venerdì 30 settembre 2022

Per una visione profonda

 

Tutti ovviamente cerchiamo di evitare le sensazioni spiacevoli e di ottenere solo quelle piacevoli. Quindi tutti cerchiamo di moltiplicare, replicare ed attaccarci alle sensazioni piacevoli. Il buddhismo, però, ci dice che questo comportamento, quanto mai  abituale, è sbagliato.

Se infatti tutti vediamo la negatività delle sensazioni dolorose, non vediamo che anche le sensazioni positive sono fonte di sofferenza. Ecco il problema. In realtà noi non ci accorgiamo che anche le sensazioni piacevoli sono causa di tensione. Non ci accorgiamo che veicolano veleno.

Questo succede perché in primo luogo, per il carattere dialettico della realtà, dal positivo deriva prima o poi il negativo. E perciò, anche se cerchiamo di rimare attaccati all’esperienza piacevole, questa dovrà lasciare il posto all’esperienza spiacevole.

Non c’è niente da fare: ogni esperienza, ogni sensazione, deve alternarsi a quella di segno opposto.

In secondo luogo, noi veniamo dominati da una sorta di brama che alla fine ci si ritorce contro. È una specie di inquinante che, senza farsi accorgere, ci condiziona pesantemente. È una forma di droga che è sì piacevole, ma che ci rende schiavi e di conseguenza ci fa soffrire. Tutte le droghe sono buone all’inizio, ma finiscono per produrre effetti negativi.

In verità, se esaminiamo a fondo tutte le esperienze ci accorgiamo che sono mutevoli, stressanti e inconsistenti, indipendentemente dalla loro natura positiva o negativa.

Ma allora che cosa dobbiamo fare? Rifiutare ogni esperienza?

In pratica il buddhismo ci dice proprio questo. Perciò è una via adatta a chi vuole ritirarsi dal mondo, una forma di ascetismo estremo, in cui si rinuncia a tutto… buttando il bambino con l’acqua sporca. Questo spiega il fallimento del buddhismo.

Tuttavia, per noi uomini comuni, rimangono alcune scoperte fondamentali. Innanzitutto la dialettica degli stati d’animo che ci impedisce evidentemente ogni stabilità. E poi la negatività di stati d’animo che noi riteniamo piacevoli.

Le scoperte del buddhismo ci rivelano che i nostri sforzi di suscitare solo stati d’animo positivi sono destinati alla disillusione e che l’antagonismo tra piacevole e spiacevole, tra bene e male, è destinata a permanere. E ci invitano ad un’osservazione più profonda di quel che ci succede.

Le cose non sono come ci sembrano. Il nostro ottimismo si basa su una visione ingenua e superficiale della realtà. Dobbiamo andare molto più in fondo.

sabato 24 settembre 2022

Sputtanare Dio

 

Il patriarca Kyrill ha esortato i fedeli ad arruolarsi nella criminale guerra di Putin dicendo che, se anche moriranno, saranno con Dio.

Ecco come si sputtana Dio e la religione.

I musulmani dicono la stessa cosa quando inviano qualcuno a suicidarsi compiendo attentati.

E, durante le crociate, i cristiani erano convinti che Dio lo volesse.

E gli ebrei antichi e moderni combattevano convinti che Dio fosse dalla loro parte...

Insomma, tutta gente che riduce Dio a un capo militare. E non sa proprio che cosa sia.

Tornare al centro

 

Mantenere il più possibile calmo e stabile il nostro centro mentale è essenziale per ridurre la sofferenza. Il nostro centro mentale non è solo un concetto. Ma può essere avvertito concretamente nella zona dell’addome. Se è calmo, lo si sente dal respiro e dalle pulsazioni. Seguire il respiro serve a questo. Non è una questione di contare o forzare i respiri, ma di avvertire dallo stato del respiro lo stato del nostro complesso psico-somatico.

Fin qui è tutto naturale. Quando ci svegliamo, per esempio, sentiamo subito che il respiro/mente si è acquietato. Poi i pensieri, le preoccupazioni e le mille attività mentali lo agitano.

È importante dunque capire e sentire quando il nostro centro è calmo, quando i pensieri lo agitano e come sia possibile con adeguate tecniche di rilassamento ritornare alla situazione di partenza, per il nostro benessere.

Ridurre la sofferenza non è solo un metodo per acquisire benessere, ma anche per veder chiaro – cosa che è fondamentale per la nostra liberazione. O vivremo sempre in ansia e confusi.

venerdì 23 settembre 2022

La vigilanza

 

I frequenti appelli a vigilare di Gesù sono stati interpretati come un invito a esercitare un controllo sulla sensualità per non cadere in peccato. Ma in realtà sono da interpretare come un prestare una continua attenzione ai nostri stati mentali – un antico lascito della spiritualità orientale nel giudaismo. Perché anche il giudaismo appartiene all’oriente, al vicino oriente.

Vigilare sulla mente per evitare la formazione degli inquinanti, della brama, del coinvolgimento, dell’attaccamento, dello stress, dell’ansia, dell’inquietudine, dell’avidità, dell’avversione e dell’illusione. Perché è questo che noi facciamo continuamente: ci facciamo coinvolgere e travolgere da stati negativi che spostano la mente dal suo centro equilibrato e calmo.

La vigilanza non è nient’altro che la presenza mentale dell’oriente.

Ridurre il desiderio e l’avversione vuol dire diminuire la nostra sofferenza, la nostra stabilità interiore. Dobbiamo tenere la mente il più possibile centrata, stabile, imparziale, neutra. Dobbiamo evitare da farla sballottare di qua e di là, come piuma al vento, dai continui inquinanti e dalle turbolenze che ci stressano e ci precludono la chiarezza.

I problemi nascono non tanto dai nostri desideri sensuali, che se sono soddisfatti naturalmente non lasciano traccia, quanto dalle brame mentali, dalle ambizioni, dall’avidità, dalle illusioni di grandezza e dall’ignoranza.

Certo è un compito difficile, ma questo significa esercitare la presenza mentale. È una vigilanza su qual è il nostro stato mentale in ogni momento.

martedì 20 settembre 2022

Una grande liberazione

 

I cristiani (e in realtà un po’ tutti) si sono aggiustati come volevano le fantasie sull’aldilà. Non volete morire? E noi vi garantiamo un’altra vita. Volete ritrovare i vostri cari? E noi ve li facciamo trovare. Volete essere sempre giovani? E noi vi facciamo tornare all’età di 33 anni. Vi muoiono i bambini? E noi ne facciamo degli angeli… Ogni desiderio sarà soddisfatto… insomma una vera pacchia. Va be’, c’è un po’ di inferno, ma bisogna pur punire i cattivi.

Purtroppo non c’è nessuna prova che ci sia qualcosa di vero in tutte queste fantasie. Ed è molto probabile che si tratti di pii desideri.

Anche la storia che ci sia un’anima che si distacchi dal corpo al momento della morte non ha nessun riscontro. Non si è mai vista un’anima o uno spirito che se ne vadano in giro senza il corpo. E allora?

E allora resta il mistero, ermeticamente custodito. Potrebbe anche non esserci una sopravvivenza individuale e, morendo il corpo, ciò che ha costituito l’essere umano ritornerebbe al Tutto, pronto ad essere riciclato in una nuova entità.

Del resto la fine dell’io, con la sua coscienza limitata, sarebbe una grande liberazione.

Invece la permanenza di un io non potrebbe che continuare una qualche forma di schiavitù.

lunedì 19 settembre 2022

Il Dio buono e il Dio cattivo

 

Siete liberi di credere che Dio sia totalmente buono, misericordioso e amorevole, e che ci salverà tutti riunendoci un giorno in un posto meraviglioso. È quel che vorremmo tutti. Sarebbe il nostro desiderio.

Ma questo desiderio contrasta con la realtà del mondo. Il mondo è stato fatto secondo leggi crudeli, che prevedono la sopravvivenza del più forte; non del più debole e umile, come vorrebbe Gesù.

Un bel sogno, quello di Gesù. Ma un’utopia.

La realtà ci insegna un’altra cosa: pesce mangia pesce e l’uomo, per mangiare, uccide un po’ tutti.

Come se non bastasse, molti non hanno la possibilità di vivere a lungo. Muoiono prima. E quindi c’è un elemento di casualità e di incertezza che mal si concilia con un pacifico disegno divino. In fondo, se Dio fosse una specie di Putin in grande, il quadro non cambierebbe. Tutti, buoni o cattivi, vengono comunque uccisi.

Insomma la logica del buon Creatore cozza con ciò che vediamo. Tanto è vero che gli gnostici concepivano la compresenza di due Iddii, l’uno buono e un po’ imbelle e l’altro maligno.

Ma, lasciando perdere questo dualismo, dobbiamo ammettere che la realtà è ambigua e ambivalente, tanto quanto un suo eventuale Creatore.

Insomma, forse la realtà non ha bisogno di uno specifico Creatore e si è creata da sé, indifferente alle vicende umane.

sabato 17 settembre 2022

Lo scopo della vita

 

 

Lo scopo della vita

Una parte della filosofia indiana e della logica universale sostiene che non siamo in grado di trovare un senso al mondo. Almeno non un senso comune. Perché è chiaro che chi sostiene che il mondo è stato creato da un Dio per il suo piacere, giudicando poi gli esseri viventi da come si sono comportati, adotta in realtà logiche umane alquanto puerili, del tutto umane. Così si comporterebbe un qualsiasi allevatore con la sua mandria. Senza tenere conto delle vittime innocenti, delle morti precoci, dei disastri naturali e dei bambini morti.

Quando si verifica un cataclisma naturale (terremoti, alluvioni...) con morti e feriti, c’è sempre un giudice che apre un’inchiesta per disastro colposo. Ma chi dovremmo mettere sul banco degli imputati? Chi, se non quel Dio?

La risposta di alcuni, dunque, è che si tratti di una specie di gioco (lila) come quello dei bambini. Quando dei bambini costruiscono castelli di sabbia e poi li distruggono, si comporterebbero proprio come Dio.

Un puro divertimento senza senso, giocare per giocare.

Così si comporterebbe anche Dio - come un bambino che si diverte?

A me sembra che la vita sia una cosa tremendamente seria, contrassegnata da nascite e da morti, da incidenti e malattie che non sono affatto scherzi. E se qualcuno si diverte sarebbe un incosciente.

Che cosa penseremmo se Putin dicesse che fa la guerra, con morti e feriti, per puro divertimento?

Più che altro si vuol mettere in evidenza la pura gratuità del tutto (tutto potrebbe essere e non essere, indifferentemente) e quindi la mancanza di uno scopo, così come lo intendiamo noi. Ma lo scopo trascendente ( la ragione umana) c’è. Solo che noi, per ora, non lo troviamo.

giovedì 15 settembre 2022

Il bisogno di meditazione

 

Se meditate, se ne sentite il bisogno, continuate pure a farlo. Qualunque sia la pratica. Le pratiche sono di vario tipo, perché gli uomini sono di vario tipo. C’è chi ha più bisogno di una comprensione intellettuale, chi di una pratica devozionale, chi di impegnarsi in qualche azione. Qualunque sia la vostra pratica, continuate a farla... finché ne avrete bisogno. C’è chi ha bisogno di un guru, chi di ripetere un mantra, chi di fare il vuoto mentale, chi di invocare una divinità.

Ma ci sono anche casi in cui non si ha bisogno di nessuna pratica. Infatti non è la pratica che vi fa raggiungere la comprensione, ma un evento qualsiasi.

Certamente non vi illudete che sia il vostro sforzo a farvi raggiungere il risultato. Se bastasse respirare in un certo modo per raggiungere l’illuminazione, saremmo tutti illuminati.

Il fatto è che c’è un fattore che non dipende dalla nostra volontà né dai nostri sforzi. Potremmo chiamarlo fattore evolutivo, fattore di maturazione. Tutto dipende da come nasciamo, da chi nasciamo, dal posto che ci è stato assegnato dalla Totalità, dalle nostre esperienze, dall’eredità che ci portiamo dietro.

Il fatto che sentiate il bisogno di meditare è certo un fattore positivo, ma non decisivo. Anche senza meditare, potrete arrivare ad una comprensione più o meno profonda.

Bisogna comprendere che il nostro io, la nostra individualità, non è in grado di sostenersi a lungo, ed è destinata a finire come tutto.

Anche se non ci muoviamo, facciamo parte di un divenire continuo, che si serve per un po’ di noi, del nostro organismo psico-fisico, e poi ci abbandona. Allora il ”nostro io” si spegne e sarà sostituito da un altro che potrebbe essere più efficiente.

 

mercoledì 14 settembre 2022

Il destino della guerra

 

Se volete sapere i motivi profondi della guerra in Ucraina, non dovete andare lontano. Tutto avviene secondo opposizione - diceva Eraclito - e tutto scorre come un fiume... E dei contrari, quello che spinge alla nascita si chiama guerra e contesa.

Dunque noi non possiamo stare a lungo senza contesa e guerra. La guerra è nella natura dell’uomo, e prima o poi un pretesto, si trova sempre c’è sempre qualcuno che scatena una guerra. Le cose non possono stare a lungo in quiete e ferme.

Tutto accade secondo contesa, e quelli che predicano amore e pace non verranno ascoltati. Da qui il fallimento di un uomo come Gesù. La pace non può durare a lungo, semplicemente perché è contronatura.

Di questi principi elementari dovremmo ricordarcene tutti e non chiederci ogni volta con stupore come mai è scoppiata una guerra. Di guerre ce ne sono decine in tutto il mondo - solo che quando sono lontane da noi non ci facciamo caso. Ma ci sono sempre, a testimonianza di un impulso che non può essere soffocato nell’uomo comune.

Gli uomini comuni troveranno sempre il modo di farsi una guerra, magari attraverso la politica o lo sport o l’economia.

Dovremmo essere più che consapevoli dei nostri istinti belluini per cercare di disattivarli. Ma solo pochi uomini, pochi illuminati, possono arrivare a farlo.

È per questo che Eraclito sembra considerare un male la nascita.

Gli uomini comuni, una volta nati, desiderano vivere e avere il loro destino di morte, e lasciano figli, in modo che altri destini di morte si compiano.

 

 

martedì 13 settembre 2022

Preghiere inutili

 

Quando le tue preghiere o le tue aspirazioni più profonde vengono esaudite, dici contento: “Le mie preghiere sono state esaudite”. Ma spesso le tue preghiere non vengono esaudite. Allora te la prendi con Dio, con l’Universo, con la Coscienza universale, con il Tutto o con chi avevi pregato.

Ma non rifletti sul fatto che le tue preghiere o le tue intenzioni non erano in armonia con il Tutto, con te stesso, con il tuo destino.

Prima di pregare o di volere qualcosa, dovresti comprendere tutte queste cose. È difficile, lo so. Ma pregare a vanvera ti espone a sicure delusioni.

Se vuoi qualcosa, chiediti se non è una pretesa assurda.

Le cose che avvengono sono quelle che accadono spontaneamente, senza bisogno di sforzi, di preghiere o di dèi,

domenica 11 settembre 2022

Vita eterna

 

Come avevo detto, tutto in questo mondo si trasforma in uno spettacolo. Guardate i funerali della regina Elisabetta - uno spettacolo planetario. Abbiamo bisogno di continui spettacoli per dimenticarci la presenza della morte, che ci guasta ogni festa. E allora dai con le cerimonie, i rituali, i bei discorsi, le musiche, gli applausi, le parate, i costumi e il chiasso per stordirci: l’importate è che tutto vada avanti, che la vita prevalga sulla morte.

Ma è esattamente il contrario - la morte detta l’ultima parola, e dà il suo senso particolare alla vita. Senza la morte, la vita non ci apparirebbe così fragile e preziosa.

“Si vive una volta sola” recita un detto popolare. E dall’aldilà non ci giunge nessuna notizia, come se i due mondi fossero del tutto separati e incomunicabili, o come se non ci fosse nulla.

Siamo dunque tutti terrorizzati, anche se non ce lo diciamo.

La morte diventa innominabile, impensabile. Non ne parliamo mai.

Se ci si pensa bene, è più il tempo che passiamo da morti che quello che passiamo da vivi - una breve parentesi, La vita è un emergere o un’apertura che dura pochissimo.

Lo Zen ci domanda: “Dimmi quale volto avevi prima di nascere?” Quello tornerai ad avere quando morirai. Già, ma non era un volto, era un non-volto. Era qualcosa che non riusciamo a pensare.

Le religioni ci parlano di vita “eterna”. Ma è una contraddizione in termini. La vita è proprio ciò che dura poco. Perciò ciò che dura tanto è una non-vita. Qualunque cosa sia.

Non bisognerebbe chiedersi dove andranno i morti, ma da dove vengono i vivi. Che cosa ha indotto l’universo a configurare questi strani corpi-menti uscendo dalla perfezione originale? Non è quello il peccato originale?

 

 

venerdì 9 settembre 2022

La via della morte

 

 

La via della morte

Muoiono tutti, regine e miserabili, potenti e paria, vecchi e giovani. Non importa chi sei stato, morirai comunque. La morte è democratica, non guarda in faccia nessuno ed è sempre accanto a noi. La vita invece non è uguale per tutti e le differenze possono essere abissali.

Ma la morte pareggia tutti i conti. I grandi faraoni, i re e i ricchi si sono sempre fatti costruire importanti mausolei che vorrebbero sfidare la morte. Ma non serve a niente. Diventeranno anche loro polvere e il loro corpo sarà distrutto.

Basterebbe aver sempre davanti l’idea della morte per ridimensionare ogni desiderio. Ma gli uomini fanno di tutto per non pensarci, per vivere come se fossero immortali.

La vita è rumore, ma la morte è silenzio. Vero silenzio. Assenza di domande, assenza di ambizioni, assenza di pensieri, assenza di respiro.

Questa è anche la vera meditazione, che non ha niente a che fare con le varie pratiche. E questa è anche la via della comprensione.

Quando arriva il silenzio della mente, cessano le parole e i pensieri. E si capiscono cose che ci erano sempre sfuggite.

Questa dunque è la via della morte.

Tutti allora comprenderanno.

giovedì 8 settembre 2022

La testa fra le fauci

 

La nostra testa è fra le fauci della tigre, diceva Ramana Maharsi, e non possiamo sfuggire. Questo è il punto. Anche se cerchiamo di non pensarci, anche se partecipiamo a tutti gli spettacoli e alle distrazioni possibili, la nostra testa è fra le fauci della tigre, che prima o poi stringerà le mascelle. E non possiamo farci niente. La morte ci aspetta.

Dunque una situazione drammatica. Sarà anche un gioco (lila), ma noi verremo comunque stritolati.

Questa consapevolezza è sempre dentro di noi e non può essere cancellata. Il gioco è fatto per durare poco. E dopo non sappiamo che cosa succederà.

Costruiamo famiglie, costruiamo città, costruiamo imperi... ma tutto sarà abbandonato e non potremo portarci dietro niente. Quindi, per che cosa lavoriamo?

Ci immaginiamo di lavorare per noi stessi - per un’anima, per uno spirito -, ma dovremo abbandonare anche l’io, la nostra proprietà più preziosa, ciò cui siamo più attaccati.

Ci dicono che dobbiamo lavorare, che dobbiamo impegnarci. Ma c’è il rischio che lavoriamo per nulla.

In fondo l’animale o la pianta seguono il loro istinto. Ma noi abbiamo dubbi anche sull’istinto. Per chi lavora l’istinto? Per chi, se non per il tutto?

Dunque dobbiamo abbandonarci al tutto, confidando nella sua sapienza.

Tutti, che lo sappiano o no, lavorano per la Totalità. Sperando che almeno lei sappia quel che fa e non ci inganni.

Altro, per il momento, non possiamo fare.

Ma quel che vediamo è che la Totalità lavora per l’individuo solo in quanto parte del tutto, solo in quanto strumento, non certo come fine.

 

mercoledì 7 settembre 2022

Il processo karmico

 

Il processo karmico

Quello che la nostra logica vorrebbe è che la responsabilità e le conseguenze fossero personali. Ma la realtà non opera così. Se io per esempio getto un mozzicone di sigaretta dal finestrino dell’auto e provoco un vasto incendio, le conseguenze ci saranno per tante persone coinvolte nell’incendio, ma non per me che sono ormai lontano e non so nemmeno di aver appiccato un incendio.

Così succede per quasi tutte le nostre azioni, che provocano conseguenze non solo individualmente ma anche collettivamente.

Se uccido accidentalmente una persona investendola con l’auto, ci saranno sì conseguenze per me (se denuncio il fatto e per la mia coscienza), ma ci saranno conseguenze per la vittima e per i suoi famigliari. Questo perché l’intreccio e le ripercussioni di un’azione sono sempre collettive,

Se io sono un dittatore che scatena una guerra, ci saranno conseguenze per migliaia di persone, ma magari nessuna per me, che continuerò a godere di ottima salute.

A noi questo non piace. Vorremmo che le conseguenze fossero immediate per il vero colpevole. Allora ci inventiamo un Dio che punirà il colpevole in un aldilà.

Ma la Totalità non ragiona così: ogni azione provoca reazioni a cascata su vittime innocenti, e raramente sul colpevole. Se si scatena un terremoto o un’inondazione con centinata di vittime, il vero colpevole - la natura o Dio - non pagherà niente.

Nella Totalità le azioni e le reazioni sono sempre collettive.

Quindi dobbiamo presumere che anche le colpe lo siano.

Abbiamo visto boia nazisti trasferirsi in Sudamerica e vivere tranquillamente. La verità è che tutti si sentono giustificati. E forse hanno ragione perché è la Totalità che li ha portati ad agire in un certo modo.

I condizionamenti sono infiniti ed ogni azione è prodotta dal tutto e agisce sul tutto. L’individuo dovrebbe essere consapevole del processo karmico da cui è prodotto, ma la sua coscienza è piccola e limitata.

Nessuno crea se stesso, ma è un prodotto della Totalità. Se nasce con una gamba storta non sarà colpa sua, ma del tutto. Come possiamo chiedergli di essere responsabile? È un oggetto fra gli altri.

L’unica cosa che potrà fare è diventarne consapevole. Col che trascende la semplice individualità ed entra in una nuova dimensione.

Si disidentifica dal corpo-mente e per la prima volta diventa un vero soggetto... impersonale.

lunedì 5 settembre 2022

L'assurdità del tutto

 

L’assurdità del tutto

Che pena! Quando muore un bambino, diciamo che sarà trasformato in un angelo. E i genitori ci credono.

Qualunque fantasia va bene, qualunque fede viene accettata. Tutto pur di non ammettere la verità che quel bambino non ci sarà più e non potrà crescere.

La vita può essere atroce. E noi ci inventiamo le cose pià incredibili per dare un senso a fatti inaccettabili. Angeli, reincarnazioni, karma...

Ma il senso non c’è. Il senso, quello dato dalla logica e dalla razionalità, non è applicabile alla morte di un bambino... come a tante altre morti.

Che senso c’è in un terremoto o in un fulmine che ti uccide.

Puoi invertarti ogni giustificazione. Ma in fondo sai che sono tentativi di razionalizzazione.

Il mondo è assurdo, il mondo non soggiace a nessun’altra logica che non sia quella non-logica di un calderone che bolle. Certo, uno scienziato potrà trovare una spiegazione matematica o fisica. Ma il genitore che se ne fa?

La logica è che a chi tocca tocca, indipendentemente dai meriti o dalle qualità morali. Il buono o il pio viene colpito, mentre l’assassino prospera. Se ci fosse un Dio del bene, come lo intendiamo noi, non ci sarebbero crudeltà del genere. Così capita a Giobbe che viene torturato nonostante sia il più pio degli uomini e così succede a Gesù che predica l’amore e la pace e viene ucciso..

I credenti s’inventano le spiegazioni più incredibili ( Gesù doveva essere ammazzato come vittima innocente come negli antichi sacrifici: ma che bel padre!) e trasformano una sconfitta in una vittoria, un’assurdità in un fatto logico (ma che logica!).

Tuttavia l’assurdo resta e trapela sempre. Se diciamo che il mondo è assurdo e non ha senso diciamo una verità inconfutabile. Ma non serve a niente. Perché non ci consola.

Dobbiamo trovare una logica trascendente, dove bene e male, costruzione e distruzione, nascita e morte, non si escludono a vicenda. Anzi sono la vera logica del tutto.

Ma la comprensione ci consegna a una realtà terribile.

domenica 4 settembre 2022

La spontaneità

 

L’idea di rendere la mente vuota è un’illusione fra le altre: non si può fermare un motore che è fatto per stare in movimento. Qualche volta accade che la mente sia vuota, non perché lo vogliamo, ma perchè le circostanze lo richiedono - circostanze che non dipendono dalla nostra volontà.

In realtà questo si può dire dell’intera meditazione.

Ogni tanto accade che la mente sia in meditazione... quando non emettiamo giudizi, opinioni o preferenze. Capita ogni tanto, non per nostra volontà, ma in modo spontaneo.

Il vuoto della mente o la meditazione non dipendono dai nostri sforzi. Accadono. Sono modalità dell’essere, non della volontà.

Ogni tanto si fa silenzio nella mente e allora emerge la vuota consapevolezza o lo stato meditativo.

Questo significa che non dobbiamo fare sforzi, che non dobbiamo esercitarci? No, ma che quando queste condizioni si presentano, le cose avvengono da sé.

In fondo la meditazione accade quando ogni sforzo è svanito.

Non puoi pensare di non pensare.

Ma qualche volta capita che non ci si faccia coinvolgere (e travolgere) dai soliti pensieri e percepiamo direttamente la realtà per quel che è.

 

sabato 3 settembre 2022

Da un gioco all'altro

 

Da un gioco all’altro

Non so se avete notato che i padroni del vapore, quasi fossero tutti d’accordo, cercano di farci passare da uno spettacolo all’altro: san Remo, Pasqua, Natale, Capodanno, le vacanze, le elezioni, il campionato di calcio, i concorsi canori, i talent show, le cerimonie papali, i festival di qualunque cosa, le feste paesane, ecc. ecc. Lo scopo, non dichiarato, è quello di distrarci, di impedirci di pensare al nostro stato miserevole di schiavi e di arrivare fino alla fine passando da uno spettacolo all’altro, concludendo con quello spettacolino che è il nostro stesso funerale, con tanto di spettatori, pianti e applausi.

In tutto questo viene esaltata la vita, l’allegria, l’inconsapevolezza, l’emotività superficiale e il coinvolgimento. L’importante è essere sempre coinvolti in qualcosa, in modo da non lasciare vuoti in cui potremmo riflettere o avere dubbi, in cui potremmo avere pensieri critici o semplicemente una nuda consapevolezza di quel che siamo o non siamo.

Già, chi siamo? In verità non lo sappiamo. Proprio a questo non dobbiamo pensare.

Non dobbiamo pensare che non sappiamo chi siamo. Sì, sappiamo che siamo una certa persona. fatta così e così, ma ignoriamo da dove veniamo e dove finiamo. E anche i confini dell’io sono alquanto nebulosi.

Però, questo nostro comportamento rientra nella struttura generale dell’Universo che non è niente più di una bolla cosmica, che si è formata un bel giorno e continua ad espandersi, trascinandoci tutti in un grande spettacolo, in un gigantesco fuoco d’artificio.

Non fatevi ingannare dalle apparenze: anche la materia più solida è un ammasso di particelle cangianti e danzanti, che si limitano a essere più stabili delle altre. Tutto è energia, e ogni cosa è fatta per durare un po’ e poi dissolversi.

Quindi il cosmo intero è un palcoscenico su cui va in scena uno spettacolo, che può cambiare o sparire da un momento all’altro. Inutilmente cerchiamo un senso o uno scopo. È semplicemente un gioco, non una roba seria.

Certo, quando toccherà a noi, non ci divertiremo. Ma capiremo che anche il nostro io era un’illusione.

mercoledì 31 agosto 2022

Il gioco cosmico

 

Il gioco cosmico

Le persone vanno e vengono, entrano ed escono, e noi certo soffriamo di questo. Ma non sappiamo che farci. Sogniamo di vincere un giorno la morte o che andremo in qualche aldilà dove ci saranno quelle condizioni benefiche che qui non ci sono.

Però in realtà non sappiamo nulla. Vediamo che gli individui appaiono e poi scompaiono. In un ciclo infinito. Ma non sappiamo né da dove vengano né dove vadano. Ci inventiamo Iddii che risolvono tutto, veri deus ex machina, che placano la nostra ansia ma non la nostra sete di verità.

In realtà vediamo processi di configurazione e poi dissolvimento. Nascita e morte.

Vorremmo che qualcosa della coscienza personale, dell’io, sopravvivesse per continuare il processo. Non accettiamo il dissolvimento dell’io. Eppure è proprio quello che vediamo.

In un certo senso la Totalità produce un corpo-mente che è consapevole di sé e poi scompare.

Il problema è quello dell’io cosciente, dell’io che dice: “Io sono!”

Ma un giorno passiamo dalla ricerca esterna ad una interiore, e iniziamo quel processo che vede la soluzione nella dissoluzione dell’io. Anziché sognare il paradiso o il nirvana, capiamo che le nostre sofferenze nascono dalla pretesa della conservazione dell’io. Una volta dissolto l’io, non c’è più sofferenza. Chi potrebbe soffrire?

E quindi comprendiamo che la soluzione sta nella disidentificazione dall’io.

Quell’io di cui andiamo così orgogliosi è un’apparenza, un’illusione. E tutte le illusioni devono finire se cerchiamo la verità ultima.

Ma tanti piccoli uomini sognano ancora l’eternità, la grandezza, la gloria, la conquista. E promuovono felici le guerre, le sofferenze, la morte prematura. Per che cosa? Per un sogno del loro io. Per la loro ignoranza.

martedì 30 agosto 2022

Le leggi della natura

 

 

Le leggi della natura

I più vivono senza chiedersi niente o affidandosi alle riposte stereotipate delle religioni. Vivono come animali, come se fosse normale che la gente sparisca ad uno ad uno, per malattie, incidenti o semplicemente vecchiaia. O magari per un fulmine, come accade in questi giorni. È normale che tutti se ne vadano. Si piange un po’ e poi tutto continua come prima. Cosa possiamo farci?

È come un esercito che perde tutti i suoi componenti, ma continua la sua lotta, rimpiazzando i morti. Sono eroi o cretini?

Si potrebbe risolvere il problema una volta per tutte non mettendo più al mondo altra carne da macello. Ma gli uomini vogliono combattere nell’illusione che un giorno possano vincere o avere un’altra possibilità di vita, qui o altrove. “L’ultimo nemico a essere sconfitto” dice baldanzoso san Paolo “sarà la morte.”

Ma non risulta che ci sia riuscito.

È normale morire? Purtroppo sì, visto che muore ogni essere vivente. Sembra dunque una legge generale. Ma ci sono esseri viventi (come certi alberi) che possono vivere centinaia o migliaia di anni. E questa sarebbe già una semi-eternità.

Ma il problema della morte non l’abbiamo risolto. Soprattutto perché non sappiamo che cosa sia vivere. Accettiamo tutto e poi basta. Ubbidiamo alle leggi della natura, sperando che non siano indifferenti alla nostra sorte ultima.

lunedì 29 agosto 2022

Speranze

 

Rimane il dubbio se tutto rientri nella Forza generale che ci ha prodotti o se rimanga una parvenza di io. “L’universo mi ha creato, diceva Zhuang-zi, l’universo mi ha ripreso.” Lasciamo perdere le fantasie infantili di un aldilà fatto su misura, dove tutti ci rivedremo.

“Ascoltando non me, ma il logos - diceva Eraclito - è saggio convenire che tutto è uno.” E aggiungeva: “Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell’anima: così profondo è il suo logos.”

E comunque, se abbiamo perso qualche persona cara, affidiamoci alle sue parole: “Per gli uomini che son morti sono pronte cose che essi non sperano né immaginano.”

In fondo il nostro non-sapere, la nostra ignoranza, ci protegge dallo sconforto più totale. La nostra attuale ragione è troppo limitata per essere certi che tutto finirà nel nulla.

 

domenica 28 agosto 2022

Un consiglio

 

A chi sta morendo, e tira faticosamente gli ultimi respiri, non ci resta che dire sperando che senta: “Lasciati andare! Lasciati andare! Non resistere... È una liberazione!”

Perché, comunque vada, è una liberazione: prima dai legami con il corpo e poi dalla schiavitù della vita.

Non sappiamo dire che cosa ci sia dopo: se una nuova vita o il nulla. Ma, comunque sia, è una liberazione da questo mondo che ci ha legati a sé per tanti o pochi anni. Se c’è uno spirito, finalmente sarà libero; se non c’è, sarai comunque fuori dalle sofferenze dell’incarnazione.

Forse questo è uno stadio che si deve passare. Ora andiamo allo stadio successivo, senza il peso del corpo.

 

venerdì 26 agosto 2022

L'evoluzione infinita

 

Nella migliore delle ipotesi, ci troveremmo in un specie di evoluzione infinita, in cui lo stadio attuale sarebbe uno stato intermedio. Qualcosa di molto simile a ciò che avevano intuito in Oriente. Nessuno stadio superiore potrebbe essere capito da quello inferiore, così come la larva della farfalla non può comprendere che cosa sarà quando diventerà un insetto adulto.

In realtà anche questa è un razionalizzazione. L’unica cosa vera è che ci troviamo in un processo che non comprendiamo e di cui siamo semplici strumenti.

Ma noi tentiamo sempre di ridurre la Totalità a qualcosa di piccolo e di familiare.

Se pensiamo alla Totalità, subito la trasformiamo in un Dio, magari chiudendolo nelle chiese e in certe statue o immagini. Un personaggio umanoide.

Non cogliamo il senso della Totalità. Fanno bene gli islamici a vietare l’uso di immagini. Nelle nostre chiese, invece, è un’orgia di pitture e rappresentazioni che vorrebbero dare il senso della trascendenza, ma che sono espressioni e interpretazioni umane. Da noi addirittura Dio è considerato Padre, con un Figlio e una Madre. Siamo nell’antropomorfismo più completo.

Dio è la Totalità di un processo che è aldilà del bene e del male, che è sia dentro sia fuori e che è impersonale. Non un Dio alla stregua degli dei greco-romani, o egizi, o indù, ma la potenza del tutto.

Noi cerchiamo Dio, ma ne facciamo un idolo, perché non riusciamo a trascendere la nostra individualità. Ci sentiamo degli “io” che cercano l’immensità, e così ci separiamo dal tutto fallendo la nostra ricerca.

La comprensione-illuminazione è che l’io è solo un concetto, e non ne siamo separati.

 

 

 

lunedì 22 agosto 2022

La non mente

 

Se cercate un significato della vita e del mondo (a che cosa servono? perché sono stati creati e da chi?) siete sulla strada sbagliata. Certo la nostra logica vuole risposte precise. Per esempio, sono stati creati da Dio (e chi è?) e per puro piacere o slancio creativo. Questo direbbe il nostro intelletto. Ma Dio da dove salterebbe fuori e che cosa sarebbe? Uno spirito (ma che cos’è lo spirito?), un Essere superiore, un extraterrestre particolarmente evoluto, un’energia?

La verità è che non sappiamo rispondere e usiamo concetti di cui non conosciamo il significato. E quindi facciamo finta di conoscere qualcosa.

Ma è una finzione che è facile smascherare. Basta fare come i bambini e chiedere “che cosa è?”

Scopriamo così che non sappiamo niente. Parole, parole...

Eppure ci sono persone che hanno fondato religioni e dedicano la loro vita a queste fedi. Ci credono e basta. Non fate domande.

Dall’epoca della scommessa pascaliana non siamo progrediti. La fede è un voler credere, costi quel che costi.

Ma queste sono risposte irrazionali o troppo razionali.

In realtà l’unico atteggiamento “sano” sarebbe non rispondere e rimanere in “religioso” silenzio. Semmai dovremmo incominciare a sospettare che il mondo non sia stato fatto da un’intelligenza simile alla nostra. Una non mente.

 

domenica 21 agosto 2022

I morti non parlano

 

Qualcuno si immagina che, dopo la morte, continueremo a trovarci e a vederci riuniti in qualche posto non ben definito e proseguiremo la nostra vita magari sotto forma di puri spiriti o di angeli, o addirittura riprendendo una forma fisica. Inutile chiedere come faranno i neonati, i deformi o quelli che hanno avuto più amori (dovranno scegliere?). Insomma la fantasia è bella e consolante ed è chiaramente basata su una negazione della morte. Si muore, sì, ma poi si rinasce, qui o altrove. La morte sarebbe quasi uno scherzo, come cambiare d’abito.

Purtroppo i morti non parlano. Siamo noi che parliamo loro. Ma loro non rispondono. E quindi rimaniamo con tutti i nostri dubbi.

Ci sembra che ci sfugga l’essenza della morte, che non è uno scherzo. Ma qualcosa di terribilmente serio. E doloroso.

 

venerdì 19 agosto 2022

Il mistero dell'aldilà

 

Qualcuno dice che il cristianesimo è ottimista. E sembra vero dato che promette una nuova vita dopo la morte. Peccato che non sia promessa a tutti (c’è anche l’inferno...eterno?) e che che non esista ancora ma che si debba aspettare la fine dei tempi e il ritorno del Cristo. E peccato che non esista uno straccio di prova, Dunque, una fede.

Altre religioni, invece, promettono l’immortalità subito per i credenti (e gli altri?) e altre ancora (per esempio, il buddhismo) parlano di uno stato (il nirvana) che è al di là tanto della vita quanto della morte,

Dunque, se cercate di ragionare non arriverete a nessuna conclusione certa, e che cosa ci sia dopo la morte resta un enigma. Oggi, come tremila anni fa non sappiamo niente.

Ma il fatto che il mistero perduri ci dice che è ben custodito, per ragioni che ci sfuggono.

Se sapessimo che cosa ci aspetta dopo la morte, anche vivere sarebbe più semplice. Sapremmo che cosa fare e perché. Ma evidentemente la Totalità non vuole che si sappia o che si sappia che non c’è niente,

Accontentatevi di vivere. Il mondo non è fatto per essere capito, ma per essere vissuto.

Capire è solo un nostro modo limitato di essere, quando

non riusciamo più ad essere in modo pieno e ci mettiamo a pensare ciò che evidentemente non è pensabile,

Dunque, pensate come volete, Sarà sempre insufficiente.

 

 

sabato 13 agosto 2022

Non attaccarci

 

Noi non ci facciamo caso. Lo diamo per scontato e nello stesso tempo vorremmo che le cose restassero sempre uguali. Se ci pensiamo, è una pretesa assurda. Qualunque cosa cambia, e cambiamo anche noi.

Di conseguenza, ciò che abbiamo e ciò che siamo cambia di continuo e non è mai lo stesso. E questo ci produce ansia, stress e sofferenza. Non solo non abbiamo l’immortalità, ma non abbiamo neppure la stabilità e il controllo.

Pur sapendolo dentro di noi (o forse proprio perché lo sappiamo), ci attacchiamo a tutto e vorremmo conservarlo immutato.

Già da questa premessa, è chiaro che vivere è stressante e porta a desideri impossibili e a una sicura sconfitta.

Vorremmo fermare tutto, ma non possiamo fermare niente, e lo stesso accade per noi stessi.

Insomma ci predisponiamo a perdere tutto in modo tragico, Ci predisponiamo all’illusione.

Dovremmo non attaccarci alle cose, alle persone e a noi stessi... Già, ma chi ne è veramente capace?

Tuttavia, esserne consapevoli ci mitiga l’amarezza. Siamo su una giostra impazzita e dobbiamo correre.

 

mercoledì 10 agosto 2022

Osservare il mondo

 

Per eaminare la situazione, occorre liberare la mente dai pregiudizi. Non è sicuro che esistano Dio e l’anima, Se osserviamo il mondo, ci accorgiamo che è stato fatto secondo leggi feroci. La sopravvivenza non è assicurata e tutti devono lottare contro tutti, in una lotta continua.

Non solo, la vita è comunque assicurata per un breve periodo di tempo, dpodiché iniziano implacabilmente vecchiaia, malattie e morte. Insomma non un bel posto. Chiunque di noi saprebbe concepire un mondo migliore.

Inoltre ai conflitti esterni si accompagnano conflitti interni, perché l’animo umano e l’universo stesso sono ambigui, ambivalenti, contraddittori e duali. Se c’è il bene, ci dev’essere il male, se c’è l’alto ci dev’essere il basso, se c’è l’amore ci dev’essere l’odio, se c’è il giusto ci dev’essere l’ingiusto, e così via.

Difficile che un mondo del genere sia stato creato da un Dio buono e mite. Semmai da una forza selvaggia e al di là del bene e del male.

Quindi, se si esamina il mondo, bisogna lasciar perdere miti e pregiudizi. E guardarlo per quel che è.

Bisogna perciò mettersi in una posizione di distaccata osservazione, pronti ad accettare conclusioni ben diverse da quelle che ci propinano i centri di potere politco-religiosi, sempre disposti ad avallare l’idea che il mondo abbia un padrone e che esiga padroni terrestri.

 

 

 

 

 

martedì 9 agosto 2022

Quando la vita ci fa male

 

Quando la vita ci fa male

Di solito gli organi del corpo umano funzionano automaticamente e svolgono egregiamente il loro lavoro senza che ce ne accorgiamo. Ma quando qualcosa non va subito ne preendiamo coscienza. Per esempio, se il fegato fa male, tutta la nostra attenzione viene convogliata verso quell’organo. Analogamente per la vita; di solito non ci pensiamo tanto, viviamo e basta. Ma quando le cose incominciano a farci male, iniziamo a pensarci.

Questo vuol dire che anche a noi le cose vanno male, altrimenti non ci penseremmo tanto.

Il problema è che prima o poi le cose vanno male e siamo costretti a prenderne atto. Perchè tutte le vite fiscono male, con la vecchiaia e la morte. Di conseguenza dobbiamo porci certe domande.

Certo è molto più facile vivere come animali, senza chiederci nulla. E molti lo fanno.

Ma poi arriva il momento della riflessione e non possiamo più sfuggire. Dobbiamo chiederci da dove veniamo e il senso di questo soggiorno.

Se non siamo preparati ci affidiamo alle solite risposte religiose. Ma queste risposte lasciano aperti molti dubbi, ed è meglio approfondire ora, finché abbiamo tempo e lucidità

lunedì 8 agosto 2022

Guardarsi dentro

 

Guardarsi dentro

Meditare dovrebbe essere una forma di introspezione, un osservarsi dentro, un cogliere con attenzione tutti i fenomeni che vengono da fuori e dall’interno per rendersi conto di quanto siano aleatori e variabili. Sorgono e svaniscono in continuazione,

Ci sediamo o ci stendiamo e diventiamo consapevoli di tutto ciò che si manifesta.

Nelle parole di Kee Nanayon, dovrebbe essere un “conoscere non coinvolto e stabilmente rivolto all’interno.” Ma se questo è facile in una caverna o in una foresta, lo è molto meno nella nostra vita attuale, che è continuamente bersagliata da stimoli di ogni tipo. Inoltre, se la cosa è piuttosto facile per le sensazioni (suoni, visioni, odori, ecc.) diventa difficile per le nostre stesse costruzioni mentali (rabbia, odio, stress, paura, ecc.)

Eppure è proprio questo che è importante. Osservare i nostri stessi stati d’animo per renderci conto che sono altrettanto instabili e mutevoli degli stimoli esterni.

Se io soffro d’angoscia, per esempio, mi riesce difficile prenderne coscienza per distaccarmene, per rendermi conto che è un fenomeno temporaneo. Dovrei essere in grado di vederlo oggettivamente, come se non appartenesse a me.

Ma è diffcile e ci vorrebbero ore di introspezione che non abbiamo a disposizione.

Qui fallisce la nostra meditazione che dovrebbe concentrsrsi sul dissolversi.

Alla fine bisogna essere consapevoli che i fenomeni sorgono, permangono per un po’ e si dissolvono.

mercoledì 3 agosto 2022

Tutto crolla

 

Avete visto cosa succede alle Dolomiti? Crollano. E pensare che una volta erano in fondo al mare. Fra qualche secolo saranno colline e poi più niente.

E sono montagne. Pensate a noi che viviamo 80 o 90 anni. Anche noi caschiamo a pezzi. Prima un organo, poi un altro…La medicina ci aiuta. Ma ci attende tutti uno stesso destino: la distruzione.

Sì, perché nell’universo niente dura, tutto si trasforma. E la trasformazione ultima è quella della morte, dove anche il nostro corpo e la nostra mente diventeranno nulla.

Gli uomini non accettano di morire. E s’inventano altre vite in paradisi o attraverso rinascite. Ma tutti devono morire… anche quelli che si dicono “risorti”.

Finora non è stato possibile dimostrare l’esistenza di un’anima, cioè di qualcosa che ci sopravviva (in quale forma?). Ed è logico pensare che in realtà ci attenda l’annientamento.

L’idea dell’annientamento non ci piace. Però, pensiamo che sarà una vera liberazione dai limiti e dai dolori che ci affliggono. Peccato che non ci sarà una coscienza a testimoniarlo… O è una fortuna, dato che la coscienza è l’inizio di ogni dualismo e di ogni sofferenza.

lunedì 1 agosto 2022

Oltre il dualismo

 

Se ci fate caso, gli unici momenti in cui siete in pace (ma veramente in pace) sono quelli in cui dormite di un sonno profondo, quando non avete neppure i sogni. Lì siete veramente fuori dallo stress della vita. Peccato che non ne siate coscienti, perché in quei momenti viene a mancare proprio la coscienza.

Il fatto è che la coscienza si porta dietro il dualismo degli stati d’animo, e con lei non potrete mai raggiungere lo stato veramente beato. Con la coscienza potrete cercare la felicità, ma sarebbe la felicità che dura poco e che volge in breve tempo nel suo opposto.

Invece nel sonno profondo non c’è dualità e quindi non può esserci né felicità né infelicità. C’è uno stato trascendente che non è al di sopra d’ogni dualismo.

Non c’è felicità, perché non c’è neppure il suo contrario. Quindi non si può definirlo eppure come beatitudine. È quel nulla da cui hanno origine tutte le cose e tutti gli stati d’animo.

Quando si muore, non c’è un’anima che sopravvive, ma si viene per così dire resettati – cioè portati alle condizioni di fabbrica.

Chi sogna paradisi (e inferni) o reincarnazioni è ancora dentro il sogno della vita, con le sue illusioni e il suo dualismo di vita-morte. Quindi non si libera.

Dentro il gioco

 

La mente è duale – non ci sono dubbi. Lo aveva capito Lao-tzu, il quale aveva detto che quando pensi alla bellezza, eccoti la bruttezza, e quando pensi al male, eccoti il bene, e viceversa. Ma non si tratta solo della mente. È proprio il funzionamento dell’universo che si basa su polarità opposte, perché è divenire continuo. Quando c’è la nascita, eccoti la morte; quando c’è l’inizio, eccoti la fine. Non si scappa. Noi siamo stritolati da questo conflitto continuo, che in realtà svela una complicità di fondo.

Se si guarda bene, ogni polarità sfuma nell’altra e dunque la evoca. Ciò significa che la nostra mente non è in grado di percepire la profonda unità delle polarità. Deve dividerle e contrapporle. E non vede i tutto. Non ha uno sguardo completo.

Questo si vede perfino nelle teorie scientifiche, che frammentano il reale. Una particella è una particella o un’onda? O qualcosa d’altro?

Tutto è il prodotto di un’unica energia che pulsa e si presenta sotto varie forme, in apparenza contrastanti. Ma il tutto è uno, e l’uno è il tutto.

Non basta però capirlo intellettualmente. Noi siamo parte di quel tutto pulsante e, quando siamo immersi in quella realtà, non possiamo fare a meno di gioire e soffrire, non vedendo che sono due aspetti della stessa realtà.

Possiamo contemplare il gioco con distacco, ma ne siamo dentro.

Solo quando saremo morti, ne saremo fuori. Ma allora non ci sarà coscienza.

martedì 26 luglio 2022

Il difetto originale

 

Che il mondo sia un posto orribile è testimoniato dal fatto che in tutte le religioni si parla di una caduta o di una degenerazione di un’età dell’Oro. In conseguenza di questa caduta, il mondo è degenerato, non solo a livello umano ma anche a tutti i livelli. Così si giustificano gli eventi catastrofici, le malattie, le sventure e soprattutto la ferocia della vita sulla Terra, dove tutti devono lottare contro tutti.

La colpa viene di solito fatta ricadere sull’uomo stesso, che ha disobbedito o trasgredito.

In tal modo viene salvata l’immagine di un Dio buono, che non potrebbe aver creato un mondo del genere.

Si parte da una constatazione reale (la cattiveria del tutto) per giustificare Dio.

Se però partissimo dalla realtà, se non ci inventassimo mitologie giustificatrici e se credessimo in Dio, dovremmo concludere che questo Dio non è affatto così buono e che il peccato originale è un suo difetto e non nostro.

Ma l’idea più logica è che non ci sia nessun Dio, e che il mondo si sia fatto da solo – alla bell’e meglio. E non sappiamo se potrà migliorare.

domenica 24 luglio 2022

L'eterna ingiustizia

 

La gente non è stupida e si accorge benissimo che non esiste nessun Dio qua sulla Terra e che non serve a niente pregarlo, ma allora ecco il salto logico. Se qui sulla Terra non c’è nessuna giustizia divina, ci sarà senz’altro dopo la morte. E quindi si rimanda tutto ad un ipotetico aldilà, che potrebbe anche non esistere affatto.

In Oriente si ricorre anche all’idea di karma: il male (o il bene) che ci viene qui sulla Terra proviene in realtà dalle vite passate. E così si giustifica tutto.

Mai che si rimanga nella realtà. Con simili giustificazioni, inventate dalla mente umana, si vuole rimandare ad altri mondi o a altre vite quello che ci succede. Così si salva il desiderio di giustizia o di equilibrio che evidentemente è un’esigenza di fondo dell’uomo.

Ma, se tutto questo non fosse vero, che cosa rimarrebbe? Terribili ingiustizie che esigerebbero immediata riparazione. Gli uomini vorrebbero subito una giustizia riparatoria. Senza contare che alcune ingiustizie ( per esempio la nascita di un bambino malato o la morte di un bambino) non potrebbero essere riparate, neppure da Dio.

Ecco perché tali idee fanno comodo ai potenti e prepotenti del mondo. Avrete la giustizia, ma non subito e non qui. L’avrete altrove.

Di solito chi crede in un Dio del genere, giustifica qualsiasi potere. San Paolo lo dice chiaramente: ogni autorità è voluta da Dio e voi dovete esserle sottomessi.

Se però questo non è vero, l’inganno sarà perfetto. E nessuno riparerà le ingiustizie. Chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato.

Per questo si dice che le religioni sono l’oppio dei popoli. Servono a instupidire e a rendere sottomessi gli uomini, che altrimenti si ribellerebbero.

venerdì 22 luglio 2022

Trovare la calma

 

“Tutto è in fiamme…” dice il Buddha in un suo celebre discorso, riferendosi al problema della sofferenza, alimentata dai sensi e dai pensieri che ardono. Ma oggi che il mondo è veramente in fiamme per il surriscaldamento terrestre dobbiamo dire che esiste anche una sofferenza causata dalla natura. Oggi è il caldo, domani è il freddo… ce n’è per tutti e in tutte le stagioni. Dobbiamo aggiungere che anche nei periodi intermedi accettabili, c’è sempre qualcosa che manca, qualcosa di insoddisfacente, qualcosa per soffrire.

Ora il mondo è sempre così e, se ci fosse un Creatore, la responsabilità sarebbe sua, non nostra. Noi poi ci aggiungiamo del nostro e facciamo di tutto per aggravare la situazione. Alla malvagità o indifferenza della natura, ci aggiungiamo le infinite sofferenze create dagli scontri fra uomini, dalle disparità sociali e dai tormenti sensuali e mentali.

In realtà non stiamo mai bene, da buoni prodotti di un universo che è nato dalla violenza e prosegue nella violenza.

Il prodotto di un disegno divino? Non pare proprio, semmai il prodotto di un’auto-creazione agitata.

Tranne certi periodi della giovinezza, dove forse siamo non soddisfatti ma tutti presi dai nostri desideri, il resto dell’esistenza si avvia verso l’invecchiamento, le malattie e la fine. Non un situazione allegra. Per chi nasce non ci sono rosee prospettive, ma per bene che vada una vita fatta di istinti e ripetizioni.

Dunque, per chi rifletta, c’è sempre un confronto con l’insoddisfazione.

Un antico proverbio dice che chi si accontenta gode. Ma molto poco. E guai a riflettere, ad aspirare a qualcosa di più. Allora ci si scontra con i limiti della situazione.

La maggior parte degli individui si accontenta di quel poco, non domandandosi nulla o affidandosi a fedi precostituite che sembrano dare un senso (aprendo però altri interrogativi). Ma chi vuol uscire dai cicli,  dalle ripetizioni e dai luoghi comuni si trova di fronte ad un problema mentale.

Non tutto ciò che appare è reale, molto spesso si ha a che  fare con semplici concetti e l’apparenza inganna. Il fatto è che bisogna condurre un’indagine interiore, perché la mente è capace di influenzare i nostri giudizi. Quel colore che vediamo è reale o un prodotto della mente? E il fatto di essere insoddisfatti, angosciati o ansiosi è un fatto personale o un fatto oggettivo?

Dobbiamo condurre un’attenta indagine interiore, separando i fatti dalle opinioni e tenendo presente che la mente è capace di influenzare la realtà.

È per questo che una tale indagine non è solo conoscitiva, ma ha anche lo scopo di acquietarci. Forse non saremo in grado di identificare tutti gli eventi mentali, ma con un’adeguata presenza mentale, non giudicante, arriveremo a guardare il mondo che brucia con un certo distacco.

lunedì 18 luglio 2022

La scomparsa degli dei

 

Il famoso argomento di Pascal (scommettere sull’esistenza di Dio, perché se non esiste non perdiamo nulla e se esiste guadagniamo un vantaggio) non mi ha mai convinto. In realtà è un argomento da furbi biscazzieri, quanto mai ipocrita. Perché se io scommetto sull’esistenza di Dio sono uno scaltro scommettitore che in realtà non crede a nulla e quindi sono insincero (basta a Dio?); e poi credo di imbrogliare lo stesso Dio, che evidentemente si accontenta non di chi ha fede in lui, ma di chi scommette su di lui.

L’unico vero argomento contro l’esistenza di Dio è in realtà il mondo stesso, fatto da una forza amorale che vuole la lotta per la sopravvivenza (in altre parole la guerra di tutti contro tutti), non interviene mai a favore dei “buoni” e decreta un invecchiamento e una morte che non risparmiano alcun essere vivente. Potrei dire che l’impressione è quella di un universo che si è fatto da solo, in qualche modo non compassionevole. Quello che non si vede sono la famosa misericordia e la provvidenza divine.

Che cosa possono dire della protezione divina gli ucraini, gli ebrei finiti gassati e gli uomini che devono subire oltre che la violenza umana quella dei cambiamenti climatici?

Tutti gli dei del passato (greci, egizi, romani, indù, ecc.) sono finiti nel dimenticatoio, perché semplici fantasie umane. Lo stesso sta capitando per la Trinità e gli innumerevoli santi.

Perché c’è tanto bisogno di protezione? Evidentemente perché il mondo è un luogo terribile, senza pace e senza giustizia. E sarebbe stato creato da un Dio mite e lungimirante?

sabato 16 luglio 2022

Vederci chiaro

 

Il bisogno delle pratiche meditative esisteva prima del buddhismo ed è presente anche in altre religioni, fra cui il Vedanta, il taoismo, l’islam e il cristianesimo. Il Buddha storico s’impadronì di queste tecniche, come egli stesso racconta, e le interpretò a modo suo, inserendole in un sistema più ampio di interpretazione.

Il fatto è che è sempre esistita la necessità di affinare la mente, raggiungere stati di samadhi e sottoporre ad un’indagine conoscitiva certe verità della fede e della realtà. Senza verifica la fede può diventare fanatica e fare affermazioni del tutto erronee.

Invece c’è il bisogno che la mente sia funzionale, lucida e chiara. Una mente del genere è utile a tutti i livelli, anche pratici.

Il samadhi può essere definito uno stato di attenzione particolarmente concentrato e lucido che può essere  applicato nell’investigazione della realtà.

Non tutto ciò che appare è vero, non tutto ciò che ci viene comunicato è accettabile.

Oggi, in particolare, c’è la necessità di distinguere l’imbonimento e di opporsi al lavaggio del cervello cui siamo tutti sottoposti dai mass media. Di qui nasce l’utilità delle pratiche e delle tecnologie meditative che vogliono portare la mente ad uno stato di consapevolezza critica.

La mente umana o è iperattiva, conducendo alla stress e all’agitazione, o è letargica e pronta ad accettare qualunque sciocchezza.

Inoltre, la chiarezza del samadhi regala già uno stato di quiete e di equanimità che è fondamentale per vederci chiaro in un mondo sempre più confuso.

martedì 12 luglio 2022

Padroni del mondo

 

Le cose vanno sempre peggio. Prima c’è stata l’epidemia di Covid, poi è scoppiata la guerra in Ucraina, poi c’è stata la siccità, poi c’è stato il cambiamento climatico, poi c’è stato l’aumento dei prezzi, poi c’è la mancanza del gas… ci manca ancora qualche terremoto, ma prima o poi arriverà anche lui.

Se gli dei esistessero, correrebbero in aiuto di questa umanità. Ma gli dei sono fantasie della nostra mente. Fa pena vedere il Papa invocare la Madonna o Dio. Da lì non viene nulla.

Gli uomini non se ne rendono conto e continuano a pregare. Si aspettano un intervento dal cielo, da un Babbo o da una Madre eterni, come se la loro salvezza dipendesse da figure mitologiche.

Si aspetta sempre un intervento dal di fuori. E non si fa nulla per mobilitare le proprie forze, le uniche su cui possiamo contare.

L’universo non è stato creato da qualcuno, ma si è formato da solo per qualche sobbalzo dell’energia cosmica. Non avendo creatori o padroni non risponde che a se stesso, secondo leggi di causa-effetto. All’interno di questo mondo, gli esseri viventi vivono un’esistenza determinata da simili leggi e forze. E non possono fare nulla per cambiarle.

Ma alcuni ne possono essere consapevoli e destarsi dal sonno dell’irresponsabilità.

I ricchi, i forti, i potenti e i prepotenti dominano la scena, semplicemente perché le maggioranze sono abituate a farsi guidare da qualcuno, reale o immaginario.

venerdì 8 luglio 2022

La verità evidente

 

Invece di attaccarci alle cose e alle persone, invece di seguire come automi gli istinti e le consuetudini, invece di sognare Iddii Invisibili e paradisi perduti, dobbiamo coltivare il distacco e la consapevolezza che tutto finirà, che ogni cosa è destinata a cambiare e a disgregarsi e che alla fine la perderemo.

Non è pessimismo; è la realtà dei fatti. La morte ci è accanto a ogni passo e alla fine vincerà lei e ci farà scomparire. Altro che, come diceva san Paolo, “la morte sarà l’ultimo nemico ad essere sconfitto.” Questo sì che è negazionismo.

In fondo le religioni classiche, dal cristianesimo al buddhismo, negano l’evidenza e sognano improbabili resurrezioni e nirvana.

Prepararsi al peggio è saggezza. Credere ai paradisi (e agli inferni!) è perniciosa illusione.

La verità è semplice, davanti ai nostri occhi. Siamo noi che, per non accettarla, confondiamo le carte.

Dove sono i testimoni della vita eterna? Qualcuno li ha forse mai visti?

La vita è proprio  ciò che finisce.

giovedì 7 luglio 2022

L'antico retaggio degli istinti

 

Guardando i documentari naturalistici alla televisione, ci si accorge subito che la vita vuole innanzitutto riprodursi costi quel che costi e che i maschi combattono fra di loro per accoppiarsi con le femmine. È un’attività infaticabile cui nessuna specie può sottrarsi e che è comandata dalla natura.

Accanto all’attività del mangiare, che già mette gli esseri viventi gli uni contro gli altri, si svolge dunque l’attività frenetica della riproduzione, che crea altri conflitti. Se poi aggiungiamo la competizione economica e sociale, con cui si cerca di primeggiare, per meglio procurarsi cibo e femmine, abbiamo un quadro completo del perché a questo mondo si debba sempre essere in guerra.

Anche se ci crediamo esseri superiori, anche noi facciamo le stesse cose: mangiamo e ci accoppiamo instancabilmente. E, in tal senso, siamo diretti dalla natura.

Però, siccome siamo dotati di consapevolezza più degli altri animali, siamo in grado di vedere, di capire e di comportarci con più equilibrio. Ma è difficile sfuggire agli istinti. Tutti conosciamo uomini che magari conquistano fama e ricchezze ma che se ne servono per comandare, mangiare e per copulare ad ogni occasione.

Insomma la saggezza serve fino a un certo punto; dopodiché ci sono sempre gli istinti.

In genere, nelle religioni e nella spiritualità, si invita alla moderazione. Ma proprio fra gli uomini di chiesa scoppiano continui scandali per attività sessuali improprie o per avidità di beni e di denaro.

Se volete accertarvi della spiritualità di un individuo, osservate se ha raggiunto un certo grado di distacco dai beni e dagli istinti, o se è ancora un qualsiasi animale.

Dato che la consapevolezza è il determinante fattore di risveglio, in un ipotetico mondo del futuro, non più dominato dalla guerra e dagli istinti più  brutali, dovremmo avere uomini capaci di controllarsi.

lunedì 4 luglio 2022

La guerra infinita

 

Visto che i vostri genitori non hanno evitato di farvi nascere, siete in un bel guaio. Dovrete combattere come tutti. Potrete ritagliarvi il vostro angolino, ma prima o poi il mondo con le sue costrizioni, le sue imposizioni e le sue leggi spietate, vi obbligherà a entrare in guerra.

Voi almeno evitate di dare altri soldati alla guerra mondiale. Non vi fate illusioni: non potrete scampare al destino comune.

Quasi tutte le religioni vi imporranno, per salvarvi, di essere miti, di essere buoni, di scegliere il bene. Ma, a parte il fatto che sono gli altri a dominare il mondo, così facendo, sarete costretti a ingaggiare una battaglia continua anche contro voi stessi.

Il buddhismo, per esempio, dice il desiderio è all’origine delle vostre sofferenze, e che dovrete lottare contro di esso per salvarvi. Un compito da niente.

Non c’è una via breve e immediata per tirarsi fuori da questo casino. Lottare contro il desiderio è come lottare contro la vita e i suoi istinti.

L’unico consiglio che mi sento di darvi è di mantenersi il più possibile distaccati, contemplare lo spettacolo bello e terribile del mondo, non fare figli e ripromettervi di non entrare più in una vita, qui o altrove.

venerdì 1 luglio 2022

Evitare di nascere

 

Quando si è giovani, si crede che ce la faremo ad avere una vita piacevole, con gli studi giusti, con il partner giusto e con il lavoro giusto. Magari riusciremo a fare soldi e ad avere successo.

Tutto bello. Davanti a noi si aprono infinite possibilità e noi certo non siamo inferiori a nessuno. Abbiamo le forze e i mezzi per riuscire.

Ma poi ci scontriamo con qualcosa che non va secondo le nostre speranze. Qualche fallimento, qualche delusione.

Passa il tempo e combiniamo poco. Magari riusciamo a fare soldi e ad avere successo. Ma tutto è incerto, ambiguo, pieno di dolori fisici e psicologici. Ci dobbiamo scontrare contro un destino avverso. Le difficoltà non mancano.

Poi, indipendentemente dai soldi e dal successo, subiamo delle perdite che non sono solo quelle materiali. Dovremo perdere i genitori, qualche amico, dovremo ammalarci, dovremo essere abbandonati o traditi, dovremo subire gli insulti dell’età.

Un po’ per volta i fallimenti e gli errori si accumulano, vivere non ci sembra più un pasto gratuito.

Se allarghiamo lo sguardo, ci accorgiamo che il mondo, pur nella sua bellezza, è un enorme mattatoio. Tutti gli esseri, per vivere, devono mangiare altri esseri e scontrarsi contro altri esseri. C’è una specie di guerra che non finisce mai e gli uomini si combattono. C’è sempre il brutale, c’è sempre il prepotente, c’è sempre quello che vuole impadronirsi delle cose con la violenza. E, allora, volenti o nolenti, dobbiamo combattere.

Vivere diventa un conflitto doloroso, anche interno, fra opposte forze.

Certo, a qualcuno va un po’ meglio, ma a tutti capita di dover fare i conti con avversità continue.

La vita diventa una prova di forza, con una sofferenza ineliminabile.

C’è che continua a dire che la vita è bella, ma anche lui deve soffrire.

Così arrivano i preti di qualche religione a dirci che, anche se soffriamo, ci sarà un paradiso che ci compenserà dei dolori (non si sa come), ma anche un inferno. Che fine farà per esempio un tipo come Putin, che uccide e fa soffrire migliaia di persone innocenti? Finirà all’inferno o si reincarnerà in qualcuno che, senza saperlo, dovrà pagare le sue colpe?

E Dio?

Se è buono, non si capisce da dove viene il male e perché non protegge i buoni.

Quando nasce un bambino, noi siamo felici… come se avessimo ottenuto qualcosa. Ma in realtà abbiamo messo al mondo un essere che, per quanto abbia fortuna, non potrà evitare la sofferenza.

Nella nostra mentalità occidentale ci diciamo che ne vale comunque la pena (perché le cose positive supereranno le cose negative), ma il saggio sa che venire al mondo è condizionare un essere vivente.

C’era qualcosa di incondizionato, e poi c’è qualcosa di condizionato, che sostiene di avere un’anima o comunque un sé.

Ma noi sappiamo che dovrà invecchiare e morire. E che dovrà lottare ogni giorno fino a sparire del tutto o raggiungere quello stato incondizionato, cioè libero, che avrebbe avuto se non fosse nato.

 

giovedì 30 giugno 2022

Il ciclo vita-morte

 

Noi crediamo che a qualcuno possa andare molto bene, perché magari è ricco, famoso o potente. E siamo invidiosi e ci immaginiamo chissà che cosa. Ma le cose non stanno così. Chiunque nasca su questa Terra è in preda a un karma negativo, nonostante certe differenze individuali.

Il fatto di nascere qui su questa Terra significa trovarsi in condizioni insoddisfacenti, perché tutto è temporaneo, instabile, soggetto a spinte contrarie, nonché destinato a deperire, invecchiare, ammalarsi e morire.

Conoscete qualcuno degli umani che sfugga o mai sia sfuggito a questo destino comune?

In termini orientali, possiamo dire che il fatto di nascere è già il risultato di un karma negativo, di una ignoranza di fondo.

Per cambiare il nostro destino, è necessario passare da questa presa di coscienza, e non illudersi che ci sia aldilà un paradiso che ci attende con il suo Dio paterno e compensatorio. Nessuno è in grado di proteggerci e darci quel che non abbiamo avuto.

Il fatto che, accanto all’ipotetico paradiso, sia immaginato anche un inferno, ci dice che siamo ancora in preda al dualismo – e dunque all’interno di un’illusione della mente.

Per uscire da questo incubo che ci attanaglia tutti, dobbiamo uscire dall’intero ciclo vita-morte.

domenica 26 giugno 2022

Costrette a partorie

 

“Come uno è così è il suo Dio” diceva Goethe. Per certi conservatori americani, Dio è una specie di Grande Conservatore, tipo Trump, che non vuole gli aborti, ma vuole che tutti, anche i bambini, vadano in giro armati. Del resto, anche Putin dice di credere in Dio e partecipa alle funzioni religiose.

Vedete bene che non serve a niente credere a Dio. Si può essere comunque degli spietati assassini.

Il divieto americano di abortire non ha niente a che fare con la libertà o con la spiritualità, ma nasce in odio alle donne, alla loro libertà di abortire. Questione insopportabile per uno come Trump, che non vuole la liberazione delle persone, ma vuole che tutti (tranne lui) siano costretti a fare le cose.

Anche se una donna fosse violentata o in pericolo di vita, sarebbe costretta a partorire.

Il che mi ricorda che anche Gesù non era affatto un liberale e un progressista. In una sua parabola, parlando di un padrone che nessuno voleva visitare, fa dire al padrone stesso: “ Andate a raccogliere gente e costringeteli a entrare!” Questo è il Dio del cristianesimo. Non un democratico, ma un autoritario.

Se Dio non volesse aborti, ed esistesse, potrebbe benissimo evitare le migliaia di aborti naturali che avvengono ogni anno.