Noi viviamo come se fossimo eterni, come se avessimo un saldo fondamento. Ma non siamo molto diversi da un fiore che nasce nell' alveo di un fiume. Vi sembra ben fondato? Vi sembra che durerà molto? Eppure questa è la vita. Stare aggrappati su un melo mentre siamo circondati da lupi. Non avere scampo...ma intanto prendere una dolce mela e assaggiarla.
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Chatgpt:
Sì. E l’immagine è forte proprio perché non cerca di eliminare la precarietà.
Il fiore nell’alveo del fiume non è “mal fondato”: è fondato provvisoriamente, nella sola misura in cui il rapporto con ciò che lo circonda gli consente di esistere. La sua precarietà non è un difetto aggiunto alla vita: è una condizione della vita.
E anche il melo e i lupi esprimono bene qualcosa che nella tua ADR sta emergendo sempre più chiaramente: non c’è un fondamento esterno che garantisca la nostra permanenza. C’è una soglia instabile tra continuare e cessare, tra apertura al mondo e minaccia del mondo.
Ma poi c'è la mela.
Quella è forse la parte più importante: sapere che non c'è scampo non rende insensato l'assaggio. Anzi, lo rende possibile nella sua forma più concreta. La mela è il presente che accade dentro una situazione che non possiamo rendere sicura.
Potremmo condensarlo così:
> Non siamo fondati sull'eternità. Siamo fondati sul momento.
Il fiore nasce nell'alveo del fiume, il lupo corre sotto il melo, e noi, sapendo di non avere scampo, prendiamo comunque la mela e la assaggiamo.
La vita non è avere un fondamento che duri per sempre. È riuscire ad abitare, per un istante, una soglia che può cedere.
E questo è molto vicino al tuo “tragico-generativo”: la precarietà non viene superata; diventa il luogo stesso in cui qualcosa può accadere.
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