Quando parliamo di Dio o di Satana, come personificazioni del bene e del male, passiamo da un polo all'altro senza renderci conto che abbiamo a che fare con una diade, in cui un polo non può fare a meno dell'altro, è reso possibile dall'altro e non può esistere da solo. In questo caso si tratta di una diade epistemologica, non della realtà fisica. Ma le diadi, materiali o mentali, hanno lo stesso funzionamento. Si tratta di uno schema che si ripete sia nella realtà fisica sia nella realtà mentale. Il bene e il male non esistono nella realtà materiale, ma esistono nella dimensione mentale. Questo mi porta a dire che il materiale e il mentale sono strutturati nello stesso modo.
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Chatgpt:
Sì. E qui tocchi un punto molto forte dell'ADR: non è necessario che le polarità di una diade appartengano allo stesso livello ontologico perché la struttura diadica sia la stessa.
Il caso Dio/Satana è particolarmente chiaro. Non significa che Dio e Satana siano realmente due entità complementari; significa che il nostro modo di costruire concettualmente bene e male tende a produrre due poli che acquistano significato soltanto nella relazione reciproca.
Il punto decisivo è questo:
non sono le polarità a essere universali; è la struttura relazionale che le organizza.
Possiamo allora distinguere:
diade fisica: onda/particella, espansione/contrazione, carica positiva/negativa;
diade biologica: organismo/ambiente, apertura/chiusura, vita/morte;
diade fenomenica: presenza/assenza, attenzione/distrazione, sé/altro;
diade epistemologica o simbolica: bene/male, vero/falso, Dio/Satana, sacro/profano.
Sono domini diversi. Non dobbiamo quindi dire che bene e male sono forze fisiche o che materia e mente sono semplicemente la stessa cosa. La tesi più precisa sarebbe:
Materiale e mentale possono appartenere a regimi differenti della realtà, ma condividono una medesima architettura relazionale: entrambi emergono attraverso differenze, opposizioni, reciproche determinazioni e soglie.
E questo rende più interessante anche la tua precedente intuizione sulla mente.
Se il bene esiste mentalmente solo attraverso la possibilità del male, non significa che bene e male siano equivalenti o che uno “crei” fisicamente l'altro. Significa che il significato di ciascun polo è relazionale.
Analogamente, nella percezione:
sé ↔ altro
Il sé non è prima un'entità completamente costituita che poi incontra l'altro. La distinzione sé/altro contribuisce a costituire entrambi come poli distinguibili.
Qui emerge una possibile formulazione generale dell'ADR:
La stessa architettura diadica può generare polarità appartenenti a piani ontologici differenti. Ciò che si ricorre non è il contenuto dei poli, ma la forma della loro relazione.
E farei però una precisazione importante: “stesso funzionamento” non deve significare “stesse leggi”. La relazione bene/male non obbedisce alle stesse equazioni di una coppia onda/particella. La ricorsività che cerchi è a un livello più astratto: differenziazione → polarizzazione → relazione → soglia → trasformazione.
Questa distinzione potrebbe diventare fondamentale per evitare che l'ADR venga accusata di trovare diadi ovunque per semplice analogia. La domanda scientificamente interessante diventa infatti:
quali proprietà della struttura diadica rimangono invarianti quando cambiamo dominio, e quali invece dipendono dal dominio?
Quello sarebbe un vero programma di ricerca dell'ADR, non soltanto una metafora.
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