a riposare bene, dovremmo fare il possibile per rilassarci. Lo stress può rendere difficili le notti, anche perché il cortisolo è l’ormone della vigilanza, così come il sonno scarso o di pessima qualità è un fattore di stress. Un circolo vizioso. Non solo. Un lavoro del 2018 su 2231 partecipanti, sottoposti a vari test, ha concluso (su Neurology) che le persone con i livelli di cortisolo elevati ottenevano punteggi più bassi in tutti i test cognitivi. Secondo un’altra ricerca, dell’University of Pittsburgh Medical Center, essere sempre come una corda tesa si correla alla perdita di memoria a breve termine nelle persone tra i 40 e i 50 anni.
I mal di pancia
Lo stress può essere legato al tipo di lavoro che si fa, alle performance spinte richieste in certi ambienti lavorativi, alla ripetitività dell’attività domestica o delle fabbriche, ma può anche derivare da una condizione personale. In ogni caso si traduce in un fatto biologico. Può indurre o peggiorare uno spettro di disturbi che vanno dall’orticaria all’emicrania, dal mal di schiena ai disturbi gastrointestinali. Testa e pancia si influenzano, tanto che l’ansia accompagna spesso chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile o di malattie croniche intestinali. Lo aveva capito nell’XI secolo il persiano Avicenna: nel suo Canone della medicina ipotizzò che fosse la disposizione di spirito negativa a pregiudicare la buona digestione. Cosa abbastanza vera, perché i pensieri irrequieti possono scombussolare il lavoro dello stomaco e del colon. In qualche modo, se siamo trafelati la pancia lo sa.
Eliana Liotta è giornalista, scrittrice e divulgatrice scientifica.
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