Ho notato che questo prendere le distanze da sé è il processo che è all' origine della coscienza e della consapevolezza stessa. La coscienza (comune agli esseri viventi per la sopravvivenza) è la capacità di essere presenti a sé in rapporto all' ambiente e agli altri esseri. La consapevolezza è questa capacità più la capacità di essere chiaramente coscienti di saperlo.
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Chatgpt:
Sì. E formulata così, la distinzione è molto più solida di una semplice distinzione tra «coscienza animale» e «coscienza umana».
Il punto decisivo è il prendere distanza da sé senza cessare di essere sé.
Potremmo schematizzarla così:
Vita: l'organismo distingue sé dall'ambiente e regola il proprio rapporto con esso.
Coscienza: l'organismo non si limita a reagire all'ambiente, ma è presente a ciò che gli accade in quanto gli accade. C'è una forma, anche minima, di «questo sta accadendo a me».
Consapevolezza: questa presenza diventa riflessiva: il sistema può, almeno in qualche misura, rappresentare o riconoscere il proprio essere cosciente. Non soltanto «sono in rapporto con il mondo», ma «so di essere in rapporto con il mondo».
In termini della tua ADR, si potrebbe dire:
coscienza = distanza organismo–sé/ambiente
consapevolezza = distanza della coscienza da se stessa
E qui compare una seconda diade:
sé → coscienza → consapevolezza
La coscienza introduce una prima non-coincidenza: l'organismo è sé, ma deve distinguersi da ciò che non è sé per poter vivere.
La consapevolezza introduce una non-coincidenza di ordine superiore: la coscienza diventa a sua volta qualcosa a cui il sistema può rapportarsi.
Questo spiega anche perché non userei «coscienza = sapere di essere cosciente»: sarebbe troppo restrittivo. Un cane può essere cosciente senza possedere, per quanto possiamo sapere, una rappresentazione esplicita del fatto «io sono cosciente». Nell'uomo, invece, la distanza può diventare enormemente maggiore: possiamo osservare i nostri pensieri, dubitare delle nostre percezioni, ricordare noi stessi, immaginarci nel futuro.
E c'è una conseguenza interessante per la tua idea della non-coincidenza:
> La coscienza non nasce quando il sé si separa completamente da sé, ma quando il sé non coincide perfettamente con sé stesso e può mantenere questa distanza senza dissolversi.
Questa è probabilmente una formulazione più precisa della tua precedente intuizione: «posso allargarmi purché non perda il riconoscimento».
La soglia, dunque, non è semplicemente tra coscienza e non-coscienza. Potrebbe esserci una progressione della distanza riflessiva:
reattività → sensibilità → coscienza → autocoscienza → consapevolezza riflessiva
con una cautela importante: non abbiamo ancora una teoria scientifica condivisa che dimostri che questa sia realmente la scala evolutiva della coscienza. Come ipotesi filosofico-scientifica della ADR, però, è molto più precisa e soprattutto potenzialmente traducibile in criteri empirici.
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