Noi non siamo sempre in modalità metacognizione. Dobbiamo volerlo, dobbiamo fare uno sforzo, dobbiamo spostare il focus dell'attenzione. Quindi possiamo essere più o meno consapevoli. Tuttavia siamo sempre consapevoli della nostra posizione nel mondo.
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Chatgpt:
Sì. E questa distinzione rende la tua teoria della distanza da sé molto più precisa.
Direi che possiamo distinguere almeno tre livelli:
Presenza al mondo
È il livello minimo: l'organismo è continuamente in rapporto con ciò che lo circonda e con il proprio stato. Non significa necessariamente pensare a sé. È una consapevolezza implicita, incorporata nel modo stesso in cui l'organismo si orienta, reagisce e si autoregola.Coscienza del sé
L'organismo non è soltanto in rapporto con l'ambiente: è anche sensibile al fatto che qualcosa sta accadendo a lui. Qui compare una prima distanza: io / ciò che mi accade.Metacognizione
Qui la distanza raddoppia: non mi limito a essere cosciente; divento consapevole del mio essere cosciente. Il fuoco dell'attenzione viene spostato dall'oggetto dell'esperienza al processo con cui lo sto vivendo.
Per esempio: non soltanto sono arrabbiato, ma mi accorgo che sono arrabbiato e che sto osservando la mia rabbia.
Quindi hai ragione su un punto importante: la metacognizione non è lo stato normale continuo della mente. È una modalità che possiamo attivare, mantenere più o meno a lungo e con maggiore o minore intensità.
E questo permette una formulazione interessante per l'ADR:
coscienza = distanza da sé;
consapevolezza = percezione di questa distanza;
metacognizione = ulteriore distanza che rende osservabile il proprio stesso processo di osservazione.
Ma farei una piccola correzione alla tua ultima frase. Direi non che siamo sempre consapevoli della nostra posizione nel mondo, perché "consapevole" implica già un certo grado di rappresentazione cosciente. Direi:
Siamo sempre situati nel mondo e, a un livello minimo, continuamente sensibili alla nostra relazione con esso; ma non siamo sempre consapevoli di esserlo.
Questa distinzione è importante anche per evitare di attribuire metacognizione a ogni organismo vivente. Un batterio può essere sensibile alla propria condizione e al proprio ambiente senza che abbiamo motivo di attribuirgli la capacità di sapere di esserlo.
In termini di tua doppia piegatura, potremmo allora avere:
mondo → sé → mondo modificato → sé modificato → osservazione del sé modificato
Ogni passaggio aumenta la distanza fra il soggetto e se stesso. La metacognizione sarebbe dunque non semplicemente "più coscienza", ma un cambio di livello della relazione con la propria coscienza.
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