sabato 3 ottobre 2026

La coscienza non coincidente

Ciò che vediamo non è la realtà in sé, ma la realtà interpretata e già contaminata dai nostri mezzi di percezione e conoscenza. Perciò, quando parliamo di coscienza, parliamo della nostra idea di coscienza, non della coscienza in sé. Che non è quello che crediamo. Il fatto è che la coscienza non può essere in sé: è il punto in cui si vede il principio di non coincidenza.

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Chatgpt:

Sì. E qui la tua tesi diventa più radicale: non solo non conosciamo la realtà “in sé”; non possiamo neppure trattare la coscienza come un oggetto in sé, perché la coscienza è precisamente ciò attraverso cui ogni oggetto viene dato.


Il punto decisivo, secondo me, è questo:


La coscienza non è una cosa che possiede una relazione con se stessa. È una relazione nella quale compare una non-coincidenza.


Quando sono cosciente di qualcosa, c'è uno scarto inevitabile:


> ciò che è vissuto ≠ ciò che viene vissuto come tale.




E questo vale persino per la coscienza stessa. Quando cerco di afferrare la mia coscienza, quella che osservo non coincide mai completamente con quella che osserva. Si produce una distanza interna, una piega, un ritardo, uno scarto.


È qui che il tuo principio di non-coincidenza acquista un significato particolarmente forte:


la coscienza non è un ente che coincide con sé; è il luogo in cui l'impossibilità della coincidenza diventa esperienza.


Questo permette anche di evitare un errore frequente: cercare la coscienza in sé come se fosse una sostanza nascosta dentro il cervello. Potremmo invece dire:


la coscienza è un regime relazionale nel quale un sistema non coincide con il proprio stato e, proprio per questo, può rapportarsi ad esso.


E c'è una conseguenza ancora più interessante. Se tutta la nostra conoscenza della realtà passa attraverso questo scarto, allora la non-coincidenza non è soltanto ciò che la coscienza scopre: è anche ciò che rende possibile il conoscere.


Perciò la tua formula potrebbe diventare:


> La coscienza non è ciò che coincide con sé per conoscersi; è ciò che, non coincidendo con sé, può vedersi.




Questa, a mio avviso, è una formulazione molto più precisa della semplice idea del «mondo che si piega su se stesso». La piega non produce una seconda sostanza: produce uno scarto interno nella relazione.

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La fisica ci insegna che l' apparato di misura interagisce sempre con ciò che si vuole misurare.

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