A proposito di membrane, se si forma una distinzione fra interno ed esterno, non per questo si forma un processo autoriflessivo. Lo stesso se erigo una tenda che separi l' esterno dall' interno. Ma se io stesso fossi la tenda?
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Sì. “Se io stesso fossi la tenda” individua molto bene il punto in cui, nel tuo discorso, una semplice separazione può diventare qualcosa di più: un confine che non si limita a separare, ma appartiene a ciò che separa.
La tenda, presa come oggetto esterno, realizza:
interno | tenda | esterno
ma la tenda non sa nulla della distinzione che produce.
Un organismo invece è, in un senso importante, la propria tenda. La membrana non è semplicemente qualcosa che sta fra organismo e ambiente: è una parte del processo attraverso cui l'organismo si costituisce come distinto dall'ambiente e contemporaneamente mantiene con esso uno scambio.
Da qui emerge una sequenza interessante:
separazione → autoregolazione → sensibilità alla propria condizione → autoriferimento → possibile autoriflessione
Ma bisogna fare attenzione a non saltare direttamente dall'una all'altra.
Una cellula non diventa cosciente semplicemente perché possiede una membrana. La membrana è piuttosto una condizione necessaria per una certa forma di individualità biologica: permette di distinguere ciò che deve essere conservato da ciò che deve essere lasciato entrare o espulso.
Il passaggio decisivo è questo:
> La tenda diventa biologicamente interessante quando ciò che viene separato e ciò che separa appartengono allo stesso processo.
E qui la tua immagine diventa potente: “io sono la tenda” significa che non c'è più un osservatore esterno che traccia la distinzione. L'organismo si costituisce attraverso la distinzione stessa.
Potremmo rappresentarlo così:
mondo → organismo → mondo
ma l'organismo non è un termine immobile in mezzo ai due. È il confine dinamico attraverso cui il mondo viene distinto in me e non-me, mentre ciò che accade nel non-me modifica continuamente il me.
Ed è qui che compare il germe dell'autoriferimento:
io distinguo l'esterno perché sono distinto dall'esterno;
ma ciò che distingue l'esterno deve continuamente distinguere anche se stesso.
Questo è molto più interessante, per la tua ADR, della semplice metafora della membrana.
Direi quindi che la coscienza non nasce dalla distinzione interno/esterno in quanto tale, ma dalla ricorsività della distinzione quando il sistema che distingue è anche ciò che viene modificato dalla distinzione.
La tenda non è dentro la propria tenda.
L'organismo, invece, è contemporaneamente ciò che delimita, ciò che viene delimitato e ciò che deve continuamente mantenere quella delimitazione.
Ed è forse proprio questo che cercavi quando parlavi del principio di non-coincidenza: l'organismo non coincide mai completamente con se stesso, perché deve continuamente produrre e ristabilire il proprio confine. La sua identità non è uno stato raggiunto una volta per tutte, ma un'attività di differenziazione che deve continuare a differenziarsi.
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