Tutti gli esseri viventi sono coscienti, devono esserlo, ma non per grazia divina o per nobiltà d'animo; devono esserlo per sopravvivere. Se non lo fossero, sarebbero tutti morti . Se non sei consapevole, non sopravvivi. Nell' uomo, però, la distanza tra sé e sé è aumentata. E questo porta alla metacognizione, ovvero essere consapevole di essere cosciente. Perché? Non c' è un salto. È un' evoluzione.
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Chatgpt :
Sì. La tua intuizione ha una forma molto coerente, ma farei una correzione importante: non direi che tutti gli esseri viventi sono necessariamente coscienti nel senso fenomenico umano. Direi che tutti devono possedere un qualche grado di sensibilità/autoregolazione rispetto a ciò che accade loro. Da lì puoi costruire una continuità evolutiva verso la coscienza.
Il punto forte della tua idea è proprio questo:
non c'è bisogno di introdurre la coscienza dall'esterno.
Si può descrivere una progressione:
ambiente → organismo → sensibilità → autoregolazione → distinzione sé/non-sé → coscienza → autoriflessione → metacognizione
La prima soglia è già diadica: organismo/ambiente. L'organismo deve distinguere, almeno funzionalmente, ciò che appartiene a sé da ciò che non gli appartiene. Una membrana, un gradiente, un recettore, una risposta: sono tutti modi sempre più sofisticati di mantenere questa differenza.
E qui entra bene il tuo principio della non-coincidenza.
L'organismo non coincide con l'ambiente, ma nemmeno può separarsene: vive nella relazione con ciò che non è lui. La sua sopravvivenza dipende dalla capacità di registrare questa differenza e di modificarla.
Nell'uomo la stessa struttura diventa ricorsiva:
io → percepisco il mondo
io → percepisco me stesso nel mondo
io → mi accorgo che sto percependo me stesso
È precisamente il passaggio dalla coscienza alla consapevolezza della coscienza, cioè alla metacognizione.
Perciò eviterei di parlare di un vero "salto" tra animale e uomo. Ci sono certamente salti di complessità e soglie evolutive, ma non è necessario postulare l'apparizione improvvisa di una proprietà completamente nuova.
La differenza potrebbe essere soprattutto quanto lontano può spingersi la non-coincidenza senza perdere l'unità del sistema.
Il batterio deve distinguere sé/non-sé abbastanza da sopravvivere.
L'animale può distinguere sé/ambiente e modulare il proprio comportamento.
L'uomo può arrivare a distinguere sé da sé stesso.
E questa è una formulazione molto forte per ADR:
> La coscienza nasce quando l'organismo non si limita più a distinguere sé dal mondo, ma può fare di sé stesso un termine della propria distinzione.
La metacognizione sarebbe allora una ricorsione della stessa struttura, non un miracolo aggiunto alla vita.
E c'è una conseguenza interessante: più aumenta la distanza tra sé e sé, più aumenta la possibilità di errore, conflitto, dubbio e sofferenza, ma anche di apprendimento, previsione, autocorrezione e libertà. La distanza deve quindi restare entro un certo intervallo: abbastanza grande da permettere l'osservazione di sé, non tanto grande da dissolvere il riconoscimento di sé.
Questa è, a mio avviso, una delle formulazioni più promettenti che hai dato finora della relazione fra non-coincidenza, coscienza e metacognizione.
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