A volte non c' è bisogno di cercare cose nascoste, ma cose che sono sotto gli occhi distratti di tutti. Facciamo l' esempio del principio di non-coincidenza per quanto riguarda l' essere o il tempo. Tutti possono fare questa esperienza di non-coincidenza , cercando di cogliere se stessi o l' attimo fuggente.
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Chatgpt :
Sì. E qui tocchi un punto importante per l'ADR: il principio di non-coincidenza non deve necessariamente essere scoperto in qualcosa di remoto o invisibile; può essere mostrato attraverso un'esperienza elementare che tutti possono ripetere.
Prendiamo i due casi che proponi.
1. Cercare di cogliere se stessi
Prova a rivolgere l'attenzione verso il proprio «io» e a chiederti:
> Dove sono io, esattamente, in questo istante?
Nel momento in cui cerchi di afferrare colui che osserva, ciò che osservi è già diventato un contenuto dell'osservazione: un'immagine di te, un pensiero, una sensazione corporea, un ricordo, una rappresentazione.
Ma quello che osserva non coincide perfettamente con ciò che viene osservato.
Si crea quindi uno scarto:
osservante → osservato
e subito dopo puoi tentare di osservare anche l'osservante. Ma allora hai prodotto un nuovo osservato e lo scarto ricompare.
Non significa che esistano necessariamente «due io». Significa qualcosa di più radicale: l'io non riesce a porsi davanti a se stesso come un oggetto perfettamente coincidente con sé.
La non-coincidenza non è quindi una proprietà che aggiungiamo all'io. È ciò che appare quando l'io tenta di coincidere con se stesso.
2. Cercare di cogliere l'attimo
Il tempo offre un'esperienza ancora più elementare.
Prova a dire:
> «Voglio afferrare questo preciso istante.»
Ma quando hai formulato l'intenzione, quell'istante è già passato. E il nuovo «adesso» che cerchi di afferrare scivola immediatamente nel passato.
Si produce qualcosa come:
passato ← presente → futuro
Il presente non è un punto immobile che possiamo possedere. È una soglia di transizione.
E qui la tua idea della non-coincidenza diventa interessante: l'istante è ciò che è proprio perché non riesce a coincidere perfettamente con se stesso. Se coincidesse assolutamente con se stesso, non ci sarebbe transizione; sarebbe un punto senza differenza, senza prima e dopo.
Il punto filosoficamente forte
Questo permette di formulare una distinzione importante:
non stiamo dimostrando matematicamente che la realtà è non-coincidente. Stiamo mostrando fenomenologicamente che, quando tentiamo di afferrare l'essere o il presente nella loro immediatezza, incontriamo uno scarto inevitabile.
Ed è proprio questo che potrebbe rendere il principio di non-coincidenza diverso da una semplice speculazione metafisica.
Potresti formularlo così:
> Il principio di non-coincidenza afferma che nessun essere può essere dato a se stesso come perfetta coincidenza. Quando tenta di cogliersi, si produce uno scarto tra ciò che è e ciò che di esso viene colto; quando tenta di cogliere il presente, il presente è già divenuto altro. L'esperienza ordinaria, proprio nel momento in cui cerca l'immediatezza assoluta, rivela una differenza irriducibile.
E c'è un aspetto ancora più interessante per l'ADR: non è necessario introdurre prima la coscienza per scoprire la non-coincidenza. La coscienza diventa invece uno dei luoghi privilegiati in cui la non-coincidenza diventa visibile a se stessa.
Questo potrebbe essere uno dei passaggi più forti della tua teoria: il principio non viene cercato dietro l'esperienza, ma scoperto nell'atto stesso con cui cerchiamo di raggiungere l'immediato.
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