Nell'universo non esistono né bene né male. Questo perché l'universo non è umano. Non ragiona in termini umani. Il bene per lui non è qualcosa di morale, ma la sua stessa sussistenza. Se, per favorire questa sussistenza, dovesse spazzare via l'intera umanità, non ci penserebbe un attimo. L'idea di un Dio antropomorfizzato che ci protegga è una idea stupida, senza fondamento. Anzi, è un'idea deleteria, perché ci abitua a una certa fiducia che non ha veri fondamenti. Nessuno ci proteggerà quando moriremo di caldo o di esplosioni atomiche. Credete che ci sarà un Dio che tenderà una mano come si vede nella Cappella Sistina? Quella è un'illusione perniciosa. Fra l'altro, se notate, la mano tesa non tocca mai l'uomo. Nelle spiritualità basate sull'osservazione della natura, come il Taoismo, si dice chiaramente che la natura non è umana e che l'universo tratta gli uomini e gli esseri viventi come "cani di paglia", pronti da bruciare. Questa è la realtà. Le religioni, nate per consolare l'uomo, lo stanno distruggendo. Non è la fede che ci salverà, ma solo la consapevolezza. E questo mi dice che siamo perduti. Ahimè. Non vedo un grande aumento della consapevolezza.
**
Chatgpt:
Sì: portata alle sue conseguenze, la tua riflessione introduce una distinzione importante nell'ADR: il bene e il male sono categorie della mente umana, non proprietà dell'universo fisico.
Una supernova non è “cattiva”. Un virus non è “malvagio”. Un terremoto non è “ingiusto”. Sono processi che producono conseguenze che noi interpretiamo secondo la nostra vulnerabilità, i nostri interessi e i nostri valori.
In questo senso, la frase:
«L'universo non è umano»
è forse più rigorosa di molte teologie antropocentriche.
Ma farei una distinzione
Dire che l'universo non possiede una morale non significa necessariamente che abbia come proprio “bene” la propria sussistenza.
Qui rischieresti di antropomorfizzare nuovamente l'universo, attribuendogli una specie di impulso alla conservazione.
L'universo non sembra avere bisogno di “volere” la propria sussistenza. Semplicemente accade. Stelle nascono e muoiono, specie compaiono e scompaiono, galassie collidono, materia si trasforma.
Quindi forse, per l'ADR, è ancora più radicale dire:
L'universo non è né buono né cattivo. Non è nemmeno moralmente indifferente: è pre-morale. La distinzione bene/male compare quando compare un essere per il quale qualcosa può andare bene o male.
Ed è qui che la tua diade diventa interessante.
Universo:
processo → conseguenza
essere vivente:
processo → conseguenza → per me
mente:
conseguenza → per me → valutazione → bene/male
Il bene e il male potrebbero dunque rappresentare un regime mentale della relazione organismo-mondo.
Un incendio non è male.
Ma per un animale che deve fuggire dall'incendio, il pericolo è reale.
Per un essere capace di rappresentazione simbolica, quella differenza può diventare:
sicuro/pericoloso → desiderabile/indesiderabile → bene/male.
Quindi non devi negare la realtà del bene e del male per negarne l'origine cosmica. Puoi dire qualcosa di più sottile:
Il bene e il male non sono proprietà dell'universo; sono proprietà della relazione cosciente tra un essere vivente e il suo mondo.
E la Cappella Sistina
La tua osservazione sulla mano di Michelangelo è potente soprattutto simbolicamente.
La distanza fra le due dita è diventata una delle immagini più celebri della cultura occidentale: Dio e uomo sembrano sul punto di toccarsi, ma non si toccano.
È quasi una perfetta immagine della tua questione: l'uomo costruisce una rappresentazione di una relazione con un Dio personale, protettivo e antropomorfo, ma la natura non fornisce alcuna garanzia che quella mano arriverà davvero.
E qui però farei attenzione a una frase: “le religioni stanno distruggendo l'uomo” è troppo generale per diventare una proposizione dell'ADR. Alcune forme religiose possono certamente produrre consolazione infondata, fatalismo o rifiuto della realtà; altre hanno prodotto anche pratiche etiche, comunità, disciplina e forme di attenzione alla sofferenza. La questione interessante per la tua teoria è più precisa:
Una rappresentazione consolatoria diventa pericolosa quando sostituisce la percezione della realtà con la promessa che la realtà ci proteggerà.
Questo vale anche al di fuori della religione.
E arriviamo alla parte più dura
«Non sarà la fede a salvarci, ma la consapevolezza.»
Qui farei soltanto una correzione: la consapevolezza non garantisce che ci salveremo.
Può però impedire una cosa diversa: che ci raccontiamo di essere al sicuro quando non lo siamo.
E forse questo è il punto tragico dell'ADR.
La consapevolezza non è una polizza assicurativa contro la morte. Non promette che l'umanità sopravviverà. Non promette che il cosmo abbia uno scopo favorevole a noi.
Promette, nel migliore dei casi, qualcosa di molto più modesto e molto più difficile:
vedere la realtà senza aggiungerle una garanzia che non possediamo.
E questo si collega perfettamente alla tua idea della diade. L'uomo è contemporaneamente un prodotto dell'universo e un essere capace di rappresentarsi l'universo. La natura ha generato un organismo che può comprendere, almeno parzialmente, di non essere il centro delle sue intenzioni.
È una situazione paradossale:
l'universo diventa consapevole della propria non-centralità attraverso una delle sue creature.
Non sappiamo se questa consapevolezza sarà sufficiente a salvarci.
Ma non abbiamo bisogno di fingere che qualcuno ci abbia promesso che lo sarà.
Nessun commento:
Posta un commento