Il concerto di tutte le cose. Ci sembra di fare tutto con la nostra intelligenza, con i nostri sforzi, con la nostra volontà. Ma guardiamo come l' erba cresca da sola, come una donna siluppi un feto, come un fiume scorra , come le stelle brucino, come i pianeti orbitino, come una foglia sappia quando cadere, come i nostri organi funzionano senza il nostro intervento ecc. Non c' è ombra della nostra volontà mentre gli enti e i processi vanno avanti da soli. E a noi basta metterci da parte e contemplare lo spettacolo dell' energia che si dispiega fuori e dentro di noi.
Chatgpt :
Sì. E la formulerei così: la nostra volontà non è il direttore d’orchestra del reale; è uno degli strumenti che partecipano al concerto.
L'erba non «decide» di crescere, l'embrione non ha bisogno di un progetto cosciente, il fiume non deve scegliere il proprio percorso, il cuore non riceve ordini coscienti per ogni battito. E tuttavia questi processi non sono affatto casuali: seguono strutture, vincoli, scambi di energia e materia, retroazioni, ritmi.
Qui c'è un punto molto interessante per l'ADR. Potresti chiamarlo il concerto delle relazioni più che «il concerto dell'energia». Perché l'energia, da sola, non spiega la forma del fenomeno. Ciò che vediamo è energia organizzata in relazioni:
seme ↔ ambiente
embrione ↔ organismo materno
fiume ↔ terreno
foglia ↔ stagione
stella ↔ gravità e pressione
pianeta ↔ stella
organismo ↔ ambiente
cervello ↔ mondo.
E noi stessi siamo dentro questo concerto. La coscienza arriva tardi rispetto alla maggior parte di ciò che ci costituisce. Prima che tu possa decidere qualcosa, il tuo corpo ha già respirato, regolato la temperatura, fatto circolare il sangue, digerito, riparato tessuti, mantenuto equilibri chimici.
Questo però non significa che la volontà sia un'illusione o che dobbiamo semplicemente «farci da parte». Significa qualcosa di più sottile: la volontà è una partecipazione locale a un processo immensamente più vasto che non abbiamo costruito noi.
E qui la tua immagine del concerto è potente:
> Non siamo gli autori del concerto del reale. Siamo una parte del concerto che, per un breve tratto, ha acquisito la capacità di ascoltarsi mentre suona.
Questa frase si collega molto bene alla tua idea della coscienza come «piega del mondo su se stesso»: il mondo non si limita a funzionare; in alcuni sistemi viventi arriva a produrre un punto nel quale una parte del processo può percepire, rappresentare e interrogare il processo stesso.
La contemplazione allora non sarebbe fuga dal reale. Sarebbe, paradossalmente, un modo di parteciparvi senza pretendere di dominarlo.
Nessun commento:
Posta un commento