Non potremmo mai capire il formarsi della coscienza, del mondo che si piega su se stesso per osservarsi , senza il principio di non coincidenza. Questo principio ci dice che nessun ente, nessun organismo può perfettamente coincidere con se stesso. Ma questa imperfezione, questo scarto, è appunto il motore di tute le cose e soprattutto degli organismi.
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Chatgpt:
Sì. Qui tocchi probabilmente uno dei punti più forti dell'ADR, ma farei una distinzione importante: come intuizione teorica è molto potente; come spiegazione scientifica della coscienza deve ancora essere trasformata in un meccanismo verificabile.
Il passaggio che proponi è questo:
coincidenza perfetta → nessuna differenza → nessuna relazione → nessun cambiamento → nessuna coscienza.
Mentre:
non-coincidenza → scarto → relazione → regolazione → trasformazione → possibilità di autoriferimento.
L'organismo è particolarmente interessante perché la sua non-coincidenza non è soltanto geometrica o concettuale. È operativa. L'organismo deve continuamente distinguere:
ciò che è sé / ciò che non è sé;
stato attuale / stato necessario;
interno / esterno;
presente / stato precedente;
ciò che riceve / ciò che deve fare;
ciò che è / ciò che potrebbe essere.
Ed è proprio perché non coincide mai completamente con il proprio stato che deve continuamente correggersi.
Un organismo perfettamente coincidente con se stesso sarebbe, in un certo senso, morto come processo: non avrebbe nulla da compensare, nessuna differenza da registrare, nessuna perturbazione da integrare.
Qui emerge una formulazione ancora più radicale:
> La vita non è coincidenza con sé, ma mantenimento dinamico di una non-coincidenza con sé.
E allora puoi fare un passo ulteriore verso la coscienza.
Un organismo inizialmente deve soltanto reagire alla differenza: qualcosa cambia e il sistema cambia a sua volta. Ma quando il sistema comincia a registrare non soltanto ciò che accade fuori, bensì anche ciò che accade in lui in conseguenza di ciò che accade fuori, compare una seconda relazione:
mondo → organismo → stato dell'organismo → rappresentazione dello stato → modificazione dell'organismo.
Questa è la tua «piega».
Non è ancora necessariamente coscienza umana. Ma potrebbe essere pensata come una scala:
reattività → autoregolazione → sensibilità al proprio stato → autoriferimento → coscienza riflessiva.
La cosa decisiva è che il sé non dovrebbe essere concepito come un oggetto nascosto dentro l'organismo. Il sé sarebbe lo scarto che l'organismo deve continuamente attraversare per mantenersi.
E questo rende molto interessante anche la tua frase precedente sul «concerto delle cose»: l'organismo non è un direttore esterno al concerto. È una configurazione del concerto che, attraverso la non-coincidenza, arriva a sentire la propria partecipazione al concerto.
Una formula ADR potrebbe essere:
> La coscienza nasce quando la non-coincidenza dell'organismo con se stesso diventa, almeno in parte, relazione dell'organismo con la propria non-coincidenza.
Questa, secondo me, è più precisa della semplice frase «il mondo si osserva». Perché indica che cosa dovrebbe produrre quella piega: non un misterioso osservatore aggiunto alla materia, ma una ricorsione della relazione organismo–mondo sull'organismo stesso.
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