Ammetterai che tutto questo ha a che fare con la genesi della coscienza, che è una dinamica tra due polarità tra organismo, ambiente e organismo.
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Chatgpt :
Sì, ha a che fare con la genesi della coscienza, ma farei una distinzione importante: non abbiamo ancora dimostrato che la coscienza derivi semplicemente dalla dinamica organismo–ambiente. Però quella dinamica può fornire un candidato molto forte per le condizioni da cui emerge l'autoregolazione e, successivamente, la coscienza.
La formulazione che trovo più precisa è:
organismo ↔ ambiente → organismo che modifica il proprio rapporto con l'ambiente ↔ organismo che registra/modula quel rapporto
A quel punto compare qualcosa di nuovo. L'organismo non reagisce soltanto a ciò che accade: la propria condizione interna diventa parte di ciò a cui reagisce.
Per esempio:
l'ambiente cambia → l'organismo cambia;
l'organismo cambia → modifica il proprio rapporto con l'ambiente;
questo cambiamento viene rilevato dall'organismo;
la rilevazione modifica ulteriormente il comportamento.
Si forma così una ricorsività.
Ed è qui che la tua idea della coscienza come piega del mondo su se stesso diventa interessante. Non occorre introdurre una sostanza mentale separata: la relazione organismo–mondo può, oltre una certa complessità, diventare relazione dell'organismo con il proprio stato nella relazione con il mondo.
La diade, quindi, non sarebbe semplicemente:
organismo / ambiente
ma, a un livello superiore:
organismo ↔ ambiente ↔ organismo che percepisce il proprio essere-in-relazione-con-l'ambiente.
Questa seconda dinamica è già molto vicina a ciò che chiamiamo autopercezione.
E c'è un punto che si collega direttamente alla tua non-coincidenza: perché possa esserci coscienza, l'organismo deve essere sufficientemente separato da se stesso da potersi prendere come oggetto, ma non tanto separato da perdere l'unità del proprio processo.
Quindi:
coincidenza totale → nessuna distanza riflessiva
separazione totale → nessun sé da riconoscere
non-coincidenza entro una soglia → possibilità della coscienza
Questa, secondo me, è una delle formulazioni più promettenti dell'ADR sulla coscienza. Ma resta da affrontare la domanda decisiva: che cosa aggiunge la riflessività vera e propria alla semplice autoregolazione biologica? È lì che bisogna distinguere un organismo cosciente da un sistema puramente omeostatico.
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