Visualizzazione post con etichetta spiritualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spiritualità. Mostra tutti i post

lunedì 20 gennaio 2025

L' eterno ritorno

Corsi e ricorsi storici. Per esempio, gli ebrei che furono  perseguitati ora sono diventati i persecutori. E come Hitler cercò di sterminarli ora loro cercano di sterminare i palestinesi.  Ottant'anni fa l' America intervení in Europa per liberarci dal fascismo. Ma ora il fascismo è arrivato in America. E, di conseguenza , toccherà a noi europei intervenire a salvare l' America. 

Come vedete, le cose ritornano in maniera ciclica - per fortuna, non in modo uguale. Ma quanto ci costerà tutto questo?

Le epoche si susseguono, ma ritornano ogni ottanta anni circa.

mercoledì 9 agosto 2023

La natura della coscienza

 

Che strana cosa la coscienza! Sembra che sia un mezzo per conoscere. E lo è. Ma poi non sa dirci nulla né della sua e nostra origine né della sua e nostra fine.

Allora, a cosa serve? Apparentemente a renderci conto di determinate cose, ma non di tutte. Serve a conoscere che siamo consapevoli, ma fino a un certo punto. Serve a farci sapere che esistiamo, che siamo vivi, che proviamo determinati pensieri, sensazioni ed emozioni e che andiamo incontro sicuramente alla morte. Nient’altro. Non ci dice da dove veniamo (in origine), né dove finiremo dopo la morte.

Ma perché non ce lo dice e ci lascia in questo stato di ignoranza? Non può o non deve?

Sembra legata al cervello, perché quando il cervello si deteriora o svanisce, anche lei scompare.

Ma qual è il rapporto fra cervello e coscienza? Il cervello produce la coscienza o è uno strumento, un catalizzatore, della coscienza? Che dunque esisterebbe già da prima?

Chi dei due è nato prima? La coscienza o il cervello? O si sono evoluti insieme?

E che cos’è la coscienza? Un epifenomeno o una sostanza preesistente? Esiste cioè qualcosa di concreto, come le onde radio, che per essere captate hanno bisogno di uno strumento, il cervello, oppure è proprio il cervello che produce la consapevolezza?

Bisogna ammettere che tutti gli esseri viventi hanno una qualche forma o quantità di coscienza, altrimenti non sarebbero in grado di sopravvivere, ma che solo gli organismi superiori hanno consapevolezza della consapevolezza, la consapevolezza della loro presenza – il che fa la differenza.

Certi animali, per esempio, posti di fronte a uno specchio, non riconoscono se stessi e credono che ci sia un loro simile: solo le scimmie superiori riescono a capire che si tratta di un’immagine di se stessi.

Questo sembra suggerire che sia il grado di evoluzione del cervello (o di quel che funziona da centralina cosciente) che determina il grado di coscienza. Ma che cos’è l’atto di coscienza?

Innanzitutto riconoscere se stessi: io sono quello. Anche se non è detto che il “quello” sia coincidente con colui che compie l’atto di riconoscimento. Qui può esserci divaricazione. Se ci fosse perfetta coincidenza, non potremmo riconoscere noi stessi. Infatti, l’immagine che riconosciamo o che vediamo nello specchio è sempre diversa da ciò che siamo: è un facsimile.

Dunque, la coscienza è il frutto di un atto di distanziazione, di divisione, di divaricazione. Per riconoscermi, devo distanziarmi da me stesso. La coscienza si basa su una differenziazione. In tal senso, l’animale superiore è più alienato dell’animale inferiore.

Questa alienazione (non essere se stesso) è la base della coscienza. Il che spiega perché la coscienza sia in fondo sempre infelice e non abbia l’idea di che cosa sia: non può averla. Per conoscere, ci siamo alienati. E adesso non possiamo sapere chi siamo.

La coscienza è sapere chi si è, al prezzo di conoscere qualcosa di fondamentalmente falso. Siamo come un attore che si conosce nella parte, ma non nella persona reale che recita. O siamo un occhio che non può vedere se stesso.

Quindi, il vero Sé ci sfugge proprio perché siamo coscienti. Ciò che vediamo è un’immagine nello specchio, l’io.

Ma non abbiamo ancora risposto alla domanda: qual sia la natura della coscienza e in che rapporti stia con il cervello.

Il cervello è in realtà lo specchio, lo strumento che ci rivela approssimativamente, falsamente, chi siamo. E la coscienza è l’atto di guardarci nello specchio. Non è una cosa, una sostanza, ma una funzione. E questa funzione è possibile per la presenza di qualcosa di simile ai neuroni-specchio che si attivano sia quando compiamo un’azione finalizzata sia quando “guardiamo” (osserviamo) la stessa azione compiuta da un altro soggetto. E sono  stati osservati direttamente negli esseri umani, nei primati e negli uccelli. 

La coscienza è dunque l’atto di osservare, l’atto di conoscere. È questo atto di conoscere che compie una scissione del sé e mette in funzione la coscienza. Ciò che conosciamo è ciò che decidiamo di osservare perché è su di esso che poniamo l’attenzione.

Ma non possiamo dire che la coscienza sia una sostanza, così come non possiamo dire che la conoscenza sia una sostanza. Si tratta di funzioni di qualcosa che definiamo sé e che non possiamo conoscere perché è il centro che conosce. Ci precede sempre.

In conclusione la coscienza è ciò che rispecchia una realtà che nella sua oggettività ci è ignota, ma che è interpretabile attraverso i sensi e la mente.

Ciò che dunque conosciamo è simile a un’illusione o a un sogno, un misto di realtà e fantasia, di oggettività e soggettività. Ma che è ampiamente modificabile se si diventa sempre più consapevoli del meccanismo della coscienza.

lunedì 24 agosto 2020

Oltre l'inizio e la fine

 

Se non ci fosse lo spazio, tutto sarebbe Uno e non ci sarebbe lo spezzettamento della materia che chiamiamo mondo. Se non ci fosse il tempo, tutto avverrebbe nello stesso istante e non ci sarebbero né il passato né il futuro né alcuna delle preoccupazioni e delle paure che ci sono abituali. Se non ci fosse la coscienza, non ci sarebbero né lo spazio né il tempo né il corpo né il mondo, e non ne sentiremmo la mancanza. Quando siamo addormentati nel sonno profondo, desideriamo forse qualcosa? Ma basta un sogno o lo stato di veglia ed eccoci sprofondati nelle mille ansie e sofferenze dell’esistenza.

Con la comparsa della coscienza e dello spazio-tempo, noi ci identifichiamo con un corpo, e da quel momento nasce la paura di morire e l’illusione che qualcuno o qualcosa ci liberi dalla morte.

Se Dio è colui che crea tutto, allora è a nostra coscienza. Ma la coscienza muore con la morte del corpo. E tuttavia c’è qualcosa che è cosciente della coscienza – il testimone, l’atman, che sta al di là della vita e della morte.

Il testimone è il non-nato, e il non-nato è ovviamente anche il non-morto. Aggrappiamoci dunque non al corpo e nemmeno alla coscienza, ma al testimone che è senza inizio e senza fine.

venerdì 21 agosto 2020

Il risveglio finale

 

Quando nel sonno abbiamo un incubo spaventoso, tutto ci sembra vero; ma, quando ci svegliamo, ci accorgiamo che era soltanto un sogno. Lo stesso vale per le gioie oniriche; sul momento tutto ci sembra reale, ma, quando ci svegliamo, ci rendiamo conto che si trattava di un sogno.

Da che cosa lo scopriamo? Dal fatto che ci svegliamo.

Ci vuol poco a capire che anche la vita di tutti i giorni, in cui sperimentiamo felicità e tormenti, non è che un sogno. Da che cosa lo capiamo? Dal fatto che ci svegliamo. E il risveglio è la morte.

Tutto ciò che finisce (dopo essere iniziato) non è che un sogno.

Tuttavia il risveglio finale non porterà a una vera liberazione (ma ad un altro sogno) se, durante la vita, non avremo meditato, se cioè non ci saremo convinti direttamente che viviamo in un sogno e che siamo sogni.

Nel risveglio finale, con la morte del corpo, scompaiono l’io e la coscienza. Ma un conto è guardare la morte con il terrore di perdere il corpo, l’io e la coscienza, e un altro conto è guardarla come una liberazione da tutti questi limiti e il recupero della propria natura ultima che sta prima di tutti questi sogni.

Ciò che sogna è la nostra mente, che proietta l’immagine dell’universo con tutte le immagini che contiene. La morte spazza via ogni cosa e la meditazione ci fa familiarizzare in vita con la meravigliosa esperienza di questo immenso vuoto che rimane alla fine.

Sparisce ciò che non aveva vere basi, un reale statuto ontologico, ciò che non era che un sogno, ma rimane la realtà.

martedì 18 agosto 2020

Essere in pace

 

Il Sé – cioè la realtà ultima - non ha desideri, non ha scopi, non ha forma ed è completamente vuoto. Per capire un’affermazione del genere, dobbiamo andare oltre ogni conoscenza ordinaria, oltre ogni sapienza tradizionale, oltre la nostra mente. Non si tratta di conoscere le cose, così come farebbe uno scienziato o un filosofo, ma di annullare l’ignoranza. E quando si annulla l’ignoranza, si annulla nello stesso tempo la conoscenza.

Quando ci troviamo nel sonno profondo, non sappiamo di esserci. È cancellata tanto l’ignoranza quanto la conoscenza. La verità ultima non è una conoscenza che si acquisisca, ma uno stato in cui ci si trova.

Quando si elimina l’ignoranza, con tutte le sue illusioni, necessità e falsità, anche la nostra conoscenza abituale cade via, con tutti i suoi inutili concetti, miti, Iddii e Salvatori. Non c’è più bisogno di nulla, non dobbiamo acquisire più nulla, non dobbiamo più combattere per qualcosa e contro qualcos’altro: siamo al completo e in pace.

lunedì 17 agosto 2020

La lotta per la sopravvivenza

 

Tutti ci dicono che nella vita dobbiamo lottare, combattere, tener duro, resistere e andare avanti a qualunque costo. Sembra che l’esistenza sia una guerra - e purtroppo lo è. E c’è da chiedersi in che razza di mondo siamo capitati e se valga la pena, per vivere, di combattere tanto. Quale sadico Dio potrebbe aver creato un ambiente del genere? E perché noi lo veneriamo?

Colpisce vedere persone molto malate, magari distese in un letto, che lottano tanto per tirare avanti un’ora o un giorno in più del loro tormento.

Tutti gli esseri viventi hanno in comune questo destino: devono essere predatori e/o predati. Anche nelle nostre società, la situazione non cambia, ma la guerra si sposta in altri campi: nel denaro, nel potere, nella politica, negli affari, nello status sociale, nella sessualità, nei rapporti di coppia, nella famiglia e così via.

Nonostante le continue sofferenze, gli uomini sembrano amare la vita e credono che sia il prodotto di un Dio tutto bontà, amore e compassione – un errore clamoroso, un’illusione.

Dovremmo meditare su questo stato di cose, anziché sbattere continuamente la testa contro un muro, e renderci conto che l’esistenza non è un dono e che la nostra ricerca del piacere e della felicità ha l’immancabile conseguenza della sofferenza. Solo gli uomini e i popoli più evoluti incominciano a veder chiaro e a fare meno figli. Gli altri vanno avanti come muli senza consapevolezza.

domenica 16 agosto 2020

La Sorgente di tutto

 

Pensate che assurdità! Da una parte il Creatore dovrebbe essere pura Bontà, Amore e Perfezione, e dall’altra avrebbe costruito un mondo dove per vivere bisogna uccidere altri esseri viventi e dove le imperfezioni e le cose fatte male sono più che evidenti. Le due cose non stanno insieme. Chiaramente si tratta di fantasie umane, sogni ad occhi aperti. Tant’è vero che qualcuno si è poi inventata l’idea del peccato originale – una seconda assurdità per spiegare la contraddizione della prima.

Di questo si tratta: di sogni, di miti, di leggende, non diverse da quelli dell’antichità, in cui gli dei risiedevano sull’Olimpo, Venere nasceva dalla spuma delle onde e Zeus si accoppiava con donne terrestri per dar vita a esseri metà divini e metà umani – una vecchia idea, che è poi passata al cristianesimo, dove Dio si accoppia con Maria per generare il Salvatore, vero uomo e vero Dio…

Lasciamo perdere e torniamo all’evidenza. Il mondo nasce con violenza e vive sull’aggressività. E tutti sono destinati a morire, più o meno dolorosamente. Se non vogliamo dunque credere che il tutto sia stata creato da un Dio di seconda categoria, feroce, barbarico e incapace, dobbiamo concludere che si è creato da solo.

E, come tutte le cose che si sono create da sole, ha chiari difetti, in particolare quello di essere inconsistente. Ciò che nasce e muore, infatti, ha la stessa consistenza dei sogni – dura una notte e poi svanisce. E dove finisce?

Finisce in quella Sorgente che lei sì non nasce e non muore, al di là del bene e del male, al di là dell’essere e del non essere, al di là della coscienza e dell’ego.

giovedì 13 agosto 2020

La nascita della coscienza

 

La coscienza è cosciente di tante cose, anche di se stessa. Ma non sa assolutamente da dove esce fuori. Ad un certo momento appare e diventa persistente per un certo periodo. Tutto lì. Quindi si può dire che la coscienza è apparsa senza averne coscienza.

Succede così quando ci si sveglia da un sonno profondo, senza sogni, e succede lo stesso nella vita, quando nasce nel bambino. In seguito, il suo prodotto è il mondo intero: tutto ciò che nasce è un atto della coscienza.

Ma, prima, non c’era. Perché non c’era?

Prima c’era l’Origine, l’Assoluto, che evidentemente non sa che farsene della coscienza. La coscienza, che a noi sembra indispensabile, in realtà è una degenerazione di uno stato che è al di là della coscienza.

Non fate l’errore di credere che all’origine ci sia una Supercoscienza. All’origine c’è un Non-coscienza, calma, eterna, che avvolge tutto. Poi, ad un certo punto, appaiono, per moto spontaneo, l’universo, la materia, la coscienza, la separazione, l’individualità, che sono belli ma effimeri.

Però non possiamo dire che questo cosmo sia superiore a ciò che lo precedeva, tant’è vero che è destinato a rifluire nel grande Alveo.

lunedì 10 agosto 2020

Prima e dopo il mondo

 

La coscienza nasce inconsapevolmente: questo è il paradosso. Senza che noi abbiamo deciso nulla, un giorno diventiamo coscienti e diciamo “io sono”. Ma da dove viene questa consapevolezza?

Succede così anche con il corpo, che è cibo trasformato. Senza cibo, non ci sarebbe corpo. E proprio lì un bel giorno appare la coscienza. Non si può dire né che scegliamo né che decidiamo nulla. Però, una cosa è certa: che senza cibo non ci sarebbero né il corpo né la coscienza. E, quando smetteremo di mangiare, scompariranno entrambi.

Il tutto sembra un gioco di prestigio e noi siamo un po’ attori, un po’ spettatori e un po’ autori. Sì, perché ciò che ci appare – il mondo intero – dipende dalla nostra mente, che non è una semplice spettatrice, ma anche colei che proietta e inventa l’intero scenario. Senza di lei, dove finisce il mondo?

Il mondo è uno spettacolo che creiamo noi stessi. E tutto è provvisorio, instabile e mutevole. Ecco perché nessuna esperienza può essere piena e soddisfacente. Viviamo un sogno, viviamo un’illusione. La stessa esperienza di essere non ha consistenza.

Se cerchiamo la consistenza, la continuità e la permanenza non possiamo trovarla in un sogno evanescente. Ma prima e dopo.

domenica 9 agosto 2020

Al di là dell'esistenza

 Secoli, millenni di discussioni inutili sull’esistenza o meno di Dio. Ma un vero Dio – non quello delle religioni – non avrebbe neppure bisogno di esistere!

Un Dio che avesse bisogno di esistere, sarebbe un misero Dio. Povero sant’Anselmo e povero Cartesio – non avevano capito questo punto. Per loro, un Dio che avesse tutti gli attributi, non poteva non avere quello dell’esistenza. Ma, così, lo diminuivano.

L’attributo dell’esistenza appartiene a chi nasce e muore, non a chi dovrebbe essere eterno.

Di Dio, ossia dell’Origine, non si può dire che esista e neppure che sia. Qui le parole, con le loro regole logiche, non contano più niente.

Al di là delle parole, al di là della mente, perfino al di là dell’essere e della coscienza duale. Dio non può sapere di essere, pensate un po’.

“…dal quale recedono le parole, che non è conseguibile mediante il pensiero…” dice la Taittiriya Upanisad.

Ma la gente vuole Iddii da pensare, da adorare, Iddii da cui essere protetti, Iddii racchiusi in chiese o uomini. E così nascono le religioni

sabato 8 agosto 2020

La ricerca della felicità

 

C’è chi cerca la ricchezza, c’è chi cerca l’amore, c’è chi cerca il potere, c’è chi cerca la fama, c’è chi cerca l’immortalità e i riconoscimenti sociali, c’è chi cerca Dio, c’è chi cerca la beatitudine, c’è chi cerca il distacco... ma alla fine sono tutti delusi perché, in realtà, cercano la felicità, uno stato che su questa Terra non può durare. Tutte queste mete possono anche essere raggiunte per brevi periodi, ma dopo un po’ svaniscono e lasciano di nuovo il posto alla scontentezza, all’insoddisfazione, all’infelicità. Niente può cancellare per sempre la sofferenza, che ritorna immancabilmente.

Il vero problema sta nel fatto che noi cerchiamo all’esterno - da qualcun altro o da qualcos’altro - una felicità che si percepisce solo all’interno. E non riusciamo a sfuggire alle varie dualità: felicità-infelicità, io-altro, amore-odio, giusto-sbagliato, ecc. La stessa individualità è uno stato di divisione e di isolamento che anela sempre a una condizione di unificazione e di totalità. O almeno così ci sembra.

Ci sembra sempre che ci manchi qualcosa che dobbiamo conquistare. Non ci viene l’idea che abbiamo già tutto ab origine e che in realtà sono i nostri tentativi di ricerca ad allontanarcene.

Il nostro piano di realtà è stato costruito su una convinzione di ottenimento, di conquista, anziché su quella dell’assaporamento di ciò che abbiamo, al di là della nostra stessa individualità. Non siamo io, siamo pezzi di universo; anzi, l'universo stesso che ha già tutto in sé.

giovedì 6 agosto 2020

L'esperienza dell'anima

Ogni tanto sentiamo frasi veicolate da persone che hanno avuto un certo indottrinamento non ben digerito. Per esempio, si dice che “il Verbo si è fatto carne…” Se è così, dovrebbe essere stato alquanto balbettante – visti i risultati.

Assimilare Dio alla Parola è tipico di una cultura della chiacchiera.

Questo Verbo-Dio è una parola che ripetiamo ma che non corrisponde a nessuna nostra esperienza. Se invece parliamo di “anima”, be’ di questa dovremmo fare esperienza diretta dato che è il centro del nostro essere.

Infatti, la meditazione cos’è se non il percepire e il dimorare nel nostro Sé-anima? Ma se non ne facciamo esperienza, resta una parola come le altre.

All’anima dovrebbe corrispondere l’esperienza dell’ “io sono”, che tutti dovrebbero fare.

Peccato, però, che questo senso di essere sia destinato a svanire con la morte, insieme con lo svanire di quella “carne” cui siamo tanto attaccati.

Il nostro fondamento va dunque cercato altrove.


martedì 4 agosto 2020

La comparsa della coscienza

Quando eri un bambino piccolo, all’improvviso o lentamente, è nata in te l’idea e la sensazione di essere – e di essere un individuo. Prima non sapevi di essere, eri un grumo di materia con una coscienza di tipo animale. Poi si è costituita la sensazione di avere un corpo preciso e di essere un io. Questa sensazione e questa convinzione ti accompagneranno tutta la vita, ma alla fine scompariranno. Morirà il corpo e morirà la coscienza.

Questo significa che esiste uno stato prima e dopo la vita in cui non c’è la consapevolezza di essere. Poiché in questo stato non c’è coscienza, non puoi dire in che cosa consista. Noi diciamo che è uno stato di non essere, ma non possiamo definirlo.

La stessa cosa succede quando dormi un sonno profondo senza sogni. Non puoi dire che cosa sia successo, sai soltanto che è uno stato che esiste e da cui entri e esci. Lì non c’è coscienza, ma è qualcosa di rilassante, riposante e calmo. A rigor di logica, dobbiamo dire che questo stato di non coscienza è a un livello più profondo dell’altro ed è quindi la natura più profonda di noi stessi.

La coscienza si erge in mezzo ad esso come un’isoletta in mezzo al mare.


domenica 2 agosto 2020

Trovare la verità

Non è vero che le persone vogliano conoscere la verità, come stiano veramente le cose. I più non si domandano niente e si accontentano di ciò che dicono loro gli altri. Tutt’al più scelgono un’opinione e la fanno propria. Si identificano con qualcosa e da quel momento si credono quella cosa o credono a quella cosa.

La conoscenza della verità segue invece un altro percorso – è una liberazione, non un’appropriazione. Ci si deve liberare da idee, opinioni, teorie, concetti, miti, vangeli, dogmi, verità rivelate, religioni, chiese e filosofie e si deve aprire gli occhi e guardare direttamente.

Non vedete né Iddii né angeli? Allora vuol dir che sono solo la creazione di menti fantasiose.

Non trovate nulla? Allora vuol dire che quel “nulla” è la verità.


L'auto-organizzazione del mondo

Le cose si auto-organizzano spontaneamente, non perché ci sia qualcuno che lo abbia deciso in anticipo, secondo un certo piano, ma perché così è utile, conveniente, funzionale… Greggi, mandrie, stormi, sistemi solari, nebulose… tante organizzazioni materiali e sociali…

       Noi crediamo che ci sia un direttore d’orchestra o un architetto, qualcuno che decida per tutti. Il mondo, invece, è una creazione spontanea – è capace di auto-crearsi.


sabato 1 agosto 2020

Andare oltre

Un giorno siamo diventati coscienti di essere vivi e di essere degli individui; ma fino a poco tempo prima non lo eravamo. Quando ci svegliamo la mattina, ci ricordiamo chi siamo; ma, prima quando dormivamo, ci eravamo scordati tutto, e non eravamo certo né infelici né mancanti di qualcosa.

La verità è che, quando sparisce la consapevolezza del nostro ego, usciamo anche dalle esperienze dualistiche di piacere/dolore, e non ce ne importa niente, proprio perché manca quell’io empirico che mette al mondo lo sconquasso delle nostre esistenze.

Da una parte si dice che dobbiamo realizzare o diventare noi stessi, ma dall’altra si dice che dobbiamo liberarci dell’ego. La verità è che si tratta di due io diversi. Il primo è il nostro io empirico-mondano, che deve certamente essere realizzato se non vogliamo rimanere nostalgici di ciò che non abbiamo avuto; e il secondo è il sé spirituale che  oltrepassa i confini del primo per slanciarsi vero la trascendenza.

Insomma, dobbiamo diventare noi stessi per poi dimenticare la vecchia identificazione e andare oltre.