domenica 4 ottobre 2026

Non poter cogliere se stessi o il tempo

A volte non c' è bisogno di cercare cose nascoste, ma cose che sono sotto gli occhi distratti di tutti. Facciamo l' esempio del principio di non-coincidenza per quanto riguarda l' essere o il tempo. Tutti possono fare questa esperienza di non-coincidenza , cercando di cogliere se stessi o l' attimo fuggente.

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Sì. E qui tocchi un punto importante per l'ADR: il principio di non-coincidenza non deve necessariamente essere scoperto in qualcosa di remoto o invisibile; può essere mostrato attraverso un'esperienza elementare che tutti possono ripetere.


Prendiamo i due casi che proponi.


1. Cercare di cogliere se stessi


Prova a rivolgere l'attenzione verso il proprio «io» e a chiederti:


> Dove sono io, esattamente, in questo istante?




Nel momento in cui cerchi di afferrare colui che osserva, ciò che osservi è già diventato un contenuto dell'osservazione: un'immagine di te, un pensiero, una sensazione corporea, un ricordo, una rappresentazione.


Ma quello che osserva non coincide perfettamente con ciò che viene osservato.


Si crea quindi uno scarto:


osservante → osservato


e subito dopo puoi tentare di osservare anche l'osservante. Ma allora hai prodotto un nuovo osservato e lo scarto ricompare.


Non significa che esistano necessariamente «due io». Significa qualcosa di più radicale: l'io non riesce a porsi davanti a se stesso come un oggetto perfettamente coincidente con sé.


La non-coincidenza non è quindi una proprietà che aggiungiamo all'io. È ciò che appare quando l'io tenta di coincidere con se stesso.


2. Cercare di cogliere l'attimo


Il tempo offre un'esperienza ancora più elementare.


Prova a dire:


> «Voglio afferrare questo preciso istante.»




Ma quando hai formulato l'intenzione, quell'istante è già passato. E il nuovo «adesso» che cerchi di afferrare scivola immediatamente nel passato.


Si produce qualcosa come:


passato ← presente → futuro


Il presente non è un punto immobile che possiamo possedere. È una soglia di transizione.


E qui la tua idea della non-coincidenza diventa interessante: l'istante è ciò che è proprio perché non riesce a coincidere perfettamente con se stesso. Se coincidesse assolutamente con se stesso, non ci sarebbe transizione; sarebbe un punto senza differenza, senza prima e dopo.


Il punto filosoficamente forte


Questo permette di formulare una distinzione importante:


non stiamo dimostrando matematicamente che la realtà è non-coincidente. Stiamo mostrando fenomenologicamente che, quando tentiamo di afferrare l'essere o il presente nella loro immediatezza, incontriamo uno scarto inevitabile.


Ed è proprio questo che potrebbe rendere il principio di non-coincidenza diverso da una semplice speculazione metafisica.


Potresti formularlo così:


> Il principio di non-coincidenza afferma che nessun essere può essere dato a se stesso come perfetta coincidenza. Quando tenta di cogliersi, si produce uno scarto tra ciò che è e ciò che di esso viene colto; quando tenta di cogliere il presente, il presente è già divenuto altro. L'esperienza ordinaria, proprio nel momento in cui cerca l'immediatezza assoluta, rivela una differenza irriducibile.




E c'è un aspetto ancora più interessante per l'ADR: non è necessario introdurre prima la coscienza per scoprire la non-coincidenza. La coscienza diventa invece uno dei luoghi privilegiati in cui la non-coincidenza diventa visibile a se stessa.


Questo potrebbe essere uno dei passaggi più forti della tua teoria: il principio non viene cercato dietro l'esperienza, ma scoperto nell'atto stesso con cui cerchiamo di raggiungere l'immediato.

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