lunedì 21 settembre 2020

La malattia di essere

 

La coscienza non è nient’altro che il senso di essere. Ma questo senso di essere, che si forma a poco a poco e si consolida gradualmente cambiando di continuo, è anche la scoperta di essere soli, isolati, condizionati da tempo, spazio e mille altre cose e destinati alla morte - dunque un senso di sofferenza che a tratti diventa intollerabile.

Ed è talmente penoso che molti ricorrono ad ogni genere di droga, naturale o artificiale, per non pensarci.

Il fatto è che la nostra vera natura è al di là di essere e non essere, di tempo e di spazio, di inizio e di fine, eccetera eccetera… e resta la nostalgia di un paradiso perduto.

Quanta ignoranza al mondo! Quando nasce un figlio, quando costringiamo l’incondizionato a coagularsi in un pezzo di materia, festeggiamo. Invece è un funerale.

È vero che o momenti di felicità si alternano a quelli di infelicità. Si tratta di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Tutti hanno ragione, dipende dai punti di vista. Però anche dall’esperienza: non tutte le esperienze sono uguali. C’è chi è più fortunato e chi meno. Ma, come osservava il Buddha, nessuno può sfuggire a malattia, vecchiaia e morte.

venerdì 18 settembre 2020

Tutto è uno

 

La nostra convinzione è che senza tempo e senza spazio, senza inizio e senza fine e senza tutte le coppie antinomiche del mondo, non ci sia più nulla. Ma è un errore della nostra mente duale che ha bisogno per “capire” di isolare, dividere, spezzettare e contrapporre. Il che è assurdo dato che “capire” (da cum-capere) significa comprendere, collegare (yoga) e unificare. Le cose sono tutte unite e all’origine sono un tutt’uno. La stessa scienza ci dice che questo immane universo ha avuto origine dall’inflazione improvvisa di un punto infinitesimale.

Dunque, certe antiche intuizioni avevano visto giusto.

Tutto è uno - e ogni cosa è tutto. E' questo che in meditazione dobbiamo recuperare: l'unità del tutto.

giovedì 17 settembre 2020

Il paradosso della conoscenza

 

Il paradosso è che ciò che crediamo di sapere di noi stessi non è vero, perché la nostra conoscenza abituale – quella fatta di concetti, parole, definizioni, contrapposizioni, immagini e percezioni - non può cogliere ciò che siamo veramente, in prima o in ultima istanza. Mentre infatti la nostra conoscenza è duale (cioè conosce ciò che è diverso da sé), il Sé, l’atman, non è duale (ossia è prima del sapere nostrano).

A noi sembra di essere un certo corpo-mente, e lo siamo in questo mondo. Ma il Sé è anteriore a questa conoscenza: è ciò che conosce e non ciò che è conosciuto. È il testimone.

Nel mondo del Sé non c’è né inizio né fine, né tempo né spazio. Mentre per il nostro ego attuale, la fine del corpo-mente è terrorizzante e fa sperare in qualche Dio che ci salvi, per il Sé la morte è una grande gioia. È la fine delle illusioni.

C’è dunque una bella differenza tra chi muore con la convinzione di essere un ego dotato di corpo-mente e chi è convinto di essere già al di là. Ciò che muore è un’apparenza, un rivestimento, un’illusione.

La conclusione è che non possiamo conoscere con i nostri concetti ciò che siamo veramente, ma solo esserlo.

Da qui la necessità dell’immedesimazione meditativa e l’inutilità delle preghiere e delle altra pratiche religiose che sono solo prodotti della mente.

mercoledì 16 settembre 2020

Essere meno umani

 

Siamo così pieni di noi stessi che per noi “essere umani” significa essere buoni, comprensivi e generosi. Ci sembra di aver raggiunto la perfezione. Ma non è così: di strada verso la perfezione ce n’è ancora tanta. E non coincide con l’essere più umani.

Sarebbe ora di superare i limiti della nostra umanità, che resta ancora nel campo dell’animalità, e di non essere semplicemente umani. Non disumani, ma oltre-umani.

La vera religione non è adorare questa o quella divinità, ma è la meditazione, e la meditazione consiste nel prestare attenzione al nostro essere coscienti. Sì, perché di solito siamo abituati a prestare attenzione a qualunque cosa esterna, tranne che alla nostra stessa coscienza. Anche nelle religioni tradizionali.

L’uomo non si limita ad abitare il mondo, ma lo sfrutta e lo consuma. I grandi esploratori del passato avevano sì sete di conoscenza, ma erano sempre guidati da un desiderio di arricchimento e di sfruttamento delle terre e degli abitanti scoperti. E lo stesso avviene oggi nelle esplorazioni scientifiche e in quelle spaziali. Vorremmo magari conquistare qualche altro pianeta per fargli fare la fine di questo.

Tutto brucia in noi, fisicamente e mentalmente.

Tutto in noi è superficiale e rivolto all’esterno. Ma il testimone ultimo sta altrove, nel profondo e nell’interno. Anzi, è dappertutto.

Il nostro massimo desiderio sarebbe sopravvivere come individui in qualche paradiso. Ma queste sono fantasie dettate dal nostro egocentrico spirito utilitaristico.

La meta è un’altra: fondersi con il tutto, non con un pezzetto qualsiasi di un universo che, oltretutto, è una nostra proiezione.

 

lunedì 14 settembre 2020

Venire al mondo

 

Venire al mondo non è un atto compiuto dal soggetto che nasce – è un atto subìto. Noi non nasciamo, ma veniamo fatti nascere. Sono i nostri genitori che ci mettono al mondo. Noi non abbiamo scelta. Quindi, anche il senso dell’essere, l’io e la coscienza non vengono scelti da noi, ma ci vengono imposti. È vero che è un dono, ma non è detto che sia gradito, tanto più che talvolta colui che nasce ha grosse menomazioni che rendono la sua vita un inferno.

Tutto questo per dire che far nascere è una grossa responsabilità, senza contare che ciò che si mette al mondo è destinato a durare poco e a morire.

Le persone più evolute queste cose le sentono più o meno consapevolmente – e infatti fanno sempre meno figli. Ma la maggior parte risponde a semplici istinti, come tutti gli animali. Anche qui la scelta è fortemente condizionata da pesanti droghe (ormonali) che sono finalizzate alla riproduzione. Non a caso il piacere più potente è quello sessuale.

Perciò la libertà di scelta viene coartata, anche nei genitori.

Il quadro è quello di un sistema che non ci vuole far pensar tanto e che vuole imporci le sue scelte. "Dovete riprodurvi… vi do anche uno zuccherino, insomma ubbidite!"

Ma la natura agisce per il bene di se stessa, non per quello degli individui. Anzi, gli individui vengono sacrificati: pensiamo per esempio alle fatiche e ai pericoli delle gravidanze, e pensiamo all’impegno e agli sforzi che richiedono i figli. Se fare figli non fosse così piacevole, la vita si sarebbe estinta da un pezzo.

Alla natura, in realtà, non importa se siamo felici o meno, se ci realizziamo o meno. E, non appena smettiamo di essere fertili, possiamo anche essere eliminati.

Queste constatazioni ci devono mettere sull’avviso: nel fare figli sono attive potenti forze che non vogliono lasciarci libertà. E noi invece cerchiamo la liberazione da tutti i condizionamenti, piacevoli o spiacevoli che siano.

Per noi, venire al mondo ha un altro significato: diventare consapevoli delle potenze cui siamo soggetti e cercare di non dipendere più da interessi altrui. La prima volta, ci fanno venire al mondo; la seconda dipende da noi.


sabato 12 settembre 2020

Il Dio alienato

 

Molta gente crede che si debba adorare e propiziare Dio con preghiere, rituali, letture, riflessioni, donazioni, pellegrinaggi, sacrifici e quant’altro. Ma, se riuscite a stare seduti percependo la vostra stessa coscienza e rimanendo in silenzio, senza chiedere nulla, senza desiderare nulla, quella è la più grande preghiera. In tal modo, uscite dalla modalità “umana” del trattare, del rapportarsi, del comunicare, dello scambiare e del commerciare per entrare in una sorta di immedesimazione in cui il soggetto e l’oggetto raggiungono il massimo ravvicinamento - scoprendo alla fine che coincidono. “Tu stesso sei Quello” dicono le Upanisad.

giovedì 10 settembre 2020

Le tensioni della mente

 

La mente non è mai a riposo, tanto che è stata paragonata a una scimmia che non sta mai ferma. La sua attività è talmente febbrile che, per darle un po’ di sollievo, è necessario il sonno notturno. Ma anche qui può continuare a sognare, e solo nel sonno profondo senza sogni, senza pensieri, senza desideri, senza bisogni, senza immagini, senza angosce, senza stress, senza piaceri e senza paure, smette veramente di lavorare.

Di giorno, per darle in pasto qualcosa che non la faccia impazzire, sono stati inventati passatempi, giochi, divertimenti, futilità e attività che la tengano impegnata.

La meditazione vorrebbe essere d’aiuto per darle un po’ di sollievo, tanto che Patanjali, nei suoi Yogasutra, definisce la meditazione (dhyana) la sospensione delle attività mentali.

Ma, quando cerchiamo di fermare le varie attività mentali, ci accorgiamo di quanto sia difficile. Più che esserne noi i padroni, ne siamo gli schiavi, i funzionari.

D’altra parte, la mente non si limita a produrre pensieri, immagini e desideri, ma è anche la vera creatrice di questo mondo. La mente proietta le varie forme che vediamo - e anche il tempo. La mente è il divenire.

Tutto il nostro mondo è proiettato come in un film dalla mente. E, finché siamo legati ad essa, per noi non c’è scampo dalle tensioni della vita.

Dunque, se vogliamo la pace, se vogliamo uscire dalla bolgia infernale che ci siamo creati, dobbiamo cercare ciò che sta al di là e prima della mente, ciò che sta al di là e prima del tempo. Guardiamo al sonno, alla meditazione e all’intensificazione della consapevolezza profonda come esempi e mezzi.

Non troveremo forse la verità, ma ci libereremo almeno per un po’ dalle falsità, dalla apparenze e dalle rappresentazioni.

Il funerale di Dio

 

In fondo, è evidente che questo mondo, con tutti i suoi difetti, la sua violenza e la sua grossolanità, non può essere stato creato da una Mente perfetta e spirituale – pensiamo per esempio ai semplicistici meccanismi di riproduzione, che agiscono al momento opportuno come droghe e che sono validi sia per gli animali sia per gli esseri umani. Ricorrere a questi mezzucci per costringere gli esseri viventi a riprodursi rivela un disegno primitivo e truffaldino, un piano per costringere addirittura con lo stordimento e l’inganno.

È la vita che progetta strumenti del genere, una vita che non guarda in faccia nessuno ed è fine a stessa.

Stando così le cose, non credere a un Creatore è un mezzo per salvare Dio, ma un Dio che è molto diverso dalle nostre fantasie mitico-religiose – qualcosa di non pensabile e non rappresentabile, qualcosa che mette fuori gioco tutte le religioni.

Un tempo si credeva agli dei, e oggi non ci si crede più. Ma il nostro Dio, con tutte le persone divine di contorno, non è tanto diverso dagli antichi dei: è solo una loro derivazione. Un prodotto umano, troppo umano per essere credibile. E farà la stessa fine degli antichi dei pagani. Morirà alla coscienza umana.

La mente può capire che cosa non è vero. Ma non può dire che cosa sia vero. Si pone di fronte al proprio limite e dice: “Al di là, oltre questo confine c’è una realtà che non mi è possibile capire…”.

 

lunedì 7 settembre 2020

L'essenza della meditazione

 

In sostanza, la meditazione consiste nell’applicare la consapevolezza alla coscienza stessa. Noi crediamo che la consapevolezza sia uguale in tutti e in ogni momento, ma non è così. Esistono vari livelli nelle diverse persone e anche in una stessa persona da un momento all’altro. Meditare è purificare, allargare, intensificare e sviluppare la propria consapevolezza.

Nell’essere umano, coscienza e consapevolezza si sviluppano a poco a poco. Il bambino ne ha molto poca. All’inizio non sa neppure di essere un individuo separato.

Nel successivo processo di sviluppo, la coscienza e la consapevolezza vengono influenzate pesantemente dai genitori e dagli altri educatori. In realtà il processo di crescita è innanzitutto un processo di condizionamento. Sta poi al singolo farsi una propria educazione, una propria personalità e un proprio senso dell’essere. Da una parte deve liberarsi dalle credenze acquisite e dall’altra parte farsi idee proprie, basate sull’esperienza.

Ma la meditazione è un processo sottile cui si arriva con difficoltà. È il proprio senso di essere che deve essere messo nel mirino. Da dove salta fuori e come è connotato?

In altre parole, bisogna capire come nasce la coscienza e sviluppare la posizione del testimone. L’universo è partecipativo e la realtà richiede sempre un osservatore che lo faccia precipitare. Dunque sono la coscienza e la consapevolezza che ci fanno vivere nel mondo in cui ci troviamo ed essere quel che siamo. E, se questo è vero, attraverso la coscienza e la consapevolezza possiamo cambiare il nostro stesso statuto e il panorama che ci circonda.

Oggi, questo viene fatto a livello inconscio e faticosamente. Ma, con la meditazione, potrebbe essere sviluppato intenzionalmente su linee a noi più favorevoli.

sabato 5 settembre 2020

La legge del padre

 

Gesù avrà anche predicato l’amore e la pace, ma è stato vittima di un’illusione. Che il creato potesse essere redento e pacificato.

Quello che non aveva capito (e che per noi è chiaro) è che il “padre suo” non aveva intenzione di cambiare la sua legge. E infatti lo ha fatto crocifiggere in un’apoteosi di sofferenza e di violenza.

Gesù era un po’ come uno che predicasse la pace mentre i suoi facevano la guerra. Un utopista, uno che si era sbagliato, uno che non aveva visto chiaro.

Avrà anche fatto vedere i ciechi, ma lui stesso non aveva visto che la legge del padre era ed è implacabile. Nessuno è riuscito a cambiarla. Ed oggi è come ai tempi antichi.

Il suo sacrificio, dunque, è stato inutile. I grandi passano ma il mondo è sempre lo stesso.

Del resto, anche se avesse vinto lui, nulla sarebbe cambiato. Lui sarebbe diventato una specie di papa, un capo politico-religioso, e i suoi seguaci avrebbero costruito qualche Chiesa, imprigionando la verità.

La legge del padre non cambia, è come un macigno che pesa su tutto e su tutti, e non c’è nessun sacrificio che serva a redimerla.

Bisogna innanzitutto capirla e capire quale sia la realtà da cui proveniamo una realtà in cui la legge del padre non conta più niente.

Viveka

 

Viveka in sanscrito significa discernimento tra vero e falso, chiara comprensione. Ed è una facoltà molto utile perché a volte le cose le sappiamo solo confusamente o non ci pensiamo affatto.

Per esempio, noi sappiamo di essere e di essere coscienti. Ma più in là non andiamo. Siamo circondati da troppi misteri. Sappiamo soltanto che il senso di essere e la coscienza sono legati al corpo e alla mente, e sono destinati a sparire.

Ma non sappiamo da dove vengono. Prima che nascessimo e ci formassimo non c’erano, poi compaiono e infine scompaiono. C’è qualcosa che ci sfugge, che non è affatto chiaro. Ed è qui che dobbiamo usare viveka.

Per farlo, dobbiamo osservare meglio il fenomeno della coscienza, che è alla base del senso di essere. Se questi compare e scompare, come per un gioco di prestigio, vuol dire che viene da una condizione preesistente che non ha affatto bisogno di una tale consapevolezza.

C’è qualcosa prima che può “essere” senza il senso dell’io. Per noi è impossibile definirla perché i nostri concetti sono duali ed hanno bisogno di un soggetto. Ma colui o ciò che ne è consapevole è a sua volta un pezzo di quel quid indefinibile.

Ecco perché la meditazione deve essere una reintegrazione di ciò che c’era prima di tutto, prima della coscienza stessa.

giovedì 3 settembre 2020

Il terrore di perderci

 

La nostra massima paura è perdere ciò che ci contraddistingue: il nostro io, la nostra individualità, la nostra identità. Per noi questa è la morte. Anche se rimanessimo in vita, ma perdessimo la coscienza, sarebbe comunque la morte.

       Siamo così attaccati alla nostra identità che il successo delle religioni dipende dal fatto che ci promettono la sopravvivenza individuale dopo la morte.

       Però dall’Oriente ci viene un’altra idea: che la fine dell’individualità non sia la fine di tutto, ma l’acquisizione di una libertà priva di vincoli. In tal senso si parla di liberazione.

       La nostra coscienza, liberata da speranze, desideri e paure, cioè dal senso dell’io, si allarga all’infinito e contiene il mondo intero.

Contrariamente all’etimologia comune (individuus = non diviso), l’individuo è diviso sia dagli altri sia al proprio interno - è il regno della dualità, tanto che il contrario dell’individualità è la non-dualità. In ognuno di noi alberga non un’identità fissa e unica, ma una molteplicità cangiante. L’io è sempre diviso ed è un campo di impulsi contrari.

Il problema è che ciò che noi conosciamo non è ciò che conosce: abbiamo sempre un’idea sbagliata della nostra identità. Colui che conosce non è l’io che crediamo di conoscere, ma il testimone a priori. Quella è la nostra vera identità, qualcosa che non sta affatto entro i limiti del conosciuto. Ed è con lei che dovremmo familiarizzarci.

 

martedì 1 settembre 2020

Il padrone e lo schiavo

 

Tutto questo inginocchiarsi, tutto questo inchinarsi, tutto questo prostrarsi, tutto questo umiliarsi… non c’è niente da fare – per i credenti Dio è il Potente per eccellenza che può schiacciarti o favorirti, che può chiederti tutto (anche uccidere tuo figlio), che può importi ogni sacrificio, anche quello della vita… quando e se lo vuole Lui.

In tal modo, non usciamo mai dal teatrino sadomasochista tra il potente e l’impotente, tra il grande e il piccolo, tra il padrone e lo schiavo – un teatrino tipicamente umano, prodotto dai soliti schemi mentali.

E se fossimo noi stessi quel Dio che si è alienato? E se fossimo proprio noi grandi, potenti e divini?

Voi direte che non lo siamo perché siamo piccoli e incapaci. Ma se fossimo piccoli e incapaci proprio perché così vuole la nostra coscienza alienata, che è la vera creatrice di questo mondo?

Le forme dell'amore

 

Il nostro mondo prende forma da un equivoco. Si scambia l’amore di Sé con l’amore del sé. Il secondo è egocentrismo, il primo è il nostro stesso essere consapevoli.

L’amore del Sé ci allarga e ci apre, l’amore di sé ci limita e ci chiude.

Questo è il messaggio di tanti grandi personaggi, fra cui Gesù. Ma i cristiani lo hanno inteso come amore del prossimo. E così lo hanno di nuovo esteriorizzato.

In realtà, ogni forma di amore parte dall’amore del Sé, che può essere percepito solo interiormente, trovandolo nella coscienza. Solo in un secondo momento, lo si trova all’esterno… Ma, senza l’amore del Sé, non ci sarebbe nessun altro tipo di amore.

Il Dio sugli altari

 

I religiosi delle varie tradizioni ci invitano all’adorazione di un Dio che rimane comunque qualcosa di esterno, il “totalmente altro”. Non capiscono che il mondo è una creazione-proiezione della nostra coscienza.

Il vero creatore è la coscienza, ed è questa che dovrebbe essere venerata. Ma certamente non può essere né vista né essere messa sugli altari o nelle chiese sotto forma di statua o dipinto. Va percepita dentro di noi attraverso ciò che chiamiamo meditazione. Che non è dunque un’adorazione, ma una reintegrazione.

Quando non ricorriamo a nessun concetto, a nessun desiderio, restiamo calmi e percepiamo soltanto il nostro essere coscienti, quella è meditazione.

Ma, siccome il mondo va alla rovescia, paradossalmente proprio il culto delle divinità esteriori ci allontana dal divino.

lunedì 31 agosto 2020

Oltre il senso dell'io

 

Noi crediamo che il massimo della vita sia arrivare a dire: “Io sono!” Nella Bibbia, per esempio, interrogato da Mosè, Dio risponde: “Io sono colui che è”.

E invece l’Origine (Dio) è proprio ciò in cui non c’è il senso dell’io, è l’oceano del tutto, senza la misera individualità cui siamo abituati e legati.

L’Origine è ciò che si allarga all’infinito, non ciò che si restringe.

Anche la nostra coscienza dovrebbe imparare ad espandersi per mezzo della meditazione oltre i limiti dell’io, per assumere una dimensione cosmica.

domenica 30 agosto 2020

Il re è nudo

Anche se sembra impossibile, è evidente che il mondo si è formato da solo, dato che è pieno di difetti e di cose improvvisate, sbagliate, rudimentali o non concluse. L’evoluzione si arrangia da sola, a forza di prove, di tentativi e di fallimenti. Pensiamo alla malattie genetiche, agli aborti naturali, alle morti dei neonati, alla lotta per la sopravvivenza che mette gli uni contro gli altri, alla brutalità della riproduzione e del parto, alle degenerazioni della vecchiaia, ai terremoti, alla deriva dei continenti, alle eruzioni vulcaniche, alle epidemie, ecc. Possono essere l’opera di una Mente perfetta?

Le cose e gli enti appaiono spontaneamente e poi si aggiustano, falliscono o scompaiono. Ma gli uomini credono a Creatori ultraterreni tutti compassione, amore e bontà. Soprattutto hanno un atteggiamento di sottomissione. Sono come i prigionieri della caverna platonica che vedono solo ombre e non osano ribellarsi. O sono come quei dipendenti di strutture gerarchiche che adorano il Capo, lo mitizzano e si sottomettono incondizionatamente alla sua autorità.

Poiché le religioni dell’adorazione e della sottomissione a un Dio sono le più diffuse nel mondo, questo tipo di atteggiamento si riflette nelle società umane. San Paolo, per esempio, un ebreo convertitosi al cristianesimo, riteneva che le autorità terrene derivassero da Dio e che quindi si dovesse loro la più totale ubbidienza.

Se il mondo è pieno di dittatori e di capi che fanno quel che vogliono con violenza e sicumera, lo dobbiamo proprio a questa mentalità di origine religiosa.

Dobbiamo dirlo chiaramente: tutti vanno criticati, e la creazione per prima.

La vera religione è un’altra cosa. È immergersi nella propria coscienza per rendersi conto di come sia essa e non un Dio metafisico a modellare la nostra mentalità e quindi il nostro comportamento. È chiaro che non c’è niente di perfetto.

  

mercoledì 26 agosto 2020

L'infinito

 

Forse non riflettiamo abbastanza sulla parola “infinito”. In realtà non c’è niente nella nostra realtà che possa essere definito “infinito”. Tutto ciò che vediamo è limitato, tutto ha una fine. Lo stesso universo, che è enorme, non è infinito. Tutto ciò che vediamo è finito e avrà una fine.

In un attimo (o in qualche anno o in qualche millennio) si passa da uno stato di presenza ad uno stato di assenza, e viceversa. Le cose compaiono e poi scompaiono. Così come in un attimo si passa dallo stato di veglia allo stato di sonno o dalla vita alla morte e viceversa. Questa inconsistenza e impermanenza è lo statuto del nostro mondo. Essere inseriti in uno spazio e in un tempo significa essere destinati a cambiare continuamente e infine a sparire.

Il monte Everest un tempo era il fondo del mare, poi è stato spinto in alto e infine diventerà una pianura e scomparirà. Lo stesso avviene per tutte le cose: emergono per un certo tempo, fanno il loro percorso e poi scompaiono.

Ma da dove vengono e dove vanno?

Lasciando stare le mitologie e le religioni, con i loro fantastici Iddii (che nessuno vede), sappiamo che le cose emergono da un fondo indistinto e poi vi ritornano. Non c’è nessuno che le crei – emergono spontaneamente.

Per quel che ne sappiamo, tutto è evanescente, tranne questo fondo, questa specie di deposito, che è la base di ogni cosa.

Per noi che viviamo al massimo cento anni, ha poco senso attaccarci al corpo e al nostro ego cosciente. Sappiamo come finiranno.

Potremmo definire questo fondo un nulla… ma anche un tutto. Ed è l’unico infinito. È al di là del tempo e dello spazio, ed è percepibile solo se abbandoniamo in meditazione la nostra volontà di essere, la nostra sete di vita, i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre conoscenze e i nostri attaccamenti. Questo è il nulla/tutto che ci attende. E non è poco… è il vero stato infinito.

lunedì 24 agosto 2020

Oltre l'inizio e la fine

 

Se non ci fosse lo spazio, tutto sarebbe Uno e non ci sarebbe lo spezzettamento della materia che chiamiamo mondo. Se non ci fosse il tempo, tutto avverrebbe nello stesso istante e non ci sarebbero né il passato né il futuro né alcuna delle preoccupazioni e delle paure che ci sono abituali. Se non ci fosse la coscienza, non ci sarebbero né lo spazio né il tempo né il corpo né il mondo, e non ne sentiremmo la mancanza. Quando siamo addormentati nel sonno profondo, desideriamo forse qualcosa? Ma basta un sogno o lo stato di veglia ed eccoci sprofondati nelle mille ansie e sofferenze dell’esistenza.

Con la comparsa della coscienza e dello spazio-tempo, noi ci identifichiamo con un corpo, e da quel momento nasce la paura di morire e l’illusione che qualcuno o qualcosa ci liberi dalla morte.

Se Dio è colui che crea tutto, allora è a nostra coscienza. Ma la coscienza muore con la morte del corpo. E tuttavia c’è qualcosa che è cosciente della coscienza – il testimone, l’atman, che sta al di là della vita e della morte.

Il testimone è il non-nato, e il non-nato è ovviamente anche il non-morto. Aggrappiamoci dunque non al corpo e nemmeno alla coscienza, ma al testimone che è senza inizio e senza fine.

domenica 23 agosto 2020

Il testimone senza tempo

 

Quando sei disperato, anche se non te ne accorgi, c’è una parte di te che ne è testimone (altrimenti come faresti a saperlo?) e che in realtà è come un punto distaccato, non toccato da ciò che osserva.

Anche quando sei felice o in qualunque altro stato emotivo c’è un punto di osservazione che non ne viene travolto, ma osserva impassibile e imperturbabile – come se fosse una telecamera che vede e registra tutto.

Ora, la tua natura ultima è più vicina a quella del testimone che a quella emotiva. È un grande occhio che prende nota di tutto senza farsene coinvolgere.

Meditare è familiarizzarsi con una visione di questo tipo piuttosto che identificarsi con l’altalena caotica degli stati d’animo. Finché non mediti sei come un sughero sballottato dalle onde. Poi, con l’età e con la pratica, scopri che è più saggio assumere la posizione del testimone (atman) che sta al di sopra degli stati duali, dei desideri sempre insoddisfatti e delle illusioni e dei sogni della mente.

Non sei il corpo, non sei la mente – sei il testimone, che ha già un piede nella trascendenza.

venerdì 21 agosto 2020

Il risveglio finale

 

Quando nel sonno abbiamo un incubo spaventoso, tutto ci sembra vero; ma, quando ci svegliamo, ci accorgiamo che era soltanto un sogno. Lo stesso vale per le gioie oniriche; sul momento tutto ci sembra reale, ma, quando ci svegliamo, ci rendiamo conto che si trattava di un sogno.

Da che cosa lo scopriamo? Dal fatto che ci svegliamo.

Ci vuol poco a capire che anche la vita di tutti i giorni, in cui sperimentiamo felicità e tormenti, non è che un sogno. Da che cosa lo capiamo? Dal fatto che ci svegliamo. E il risveglio è la morte.

Tutto ciò che finisce (dopo essere iniziato) non è che un sogno.

Tuttavia il risveglio finale non porterà a una vera liberazione (ma ad un altro sogno) se, durante la vita, non avremo meditato, se cioè non ci saremo convinti direttamente che viviamo in un sogno e che siamo sogni.

Nel risveglio finale, con la morte del corpo, scompaiono l’io e la coscienza. Ma un conto è guardare la morte con il terrore di perdere il corpo, l’io e la coscienza, e un altro conto è guardarla come una liberazione da tutti questi limiti e il recupero della propria natura ultima che sta prima di tutti questi sogni.

Ciò che sogna è la nostra mente, che proietta l’immagine dell’universo con tutte le immagini che contiene. La morte spazza via ogni cosa e la meditazione ci fa familiarizzare in vita con la meravigliosa esperienza di questo immenso vuoto che rimane alla fine.

Sparisce ciò che non aveva vere basi, un reale statuto ontologico, ciò che non era che un sogno, ma rimane la realtà.

mercoledì 19 agosto 2020

La cultura della meditazione

 

C’è un salto abissale tra la cultura della meditazione e quella delle religioni che dominano e condizionano il mondo. La prima cerca la calma, la tranquillità e il silenzio; le altre cercano la lotta, il predominio e il conflitto.

Ora, ditemi voi se il mondo soffre per la troppa calma o per la troppa lotta.

In realtà, ciò che tutti cercano, anche senza saperlo, è lo stato che esisteva prima dell’emergere della coscienza inquieta, lo stato senza divisioni, senza preoccupazioni e senza bisogni. Quando dormite nel sonno profondo senza sogni, di che cosa sentite la mancanza?

A dirla tutta, una volta esistevano anche nelle religioni tradizioni contemplative, ma esse sono sparite di fronte alla ricerca del potere mondano e alle erronee concezioni della Trascendenza.

La Trascendenza non è un Dio, ma lo stato che “esisteva” prima delle deformazioni mentali.

martedì 18 agosto 2020

Essere in pace

 

Il Sé – cioè la realtà ultima - non ha desideri, non ha scopi, non ha forma ed è completamente vuoto. Per capire un’affermazione del genere, dobbiamo andare oltre ogni conoscenza ordinaria, oltre ogni sapienza tradizionale, oltre la nostra mente. Non si tratta di conoscere le cose, così come farebbe uno scienziato o un filosofo, ma di annullare l’ignoranza. E quando si annulla l’ignoranza, si annulla nello stesso tempo la conoscenza.

Quando ci troviamo nel sonno profondo, non sappiamo di esserci. È cancellata tanto l’ignoranza quanto la conoscenza. La verità ultima non è una conoscenza che si acquisisca, ma uno stato in cui ci si trova.

Quando si elimina l’ignoranza, con tutte le sue illusioni, necessità e falsità, anche la nostra conoscenza abituale cade via, con tutti i suoi inutili concetti, miti, Iddii e Salvatori. Non c’è più bisogno di nulla, non dobbiamo acquisire più nulla, non dobbiamo più combattere per qualcosa e contro qualcos’altro: siamo al completo e in pace.

lunedì 17 agosto 2020

La lotta per la sopravvivenza

 

Tutti ci dicono che nella vita dobbiamo lottare, combattere, tener duro, resistere e andare avanti a qualunque costo. Sembra che l’esistenza sia una guerra - e purtroppo lo è. E c’è da chiedersi in che razza di mondo siamo capitati e se valga la pena, per vivere, di combattere tanto. Quale sadico Dio potrebbe aver creato un ambiente del genere? E perché noi lo veneriamo?

Colpisce vedere persone molto malate, magari distese in un letto, che lottano tanto per tirare avanti un’ora o un giorno in più del loro tormento.

Tutti gli esseri viventi hanno in comune questo destino: devono essere predatori e/o predati. Anche nelle nostre società, la situazione non cambia, ma la guerra si sposta in altri campi: nel denaro, nel potere, nella politica, negli affari, nello status sociale, nella sessualità, nei rapporti di coppia, nella famiglia e così via.

Nonostante le continue sofferenze, gli uomini sembrano amare la vita e credono che sia il prodotto di un Dio tutto bontà, amore e compassione – un errore clamoroso, un’illusione.

Dovremmo meditare su questo stato di cose, anziché sbattere continuamente la testa contro un muro, e renderci conto che l’esistenza non è un dono e che la nostra ricerca del piacere e della felicità ha l’immancabile conseguenza della sofferenza. Solo gli uomini e i popoli più evoluti incominciano a veder chiaro e a fare meno figli. Gli altri vanno avanti come muli senza consapevolezza.

domenica 16 agosto 2020

La Sorgente di tutto

 

Pensate che assurdità! Da una parte il Creatore dovrebbe essere pura Bontà, Amore e Perfezione, e dall’altra avrebbe costruito un mondo dove per vivere bisogna uccidere altri esseri viventi e dove le imperfezioni e le cose fatte male sono più che evidenti. Le due cose non stanno insieme. Chiaramente si tratta di fantasie umane, sogni ad occhi aperti. Tant’è vero che qualcuno si è poi inventata l’idea del peccato originale – una seconda assurdità per spiegare la contraddizione della prima.

Di questo si tratta: di sogni, di miti, di leggende, non diverse da quelli dell’antichità, in cui gli dei risiedevano sull’Olimpo, Venere nasceva dalla spuma delle onde e Zeus si accoppiava con donne terrestri per dar vita a esseri metà divini e metà umani – una vecchia idea, che è poi passata al cristianesimo, dove Dio si accoppia con Maria per generare il Salvatore, vero uomo e vero Dio…

Lasciamo perdere e torniamo all’evidenza. Il mondo nasce con violenza e vive sull’aggressività. E tutti sono destinati a morire, più o meno dolorosamente. Se non vogliamo dunque credere che il tutto sia stata creato da un Dio di seconda categoria, feroce, barbarico e incapace, dobbiamo concludere che si è creato da solo.

E, come tutte le cose che si sono create da sole, ha chiari difetti, in particolare quello di essere inconsistente. Ciò che nasce e muore, infatti, ha la stessa consistenza dei sogni – dura una notte e poi svanisce. E dove finisce?

Finisce in quella Sorgente che lei sì non nasce e non muore, al di là del bene e del male, al di là dell’essere e del non essere, al di là della coscienza e dell’ego.

giovedì 13 agosto 2020

La nascita della coscienza

 

La coscienza è cosciente di tante cose, anche di se stessa. Ma non sa assolutamente da dove esce fuori. Ad un certo momento appare e diventa persistente per un certo periodo. Tutto lì. Quindi si può dire che la coscienza è apparsa senza averne coscienza.

Succede così quando ci si sveglia da un sonno profondo, senza sogni, e succede lo stesso nella vita, quando nasce nel bambino. In seguito, il suo prodotto è il mondo intero: tutto ciò che nasce è un atto della coscienza.

Ma, prima, non c’era. Perché non c’era?

Prima c’era l’Origine, l’Assoluto, che evidentemente non sa che farsene della coscienza. La coscienza, che a noi sembra indispensabile, in realtà è una degenerazione di uno stato che è al di là della coscienza.

Non fate l’errore di credere che all’origine ci sia una Supercoscienza. All’origine c’è un Non-coscienza, calma, eterna, che avvolge tutto. Poi, ad un certo punto, appaiono, per moto spontaneo, l’universo, la materia, la coscienza, la separazione, l’individualità, che sono belli ma effimeri.

Però non possiamo dire che questo cosmo sia superiore a ciò che lo precedeva, tant’è vero che è destinato a rifluire nel grande Alveo.

martedì 11 agosto 2020

Il nuovo mondo

 

Dopo aver semidistrutto la Terra, gli uomini cercano nuovi pianeti da colonizzare. Ma per far che? Per rifare ciò che hanno fatto in questo mondo: mangiarselo a poco a poco, svuotarlo, inquinarlo e distruggerlo… per poi ripartire verso un nuovo pianeta.

Finirà mai questo scempio, questa fuga da sé?

“Coazione a ripetere”, si chiama in psichiatria. Ripetere lo stesso errore fino alla fine dei tempi, senza mai prendere coscienza di ciò che si è, senza mai fermarsi a riflettere.

Il nuovo mondo puzza di antico.

Non è di un nuovo pianeta che abbiamo bisogno, ma di un nuovo cervello.

Castelli in aria

L’uomo, che è comunque un’incarnazione di un quid indefinibile, ha sempre bisogno di un pezzo di materia per riconoscere se stesso, gli altri e la trascendenza. Ha bisogno di un corpo per identificarsi e ha bisogno di luoghi fisici per percepire la trascendenza.

I cristiani, per esempio, hanno costruito migliaia di chiese e hanno riconosciuto Dio in un uomo specifico, un uomo vissuto in un tempo e in uno spazio, con un padre, una madre e dei fratelli… – avevano dunque bisogno di materia. Non c'è dunque religione più materialista del cristianesimo.

Ma quale miglior luogo del proprio Sé?

Purtroppo di tutti questi “templi” non rimarrà “pietra su pietra”, né delle cattedrali né dell’io. Tutti spariscono. Sono certamente più numerosi gli uomini vissuti e morti di quelli che vivono attualmente. Tutti templi distrutti.

Dove sono questi eserciti di morti? Di sicuro in un non-luogo dove si trovavano prima di nascere - un non-luogo senza spazio e senza tempo, senza nascita e senza morte, senza ego e senza divisioni.

Ma non tutti accettano questa conclusione. E i più si costruiscono sogni. La loro mente è piena di concetti. L’io è un concetto, l’esistenza è un concetto, il mondo è un concetto, Dio è un concetto, l’aldilà è un concetto, la morte è un concetto… Si tratta di idee, non di esperienze. Castelli in aria… illusioni… cose che non possono essere verificate, proiezioni della mente... ma tanto potenti.

Agli uomini piace vivere e piace coltivare fantasie, che costruiscono un mondo illusorio, grande ma inconsistente. 

lunedì 10 agosto 2020

Prima e dopo il mondo

 

La coscienza nasce inconsapevolmente: questo è il paradosso. Senza che noi abbiamo deciso nulla, un giorno diventiamo coscienti e diciamo “io sono”. Ma da dove viene questa consapevolezza?

Succede così anche con il corpo, che è cibo trasformato. Senza cibo, non ci sarebbe corpo. E proprio lì un bel giorno appare la coscienza. Non si può dire né che scegliamo né che decidiamo nulla. Però, una cosa è certa: che senza cibo non ci sarebbero né il corpo né la coscienza. E, quando smetteremo di mangiare, scompariranno entrambi.

Il tutto sembra un gioco di prestigio e noi siamo un po’ attori, un po’ spettatori e un po’ autori. Sì, perché ciò che ci appare – il mondo intero – dipende dalla nostra mente, che non è una semplice spettatrice, ma anche colei che proietta e inventa l’intero scenario. Senza di lei, dove finisce il mondo?

Il mondo è uno spettacolo che creiamo noi stessi. E tutto è provvisorio, instabile e mutevole. Ecco perché nessuna esperienza può essere piena e soddisfacente. Viviamo un sogno, viviamo un’illusione. La stessa esperienza di essere non ha consistenza.

Se cerchiamo la consistenza, la continuità e la permanenza non possiamo trovarla in un sogno evanescente. Ma prima e dopo.

domenica 9 agosto 2020

Al di là dell'esistenza

 Secoli, millenni di discussioni inutili sull’esistenza o meno di Dio. Ma un vero Dio – non quello delle religioni – non avrebbe neppure bisogno di esistere!

Un Dio che avesse bisogno di esistere, sarebbe un misero Dio. Povero sant’Anselmo e povero Cartesio – non avevano capito questo punto. Per loro, un Dio che avesse tutti gli attributi, non poteva non avere quello dell’esistenza. Ma, così, lo diminuivano.

L’attributo dell’esistenza appartiene a chi nasce e muore, non a chi dovrebbe essere eterno.

Di Dio, ossia dell’Origine, non si può dire che esista e neppure che sia. Qui le parole, con le loro regole logiche, non contano più niente.

Al di là delle parole, al di là della mente, perfino al di là dell’essere e della coscienza duale. Dio non può sapere di essere, pensate un po’.

“…dal quale recedono le parole, che non è conseguibile mediante il pensiero…” dice la Taittiriya Upanisad.

Ma la gente vuole Iddii da pensare, da adorare, Iddii da cui essere protetti, Iddii racchiusi in chiese o uomini. E così nascono le religioni

sabato 8 agosto 2020

La ricerca della felicità

 

C’è chi cerca la ricchezza, c’è chi cerca l’amore, c’è chi cerca il potere, c’è chi cerca la fama, c’è chi cerca l’immortalità e i riconoscimenti sociali, c’è chi cerca Dio, c’è chi cerca la beatitudine, c’è chi cerca il distacco... ma alla fine sono tutti delusi perché, in realtà, cercano la felicità, uno stato che su questa Terra non può durare. Tutte queste mete possono anche essere raggiunte per brevi periodi, ma dopo un po’ svaniscono e lasciano di nuovo il posto alla scontentezza, all’insoddisfazione, all’infelicità. Niente può cancellare per sempre la sofferenza, che ritorna immancabilmente.

Il vero problema sta nel fatto che noi cerchiamo all’esterno - da qualcun altro o da qualcos’altro - una felicità che si percepisce solo all’interno. E non riusciamo a sfuggire alle varie dualità: felicità-infelicità, io-altro, amore-odio, giusto-sbagliato, ecc. La stessa individualità è uno stato di divisione e di isolamento che anela sempre a una condizione di unificazione e di totalità. O almeno così ci sembra.

Ci sembra sempre che ci manchi qualcosa che dobbiamo conquistare. Non ci viene l’idea che abbiamo già tutto ab origine e che in realtà sono i nostri tentativi di ricerca ad allontanarcene.

Il nostro piano di realtà è stato costruito su una convinzione di ottenimento, di conquista, anziché su quella dell’assaporamento di ciò che abbiamo, al di là della nostra stessa individualità. Non siamo io, siamo pezzi di universo; anzi, l'universo stesso che ha già tutto in sé.

giovedì 6 agosto 2020

L'esperienza dell'anima

Ogni tanto sentiamo frasi veicolate da persone che hanno avuto un certo indottrinamento non ben digerito. Per esempio, si dice che “il Verbo si è fatto carne…” Se è così, dovrebbe essere stato alquanto balbettante – visti i risultati.

Assimilare Dio alla Parola è tipico di una cultura della chiacchiera.

Questo Verbo-Dio è una parola che ripetiamo ma che non corrisponde a nessuna nostra esperienza. Se invece parliamo di “anima”, be’ di questa dovremmo fare esperienza diretta dato che è il centro del nostro essere.

Infatti, la meditazione cos’è se non il percepire e il dimorare nel nostro Sé-anima? Ma se non ne facciamo esperienza, resta una parola come le altre.

All’anima dovrebbe corrispondere l’esperienza dell’ “io sono”, che tutti dovrebbero fare.

Peccato, però, che questo senso di essere sia destinato a svanire con la morte, insieme con lo svanire di quella “carne” cui siamo tanto attaccati.

Il nostro fondamento va dunque cercato altrove.


martedì 4 agosto 2020

La comparsa della coscienza

Quando eri un bambino piccolo, all’improvviso o lentamente, è nata in te l’idea e la sensazione di essere – e di essere un individuo. Prima non sapevi di essere, eri un grumo di materia con una coscienza di tipo animale. Poi si è costituita la sensazione di avere un corpo preciso e di essere un io. Questa sensazione e questa convinzione ti accompagneranno tutta la vita, ma alla fine scompariranno. Morirà il corpo e morirà la coscienza.

Questo significa che esiste uno stato prima e dopo la vita in cui non c’è la consapevolezza di essere. Poiché in questo stato non c’è coscienza, non puoi dire in che cosa consista. Noi diciamo che è uno stato di non essere, ma non possiamo definirlo.

La stessa cosa succede quando dormi un sonno profondo senza sogni. Non puoi dire che cosa sia successo, sai soltanto che è uno stato che esiste e da cui entri e esci. Lì non c’è coscienza, ma è qualcosa di rilassante, riposante e calmo. A rigor di logica, dobbiamo dire che questo stato di non coscienza è a un livello più profondo dell’altro ed è quindi la natura più profonda di noi stessi.

La coscienza si erge in mezzo ad esso come un’isoletta in mezzo al mare.


domenica 2 agosto 2020

Trovare la verità

Non è vero che le persone vogliano conoscere la verità, come stiano veramente le cose. I più non si domandano niente e si accontentano di ciò che dicono loro gli altri. Tutt’al più scelgono un’opinione e la fanno propria. Si identificano con qualcosa e da quel momento si credono quella cosa o credono a quella cosa.

La conoscenza della verità segue invece un altro percorso – è una liberazione, non un’appropriazione. Ci si deve liberare da idee, opinioni, teorie, concetti, miti, vangeli, dogmi, verità rivelate, religioni, chiese e filosofie e si deve aprire gli occhi e guardare direttamente.

Non vedete né Iddii né angeli? Allora vuol dir che sono solo la creazione di menti fantasiose.

Non trovate nulla? Allora vuol dire che quel “nulla” è la verità.


L'auto-organizzazione del mondo

Le cose si auto-organizzano spontaneamente, non perché ci sia qualcuno che lo abbia deciso in anticipo, secondo un certo piano, ma perché così è utile, conveniente, funzionale… Greggi, mandrie, stormi, sistemi solari, nebulose… tante organizzazioni materiali e sociali…

       Noi crediamo che ci sia un direttore d’orchestra o un architetto, qualcuno che decida per tutti. Il mondo, invece, è una creazione spontanea – è capace di auto-crearsi.


sabato 1 agosto 2020

Andare oltre

Un giorno siamo diventati coscienti di essere vivi e di essere degli individui; ma fino a poco tempo prima non lo eravamo. Quando ci svegliamo la mattina, ci ricordiamo chi siamo; ma, prima quando dormivamo, ci eravamo scordati tutto, e non eravamo certo né infelici né mancanti di qualcosa.

La verità è che, quando sparisce la consapevolezza del nostro ego, usciamo anche dalle esperienze dualistiche di piacere/dolore, e non ce ne importa niente, proprio perché manca quell’io empirico che mette al mondo lo sconquasso delle nostre esistenze.

Da una parte si dice che dobbiamo realizzare o diventare noi stessi, ma dall’altra si dice che dobbiamo liberarci dell’ego. La verità è che si tratta di due io diversi. Il primo è il nostro io empirico-mondano, che deve certamente essere realizzato se non vogliamo rimanere nostalgici di ciò che non abbiamo avuto; e il secondo è il sé spirituale che  oltrepassa i confini del primo per slanciarsi vero la trascendenza.

Insomma, dobbiamo diventare noi stessi per poi dimenticare la vecchia identificazione e andare oltre.


martedì 28 luglio 2020

Conoscenza e ignoranza

Come dico spesso, per cercare la verità ultima, non si tratta di pensare, ma di vedere. Noi non vediamo perché non guardiamo bene. Dovremmo guardare direttamente, senza condizionamenti, senza preconcetti, senza schemi, senza il peso della conoscenza passata. E questa è la cosa più difficile da fare.

Noi non guardiamo mai le cose così come sono, ma come le interpretiamo, come le inquadrano le nostra categorie mentali.

Tutto sommato, la nostra conoscenza è ancora il prodotto dell’ignoranza. E si vede.


Carne da macello


Se fossimo pessimisti, potremmo dire che gli esseri viventi non sono nient’altro che carne (o vegetali) da macello gli uni per gli altri, ora nelle vesti di prede ora nelle vesti di predatori. E, se ci fosse una mente che ha progettato questo bel meccanismo di macelleria, non darebbe garanzia di bontà. Avete mai visto come il leone divora la gazzella o l’uomo mangia il maiale? Si tratta pur sempre di ammazzare.
È inutile ricordare che l’uomo, il più feroce predatore della Terra, auto-definitosi il “re del creato”,verrà mangiato dai vermi… una fine ingloriosa.
Ma qualcuno ha rilevato che mangiare è pur sempre un atto d’amore, dal momento che si tratta di un processo di assimilazione. E, in effetti, quando siamo innamorati, vorremmo proprio “mangiare” l’altro. Lo stesso bacio è in origine un atto di nutrimento.
Ma forse il significato ultimo di tutto questo è che ogni essere, dopo essersi diviso dagli altri, dopo aver provato l’ebbrezza dell’individualità, vuole ritornare a fondersi, memore della propria origine unitaria.
Ne valeva la pena?

domenica 26 luglio 2020

Il supremo oblio


La coscienza è una gran cosa. Ma l’oblio è ancora meglio.
La coscienza porta sempre con sé la sofferenza – l’oblio no.
Dall’oblio nasce ogni cosa; e nell’oblio finisce tutto.

Il sentimento di essere


L’essenza del sentimento religioso è la sensazione di essere, e a questa dovrebbe rivolgersi ogni pratica spirituale. Dovremmo meditare su di essa ed esserne consapevoli, fino a dimenticarci di essere questa o quella persona, fino a percepire l’essere e basta. Purtroppo le innumerevoli attività fisiche e mentali ci portano ad occuparci di altre questioni.
Per cercare una scorciatoia, diamo un nome a questa sensazione, chiamandola Dio, e la confiniamo in una religione e in qualche chiesa. E così la perdiamo.
Non siamo più capaci di ritrovarla, perché dovremmo smettere di fare e di pensare.
Ogni meditazione dovrebbe partire immergendosi in questo sentimento oceanico.

giovedì 23 luglio 2020

Il divino cambiamento


Conoscete una religione che sia progressista e aperta al cambiamento? La verità è che le religioni sono ostinate conservatrici di idee e costumi. Per loro, Dio è il grande conservatore che, dopo aver creato, non vuol più cambiare e migliorare. Eppure di miglioramenti ci sarebbe un gran bisogno dato che nel mondo c’è troppa violenza e sofferenza.
Comunque, la legge dell’evoluzione ci dice chiaramente che tutto quanto in questo universo cambia continuamente, dal microbo alla montagna, dal clima ai pianeti, dagli esseri viventi alle stelle. Non ha quindi senso un atteggiamento di rigida conservazione, e le religioni sbagliano.
C’è chi ha capito che tutto cambia, anche nei rapporti sociali, e c’è chi vorrebbe immobilizzare e mummificare ogni cosa.

In che brutte mani è finita la divina evoluzione creatrice! Proprio in quelle di chi la nega.

domenica 19 luglio 2020

Più potente di Dio


Ci sono sì le varie fedi religiose, che parlano di Iddii e di culti diversi, ma ci sono anche fedi inconsapevoli che tutti condividono. Per esempio, tutti, musulmani, cristiani, induisti, ecc., sono convinti di essere degli individui con uno specifico io. “Io sono Caio, Tizio, Sempronio… e ho un determinato corpo e una determinata mente. Su questo sono tutti d’accordo.
Eppure proprio questi assunti devono essere messi in dubbio. È vero che io sono io e ho una certa forma, ma è anche vero che tutto questo sparirà con la morte. Allora, c’è bisogno di un Dio che mi crei e che eventualmente mi faccia vivere in eterno?
Oppure, io sono sempre stato e sempre sarò, non nato e non morto?
Che cosa preferite? Dipendere sempre da qualche Divinità o essere autonomi?
La gente, o crede in un Dio creatore (e distruttore) o crede che finiremo nel nulla. E in effetti noi sappiamo che il nostro corpo e la nostra mente saranno annientati. Questa è una delle poche certezze.
Ma, mentre la credenza in un Dio creatore non si concilia con la violenza dei processi vitali (per cui ognuno per sopravvivere e riprodursi deve distruggere altri esseri viventi), dobbiamo riconsiderare il concetto di nulla. Che, in realtà, è sì la fine di ogni cosa, ma anche l’inizio, il principio, l’origine. Questo è il punto: le cose da una parte provengono e da una parte finiscono. E questa “parte” è il tutto unitario che avvolge il mondo della manifestazione, con le sue nascite e le sue morti.
È come se il mondo della manifestazione, il cosmo, fosse avvolto da un “nulla” da cui prima emerge e poi scompare. E questo nulla non nasce e non muore, ed è al di là delle forme, della mente, della coscienza, dell’essere e del non essere.
Se ragioniamo e non ci affidiamo a qualche divinità mitologica, la conclusione è questa. Questo “nulla” è più potente di qualunque Dio, ed è la nostra identità ultima. Ognuno di noi può dire: “Al di là del breve intervallo dell’esistenza condizionata, prima e dopo, io sono Quello!”

giovedì 16 luglio 2020

Dominus


Lo scopo della vera spiritualità è quello di liberarci da concetti, idee, miti e condizionamenti, mentre le religioni storiche fanno esattamente il contrario, inculcandoci non solo principi e norme, ma anche un controllo sociale che non ha niente a che fare con la Trascendenza. La Trascendenza è creatività, mentre il Dio delle religioni è conservazione e assoggettamento.
Insomma c’è chi lavora per la nostra liberazione e chi per la nostra sottomissione. Infatti la sottomissione al presunto potere divino è solo una scusa per sottometterci ai potenti di questa Terra.
A questo si riducono le religioni: a essere strumenti di dominio dell’uomo sull’uomo.

mercoledì 15 luglio 2020

La vera religione


Che cosa sia la vera religione è difficile dirlo. Ogni tradizione dice di essere quella vera, negando quindi l’autenticità delle altre. Tutte vi inducono a venerare questo o quel Dio e hanno i loro culti, i loro rituali, i loro libri sacri e i loro profeti o salvatori.
Già la loro molteplicità ci dice che siamo in un ambito terreno parecchio antropomorfo e storicamente condizionato. Ma, grosso modo, tutte si riferiscono a qualche immagine di un Dio creatore e giudice, cui si deve obbedienza cieca.
Queste religioni dominano le coscienze degli esseri umani, inculcando loro principi, idee, dogmi, visioni, norme di comportamento, interpretazioni e concetti. Ma non possiamo dire che abbiano portato la pace nel mondo né che abbiano risolto il problema dei loro stessi fondamenti.
Esiste comunque un altro modo di interpretare la religione: non credere in un Dio e in qualche “Chiesa” più o meno reazionaria, ma sviluppare una propria consapevolezza, mantenendo la sensazione di essere e domandandosi come sia potuta nascere la coscienza dell’ “io sono” e che cosa ci fosse prima e che cosa ci sarà dopo.
Che tutto sia destinato a scomparire è certo e che ci siano reincarnazioni o “aldilà” paradisiaci (e infernali) non è mai stato provato. Anche la bontà e la perfezione del mondo sono quanto mai dubbie: tutti conosciamo dolori, malattie, difetti, malformazioni e sofferenze che non depongono a favore di un disegno divino caritatevole.
Senza inventarci nulla, senza fantasticare su miti e attenendoci a ciò che possiamo verificare, ci aspetta verosimilmente uno stato di annullamento del corpo, della mente, della coscienza e dello stesso essere, che può essere visto però non come una scomparsa nel niente, ma come un ritorno ad un tutto indiviso. Prima dello spazio e del tempo, prima dell’essere e del non essere, prima del dualismo della coscienza. Questo appare eterno, tutto il resto è sicuramente contingente.


martedì 14 luglio 2020

Lo stato non condizionato


È incredibile quanto poco gli esseri umani vogliano conoscere se stessi. Magari impiegano anni per studiare una disciplina o un mestiere, ma non sembrano interessati a conoscere come e perché si trovino su questa astronave che viaggia nello spazio-tempo. Dicono che, comunque, non arriveranno mai a una risposta certa.
Ma non è vero. Sono le religioni e le filosofie che hanno confuso loro le idee.
La nostra identità ultima non è quella attuale legata al corpo e alla coscienza, e neppure una fantomatica anima fatta di puro spirito, ma quella che realizzeremo quando queste idee e queste dighe cesseranno di esistere e l’acqua dilagherà libera, senza strozzature, al di là dell’essere e del non essere.
Ci sembra di non poter capire uno stato del genere. E in effetti non possiamo coglierlo con una mente dualistica e dissociata, che ama miti e favole.
Lasciamo perdere. Ci basta osservare, ci basta percepire il senso dell’essere… E poi lasciarlo perdere. Noi siamo ciò che c’era prima, uno stato che non nasce, non muore e c’è sempre.

sabato 11 luglio 2020

Sol invictus


Dal nostro punto di vista, il sole sorge e tramonta, ha le eclissi e permette la vita sulla Terra. Ma in realtà il sole si limita ad essere se stesso e non ha una particolare benevolenza verso di noi.
La nostra esistenza dipende da tanti fattori, fra cui un pianeta alla giusta distanza dalla sua stella e tutte le vicende che si sono susseguite sulla Terra.
È inutile quindi adorare il Dio Sole, come pure avveniva in tante culture antiche; oppure eseguire dei riti per farlo sorgere la mattina. Eppure è questo che facciamo con i nostri Iddii, illudendoci che ci proteggano e ci amino come padri.
Lo Stato Originario è al di là tanto dell’essere quanto dal non essere, e non ha né un cervello né sentimenti come un qualsiasi essere vivente.
Dunque non serve a niente implorarlo perché risplenda di più o di meno o perché non ci bruci tutti quando sarà il momento.
Nessuno ci ama nell’alto dei cieli. Siamo noi che amiamo l’essere, l’esistere e il riprodurci. Ma tutto questo non ha niente a che fare con l’Origine.
Inutilmente il cristianesimo e le altre religioni cercano di avvicinare Dio all’uomo. Arriva sempre il momento in cui ci accorgiamo che nessun aiuto ci viene dall’alto. E ci domandiamo: “Perché avviene questo se esiste un Dio del bene e dell’amore?”
La risposta è semplice: perché quel Dio è il frutto della nostra immaginazione. Ma non è reale.
Apriamo gli occhi e guardiamo come è stato fatto il mondo: non in base a criteri umani, ma in base a leggi implacabili e spietate.
E rendiamoci che tutto il nostro amore per l’essere, la vita e la riproduzione porta nel mondo una sofferenza irredimibile e ineliminabile. Dunque...